lunedì 31 agosto 2009

POI DICE CHE UNO SI BUTTA A SINISTLA


Innanzitutto la notiziabomba: no, non è quella che in Giappone ha vinto uno pseudo centrosinistra con maggioranza praticamente assoluta. La notizia è che ci sono state delle elezioni e il partito che ha perso ha semplicemente fatto autocritica ed il segretario s'è dimesso.
Niente accuse di brogli, nessun lamento sulla scorrettezza dell'avversario, nessuna chiamata alle armi, nessuno che contesti la legittimità del risultato.
Roba dell'altro mondo.
Eppure stiamo parlando di una coalizione composta da un partito (i liberaldemocratici) che governavano da 50 anni e che in quanto a corruzione, reti di interesse e troiai vari non ha nulla da invidiare alla nostra cara vecchia DC e da un altro di ispirazione confessionale e sostenuto acriticamente da una massa irreggimentata di fedeli (il New Komeito, braccio politico della setta Soka Gakkai).

Cioè, siamo al punto di prendere lezioni di democrazia anche da un paese che fino a cent'anni fa era più o meno nelle condizioni in cui eravamo noi nel medioevo.

Mi si contesterà che anche in Italia nessuno del PD ha avuto modo di contestare la regolarità del risultato elettorale.

Giovanotti, sto parlando di opposizioni, non di figurine.

Intanto in Germania viene clamorosamente risdoganata la sinistra radicale. E grazie al cazzo. Lì un politico di sinistra (Lafontaine) ce l'hanno.

Poi tice ke uno si putta a siniztren.

domenica 30 agosto 2009

DOMANDE SENZA RISPOSTA



I più informati sanno benissimo quando, come e da chi vennero poste: non da L'Unità, nè dal Manifesto o da Repubblica ma da "La Padania".

Le risposte sono arrivate quando, folgorato sulla via di Arcore, Bossi diventò il pitbull di Berlusconi; da bravo padano infatti fece due calcoli e concluse che il dividendo valeva abbondantemente come risposta.

C'è da dire che sulle origini della fortuna di Silvio Berlusconi a sinistra non è che si siano affannati nel pretendere chiarezza in nome dei propri elettori, ma ormai le inadempienze, le mancanze e le carenze di quella che doveva essere l'opposizione a questo losco figuro impomatato sono così enormi, reiterate e dilatate nel tempo che non si può non insospettirsi e paventare uno scenario ancora peggiore di quello che vediamo in superficie.

venerdì 28 agosto 2009

LA MISURA E' COLMA? STICAZZI


La molto onorevole piddina Finocchiaro ha dichiarato che la misura è colma.
Oggi.
Consultando il calendario scopriamo che è il 28 agosto 2009 e che una settimana fa Veltroni ha scritto una legge contro il conflitto d'interessi che non voglio neanche leggere.

Francamente non riesco a capire chi è, tra Berlusconi ed il PD tutto, chi ci sta prendendo meglio per il culo.

La misura è colma, Onorevole Finocchiaro, ma è colma da quel dì.
Ora sta tracimando in un mare di sterco che sta sommergendo l'Italia e che per essere ripulito necessiterà di misure veramente drastiche, e di questo ne siete responsabili come e quanto Berlusconi e la sua cricca.

Prendete nota, ogni giorno che passa è un giorno in meno alla resa dei conti.

Li abbiamo ancora negli orecchi i miagolìi che avete puntualmente opposto a tutti gli attacchi alla democrazia di Berlusconi & c., i vostri "E' inaccettabile", "Non si fa così" etc. etc. etc. seguiti da un fragoroso, assordante NULLA.

Li abbiamo ancora negli orecchi gli ingiovibili tentativi di "dialogo" con la destra portati avanti da quel fine stratega di Veltroni, il quale ha ricevuto come meritava pernacchie e insulti; quello della sinistra è un popolo di lotta, voi siete solo degli squallidi burocrati. Inciucisti e pure un pò infami.
Non prendetela come una critica, è solo - paripari - il risultato della vostra azione politica, perchè l'opposizione è un contrappeso all'azione di governo e se il governo riesce a devastare l'Italia così come ha fatto significa che il contrappeso non vale un cazzo o semplicemente non c'è.
Voi siete i compagnucci del cortile che vanno a fare la spia, poi si lamentano se li prendono a schiaffi. Voi siete l'insulto all'orgoglio di sentirsi diversi da questa destra, siete vecchi dentro, siete brutti come lo sguardo arcigno di chi vorrebbe il potere ma non può arrivarci perchè un altro più brutto, più stronzo e più cattivo non glielo permette.
Avete dieci facce, come Bersani che prima stanga le coppie di fatto e slinguazza l'area cattolica e poi dice di non voler rinunciare alla parola "sinistra".

BERSANI, PORCODDIO, LA SINISTRA NON SARA' MAI CATTOLICA!

Non vogliamo avere NULLA a che fare con gente come la Binetti o come Buttiglione per un semplice motivo: per noi ogni diversità è un valore.
Non è difficile, ci puoi arrivare anche tu.

O come Fassino, che vorrebbe sondare il "malcontento che serpeggia in una certa area tra Lega e pdl"

Questa non è opposizione, è infamia, è tradimento, è l'intenzione conclamata di mandare a puttane il paese.

Naturalmente non sto neanche a commentare cosa arriva dall'area a sinistra del PD, dopo la genialata di Vendola di fondare Sinistra e Libertà, frammentando la già iperframmentata area di sinistra ed ottenendo il meraviglioso risultato di farla buttare fuori anche da Strasburgo.

Credo proprio che tocchi a noi.

Perchè la misura stavolta è veramente colma.

giovedì 27 agosto 2009

A WALK ON THE WILD SIDE


Ah già, i gay.

Mancava qualcosa nella pulizia totale che gli adepti di questo governo vorrebbero fare per rendere l'Italia (e/o la Padania) la terra che LORO sognano.
E che, tanto per chiarire, a me farebbe un immenso, incommensurabile schifo.
Per fortuna nella loro terra c'è anche gente per cui questa non è solo loro. Vabbè, transeat.

"Ho anche degli amici gay"

Manca solo "sono carinissimi, vedessi come fanno le fusa, gli manca la parola"

"A me non danno fastidio, basta che non facciano gli esibizionisti"

Eccerto, il diritto di esibizione ce l'hanno solo quelle teste a ginocchio con celtiche e saluti romani o la messe di deficenti impasticcati dei quali qualcuno ogni tanto si schianta provvidenzialmente contro un pioppo o quegli sciacalli che si sono presentati sotto l'ospedale dove Eluana Englaro stava morendo.

Oppure quei cerebrolesi che si scannano per andare ai casting dei reality in TV.
Eh, quelli sì, anzi, facciamoli vedere in TV in prima serata.

Poi oh, c'è gay e gay.

Nel senso, là nelle sperdute distese di pietra del Nagorno-Karabakh non disdegnerei di vederci con la SEMPRE-SIA-LODATA-COPPIA pala&piccone i Platinette, i Solange, gli Alfonso Signorini e gli Zeffirelli etc. etc. ma credo che in quei casi l'essere gay o meno non c'entri una mazza (anzi, aggiungiamola alla pala & al piccone).

Che l'omosessuale sia prima di tutto una persona, quindi passibile oltre che ad essere "dolcesensibileempaticoetcetc." anche una fragorosa testa di cazzo, però, non è sufficiente a convincere i cari italioti cattoipocriti della assoluta NORMALITA' del fatto che una persona possa essere attratta ed innamorarsi di qualcuno del suo stesso sesso. E, soprattutto, che qualsiasi eterosessuale può tranquillamente convivere socialmente con persone che hanno questa caratteristica, anzi con svariati ed evidenti vantaggi, il primo dei quali è che l'omosessuale difficilmente vi tromba la moglie, mentre col vostro migliore amico dovete stare sempre e comunque in campana.

Purtroppo ci sono delle istituzioni, le cui regole sono scritte in libri detti Sacri e dai quali dovrebbe trasudare Amore, Tolleranza e Felicità e da cui, secondo loro, il genere umano dovrebbe prendere esempio. Secondo loro, eh.

Perchè poi li apri, li leggi e pensi che al confronto una dichiarazione di guerra al genere umano condita di minacce di squartamenti, cavature di occhi, strappamenti di unghie dentro una vasca con dei cavi da 3000 volts ficcati dentro, impalamenti e solletico sotto i piedi sarebbe quasi una dichiarazione d'amore. E non hanno mancato di dimostrarlo nel corso dei secoli.

Gli omosessuali sono stati semplicemente una delle categorie atavicamente riconosciute come sovvertitrici dell'ordine sociale deciso dal potere colluso con le religioni, quella mefitica commistione di cancri in metastasi all'origine di quasi tutto il sangue versato dall'umanità nei conflitti che hanno accompagnato la nostra storia.

Poi, ovviamente c'è la mente umana e la sua paura di non bastare a se stessa, altro grande inganno perpetrato dalle Chiese di ogni ordine e grado. Ed ecco là la frittata.

Perchè determinate categorie di persone sono perfette per essere prese come capro espiatorio dell'incapacità di essere umani: le donne, gli omosessuali, gli zingari, gli scuri di pelle, i poveri, i matti e se volete continuo mezz'ora (e ci metto pure i comunisti, và).
L'importante è che si sappia che la Ragione, la Normalità, la Stabilità sia da una parte sola.
Bianchi, cattolici, possibilmente biondi e rispettosi della triade Dio-Patria-Famiglia (orcoddio, su Patria e Famiglia tra leghisti e berluscoidi stanno sbracando di brutto, vediamo se una cena con Bertone riaggiusta le cose), e - cosa non di poco conto - che finalmente le donne possano essere finalmente solo Sante(nchè) o Puttane.

Se c'è una cosa di cui inizio ad esser certo è che ora so chi è veramente contronatura.

AD OGNI EPOCA IL SUO


I secoli scorsi hanno avuto i loro geni: Bach, Mozart e Beethoven su tutti gli altri.
Poi è venuto il Novecento.

E, poco dopo la metà degli anni '60, è arrivato lui.

Prima o poi qualcuno avrà il coraggio di ammetterlo, a parte la schiera degli zappofili che spesso sono degli odiosi saccentoni che nulla hanno a che vedere con lo spirito del grande Frank.






mercoledì 26 agosto 2009

LOVE WILL TEAR US APART


Non è un altro post sui Joy Division.
Succede che all'articolo/lettera di Paolo Barnard (che, ripeto, è uno dei pochi giornalisti italiani degno di attenzione & rispetto) da me citata nel post sulla guerra dei sessi ha risposto Nicoletta Forcheri sempre su Comedonchisciotte.
La quale non ha risposto di rimando col piumino da volano ma con una bella palla medicinale, come si può leggere.

Partendo dai due presupposti credo che lo spazio per un dialogo ci sia, proprio perchè meglio mettere subito le carte (e le cartine) in tavola piuttosto che iniziare coi birignaomuccimucci e poi finire a colpi di motosega.
C'è chi sostiene che il troppo parlare tra due linguaggi così lontani sia inutile: palle.
C'è una storia dell'umanità che su questo tema ha dato perle inestimabili di letteratura, di poesia, di cinema, di teatro e di musica e di certo non per merito di segaioli frustrati, escluso forse Leopardi e Daniel Johnston (è un sublime cantautore americano con discreti disturbi psichici, consiglio il suo ascolto a CHIUNQUE).

Colgo l'occasione per mettere due note a margine sul post precedente, chiaramente indegne del sonetto del Maestro Sardelli messo lì a bella posta come postfazione come esemplificazione esegetica dell'amore ludico giojoso e condiviso.

- Quando la donna dice "il corpo è mio" dice una cosa assolutamente naturale. E' lei se decide se aprire o meno le Porte del Paradiso (o, per i più psichedelicamente predisposti le Porte della Percezione), è lei che decide se tenerle chiuse. Punto.
Se una donna concede l'appalto del proprio corpo non lo fa mai in cambio di nulla; e se quello che si dà in cambio non è soddisfacente il risultato sarà comunque la perdita del poter vivere la sua gioia di essere donna; non credo possa esserci nulla di peggio per un uomo.
Non credo ci sia bisogno di vite su vite praticando precetti Zen per distaccarsi dall'idea che una donna sia proprietà dell'uomo solo perchè tale. Oltretutto se cominciassimo a considerare i benefici che un tale distacco produrrebbe potremmo sorprenderci non poco: scopriremmo che se vogliamo l'amore e la condivisione sincera e convinta di un percorso possiamo ottenerla conquistandoceli giorno per giorno rifuggendo il demone dell'abitudine e dell'appiattimento PER AMORE, appunto. Nostro e della persona che desideriamo avere accanto. Diversamente potremmo scoprire che abbiamo condiviso un percorso spinti da semplice egoismo coinvolgendo un'altra persona la quale, finito il capriccio, probabilmente ci vedrebbe volentieri dovunque, basta che sia altrove.


Ad esempio, credo sia una terribile contraddizione per un maschio sostenere la lotta per la libera scelta della donna sul tema dell'interruzione della gravidanza e poi reclamare diritti sulla proprietà del corpo della propria compagna per diritto divino.
Quando nel post precedente parlo di condivisione voglio semplicemente dire che una scopata di sei minuti sei, un weekend passato a rotolarsi in un letto ad acqua con lenzuola di seta blu elettrico tra vassoi di ostriche e bocce di Krug, oppure un roleplay in cui si gioca a Dottor Stranamore & Barbarella o Master & Slave hanno la possibilità di dare il massimo del risultato se i due partner sono entrambi sulla stessa lunghezza d'onda nel predisporre la situazione da viversi.

Consapevolmente e per propria libera, insindacabile scelta e come risultato di una propria personale, individuale decisione. Diversamente possono esserci dei problemi.

Ora, che sia l'uomo che la donna usino dei poteri mesmerici per convincere UN particolare partner per realizzare un proprio egoistico desiderio beh, son cose che succedono.
C'è stata fatta su della meravigliosa letteratura, musica, poesia, cinema, teatro e svariati omicidi e femminicidi.

Ecco, cominciare a creare le condizioni per abbassare la media di questi ultimi credo sia un punto abbastanza interessante.

Credo che gli ultimi 40 anni siano stati veicolo di un cambiamento epocale, ma è un cambiamento che è ancora all'inizio del suo percorso: se qualcuno ricorda la data in cui le donne hanno avuto diritto al voto, se qualcuno ricorda la data in cui è stata varata una legge che permette ad una coppia di potersi separare/divorziare/dividersi/andarsene ognuno affanculo per fatti suoi/, se qualcuno ricorda la data in cui è stato riconosciuto che lo stupro è a tutti gli effetti un reato contro la persona saprà benissimo che non sto parlando di cose accadute durante il Rinascimento, o durante il periodo in cui l'Illuminismo apportava importanti cambiamenti nelle società cosiddette civili e neanche del periodo in cui sull'onda della Rivoluzione Francese, gli uomini cominciavano ad affrancarsi dalle tirannie. Gli uomini, per l'appunto.

Sono cose che per la maggior parte abbiamo visto accadere coi nostri occhi.

Almeno quelli come me che hanno passato i quarant'anni, nati quando già i "Comizi d'amore" di Pasolini scuotevano come e più di qualsiasi rapporto Kinsey il nostro bel-cattolicissimo-paese.
Nel computo di una storia millenaria mi sembra un bel cambiamento.

Quindi mi pare ovvio che questa Rivoluzione incontri delle resistenze ma che necessiti di essere continuamente sostenuta, capita e soprattutto usata per creare un mondo migliore di questo.

E' un'occasione; e cercare di interpretarla facendo parlare solo gli istinti l'occasione non la perde la società visto che la cosa ormai è in moto e nessuno sarà capace di fermarla, la perderanno solo gli individui.

Chiaramente (e queste sono personalissime opinioni) ci sono dei punti fondamentali da capire per il maschio e che le donne ci puntualizzano spesso e con vari linguaggi:

ad esempio se è vero un corteggiamento, un'espressione di apprezzamento (es: "vorrei essere il tuo bagnoschiuma"), un'occhiata malandrina o un biglietto galante possono far piacere è anche vero che la somma delle pratiche succitate ripetuta costantemente più volte al giorno può portare la donna a desiderare di uscire con delle copiose dosi di Agent Orange col quale risolvere il problema della LEGGE DEL CACCIATORE. Quindi rilassarsi: il maschio non ha più il dovere di approcciare qualsiasi femmina di suo gradimento al solo fine di adempiere ad un dovere biologico.
Riprendendo da Barnard, che descrive il senso di frustrazione causato dai continui rifiuti e dinieghi, beh, proviamo a pensare semplicemente che esiste un problema di saturazione, probabilmente ancestrale. Non so neanche io quanto sentirmi serio nello scriverlo, di sicuro svariate delle mie amicizie femminili mi dicono cose del genere e le credo fermamente.
Oltretutto lavoro nell'ambiente dello spettacolo, ad un livello in cui una delle ambizioni delle aspiranti artiste è quella di sentirsi costantemente alla scoperta di qualcosa di nuovo, figuriamoci come possono accogliere stanchi e vecchi rituali maschili fatti perlopiù senza il minimo sindacale di buona creanza una volta ricalatesi nel mondo reale.

Inoltre ho maturato la convinzione che il distaccare il più possibile la propria crescita sessuale e sentimentale dai modelli proposti dall'attuale sistema, quello che quotidianamente ci bombarda con ogni mezzo necessario da qualsiasi fonte luminosa, è sicuramente veicolo di crescita, soddisfazione e grande giovamento per il corpo, lo spirito e il portafogli. Andare contro l'attuale volgare esibizione di pseudobenessere catodico e spettacolare fa crescere esponenzialmente la possibilità di riscoprire il gesto naturale, lo sguardo spontaneo, la fioritura del seme del Piacere contrapposto alla soddisfazione dell'istinto indotto (a volte ci CREDIAMO naturali, in realtà stiamo obbedendo a tutt'altro che noi stessi).

Sembra di dire un'ovvietà, purtroppo non sono molto sicuro che lo sia, specialmente osservando come un numero incredibilmente alto di persone si gioca l'occasione di vivere questa Rivoluzione che ci sta accadendo davanti ogni giorno.

E chiuderei riprendendo la fine della risposta della Forcheri a Barnard che, se sono riuscito a capire, illustra il suo punto di vista su gioco e velocità: punto fondamentale: uomo e donna devono imparare a giocare insieme. Che sia Giulietta & Romeo o Salvador & Gala ochissàchecazzaltro in ogni forma convenibile, ma insieme.

Senza escludere la passione bruciante, il delirio dei sensi, la colpa e la dannazione, l'estro e l'arte di continuare ad illudersi e soprattutto dell'ottimo cibo e dell'ancor migliore vino.

Ne va della velocità della rivoluzione, suppongo.

Tanto l'amore ci strapperà via di nuovo.

(P.S. Ovviamente il tutto è frutto di opinabilissime opinioni personali non applicabili a convinti maschilisti machisti, preti cattolici, Consulenti Globali di Programma Italia e ballerini di flamenco)

HANKY PANKY O SULL'ARTE DI FARE TOTTO' SUL CULETTO MENTRE SI FA LINGUA IN BOCCA


Capisco che il concetto di dignità sia talmente elastico e personale che perfino Vittorio Feltri rivendica di averne una.
D'altra parte c'è chi, avendo stabilito la misura della propria, si regola di conseguenza col suo prossimo accomunandosi con coloro che sente più affini e distanziandosi da altri in proporzione di quanto sente che i propri valori non sono condivisi.

Vedo che il gioco delle parti messo su da Berlusconi e la sua corte da una parte, e la Chiesa Cattolica dall'altra non provoca in me una semplice presa di distanze, ma l'impulso di sperare vivamente di trovarmi nella galassia più lontana ed irraggiungibile da questo genere di gentaglia.

E quando queste due entità decidono di confrontarsi quello che ne viene fuori non può che essere

QUESTO

Spero che ci si renda conto di quanta ipocrisia, quanta cialtronaggine, quanto disprezzo della vita umana e della gente che ogni giorno si alza e cerca di vivere dignitosamente (ovviamente ho il mio metro, ci mancherebbe) trasuda dall'incontro tra questi due potentissimi rappresentanti del potere secolare.
Le due entità maschili più retrive e misogine che la società occidentale abbia prodotto dalla scoperta della ruota in poi vanno a banchetto dopo un indegno balletto che ha visto prima il PRESIDENTE DEL CONSIGLIO entrare con tutti e due i piedi in uno scandalo legato alla fruizione & consumazione di feste & festini nonchè simpatiche cene col peggio della razzumaglia umana maschile & femminile, mentre nel frattempo la moglie decideva che poca dignità va bene ma c'è un limite a tutto e se la dava a gambe, cosicchè la figura che istituzionalmente rappresenta l'espressione del voto degli italiani veniva letteralmente ridotta alla figura di un clown sbavante ed in preda a bulimia sessuale in tutti i quattro angoli del pianeta, cosa di cui una consistente parte dell'italiota medio si è fatto istantaneamente fregio rivendicando il potere del totem prepuziale.
La Chiesa, dal canto suo, dopo essersi accorta che una altrettanto consistente parte degli italiani oltre alla conmsueta dose di sconforto per l'esser governata da un pagliaccio mafioso le cui gaffe possono essere tranquillamente raccolte a dispense e pubblicate dalla Cairo editore settimanalmente per i prossimi cinque secoli a venire, vieppiù rinforzata dallo sconquasso apportato alla società dalle sue tre inqualificabili televisioni, decide dapprima di provare con un timido tottò sul culetto, anche per rispetto alla sterminata massa di segaioli che costituiscono lo zoccolo duro dei propri fedeli, e poi anche per prendere una posizione (anche se defilata) davanti ad una opinione pubblica mondiale nel cui contesto l'emorragia di credenti è ormai un vero e proprio bagno di sangue.

Chiaramente niente a che vedere agli istantanei fiumi di comunicati e scomuniche e anatemi e guaiavoi quando si tratta di embrioni, moribondi, donne, gay ed espressioni dell'arte e dell'ingegno che mettono in discussione le cialtronate che la Chiesa va propinando da svariati secoli in qua.

Ora Berlusconi & Bertone si ritrovano ad una simpatica cena nella quale contrattano l'ennesima betoniera di vaselina da propinare al popolo bue, mentre Berlusconi alle timide eccezioni che le fanzine vaticane hanno messo sulle loro pagine ha risposto scatenando le bertucce leghiste prendendo a pretesto il tema dell'immigrazione e della figura di merda fatta nel caso dei 75 morti in mare aperto di pochi giorni fa (evidenziatore giallo per quella fatta da Frattini, al quale UE per metterlo a cuccia ha impiegato un tempo da far invidia a Usain Bolt) mentre è ormai acclarato che i sommmovimenti di massa di quella setta ipocrita ed ingiovibile sono riservati a qualsiasi cosa che puzzi minimamente di crescita sociale.

Non ho lo stomaco di prevedere gli effetti della partecipazione di Berlusconi & Letta alla Festa della Perdonanza perchè gli effluvi di marcio e di mercimonio di tutta questa faccenda sono così nauseabondi da ottundere qualsiasi proposta di scenario.

Anche se la fantasia è l'ultima cosa a poter essere stimolata da accadimenti del genere.

domenica 23 agosto 2009

I LEGHISTI VOGLIONO ANCHE 10 CENTESIMI DI RESTO


Adesso esce fuori che vogliono pure argomentare.
Incredibile.
Arrivano questi pseudoacculturati che frequentano corsi universitari e vorrebbero argomentare la loro appartenenza alla Lega rovesciando merda sulla storia d'Italia.

Allora, stabiliamo una cosa.

Questi qua non hanno diritto di parola.

Crudo, eh? Beh, per me non ce l'hanno.

La motivazione la dò a quei lettori (tre, dieci, mille, uno, m'importa una sega) che capitano qua.
Il giovane leghista mi sbava una storia d'Italia che deve essere uscita fuori da un bignamino comprato all'Ipercoop. Se proprio vuole sapere due righe in più di quanto enuncia con piglio di quello che - uè, ho letto la storia sui libri, erano le parole scritte in nero su fondo bianco - si informi sulla Massoneria, sulle corporazioni e su chi erano veramente Mazzini e Garibaldi.

Molto del fatto che lui ORA è libero di studiare all'Università grazie al lavoro di milioni di braccia del Sud andate ad arricchire il Nord lo deve ai seguaci del Grande Architetto. Altrimenti c'è una cospicua serie di probabilità che a quest'ora sarebbe stato ancora a muovere pala e piccone 14 ore al giorno da quando aveva 12 anni.

Poi, punto nodale del discorso, mi fa un elenco di nequizie che lo Stato romanocentrico avrebbe fatto nei confronti del Nord.

Sarebbe il caso che il ragazzo mi descrivesse diffusamente in cosa consiste invece il contributo della Lega all'Italia dalla sua nascita ad ora: nel caso iniziasse la solita tiritera del contributo dell'imprenditoria e dell'assistenzialismo nei confronti delSud non credo sia il caso che sprechi un respiro in più:

SIETE STATI IL MAGGIOR FATTORE DI DISGREGAZIONE DEL PAESE DALL'UNITA' D'ITALIA AD ORA. E SARETE CHIAMATI A PAGARNE LE CONSEGUENZE.

Avete cominciato la vostra carriera politica muovendo un sentimento di bieca visione separatista, etica e morfologica, agendo sull'intestino crasso di un Nord sazio ed egiosta, indicando in Roma ed i romani e nel Sud, quello di cui non avete avuto remore a sfruttare le braccia per le vostre fabbrichette del cazzo, ma NON AVETE MAI PORTATO SERIAMENTE IN SEDE PARLAMENTARE LE RAGIONI PER CUI ERA ORA DI CAMBIARE ROTTA SULLE POLITICHE CHE DEGRADANO IL MERIDIONE.

MAI.

E, guarda caso, l'ondata migratoria che ha iniziato a cambiare il volto di questo paese ha trovato un tessuto sociale già in via di disgregazione grazie anche e soprattutto al vostro fetido contributo di odio e razzismo che avete fatto sgorgare dalla pancia del paese invece di lavorare in concreto per sconfiggere le radici del male di cui questo paese ha sempre sofferto.

Il vostro federalismo è una maschera che serve a dei ladri che dopo aver sfruttato la parte più povera del territorio ed averne tratto benessere vuole solo tenersi il bottino. Troppo comodo.

Dura, invece mettersi a fianco di chi ha veramente combattuto la Mafia e tutta la mentalità familistica e criminale come hanno fatto altri uomini che ci hanno lasciato le penne. Troppo comodo andare ad intaccare quei santuari politici con cui le Mafie si sono colluse, anzi

MEGLIO SCENDERCI A PATTI, VERO?

E magari poi berciare contro le politiche assistenzialiste ed altri ululati alla luna che non disturbano nessuno se non le coscienze di chi vi vede fare ad incularella con Berlusconi, quello che presenta Dell'Utri come "emerito bibliofilo". In questo caso, quale sarebbe il fine che giustifica i mezzi? Ma davvero credete che il resto d'Italia che non respira le asfittiche nebbie padane vi possa prendere sul serio?

La vostra politica ha da sempre puntato a disgregare un tessuto sociale che ha sempre avuto bisogno di lavorare per creare un'armonia sociale ed economica tra le sue componenti in modo che un federalismo equo e proficuo per tutto il Paese fosse veramente possibile.
L'Italia, una volta definitivamente uscita dalla guerra in un modo o nell'altro, aveva disperatamente bisogno di una lotta durissima che puntasse ad unire il nord ed il sud del paese, combattendo le Mafie, il nepotismo, il familismo, la truffaldina predisposizione di certe mentalità ormai patrimonio di certe sacche del paese per cui ogni favore era possibile se il tal politico, il tal amico degli amici, il tal guappetto di cartone metteva la parola giusta al posto giusto.

Non avevamo bisogno di gente che urla contro gli assistenzialismi al Sud dal pulpito dal quale parla lo stesso che mette sulla poltrona di ministro la sua pompinara dell'estate scorsa.

Ma proprio per niente.

Quindi, per favore, state muti che è meglio.

Ci puliamo il culo con le vostre letterine da studentelli che hanno appena imparato la differenza tra Cavour ed un flessibile dello scaldabagno.

Fate una cosa: siate finalmente seri, prendete i vostri fucili, così come minaccia il vostro tetraplegico leader e scendete a valle a fare finalmente questa cazzo di secessione.


E vediamo come va a finire.

SIAMO SICURI DI ESSERE AL SICURO


Non ho idea, e francamente poco mi interessa, di quanto il nostro paese sia orgoglioso del suo codice penale e del garantismo che questo prevede verso eventuali imputati. Gli effetti di questo codice, però, lo vediamo nei fatti, ad esempio QUESTO

E l'effetto visibile, lampante, chiaro ed incontrovertibile è che le vittime non sono assolutamente tutelate, anzi vengono esposte ad ogni tipo di ritorsione possibile, se proprio vogliamo rendere chiaro fino in fondo il concetto.

Questo della flagranza di reato è un vero e proprio abominio giuridico.

Ci troviamo in presenza di uno Stato che vara "pacchetti sicurezza" medioevali, razzisti, inumani e senza il minimo costrutto al solo fine di coprire una realtà fatta di leggi che tutelano ogni prepotenza anche in presenza di inconfutabili prove di colpevolezza con tanto di testimoni, i quali a loro volta vengono esposti al pericolo di ritorsioni.

Ad ognuno è concesso di sciogliere la fantasia ed immaginare tutte le possibili implicazioni di questa forma di giustizia. Uno Stato che antepone le garanzie per chi è colpevole di un delitto rispetto a quelle di chi lo subisce ha già parlato per sè.

Un vero pacchetto sicurezza che si rispetti dovrebbe fare piazza pulita di certi legislatori e certi PM che finchè non rischiano sulla propria pelle le aberrazioni a cui sottopongono la società civile non hanno creto interesse a considerare le ragione di chi una violenza l'ha subita o rischia di subirla una seconda volta.

(Nella foto: uno che non è stato preso in flagranza di reato. Il suo nome è Lee Harvey Oswald)

DECADES


I Joy Division pubblicano "Closer" il 10 maggio 1981. E' il loro secondo LP, che segue "Unknown pleasure", un disco che a distanza di quasi trent'anni ancora non ha perso nulla della sua struggente, violenta e devastante bellezza.
Difficile dare seguito ad un capolavoro come quel cupo disco dalla copertina nera che mostra una serie di frequenze indefinibili che sembrano ancor di più inquietare lo scarno artwork che caratterizzava tutte le produzioni della Factory, l'etichetta che in quel momento si poneva tra le più interessanti del panorama discografico.
I Joy Division stavano spiccando il volo, la neonata scena new wave era praticamente ai loro piedi, i loro shows caratterizzati dalla presenza eterea ed epilettica di Ian Curtis, stavano creando un genere; quel 10 maggio 1981 era la prova del fuoco.
"Closer" è duro, claustrofobico, infernale, tormentato e privo di ogni raggio di luce che possa restituire la speranza. Senonchè è un disco di folgorante ed assoluta bellezza.
La maggior parte dei critici preferisce "Unknown pleasures" e forse hanno ragione.
Ma quando il buio si impossessa com0pletamente dell'anima, quando ogni domanda rimane senza risposta perchè non c'è più nessuna risposta da dare, quando si vuole non solo toccare il fondo ma adagiarcisi per morire in pace, lontano da ogni chiunque e qualunque non si può non pensare ad una colonna sonora migliore di questa:

solo allora si può ricominciare veramente a vivere.

Il 18 maggio 1981 Ian Curtis viene trovato impiccato dalla ex moglie nella sua casa.






DECADES

Here are the young men, the weight on their shoulders,
Here are the young men, well where have they been?
We knocked on the doors of hells darker chamber,
Pushed to the limit, we dragged ourselves in,
Watched from the wings as the scenes were replaying,
We saw ourselves now as we never had seen.
Portrayal of the trauma and degeneration,
The sorrows we suffered and never were free.

Where have they been?
Where have they been?
Where have they been?
Where have they been?

Weary inside, now our hearts lost forever,
Cant replace the fear, or the thrill of the chase,
Each ritual showed up the door for our wanderings,
Open then shut, then slammed in our face.

Where have they been?
Where have they been?
Where have they been?
Where have they been?

venerdì 21 agosto 2009

POSTFAZIONE POETICA


Dopo lo snervante post sulla guerra dei sessi lascerei la parola alla sublimazione più alta dell'enunciato sotto forma di sonetto che, ovviamente, non ho scritto io ma l'immaginifico ed ignifugo mio concittadino nonchè Maestro Federico Maria Sardelli, a lui quindi la parola:

SONETTO LXVII

Dove il Proeta dimostra come la sola vista della sua disïata dama fomenti in lui un amoroso desire ch'il contener soverchia ogni sua possa, et a mala pena obliterarne i segni, pur provando, ei non riesce, talché, col volto di rossor dipinto, ad essalei schiettamente appalesa la condizione sua.


Sentilì
che
muscolo.

LE GRIDA DI DOLORE NELLA GUERRA DEI SESSI


Paolo Barnard è un giornalista abbastanza conosciuto, e comunque chi non ne conoscesse le gesta può dare un'occhiata QUI. E' sicuramente uno dei pochi giornalisti in Italia che, a prescindere dal fatto se le sue opinioni siano condivise o no, merita di essere ascoltato.
Capita che ieri navigando sul sito Comedonchisciotte mi imbatto in questo suo articolo dal significativo titolo: SONO ANDATO A PUTTANE
Ora, se non fosse stato per l'esplicativa foto posta accanto all'articolo e conoscendo la niente affatto facile cornice lavorativa in cui Barnard s'è mosso e continua a muoversi avrei pensato ad una visita di qualche società di recupero crediti o di qualche altra denuncia del potentato di turno.
Ma, rassicurato dalle gambe svettanti sui tacchi a spillo e dal resto del corpo immerso nel finestrino del cliente mi sono letto con calma l'articolo; dopodichè ho concluso che potevo anche non essere assolutamente d'accordo ma che questo riguardava esclusivamente la mia dimensione personale.
Mi spiego: non ho trovato citata una volta che sia una la parola amore.
L'amore è una cosa molto impegnativa, non comprende il semplice atto di ficcare il membro A nella fessura B con relativa soddisfazione del senso estetico e di qualche sommovimento ormonale dato dalle peculiarità dei soggetti. Il sesso ludico ha anche piacevoli optionals come i rituali di corteggiamento, di seduzione ed annessi e connessi, rituali irrinunciabili specialmente in una società massificata come la nostra, ma che esauriscono la propria carica destabilizzatrice dell'ordine prestabilito quando i due corpi si sono detti tutto quello che avevano da dirsi.
Ok, c'è a chi basta.
Non sono tra questi.
Appartengo ad una categoria di maschi che non si ritiene soddisfatta se la scopata si limita a determinati aspetti della mente oltre che a quelli del corpo. Voglio che la cosa sia vicendevolmente portata fino in fondo; voglio fottere la mente mentre tu fotti la mia e non necessariamente con gli attributi sessuali.
Diversamente l'articolo non mi interessa.
Non voglio dipendenza, voglio compenetrazione totale. Non mi interessa fare una cosa che lascia segni che possano venire spazzati via con una pagina di Vanity fair. La mia energia sessuale la tengo in altissima considerazione, tanto che quando la libero voglio essere sicuro che non vada persa in un meandro di incompletezze altrui.
In poche parole ho il grave difetto di non essere portato a scindere l'amore dal sesso.
Per questo ho avuto esclusivamente storie lunghissime ed un carnet che si conta sulla punta delle dita di una mano. Non per questo mi sento in difetto rispetto a chi ha più tacche nella fondina delle mutande di quante ne abbia Clint Eastwood in quella della sua pistola. Ritengo che ognuno debba adempiere alla missione a cui si sente predestinato senza risparmio e senza tentennamenti.
Ma.
Ma in genere vedo che il clichè del maschio descritto da Barnard si perpetra col suo grido di dolore e con varianti sempre più preoccupanti.
Varianti che si manifestano, ad esempio, con i numeri che descrivono come la violenza sulle donne sia una piaga sociale ben più ampia e pericolosa di qualsiasi droga in commercio sul mercato, perchè la proprietà del corpo è ancora un feticcio che la nostra cultura fatica ad abbandonare, alimentata dagli insegnamenti religiosi stampati e marchiati nella coscienza collettiva, nel continuo attacco alla fase evolutiva dell'essere umano che dovrebbe portarci a valorizzare ed armonizzare il desiderio individuale a quello collettivo, che non è dominato dagli ormoni ma soprattutto dall'egoismo.
E' praticamente impossibile pretendere fedeltà da un uomo, mi si dice.
Altrettanto, e di conseguenza, è impossibile pretenderlo da una donna, rispondo.
Non se con la persona che abbiamo vicino si smette di coltivare le pulsioni derivanti dal corteggiamento e dalla seduzione, ad esempio, pulsioni che cambiano con la crescita e con la maturità, con la modificazione del corpo, con la maturità e l'esperienza della mente e soprattutto con la volontà di seguire questi cambiamenti perchè la persona che abbiamo accanto, in definitiva, la amiamo. Si pensa di aver scoperto tutto dell'altro/a dopo pochi anni salvo poi, messa da parte l'esplorazione, incazzarci come mufloni impazziti quando scopriamo di avere accanto un'altra persona.
Si tacciono le fantasie erotiche nel timore di irretire l'altro/a, col meraviglioso risultato di negare una parte di sè che se non altro avrebbe il potere di stimolare il desiderio o di aggiungergli una discreta dosa di spezie; si cerca il brivido della trasgressione ricorrendo al tradimento per poi ritrovarsi con due fardelli al posto di uno; si esplorano lande precluse dal rapporto di coppia per migliorarlo senza condividere con il/la partner la genesi e la messa in pratica pensando che questo sia sufficiente per poi ritrovarsi frustrati/e dal mediocre risultato.
E questo sempre partendo dall'assunto che abbiamo un altro corpo di nostra proprietà che fa da moletto sicuro a cui attraccare mentre sfoghiamo dovunque la nostra indole di maldestri cacciatori decisa a spargere il suo Verbo.
E non abbiamo le palle, poi, di ammettere che stiamo facendo una cazzata.
Perchè l'uomo ha da essere cacciatore, mettere insieme un numero sufficientemente congruo di tacche e possibilmente trascriverlo sulla locandina del quotidiano locale appena possibile.
Forse, dico forse, ha ragione quel tipo di maschio. Ma forse non è un caso se per me quelle donne che non sono raggiungibili non sono necessariamente delle zoccoletroiebocchinareculistrappati.
Forse quell'affidabilità che la donna richiede all'uomo è di natura emotiva quanto pratica ed il maschietto di oggi non si sente affidabile neanche per se stesso. Ha paura ad andare fino in fondo e scopare TUTTA la mente della partner e viceversa. Perchè la cosa è passibile di scardinare certi clichè e far piangere la mamma, Padre Pio e soprattutto se stessi.
Ad esempio la definizione del termine sadomasochismo evoca tetre visioni di fruste, stivali, corde e personaggi accucciati pronti a leccare le suole di chicchessia; quanta ipocrisia e quanta superficialità. Così come vengono banalizzate e demonizzate tutte quelle forme che nel linguaggio comune vengono schedate come perversioni. Da esplicare, semmai, al di fuori del rapporto e rigorosamente di nascosto.
Non credo sia sempre la soluzione giusta.
Se si pubblicasse una statistica dei frequentatori di privè e di club per scambisti, ad esempio, e venisse fatta una verifica della solidità di queste coppie le ripercussioni sull'istituto famiglia, specie qui in Italia, avrebbero effetti devastanti. Non dico che è una cosa giusta tout court (mai stato in un privè o in un club per scambisti, tra l'altro) ma devo constatare che l'ipocrisia da limare riguardo certe strutture sociali si sta manifestando in maniera proprompente e questo è semplicemente uno degli aspetti.
Continuiamo - intanto - a tenere ben stampato in testa quanto sia altrettanto diffuso il fenomeno della violenza sulle donne, stalking compreso, perchè pur essendo la manifestazione estrema del disagio maschile e della degenerazione del rapporto vittima-carnefice che in molte coppie funge da motore, non possiamo prescinderne per capire a quali rischi ci si espone quando scambiamo per AMORE una pulsione ed un esigenza esclusivamente individuali.
Ecco, ho sempre messo la parola vicendevolmente quando parlo di fottersi corpo e mente - tutta - non a caso. Condivisione della scoperta, della crescita e dei mutamenti della seduzione e della sensualità del partner, cosa che va coltivata non senza dispendio di energie fondamentali e rinnovamento delle passioni e dei fini comuni. Questo non garantisce assolutamente un risultato certo ed immutabile. Dico solo che può essere una delle vie per limare via le illusioni che finiscono per lasciarci spesso con rimpianti e la spiacevole sensazione di aver buttato via una parte di noi stessi. D'altra parte prendere una persona e cercare di plasmarla ad immagine & somiglianza delle nostre aspettative non è amore, è puro egoismo. Forse cercando di capire cosa realmente sia l'amore al di fuori dei film che la nostra mente trasmette ininterrottamente per soddisfare pulsioni personali che sono transitorie come il ciclo vitale di una farfalla è una via possibile che potrebbe cambiare qualcuno degli equilibri malfermi sui quali regge l'attuale guerra tra i sessi.
Finale: vedo molte mie amiche scegliere, dopo svariate fallimentari esperienze, scegliere compagne del loro stesso sesso. Non ne farei cenno se la cosa non avesse assunto dimensioni rimarchevoli. Diciamo che sarebbe una cosa su cui rifletterci su. Salvo farlo con la dovuta onestà intellettuale, che a noi maschi troppo spesso manca.
E ora che qualcuno si azzardi a dire che non appartengo alla schiera dei cacciatori.

giovedì 20 agosto 2009

CI PENSA LUI


Non si era ancora spenta l'eco delle polemiche sull'esclusione degli insegnanti di religione dai criteri di valutazione per i crediti agli alunni, con tanto di pronto ricorso della ministrahahahaha Gelmini che la questione pare definitivamente risolta.

Da chi? E a favore di chi? Che domande. Specialmente la seconda.

Leggete qua.

Prego fare attenzione: Gazzetta Ufficiale del decreto del presidente della Repubblica numero 122.

Evito ogni commento: se proprio devo beccarmi una denuncia preferisco qualcosa di più serio del reato di "Vilipendio di Capo di Stato", specialmente di uno che s'è appena pulito il culo con la Costituzione.

"CHI"HA "VISTO"?


Alzi la mano chi non ha mai sfogliato quegli arredi da parrucchiera dove si narrano le gesta dei sedicenti VIPS e che le nostre donnicciuole amano consultare per aggiornarsi su chi si ingroppa chi e su chi, invece, detta le regole per sentirsi a posto tra la massa di wannabe che da sempre prolifera tra il consistente popolo dei frustrati. Ho ricordi ancora piuttosto nitidi dei settimanali Rusconi come "Gente" e "Oggi", dove tra rievocazioni di famiglie reali, eredi e parenti alla lontana del Duce, nobiluomini con tanto di stemma che sbattevano la loro opulenza fancazzista ed inutile in faccia alle servette ed alle casalinghe nostrali, davano spazio e colonne a firme come Montanelli, il quale ai tempi non era particolarmente gradito all'intellighenzia culturale ma aveva vivaddio il suo stile, sempre caustico e ficcante. Eppoi Novella 2000, che si occupava allora di star e starlette, quelle che allora avevano la buona creanza di fare le star e le starlette e non ambire a posti come quello di Ministro della Repubblica grazie ai buoni uffici di un delinquente mandato al governo da italioti la cui appartenenza alla stirpe italica è un'insulto alla genetica.

Difatti i tempi sono cambiati, ora non serve più neanche aver sgambettato dieci minuti sulle assi di un palco di periferia. Basta avere fatto mettere i ferri del chirurgo al posto giusto ed aver aperto le gambe nel luogo ancor più giusto.

Leggo di ampi dibattiti sul ruolo e la condizione della donna su "L'Unità" da parte di stimate signore quali Lidia Ravera, Nadia Urbinati, Benedetta Barzini e Livia Turco. Credo che sia assolutamente necessario che proprio le donne che si sono accorte quanto la situazione sia da allarme rosso debbano mettersi in moto e passare all'azione. Di argomenti ne hanno a tonnellate, di capacità anche. Se vogliono un appoggio concreto anche da parte di quegli uomini ai quali lo schifo per questo Barnum sta facendo tornare a gola anche la parmigiana di melanzane del Capodanno di sei anni fa, ci siamo.

Ma la Repubblica dei Gossipari va, almeno per qualche stagione (meglio sarebbe per sempre) messa da parte. E non sono sicuro che molte donne, seppur di alti ideali e di degni valori, pagherebbe un simile prezzo. Eppure è attraverso questo mercato, questo mercimonio di culi perizomati e fisici palestrati che dal piccolo schermo passano direttamente alle pagine di questa spazzatura, che Berlusconi ha reclutato l'immondizia che gli fa da coorte. E quello che il mercato chiede il Padrone, prontamente, fornisce.

Io ho praticamente smesso di seguire il calcio, sport che ho amato tantissimo e che ho letto decantato da penne come Gianni Brera, che ho praticato a livello semiprofessionale dopo essere passato dalla corsa di mezzofondo al salto in alto (cosa che con la mia statura ci voleva un bel coraggio a praticare); rinunciare costa, ma arrivi al punto che l'olezzo di putrefazione di certi ambienti e di chi li gestisce diventa insopportabile.

Sarebbe troppo sognare un sabba in cui tranquille signore medioborghesi bruciano copie di "Chi?" o di "Visto" inneggiando non alla Liberazione della Donna ma alla Liberazione di quei clichè che tanto quanto la cultura maschilista le rende schiave, sottomesse e frustrate?

O ci meritiamo davvero altre zoccole sulla sedia di Ministro?

No, perchè visto il proliferare del genere è giusto sapere che l'ultima in ordine di apparizione la potete leggere QUI in tutto il suo splendore.

LAIBACH


Quando si sono formati c'era ancora la Jugoslavia. Correva l'anno 1979. Il loro primo cantante, di cui non si trova più traccia nelle biografie, si suicidò nei primi anni '80 ma fu uno degli ideologi di punta del progetto Laibach, un progetto collettivo che teorizza tuttora una presa di posizione critica verso la struttura politica esistente attraverso l'estremizzazione dell'estetica totalitarista. Nonostante le chiavi di lettura dell'ideologia che il gruppo porta tuttora avanti, la lettura lascia ampi spazi di interpretazione per quanto riguarda la reale intenzione del gruppo di sviluppare un discorso aperto all'affermazione dell'ideologia totalitaria, ad esempio attraverso la fondazione dello stato immaginario NSK. Consiglio una scorsa sia al loro sito ufficiale sia a quello non ufficiale che alla loro biografia edita su Wikipedia. E, naturalmente, di dare un'occhiata ai video qua sotto. Sicuramente non si può rimanere indifferenti.

La cover di "Life is life"



E quella di "One vision" dei Queen che diventa "Geburt einer nation" (Nascita di una nazione)




L'inquietante "Drzava" (Lo stato)




Il poema "Vojna poema" dall'LP "Nova Akropola"
Qui nelle prime foto si riconosce il cantante originario:



Ovviamente coloro che grideranno all'apologia di fascismo/nazismo etc. etc. sappiano da subito che sono clamorosamente fuori strada.

mercoledì 19 agosto 2009

1861


"we draw lines/stand behind them/that's why flags/are such ugly things that/they should never/touch the ground" (Fugazi - Facet squared)

Napolitano s'è svegliato col culo parecchio girato, probabilmente la misura di quanto è disposto a sopportare le pagliacciate leghiste è colma. Così ha mandato un comunicato al governo chiedendo cosa cazzo stiano aspettando a fargli sapere che intendono fare per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Gli hanno risposto due schieramenti; della stessa coalizione, quella governativa: un La Russa entusiasta ed un accomodante Matteoli in quota AN ed il solito manipolo di bertucce leghiste dall'altro.

Chiariamo: la frase che ho citato in cima è di un gruppo musicale americano di scuola hardcore e lo condivido in pieno. Ma qui in Italia, come dice il capo-elettricista dove lavoro, "c'è un grosso lavoro da fare".

Allora, in qualche modo l'Italia è riuscita a diventare una nazione nel 1861 quando fu proclamato il Regno d'Italia. Le vicissitudini storiche e sociali che hanno segnato la Storia di questa Nazione parlano di una incessante lotta per liberarsi da questo o quel tiranno: gli austriaci, i borboni, il Papa e poi i fascisti, i nazisti occupanti. Ma quelli che non siamo riusciti veramente a toglierci dalle palle sono quei poteri che non agiscono alla luce del sole; sono quelli i poteri che incessantemente tuttora lavorano affinchè l'Italia non sia mai veramente ed a tutti gli effetti una nazione unita. Questi si esprimono attraverso svariate forme di subdola manifestazione, perlopiù occulta, insinuandosi nei corpi dello Stato ed agendo per conto di interessi e potentati che con lo spirito di un paese unito non hanno nulla a che fare. Un terzo dell'economia e della società italiana è controllato, neanche tanto di nascosto, da una vera e propria criminalità organizzata la quale ha i suoi rappresentanti ben assisi nell'ambito politico e godono di protezione anche di altri settori dello Stato. Le cose di cui è possibile essere a conoscenza grazie agli atti dei processi alle cosche di Cosa Nostra degli ultimi trent'anni non lasciano spazio a dubbi. Chi nega queste collusioni può anche andare ad impiccarsi, per quanto mi riguarda.

I tentacoli delle varie famiglie delinquenziali sono ormai da tempo colluse anche con l'economia del Nord Italia, vedi l'affare-rifiuti come paradigma, ma va comunque segnalato lo scempio di denaro pubblico che i politici del Sud Italia hanno fatto sin dal primo dopoguerra favorendo tanto il radicarsi di clientele e favori a scapito del popolo quanto il crescere e l'affermarsi della mentalità mafiosa, in questo aiutati dall'ineffabile sistema democristiano che ad una lotta senza quartiere che dopo la guerra poteva essere anche vincente, ha preferito la spartizione se non la delega di potere. E l'operoso Nord non è poi messo tanto meglio, visto che il sitema di corruzione e sperpero di denaro pubblico ha mostrato con Tangentopoli solo la punta dell'iceberg, subito di nuovo sommersa con l'avvento del berlusconismo, il quale altro non ha fatto che accordarsi con questi due sistemi mentre di suo c'ha messo il non difficile compito di finire di rincoglionire una parte di italiani sufficiente a garantire e garantirsi lo spazio per gestire al meglio i propri traffici.

Ma questa non è la mia Italia, e non lo è per una fetta di italiani altrettanto grande, se non di più.

Come non è l'Italia in cui mi riconosco quella delle guerre coloniali, dei gas tossici, dello squadrismo, del fascismo e della resa che ha dato il via ai massacri degli occupanti nazisti, non è la mia Italia quella del Club dell'Amico Immaginario con sede in Vaticano che pretenderebbe di dettare ancora legge in un'altra nazione sovrana, non è la mia Italia quella che si spezza in mille congreghe, clubbini, famiglie e famigliole, confederazioni e corporazioni, massonerie e confindustrie, tutti circolini ai quali il bene del paese interessa nella misura di Zero.

Questo è il mio paese, è ANCHE il mio paese.

Se sono ancora qui è perchè tutte queste congreghe di anti-italiani che muovono interessi enormi, che in barba alle esigenze del suo popolo continuano a cercare di sfibrare questa terra solo in ragione dei loro porci comodi, tutti questi assassini, corrotti, mafiosi, traditori ed indegni di calpestare il suolo dove vivono devono perlomeno sapere che l'Italia non è solo cosa loro.

Che NOI CI SIAMO ANCORA. Noi che discendiamo da quella schiera di italiani che hanno via via tolto di mezzo tiranni e dittatori. Ci siamo ancora, lavoriamo onestamente, ci incazziamo, facciamo sentire la nostra voce e probabilmente in questa generazione solo quella. Lavoriamo ancora nell'oscurità di vite che le loro televisioni non riescono a cogliere, che le loro telecamere non riescono a riprendere, non abbiamo armi perchè PER ORA non è il momento di usarle. Ma sappiamo usarle, come hanno saputo usarle coloro che hanno liberato l'Italia dal fascismo. E anche se questa generazione non avesse il tempo strategico di farne uso avremo figli ed eredi.

E quindi hanno poco da stare tranquilli.

C'è un'Italia per cui vale ancora la pena di lottare. E non è la loro. Non è quella di chi si mette a 90° davanti ad un personaggio come Berlusconi ed ai suoi mandanti, non è quella delle bertucce in camicia verde dall'inesistente passato e dal tragico futuro; l'Italia non ha bisogno di questa gente.

Quando l'Italia sarà veramente UNA, tra un secolo, forse due, non è importante, il seme piantato da chi ha veramente voluto una terra di cui andare orgogliosi sarà il fiore più bello del mondo. Agli altri l'unica consolazione di fare da concime. E solo quello.

TRADIZIONALMENTE DISUMANI


La signora che s'è presentata in burkini nella piscina pubblica veronese ha naturalmente sollevato un vespaio, come potete leggere nei commenti alla notizia . Questioni a cui dovremo fare il callo, naturalmente, perchè i difensori della cosiddetta "civiltà occidentale" tra i quali includiamo i catastrofisti che predicono un'islamizzazione dell'occidente sono sempre all'erta per cogliere quei segnali che permetta loro di passare al codice rosso ed urlare a quattro tonsille.
E, ovviamente, non è il genere di persone a cui ambisco ad accostarmi, anzi.

Ma c'è un "ma".

Ed è un "ma" grosso quanto il pianeta.

Il "ma" riguarda il fatto che ciò in cui credo, la somma dei valori coi quali porto avanti le mie convinzioni mi collocano nella schiera dei laici libertari, quindi niente affatto simpatizzanti con tutte quelle altre forme di credo che portano le loro Verità come assolute e quindi doverosamente applicabili al resto del genere umano.
Se qualcuno scorre questo blog può constatare, ad esempio, come la mia posizione nei confronti della Chiesa Cattolica Romana sia di totale contrapposizione e questo in ragione del fatto che il comportamento che la Chiesa ha avuto fin dal (falso) riconoscimento di Costantino è stato semplicemente aberrante per un credo che si propone di innalzare spiritualmente l'essere umano.
Un comportamento che cozza frontalmente con quelli che sono i miei valori e che conseguentemente combatto con immutata ed immutabile forza non tanto nei miei post, che quelli lasciano il tempo che trovano, ma nel quotidiano, con le mie azioni e con il mio modo di vivere.
La mia posizione sulla religione musulmana non è affatto differente, tanto per chiarire.
Ma così come col cattolico e credente desideroso di praticare il suo credo in pace con sè e col mondo, di approfondire la Parola della Bibbia e dei Vangeli, di intraprendere un cammino spirituale che apporti alla sua vita quei miglioramenti e quella pace interiore di cui sente il bisogno non ho nessunissimo tipo di problema, così non ho problemi con l'individuo che in ragione del suo credo nell'Islam fa lo stesso tipo di percorso.
Che, tra l'altro, è un percorso che ho seguito anch'io in gioventù col cattolicesimo e, in anni successivi con il buddismo di scuola nichirenista prima e di altre scuole poi, giungendo al punto in cui sono ora e di cui mi sento finalmente soddisfatto.

Ma ho parlato di individui, quindi di scelte individuali.

Quando il credo religioso si fa voce del Potere questo, immancabilmente, diventa corrotto. E corrompe. E diventa strumento di sopraffazione, di sfruttamento, di odio, di morte.

Non sono io a dirlo, è la Storia. E la cronaca.

Ricapitolando, nessun limite alla ricerca spirituale individuale, rifiuto totale ed incondizionato alla religione strumento di potere.

Purtroppo una fetta non indifferente degli integrazionisti occidentali non riesce a concepire dove possa trovarsi il confine tra l'espressione individuale, libera e consapevole della ricerca spirituale e l'implicazione sociale in una società libera che coloro che pretendono di guidare questa ricerca comporta quando si parla di religioni, formando comunità di credenti che affidano la loro ricerca a ministri di culto avidi di potere e di controllo sulle menti e desiderosi di plasmare intere società prendendo a pretesto scritture cosiddette sacre e che in realtà nascondono bieca intolleranza e ributtante disumanità se solo dei capi spirituali senza scrupoli decidono di farne uso; cosa che puntualmente avviene, è sempre avvenuta e puntualmente avverrà finchè si permette la compenetrazione tra potere secolare e potere religioso. E le conseguenze di questo saranno sempre, ineluttabilmente, guerre, massacri, odio, violenza insensata.

Tutto come conseguenza di insegnamenti che millantano a piene mani amore, ma che tra le loro righe seminano anche tutto quanto può essere riconosciuto come il Male per chi ambisce ad una reale condizione pacifica per l'umanità. E che non mi si racconti che è colpa dell'uomo e delle sue interpretazioni, perchè i linguaggi contenuti nelle Sacre Scritture (il maiuscolo è volutamente ironico) non sono affatto concilianti nè soggetti ad altra interpretazione: la Verità è UNA e guai a chi non la accetta.

Quindi, come sento che è giusto garantire la libertà di culto a chiunque decida di seguire un qualsiasi tipo di confessione al fine della propria elevazione spirituale, ritengo altrettanto giusto mettere dei paletti invalicabili a chi, in ragione del suo credo, pretende di uniformare una società senza il consenso di chi di un credo non ne sente il bisogno; magari perchè ha altre convinzioni, tra le quali possono esserci quelle che teorizzano una totale compenetrazione tra l'essere umano e l'universo e che queste due componenti siano in realtà composti dalla stessa natura e che quindi ogni atomo di quel che vediamo intorno a noi è in realtà una parte di noi stessi.
Già sento raffinati sofisti affermare che questa o quella religione dice esattamente questo.
Spero non ci provino neanche.
L'affermazione sarebbe soggetta a confutazione istantanea, e visto che non c'è niente di meglio che farla attraverso il riflesso degli effetti sul mondo fenomenico basterebbe nominare quello che ogni religione decide di differenziare da subito e che alza istantaneamente lo steccato più terribile tra le forme di vita conosciute: quello tra uomo e donna.

In occidente chi accusa il cattolicesimo di cercare continuamente di perpetrare la sua visione rivoltante che ha significato per le donne secoli di sottomissione e sfruttamento, di disumana compressione del loro potenziale umano, di criminalizzazione solo perchè donne e per questo impure ; si pensi che già 2500 anni prima di Cristo il buddismo proclamava chiaramente che il flusso mestruale non rappresentava una impurità ma il normale flusso della vita e capirete quanto un normale processo naturale sia stato preso a pretesto per esercitare una forma di dominio e sopraffazione assolutamente innaturale e disumana.

In ragione di ciò sembra che i difensori delle libertà di culto a tutti i costi dimentichino un fattore fondamentale: che la libertà dei diritti individuali, quelli che ogni persona dovrebbe essere libera di godere in quanto essere generato su questo pianeta (e, dal mio punto di vista la cosa andrebbe estesa ad ogni forma di vita, quindi animali, piante e tutto ciò di cui il nostro pianeta è composto) è la prima cosa a dover essere garantita e difesa e, se necessario, per cui combattere.

Quindi, assodato che la becera e gretta forma di fobìa leghista verso le altre culture serve solo ad estremizzare gli eventuali conflitti che possono sorgere dall'incontro di modi diversi di vivere il proprio concetto di civiltà, è altrettanto fondamentale affermare una civiltà dei diritti che sappia contrapporre la dignità dell'individuo e delle forme di vita alle differenziazioni ed alle discriminazioni che invariabilmente le religioni pongono per affermare la propria parola e la propria volontà di dominio.

Non ho citato a caso le donne: in questo momento, specialmente in questo momento, chi condivide una cultura di dignità per l'individuo è chiamato a seminare quanto più possibile affinchè finalmente il ruolo della donna sia non tanto socialmente parificato (che di per sè non significa nulla) ma socialmente dignitoso allo stesso modo in cui una società libera può esserlo permettendo ad ognuno la possibilità di svilupparsi individualmente e spiritualmente senza che qualche sedicente autorità religiosa o anche soltanto politica possa intaccare questo diritto.

In questo momento la civiltà occidentale si sta confrontando con l'Islam e con tutte le sfaccettature della civiltà araba e mediorientale; ecco, vorrei che ci si soffermasse un attimo su un articolo postato sul blog Agorà di Cloro via Facebook, nel quale oltre a terrifficanti immagini e storie di condizione femminile che esistono in altre culture mette in vista anche quanto in casa nostra ci siano un bel pò di panni sporchi da lavare.

Possibilmente alla svelta.

Cliccate SU QUESTO LINK con attenzione, quello che vedrete può scuotere parecchio. Anzi, DEVE.

martedì 18 agosto 2009

LETTERA AL PRESIDENTE


Riporto questa lettera che due studenti di 21 e 23 anni hanno scritto al Presidente della Repubblica, proprio all'indomani del post che ho scritto sui giovani. E' bello vedere confermate le proprie preoccupazioni, visto che la lucidità di esposizione e la chiarezza delle parole usate sottintendono la totale estraneità a quella categoria di ggiovani malati di febbre mediatica e di successo da un quarto d'ora. Immagino che nello staff del Presidente la lettera, se letta, abbia provocato solo fastidio anche perchè la Rete è sempre più percepita come uno spazio pericolosamente libero dalle censure, dalle distorsioni e dalle mistificazioni tanto care al nostro potere politico. Si leggano al proposito le statistiche che, a fronte dell'incremento della spesa per i telefoni cellulari, vedono il nostro paese arrancare penosamente rispetto al resto d'Europa per quanto riguarda la diffusione della banda larga. Questo il testo della lettera:

Lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano


Siamo due studenti universitari di 21 e 23 anni. Abbiamo inviato la seguente lettera al presidente della Repubblica, giorni fa, per esprimere la nostra delusione, ma anche nel tentativo di ricevere qualche spiegazione, di vedere uno spiraglio di luce. Non abbiamo ancora ottenuto risposta...

Caro Presidente,

nel suo discorso di insediamento lei dichiarò: "avrò attenzione e rispetto per tutti voi, per tutte le posizioni ideali e politiche che esprimete; dedicherò senza risparmio le mie energie all'interesse generale per poter contare sulla fiducia dei rappresentanti del popolo e dei cittadini italiani senza distinzione di parte".

Ci sentiamo in dovere di dirle che non ha tenuto fede a quelle parole da lei stesso pronunciate con tanto fervore.

Il pacchetto sicurezza e il ddl sulle intercettazioni che ne fa parte sono stati stroncati da una molteplicità eterogenea di persone:
- l'associazione dei giornalisti, perchè imbavaglia la stampa e la libertà di informazione.
- Vaticano, che la considera "una legge che porterà dolore".
- l'Ordine dei Magistrati, che due ore prima della sua firma, signor Presidente, ha dichiarato che il provvedimento VIOLA I PRINCIPI COSTITUZIONALI, come l'obbligatorietà dell'azione penale e la ragionevole durata dei processi.
- I blog, per la restrizione di internet e il sanzionamento dei social network e dei siti che ospitano commenti che potrebbero risultare scomodi a qualcuno. Si riduce così, non solo la libertà di stampa, ma anche LA LIBERTA' D'ESPRESSIONE DELLE PERSONE COMUNI, per le quali spesso internet rappresenta l'unico modo per far sentire la propria voce.
- I Medici, per cui il decreto prevede l'obbligo di denunciare gli immigrati clandestini che si sottopongano alle loro cure.
- Il Presidente della Repubblica, che si è dichiarato perplesso e preoccupato nei confronti del provvedimento, in particolare su "specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell'ordinamento e del sistema penale vigente".

Lei ha infine deciso di firmare (nonostante fosse in suo diritto rispedire la legge al mittente) "ritenendo di non poter sospendere l'entrata in vigore di norme ampiamente condivise in sede parlamentare". Ma, lei, signor Presidente, nel suo discorso di insediamento, aveva detto che avrebbe tenuto conto di tutti i cittadini, di tutto il popolo, non solo dei parlamentari.

Inoltre, signor Presidente, lei firmando è venuto meno alla promessa fatta al popolo poichè questo decreto va a ledere la sicurezza dei singoli cittadini, che lei dovrebbe rappresentare, come affermano i giudici in una nota pubblica: "Il provvedimento avrà effetti gravi sull'efficacia delle indagini".

Inoltre ci lascia perplessi anche la sua decisione di firmare un decreto legge che ripropone sullo scenario italiano un fonte di energia, il nucleare, che nel 1987 fu bocciata da oltre il 70% degli italiani in un famoso referendum di cui lei avrà certamente memoria.

A rischio di essere ripetitivi, ci troviamo costretti ad annoverare nella lunga serie di sciagure architettate da questo governo e da lei lasciate correre come se fossero le cose più normali del mondo, lo scandaloso lodo Alfano, di cui attendiamo ancora l'esito di costituzionalità da parte della Corte Costituzionale, che lei, a quanto pare, non ha consultato prima.

Signor Presidente, lei ha partecipato alla Resistenza, quindi sa bene che determinati valori di libertà e uguaglianza erano all'epoca considerati importanti da lei e da tante altre persone, alcune delle quali, signor Presidente, per quei valori hanno sacrificato la propria vita. Smettere di difenderli significa dimostrare che il sacrificio di quelle persone e la lotta che lei stesso portò avanti non contano più nulla per lei.

Quando è stato eletto noi, come tante alte persone, riponevamo molta speranza in lei, in qualità di persona che ci avrebbe difeso dalla crescente mancanza di considerazione che la politica ha, ormai da un po' di tempo, nei confronti del proprio popolo.

Quei valori di libertà e uguaglianza sono stati più volte messi a repentaglio nel corso degli ultimi anni. Ogni volta speravamo che lei facesse qualcosa. E puntualmente lei è rimasto immobile. La smetta di deluderci Signor Presidente.

E non dimentichi... libertà è partecipazione.

Di Nino Stefano
Noemi Alagia

lunedì 17 agosto 2009

I GGIOVANI D'OGGI


Tira una brutta aria per i ragazzi del terzo millennio? Pare di sì.
Da più parti si riempiono pagine sui favolosi anni '60, quando le condizione sociali, economiche e soprattutto culturali erano drasticamente diverse dalle attuali; c'è il solito revanscismo woodstockiano infarcito di grandi cambiamenti e di retorica raccontata sempre e comunque da un punto di vista "istituzionale" perchè l'evento che segnò la stagione dell'Amore è ancora un discreto business (senza però disconoscere che il livello musicale era stratosferico se paragonato a quanto potrebbe proporre un eventuale emulo contemporaneo), c'è il continuo riferirsi a stagioni in cui l'impegno e la coscienza del mondo giovanile aveva connotati di continuo fermento e di impegno riguardo ai grandi temi sociali.
Così ora la tendenza è quella di presentare i giovani degli anni 2000 come una massa di rincoglioniti contenti di spararsi quotidiane dosi di videogiochi, ignoranti come capre rispetto ai grandi temi sociali, completamente avulsi dalle problematiche che pure l'Italia di oggi sta affrontando giù su temi di radice come la democrazia, il controllo sociale, la libertà. Anzi. Ansiosi solo di apparire anche solo per il fatidico quarto d'ora, interessati solo a raggiungere una visibilità ed un successo non si sa bene di che tipo, ma che garantisca riconoscimento soprattutto al proprio ego. Purtroppo magari i mezzi sono quelli che, tragicamente, vengono mostrati nei seguenti video:










Poi, chiaramente, c'è chi li prende, a ragione e con cognizione di causa, ferocemente per il culo



o semplicemente parte dalla considerazione di fondo che la situazione non è buona





Eppure non può essere TUTTO così.

E difatti non lo è.

Riconosco che il momento non è dei migliori, soprattutto grazie agli "insegnamenti" propinati in famiglia e le realtà che questa struttura sociale crea nei luoghi di aggregazione (quando esistono), nelle strade e nelle scuole.
Quando ero ragazzino se nel "gruppo" di noi adolescenti c'era qualcuno che alzava troppo la cresta interveniva subito qualche adulto a farla abbassare, e senza usare metodi troppo urbani; e, nel caso qualcuno andava a frignare a casa prendeva il resto. Così come se a scuola si travalicavano i limiti di rispetto ed educazione (che comunque avevano una loro elasticità) nei confronti dei docenti. Ora sembra che ai rampolli di questa generazione tutto sia permesso (e non è così?).
Senonchè quello che si chiama "bullismo" prima era la selezione naturale del branco magari grazie alla quale qualcuno un pò troppo "passivo" aveva modo di svegliarsi; anch'io sono cresciuto in una periferia niente affatto semplice ma è stata una palestra di valori insostituibile anche se ho avuto la fortuna di avere una famiglia sempre unita ed attenta a quello che mi succedeva intorno.

Credo che l'individualismo indotto dalla cultura promossa incessantemente sia un fattore devastante per queste ultime generazioni, le quali poi al momento di affermare un'identità o un identitarismo dettato dall'esigenza di condividere, che comunque prima o poi bussa sempre nelle testine dei ragazzi, porta a scelte spesso spersonalizzanti e di comodo.
E qui succede il patatrac.

Ma la cosa peggiore è che i giovani di questa generazione non sono affatto tutti così e che la volontà di imporre una visione che invece li dipinge come dei robottini semideficenti venga proprio dalla grande macchina mediatica.

Chi non rientra in questo gregge e coltiva la propria vita, i propri interessi e sceglie un percorso di valori e perchè no, di lotta non va in TV, nè sui giornali, non ambisce al Grande Fratello nè fa concorsi di bellezza nè si sogna di esporsi al qualrto d'ora di celebrità.

Magari viene ripreso quando si incazza e va a manifestare e allora giù legnate (oltre a quelle non metaforiche della Polizia) dai prezzolati infami che dai loro rotoli di carta igienica mandano tuoni e fulmini e saette contro dei "delinquenti, sfaticati" e, naturalmente "comunisti" "feccia dei centri sociali" ed altre amenità di cui questi servi di criminali dovrebbero vergognarsi anche solo a pensare visto che non hanno un atomo della dignità e della coscienza di questi ragazzi.

Sta anche all'adulto fuggire dalla facile voglia di generalizzare per far sì che questa generazione non si senta sola ed abbandonata a se stessa in preda ad "Amici" "Grandi fratelli" "The Club" e vetrine del genere che servono solo a chi di questa generazione vuol farne carne macinata.

Basta poco.

domenica 16 agosto 2009

CULTURAME


Spero qualcuno abbia avuto l'accortezza di far leggere agli operai della INNSE questo ARTICOLO scritto da Gianluigi Paragone, libellista e direttore di passaggio di "Libero" prima di essere velocemente scalzato dall'arrivo dell'altro zerbino Belpietro.
D'altronde la produzione del leccaculo a gettone leggibile (va bè, consultabile è più appropriato, non sprechiamo parole grosse) sulla fanzine berlusconiana può contare su articoli esemplificativi come QUESTO e QUESTO nel caso qualcuno non sia ancora sobbalzato sulla sedia nel leggere un figuro del genere appellarsi, come nel primo articolo citato, alla Costituzione.

A me poco frega se nelle loro fanzine questi subumani si sbizzarriscono ad infamare gente che, a differenza di loro, difende con coraggio e dignità il proprio posto di lavoro, meno che mai interessa se i loro esercizi di stilehehehehehe nel lustrare le scarpe al Padrone sia quanto di più ributtante la storia del giornalismo italiano abbia prodotto in tutta la sua storia e che la fanzine dall'ossimorica testata sia tuttora uno dei veicoli di punta nell'affermazione di quella cultura becera, gretta e senza connotati alcuni che possano conferirle le fattezze di un giornale (e lo stesso discorso vale per l'altra fanzine, quella che incredibilmente di "Giornale" ne porta il nome).

Giuro, non me ne può fregare di meno.

A un patto.

Che il giorno, non sia mai, in cui Berlusconi non sarà più Presidente del Consiglio, il giorno in cui il consenso di cui gode sarà sceso ai livelli che un paese civile dovrebbe tributare ad una iattura del genere, ecco per favore non mi si parli di ricollocamento, di riciclaggio, di riposizionamento per queste macchiette umane: i Paragone come i Belpietro, i Facci, i Giordano, i Feltri, i Fede, i Panebianco (che dal Corriere ha iniziato una sua personale guerra contro la Democrazia prendendo a pretesto il bersaglio di Repubblica).

Troppo facile bivaccare davanti alla mangiatoia del Padrone sparando merda col ventilatore sul resto d'Italia. Troppo facile sentirsi coperti quando più della metà del paese non lo è.

A lavorare.

Ma sul serio.

E, soprattutto, non con la penna in mano, ma con attrezzi propedeutici. Pala & piccone, ad esempio. Affinchè si sappia, a perenne monito ed uso delle generazioni future, cosa vuol dire NON essere un giornalista.

(Grazie a NON LEGGERE QUESTO BLOG per la segnalazione e per l'assai più esplicativo articolo che invito a leggere attentamente)

sabato 15 agosto 2009

OPUS PDEI


Tempo fa scorrendo la lista degli aderenti e dei simpatizzanti della simpatica congrega fondata da Escrivà De Balaguer lessi dei nomi che appartengono tuttora al principale partito d'opposizione.
Lì per lì pensai ad una di quelle liste compilate includendo anche chi, magari, avesse fatto per convenienza o calcolo politico anche solo una "visita" a qualche riunione o qualche cazzata del genere, anche se la cosa spiegherebbe molto della politica piddina in tema di laicità.

Poi, anche se in ritardo, mi capita di leggere QUESTO

Poi ho pensato a quei poveretti che vorrebbero un PD laico.

E, come dice il signor Wang-Choi-Han "Ho molto riso".

giovedì 13 agosto 2009

TANTO QUELLI FANNO COME GLI PARE


Interessanti le considerazioni di Lidia Ravera nel suo articolo visibile sul sito dell'Unità di oggi.
Certo, parla di donne, ma nei punti fondamentali credo che le questioni sollevate ci riguardino tutti.
Tutti, oddio, non esageriamo. C'è chi di queste questioni non solo non se ne interessa ma addirittura non vuol neanche sentirne parlare.
In pratica la Ravera parte da una conversazione pubblicata il giorno precedente sullo stesso giornale con Nadia Urbinati, docente alla Columbia University di New York di teoria politica, nella quale la professoressa parla di un "senso di inutilità collettiva" che avrebbe preso possesso del tessuto sociale. Tesi ampiamente, mi par di capire, sposata dalla Ravera con argomenti quanto meno molto difficili da confutare alla luce dei tempi che stiamo vivendo.

Credo sia ragionevolmente fuori da ogni dubbio che lo smembramento dell'identità collettiva del cittadino sia stato semplicemente trasformato da elemento chiave della partecipazione democratica alla vita del paese a mera espressione di consenso da parte di chi ha deciso di mandare in vacca ogni ipotesi di democrazia reale consegnando il paese in mano a Silvio Berlusconi. Agli altri ci ha pensato la politica suicida e priva di ogni cognizione strategica se non quella di litigarsi le briciole di potere rimaste fra loro da parte degli ammiragli della sinistra e del centrosinistra, politica che ha finito col frammentare e definitivamente smarrire il senso identitario del corpo cittadino più vasto, quello che nel linguaggio della vecchia sinistra veniva identificata come "la massa".

In ragione di ciò Berlusconi ed i suoi hanno avuto campo libero nel catturare quelle menti affatto interessate ad una reale giustizia sociale, quei cittadini incarogniti da un presunto benessere e gelosi della loro "roba" accumulata e terrorizzati dal babau di turno che, periodicamente, viene additato come l'usurpatore del frutto delle fatiche e del lavoro altrui; pensate al bombardamento subito dal governo precedente sulla questione fiscale, le "67 nuove tasse", "le tasse di Prodi", e pensate ora come mai la pressione fiscale non si sia ridotta di un decimillesimo e invece di quali benefici lo scudo fiscale di Tremonti abbia rifornito i soliti LADRI sottraendo per l'ennesima volta risorse alla collettività. Tutto questo tra gli applausi dei suoi elettori. Che, non lo scopriamo adesso, hanno una particolare propensione all'applauso per i ladri di risorse collettive, mentre per i ladruncoli di risorse private non esiterebbero a ripristinare la pena di morte.

Quindi, preso atto che una parte consistente del tessuto sociale è marcio e che da anni c'è un tentativo in corso di delegittimare qualsiasi tentativo di argomentare sulle basi di bene collettivo.
Si ricorre con incredibile faccia tosta al termine "gli italiani sanno che..." o "gli italiani ci hanno dato mandato....", quando a queste facce di culo gli "italiani" non hanno dato mandato di un bel cazzo di nulla visto che la percentuale di coloro che li hanno votati è ben al di sotto del 50%.

E' così che il senso d'identità collettiva viene corroso, così come davanti alle prove di arroganza e protervia di questo governo supportate dalla complice inadeguatezza, dalla smania di protagonismo completamente ingiustificata dei dirigenti dell'attuale opposizione e della solita, ingiovibile cricca cattolica, sempre pronta a zompettare dovunque il vento soffi refoli favorevoli alle loro politiche antidemocratiche ed oscurantiste e che il centrosinistra ha imbarcato sulla sua già pericolante flotta a costo di disorientare e disamorare una consistente parte di elettorato per vedersi ricompensata da un sacchetto di lupini e la rottura di coglioni dei teodem, altro fattore di divisione e frammentazione. Eppure starebbero così bene nell'UDC. Poi uno pensa che nel partito di Casini farebbero troppi meno macelli e capisce il senso della presenza dei crociati nell'area a loro meno consona.

A questo punto, però, le riflessioni della Urbinati prima e della Ravera poi portano a qualche conclusione: il ragionamento che le due signore applicano alla lotta delle donne non ha radici differenti da quelle che dovremmo applicare alle altre questioni che la vita democratica del paese sta urgentemente ponendo a chi non si rassegna di veder continuare lo spettacolo osceno che questo governo sta offrendo a tutto il mondo, la degenerazione cafona, egoista e senza alcuno scrupolo morale del benessere ottenuto oltretutto con modi che definire virtuosi è perlomeno un azzardo: intanto ribellarsi alla frammentazione ed alla divisione voluta dagli attuali coatti al governo, mettendo da parte chi ha ancora smania di protagonista pur avendo firmato e sottolineato con ogni evidenziatore possibile il proprio fallimento politico delegittimandolo al momento che di svolte politiche non se ne vedono. E riprendersi le piazze, i posti di lavoro, le scuole, i luoghi di partecipazione democratica.
Rivelare in tutta la sua crudele verità la natura transitoria del potere a coloro che si muovono come se il loro svaccarsi sulle poltrone di comando sia eterno. E soprattutto isolare chi a questo governo ha permesso di distruggere il patrimonio soprattutto morale che il paese aveva riacquistato con la lotta di Resistenza e nella ricostruzione del dopoguerra.

Vigilare continuamente sulla vita democratica del paese non è un lavoro in più da svolgere, è un dovere di ogni cittadino che ha a cuore la democrazia. Per non sentirsi più dire "Tanto quelli fanno come gli pare". Non possono. Non devono.

Possiamo farcela, siamo ancora la maggioranza. Ancora.