mercoledì 30 settembre 2009

QUANTO SIAMO DISPOSTI A DARE?


Scusate, ma visto che in epoca di globalizzazione un'occhiata fuori dalle mutande di Papi tocca buttarcela, si corre il rischio di non capire cosa é successo in Guinea.
Cioè uno di quei posti dai quali qualcuno ogni tanto pensa di scappare.

Così ne dà notizia Il Sole 24 Ore con l'aplomb che si conviene al quotidiano di Confindustria il cui cuore batte solo all'apertura di Wall Street ed alla chiusura delle 600esima bottega in un mese, perchè il processo nel cercare di far diventare i centri commerciali l'agorà del futuro è uno dei piani sottilmente e scientificamente pensato al fine di disumanizzare il più possibile i rapporti tra le persone. Ma non divaghiamo.

In Guinea c'è stata un'esecuzione di massa.
138 morti.
Gente che era andata in uno stadio non con l'intenzione di mettere a ferro e fuoco la nazione ma per manifestare e chiedere più democrazia.
Dice le dittature funzionano così.
Quello che sappiamo della politica africana ogni tanto viene arricchito da notiziuole come questa, semplice ed agghiacciante al tempo stesso.

Ora, pensiamoci.

Non stiamo correndo rischi di massacri del genere, a confronto qua siamo in pieno tracollo morale ma non stiamo rischiando di certo stragi da stadio.
Solo che viene da pensare: ma io saprei difendere quel che resta della democrazia conscio che può succedere qualcosa come a quei disgraziati in Guinea?
Chi se la sentirebbe di contrastare una repressione che diventa opprimente, morbosa, che si impadronisce delle vite?
Se s'instaurasse veramente un regime militarizzato, o che so, a Silviolo sbrocca completamente la cotenna, si proclama Imperatore d'Italia e lascia finire il lavoro sporco a ronde, rondelle e picciotti?
Oppure mettiamo che veniamo invasi militarmente dalla Cina e cominciano a farci un trattamento alla tibetana.

Pensiamoci su, perché il problema va posto.
Quanto siamo disposti a dare per la libertà?

lunedì 28 settembre 2009

STRATEGIE MINIME


I colpi mediatici del PD normalmente sono quelle che in genere si definiscono "scoregge nel tifone", tanto per sottolinearne l'efficacia.
Ieri sera Berlusconi ha servito sul solito piatto d'argento l'occasione per gli aspiranti leaders del PD prossimo a venire l'occasione per testarne le capacità di reazione alla solita caciaronata da pecoraio in cui è incontrastato virtuoso, mettendo i timidi aspiranti segretari al livello di frange estreme dei centri sociali (magari, Silviolo, se Bersani & c. avessero la metà delle palle di quei ragazzi terresti il profilo molto ma molto più basso, dai retta).
Le reazioni: stile annoiato di Franceschini "Sta parlando in playback, sono 15 anni che ripete i soliti insulti".
Stile preoccupato Bersani: "Cosa facciamo, chiamiamo il 118?"
Non pervenuto Marino.
Indovinate chi ha fatto la mossa politica più adatta?
No, dite il nome di un politico dell'opposizione qualsiasi.
Se non lo sapeste già non l'avreste indovinato mai.
Casini, porcoilcristo, CASINI.
E' andato dal Presidente della Repubblica e gli ha chiesto una presa di posizione netta e decisa.
Che è arrivata quasi di rimbalzo.
Vi ricordo che il tizio bazzicava Andreotti e Forlani all'età in cui noi stavamo a farci le canne e trombare e sentire il rock'n roll.
Non é un cretino.
Ed ha fatto UNA delle innumerevoli cose che avrebbero dovuto fare gli aspiranti segretari invece di rispondere come allenatori di una squadra di serie C che devono giustificare una sconfitta in casa contro l'ultima in classifica sulla TV locale.
L'altra cosa che può essere catalogata tra le buone idee l'ha fatta un consigliere comunale del PD, tale Ettore Martinelli.
Ed ha fatto una cosa semplicissima.
A Silviolo, dico. L'ha portato là dove sta meno a suo agio di tutti i posti possibili che ci sono in Italia: in tribunale.
E con un avvocato anche cieco da un occhio, neolaureato e sofferente di dispepsia la causa la vince.
Così gli si può far pesare ulteriormente il Lodo Alfano davanti all'opinione pubblica. E non solo. Il messaggio è far perdere l'Invincibile. Anche a Subbuteo va bene. Ma in tribunale è sempre meglio.
Per questo non avrebbe dovuto querelarlo il solo Martinelli, ma tutti i deputati dell'opposizione che non dovessero riconoscersi con quanti bruciano le bandiere di Israele (ve lo immaginate Fassino? Ma ROTFL), o quelle americane o scrivono -6 sui muri.
Basta una sola audizione del comiziaccio sbracato di ieri per dimostrare che le rettifiche dei due robottini Frattini e Bonaiuti sono efficaci come una salva di bignè.
Chissà se la querela fosse partita da Franceschini, da Bersani, da D'Alema, da Veltroni, da Marino e pure da Vendola, tiè voglio esaggerare.
E magari costringere Silviolo a scusarsi e andare a giudizio lo stesso.
Non è che vinci la guerra, nemmeno ti danno qualche punto della Esso per vincere l'innaffiatoio di neoprene, per carità.

Ma nemmeno quello fanno.

Occasione persa.

Ancora.

E questi si preparano a difendere la democrazia.

Io comincio a costruirmi una fionda, eh. O chiamo il tizio della foto.

VIVERE IN NUOVA BEOZIA, OGGI


Quando appare Berlusconi in TV cambio immediatamente canale.
Nessuno al mondo riesce più di lui ad essere allo stesso tempo prevedibile e falso come un Chianti fatto ad Hong Kong ogni volta che apre bocca, quindi nonostante la possibile rilevanza delle sue dichiarazioni non riesco a tenere a freno il disgusto che mi provoca anche il solo ascoltare in sottofondo il suo sproloquiare.
Ma non vivendo da solo ogni tanto mi tocca.
E quello che ho visto ieri, col suo indignato puntare il dito sull'opposizione prendendo a pretesto 6 morti ammazzati sui quali ha una non indifferente responsabilità morale per il suo solito patetico pistolotto contro l'opposizione concluso con un "Vergogna!" ad libitum, è stato, come al solito, vomitevole.
Con chi l'aveva? Con il PD, con Franceschini? Con D'Alema? Con Casini?
No, loro non "bruciano le bandiere americane" visto che le guerre le hanno sempre votate con entusiasmo. E non scrivono "-6" sui muri o in Rete ma partecipano sempre compuntamente alle manifestazioni di cordoglio che seguono ad ogni caduta sul campo.
Però invece sì.
Ce l'aveva proprio con loro.
L'opposizione.
Ha voglia quel subumano di Bonaiuti a dire che in realtà ce l'aveva con la sinistra radicale. Quella manco più in Parlamento sta, anzi non ce l'ha mandata di certo lui fuori, ha avuto in quel senso una mano santa dal suo amichetto Veltroni.

D'altra parte se c'è una cosa talmente chiara che solo i fini strateghi del centrosinistra potevano non capire é che a lui del confronto democratico non gliene è mai fregato un cazzo, vuole comandare senza se e senza ma, punto.

Quindi col bacino elettorale che si ritrova a livello di quozienti intellettivi ha gioco facile nel far passare come plausibile qualsiasi stronzata mistificatrice gli passi per la testa.
Ogni tanto qualche elettore di questa destra si lascia scappare delle frasi che, al di là della normale becera dialettica politica adottata fin dalla discesa in campo di Silviolo, ne riassume la volontà e gli intenti: credo li abbiate sentiti tutti arrivare a dare del "comunista" persino ad un vecchio arnese democristiano come Prodi.
Questa non è strategia politica, almeno, non lo sarebbe in un paese dove il QI medio fosse stabilizzato su parametri plausibili per un Homo Sapiens.

Ma in Italia la percentuale degli scarsamente dotati di intelletto è di quelle da non sottovalutare, e questo è un punto sul quale gli strateghi di Silviolo hanno puntato fin dall'inizio.
Le trelevisioni sono state un mezzo, ma cerchiamo di renderci conto che, proprio come gli abitanti della Beozia a loro tempo costituirono materia per la creazione di un termine assai esplicativo riguardo certe qualità dell'intelletto, in Italia c'è materia a iosa per arricchire il Devoto-Oli anche se già termini come "italiota" o "itagliano" cominciano a diventare di uso comune.

Fanno tenerezza certi commentatori che spuntano dai tombini in forum, commentari e gruppi di discussione ragliando contro "quelli di sinistra che si credono superiori", compiendo un errore madornale.
Non è che sono quelli di sinistra che si credono superiori; ci sono cervelli dotatissimi, anche e più delle quasi totalità degli elettori di sinistra e che voterebbero volentieri a destra. Ma mai si confonderebbero con un elettorato come quello che é rappresentato da una manica di "undicenni neanche tanto svegli", come li ha chiamati il loro amato Silviolo.
Non è questione di schieramento.
E' che proprio gnaa fanno. Non c'arrivano. Sono tarati. E guarda caso si precipitano in massa a votare chi ne interpreta linguaggio, pulsioni, eticahahahaha ed ambizioni.
E se non sei come loro sei il nemico. E quindi si armano di clava virtuale e vengono a menare, solo che nel virtuale l'incontro con qualsiasi individuo dotato di capacità intellettive superiori a quelle di una giraffa termina con delle sconfortanti esibizioni degne di un cercopiteco impazzito tra l'ilarità dell'utenza generale.
Devo rimarcare che, avendo frequentato anche gruppi di discussione non moderati ad aaaalto contenuto di becerume (usenet, ad esempio), non è stato difficile constatare quanto gli adoratori di Silviolo hanno sempre rappresentato l'unica categoria capace di prendere schiaffoni sia da destra che da sinistra con eguale dedizione. Credo che presto farò un post con le migliori perle raccolte negli anni a perenne monito per le generazioni future.

Cerchiamo di tenere fermo questo punto, comunque.
La linfa vitale di Silviolo è questa gente.
In Francia, in Germania, in Danimarca, in Slovenia, in Inguscezia, in Mongolia, in Kamchatka ed in Jacuzia Silviolo verrebbe preso per la macchietta che è.
Qui no.
E smettiamola di dar loro una connotazione politica, questi qua la politica non sanno neanche a cosa serve. A loro occorre un nemico, un bersaglio per la loro clava e stop.
Se spostiamo la nostra attenzione da Silviolo a questa fauna che resiste a dispetto del naturale corso dell'evoluzione avremo fatto un passo avanti tutti.
Destra e sinistra.

sabato 26 settembre 2009

LA RABBIA E L'IMBROGLIO


La difesa della libertà di stampa sarebbe un argomento piuttosto capzioso se a difenderlo fosse veramente solo Repubblica o la FNSI, capirete.

Il problema é che c'è una pessima stampa la quale indice campagne di libertà per mollarle lì al primo abbaio pensando di avere svolto egregiamente il suo compito, mentre in realtà quello che ottiene è lasiciare con un palmo di naso, da solo e con l'urlo in gola chi vorrebbe mobilitarsi in modo serio , e questo è successo ogni volta che il signor Silvio Berlusconi ha fatto un passettino avanti verso la costruzione della Repubblica dei Cazzi Suoi.

Puntualmente, infatti, quando sarebbe stato il caso di picchiare duro e dimostrare quanto fosse ampio il fronte che intendeva impedire al suddetto signore di pensar di avere la possibilità di fare il cazzo che gli pareva in barba a leggi, Costituzione e regole democratiche, usciva dal tombino il solito intellettuale di polistirolo espanso seguito dalla solita macchietta con lo spillino dell'opposizione a dire che no, così non si fa, che non si può basare una politica sull'antiberlusconismo, che c'è ancora bisogno di un confronto, di idee nuove, e bla e bla e bla in un delirio di bava al quale i soliti tonni davano subito spago perchè in effetti, nella misura in cui, cioè cazzo, ci vuole una piattaforma programmatica, un approfondimento strategico e già che ci siamo un Mojito, grazie.

In queste frenate l'opposizione di centrosinistra ha dimostrato di non essere solo maestra ma di poter ambire allo status di Sua Magnificente e Compassiovole Caritatevole Grazia ed Unica Guida dei Suoi Umili Devoti Tonni Qualità Pinne Gialle.

Una banda di sesquipedali coglioni?
Non proprio.

Coglioni consapevoli e felici di esserlo?
Non proprio.

Aspiranti nuovi Berluschini?
Fuochino.

Dei berluschini più fessi e meno manigoldi?
Fuochino.

Per arrivare al fuoco bisognerebbe vederli all'opera in un governo di centrosinistra che durasse 5 anni.
Un pò come aspettare un conclave da dove esca Cristiano Malgioglio Papa.

La conferma è la ormai semicerta elezione di Bersani segretario. Il che significa quanto hai voglia di fare le primarie, secondo loro D'Alema è un politico scaltro, intelligente e l'unico capace di detronizzare Berlusconi.

Un atteggiamento piuttosto curioso visto che stiamo parlando del politico che probabilmente ha preso più roncolate in tutta la storia della Repubblica, eccetto forse il suo antagonista Veltroni.

E così al momento abbiamo tra le fila dell'opposizione due direttori di giornali, Ezio Mauro e Concita De Gregorio, che fanno le veci dei segretari politici e lanciano campagne, controbattono alle sparate della sempre più arrogante maggioranza e ne svelano gli altarini in un tourbillon di escort, magnaccia, pentiti, mafiosi ed i soliti immancabili uomini dei servizi che, ultima nuova, hanno collaborato con la 'ndrangheta al fine di rendere i nostri mari ed il nostro pesce sempre più versatili, del tipo che ci siamo accorti che basta una settimana di mare in Calabria e con un paio di scoregge ben assestate nella caldaia puoi rendere la tua casa termoautonoma per un anno.

Però la libertà di stampa c'è.

Quello che disturba è il continuo chiacchiericcio dei politici su ogni cosa esca stampata o ripresa in video come se fosse una cosa regolare che una classe politica che se messa in una pubblica piazza dovrebbe scappare sotto scorta di un esercito di godzillini si permetta di minacciare, anatemizzare e tentare continuamente con leggi da sultanato di imbavagliare non tanto la libertà di stampa quanto la libertà d'espressione.
E' chiaro anche a un cervello di elettore di destra che un'offensiva del genere non si porta puntando al bersaglio grosso. D'altra parte se si vuole conquistare Roma bisogna avere almeno la sicurezza che il resto del Lazio non si rivolti contro.

E quindi intanto fuori dalle palle la sinistra dal Parlamento, anche se alle ultime elezioni si sono limitati a spostare un gruppetto di chihuahua ubriachi fuori dal salotto, ma il processo di criminalizzazione e di smambramento era iniziato molto prima, con la gentile collaborazione del centrosinistra istituzionale.

Quindi il problema non sta tanto il difendere la libertà di stampa quanto difendere gli spazi di libertà d'espressione globalmente intesi; senza, e ribadisco senza, la gentile collaborazione delle istituzioni.

Per dire: quello che tiene in piedi Anno Zero è una cosa sola: gli ascolti.
Quello che tiene in piedi "L'Unità" è una cosa sola: le vendite.
Quello che tiene in piedi la libertà d'espressione é una cosa sola: la partecipazione.

Ascolti, vendite e partecipazione non presuppongono una tessera di partito, però.
Perchè l'esprimere una rabbia non può continuare a risolversi nell'imbroglio in cui l'attuale classe politica ambisce a continuare allegramente.

Una volta capito questo può darsi (dico può darsi, eh) che QUALCHE partito ricominci ad andare verso gli elettori e smetta di comportarsi come se la regola sia viceversa.

Forse.

50,000,000 SILVIO FANS CAN'T BE WRONG

Questo è il servizio tramesso da La7 sulla situazione a L'Aquila già postato da Anna.

Lo dedico a quelli che col culo al caldo e senza avere cognizione di cosa sia vedersi crollare in una notte tutta una vita, hanno dato prova di quanta idiozia, mancanza delle più elementari basi di capacità di convivenza civile e di grettezza d'animo possano essere capaci degli esseri che si qualificano umani ed hanno imbrattato il suo blog ed i forum che hanno trattato l'argomento.

Buon Berlusconi a tutti voi

http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=30919

(copincollare l'indirizzo sul browser per vedere il servizio)

venerdì 25 settembre 2009

TOCCA A LORO

Francamente seguire questo video mi ha inquietato oltre il dovuto.
Quando si parla di lavoratori precari troppe volte si dà aria alla carie dicendo cose senza sapere di cosa si sta parlando.
Quando un contratto da precario non viene rinnovato, si può provare rabbia e sconforto, di sicuro non sorpresa.
Quando TUTTI i contratti precari di un'azienda non vengono rinnovati questi sono i risultati.
Nel settore della comunicazione e dello spettacolo la situazione non è diversa dalle altre categorie, anzi, e questa è una delle testimonianze.

L'azienda che ha fatto questa genialata è nientemeno che la TV dei ggiovani, MTV.





Avere Trent'anni (e lavorare a MTV) from bucknasty on Vimeo.


grazie a 7YEARWINTER

IL FERMACARTE


Ieri sera ad "Anno zero" uno dei collaboratori di Santoro è andato ad intervistare Vittorio Feltri nella sua stanza dalla quale dirige "Il Giornale" e ad un certo punto l'inquadratura si è soffermata su di un orpello che adornava la scrivania del direttore del quotidiano di casa Berlusconi.

L'orpello era un testone di Mussolini, nero.

Uno dei gadgets che ormai si possono trovare perfino negli autogrill, insieme ad altri simpatici articoli quali il manganello con la scritta "Me ne frego", i vini "Credere obbedire combattere" e tutta la nuova componentistica d'arredo per nostalgici recentemente sdoganata dalla Seconda Repubblica.

Ora, non so se qualcuno ci ha fatto caso ma in questo blog il termine "fascista" lo uso con un minimo di cautela almeno finché la foga non mi prende la mano.
"Fascista" è un termine che la Seconda Repubblica ha sottoposto alla stessa mutazione etimologica allo stesso modo in cui ha imposto al senso comune quella generalizzazione becera, qualunquista e mistificatrice alla quale ha sottoposto termini come "Sinistra", "Libertà", "Democrazia" e "Diritti".

Quisquilie, insomma.

Ed il termine "Seconda Repubblica" non l'ho usato a caso, visto che ancora esiste un'opposizione preposta a guardia delle scorribande linguistiche (in realtà etiche) della maggioranza e che si è rivelata non solo inaffidabile ma addirittura complice di questo scempio non solo di termini ma di valori.

Mussolini ha incarnato durante il ventennio l'etica e la realizzazione dell'ideale fascista; una destra autoritaria, identitaria, sociale e senza spazio alcuno per l'opposizione. Che ha sposato la causa del nazionalsocialismo quando si è trattato di prendere parte alla Seconda Guerra Mondiale, quella degli spazi vitali ad oriente, delle persecuzioni razziali, delle pulizie etniche, dell'orrore dei campi di sterminio ed una volta messa nelle condizioni di battere in ritirata dei rastrellamenti, delle stragi indiscriminate compiute a sangue freddo sui civili.
Mussolini incarnava quell'ideale di espansione coloniale mutuata dalle reminescenze dell'Impero Romano, propria dell'etica fascista secondo la quale la sottomissione di popoli "inferiori" rispecchia e ripristina l'ordine naturale delle convivenza della specie.
Al momento attuale vediamo la presupposta specie superiore rappresentata, tra gli altri, da Maurizio Gasparri, Renato Brunetta, Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Gabriella Carlucci e Mario Borghezio quindi si capisce che effettivamente ci sia un disperato bisogno di rimettere ordine in questo campo.
Ma non divaghiamo.
Dicevamo dei fascisti.
Attualmente per quanto mi riguarda chi può fregiarsi a pieno titolo dell'etichetta di "fascista" é tuttora situato nell'area extraparlamentare sotto sigle di vario genere e con distinguo che non sto qui ad elencare, anche perchè dopo la faticaccia compiuta per fare lo stesso lavoro con le sigle che si proclamano comuniste dovrei prendere un'aspettativa di sei mesi.
E non le ho neanche elencate tutte.
Comunque se qualcuno vuole scorrersi un elenco, da Forza Nuova in poi, può tranquillamente constatare che, oltre ad ammontare anch'esse ad un discreto numero, il loro atteggiamento nei confronti del governo Berlusconi non é esattamente entusiasta.
Credo che, seppure in modo troppo generico per distinguere poi la varietà delle posizioni dei vari gruppi, associazioni e comunità dell'estrema destra, questa puntualizzazione sia non solo necessaria ma doverosa.

Resta il fatto che l'uso della simbologia dichiaratamente fascista da parte di uno come Feltri la posso interpretare allo stesso modo in cui interpreterei il vedere un ritratto di Lenin dietro la scrivania di Scalfari.

Questi borghesucci che messi in mezzo ad un combattimento sarebbero campioni solo nella disonorevole arte della fuga lasciando dietro di sè una lunga strisciata di merda lunga chilometri, mentre sono bravissimi ad aizzare l'odio e l'intolleranza da dietro una comoda scrivania mi hanno sempre fatto un discreto ribrezzo.
Ma torniamo al punto e vediamo cosa un semplice fermacarte simboleggia, al di là della penosa figura fatta dal direttore del Giornale quando gli si è chiesto conto delle stronzate con le quali ha imbrattato delle pagine già di per sè inqualificabili:

Prendiamo atto che il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, proprietario delle TRE televisioni private più potenti a diffusione nazionale e della praticamente unica concessionaria di pubblicità mediatica, nonchè di una grandissima casa editrice chiamata Mondadori, nonchè di altre cose che non sto qui ad elencare visto che ormai anche i celenterati trilobiti lo sanno, si pregia del contributo di un direttore del principale giornale organo di stampa della sua fazione che sfoggia simboli apologetici contrari allo spirito ed all'etica di questa Repubblica, contrari alla Costituzione Repubblicana e vieteti per legge. E stiamo parlando del suo Megafono principe nel campo della stampa.
Il tutto nel silenzio e nella più assoluta acquiescenza non solo dell'opposizione politica ma anche delle cariche dello Stato compreso il Presidente della Repubblica, il quale non ritiene necessario neanche di emanare un semplice richiamo ai valori fondanti della Costituzione, se non far presnte che l'apologia di fascismo costituisce un reato, almeno a quanto si ricorda.

Giova ricordare che il signor Feltri, oltre ad essersi ingrassato notevolmente il conto in banca grazie alle libertà che questa Repubblica gli ha concesso, ha continuamente messo la propria penna al servizio di qualsivoglia causa di convenienza, come dimostrano ampiamente i suoi trascorsi che non risalgono ai tempi della guerra ma che possono essere facilmente rintracciati nell'arco degli ultimi 15 anni in qualsiasi archivio di rassegne stampa.
D'altra parte il quadretto che ne ha fatto Filippo Facci ieri sera ad Anno Zero più che inconfutabile è semplicemente una rappresentazione di fatti nudi e crudi.

L'esibizione della iconografia mussoliniana, quindi, assume ancor di più un carattere tanto volgare quanto sintomatico della belluina concezione che questa destra ha dell'etica politica.
Detto in parole povere, questi non sono uomini, sono spazzatura.

E neanche della migliore.

E' quella destra borghese che chiama alle armi e manda dei ragazzi a morire non appena gli si presenta l'occasione senza pensare minimamente di smuovere il culo dalla poltrona, che agita odio e proclama una guerra di valori a mò di sagoma di cartone in difesa delle proprie succulente prebende rastrellate seguendo il ducetto di turno e soprattutto ai profitti di quel capitalismo selvaggio e regolato da meccanismi criminali che dà loro da mangiare e per questo disposti ad ogni infamia.

La sua lotta è fatta di intrighi, inganni e servizievoli lecchinaggi nei confronti di quel potere parallelo che trama nell'ombra mettendo davanti a sè come simbolo identitario un ideale, che per quanto sia agli antipodi col mio, non mi risulta predichi questo tipo di comportamento nei confronti dell'elite capitalista della quale i Berlusconi sono degni rappresentanti.

Non ho alcuna difficoltà ad affermare che il principale fattore di degrado dell'Italia risieda da questa continua mistificazione perpetrata attraverso la commistione di ideali e di simboli che la classe dominante ha usato per svuotare il paese di ogni consapevolezza trascinando con sè coloro che preferiscono spegnere il cervello e trovare la prima guida, possibilmente la più comoda e remunerativa, alla quale delegare il corso della propria vita.

Sta qui il massacro operato dalla Seconda Repubblica in nome di un riformismo ed un modernismo già decomposto e putrescente nella sua genesi, vecchio come vecchi sono gli intrighi e le infamie di chi, al di là di ogni etica, di ogni ideologia, di ogni concetto, brama esclusivamente il potere per il potere.

Niente di nuovo, forse. Ma basta che lor signori sappiano che la loro maschera è visibilissima a molta più gente di quanto possano sperare. E che, nei tempi adatti, ad ogni causa corrisponde un effetto.

SUI PROCLAMI


La libertà di stampa è minacciata?

Sì, fin dalla sua invenzione.

Pensateci su; se Gutenberg avesse presentato al mondo come prima opera stampata i sonetti di Pietro L'Aretino invece della Bibbia avremmo dovuto aspettare almeno altri 300 anni prima di veder stampata una seconda opera.

Ma volevo parlare d'altro, e precisamente della inutilità dei proclami delle autorità puntualmente messi in risalto come fossero chiavi per il Satori o, nel caso di frasi del Papocchio, del Terzo Mistero di Fatima.

Un esempio:


seguita da:

"LE SCUOLE SIANO MIGLIORI, NON DI ELITE"

E perché mi son capitate queste di oggi, tra l'altro da annoverare tra le meno banali rispetto a quelle che puntualmente arrivano dalle massime autorità politiche e spirituali che gigioneggiano nel Belpaese.

Ricordo fragorose ovvietà ratzingeriane come "Il lavoro sia dignitoso", una frase che lì per lì suscita ammirazione nel popolo bue, il quale evita accuratamente di considerare che la prospettiva di un lavoro non dignitoso é avallata solo dai palchi dove svetta quell'aquilotto similnazista sotto forma di lode al progresso, ma che ai poveri ed agli ultimi suona come una fervente presa per il culo; se i destinatari fossero i devoti dell'aquilotto il Papocchio potrebbe direttamente rivolgersi ai loro guru, con nomi e cognomi, eccheccazzo, e così per le altre fragorose ovvietà con cui le nostre autorevoli guide tempestano la già avvilente stampa nostrana.

Ma da ora in poi c'è una soluzione: è nato un sito dove il Papa, il Presidente, il Vescovo, il Re, l'Imperatore, perfino un Cardinale possono direttamente usare per i loro roboanti proclami al cui cospetto il detto livornese "Chi c'ha i vaìni se la passa bene" (vaìni=quattrini) assume la complessità di un appunto di Tesla.

Il sito é


E ne consiglio caldamente la visione. Rinfrescando la pagina appare ogni volta una frase diversa.

Buon divertimento.

giovedì 24 settembre 2009

37 ANNI PRIMA DI OBAMA





Magari non era difficile sapere che saremmo arrivati a questo punto, ma insomma, sentirla ora.......



DAVID BOWIE FIVE YEARS

Pushing thru the market square, so many mothers sighing
News had just come over, we had five years left to cry in
News guy wept and told us, earth was really dying
Cried so much his face was wet, then I knew he was not lying
I heard telephones, opera house, favourite melodies
I saw boys, toys electric irons and t.v.s
My brain hurt like a warehouse, it had no room to spare
I had to cram so many things to store everything in there
And all the fat-skinny people, and all the tall-short people
And all the nobody people, and all the somebody people
I never thought Id need so many people

A girl my age went off her head, hit some tiny children
If the black hadnt a-pulled her off, I think she would have killed them
A soldier with a broken arm, fixed his stare to the wheels of a cadillac
A cop knelt and kissed the feet of a priest, and a queer threw up at the sight of that

I think I saw you in an ice-cream parlour, drinking milk shakes cold and long
Smiling and waving and looking so fine, dont think
You knew you were in this song
And it was cold and it rained so I felt like an actor
And I thought of ma and I wanted to get back there
Your face, your race, the way that you talk
I kiss you, youre beautiful, I want you to walk

Weve got five years, stuck on my eyes
Five years, what a surprise
Weve got five years, my brain hurts a lot
Five years, thats all weve got
Weve got five years, what a surprise
Five years, stuck on my eyes
Weve got five years, my brain hurts a lot
Five years, thats all weve got
Weve got five years, stuck on my eyes
Five years, what a surprise
Weve got five years, my brain hurts a lot
Five years, thats all weve got
Weve got five years, what a surprise
Weve got five years, stuck on my eyes
Weve got five years, my brain hurts a lot
Five years, thats all weve got
Five years
Five years
Five years
Five years


CINQUE ANNI

Avanzando a spintoni nella piazza del mercato
Così tante madri singhiozzanti
La notizia ci era appena giunta
Ci rimanevano 5 anni per piangere

Il tizio del telgiornale piangeva e ci disse
Che la Terra stava davvero morendo
Pianse così tanto che il suo viso era tutto bagnato
E io capii che non stava mentendo

Sentii telefoni, opere liriche, le canzoni preferite
Vidi ragazzini, giochi, ferri da stiro e televisioni
Il mio cervello doleva come un magazzino
Non aveva più spazio libero
Ci dovevo ammassare così tante cose
Perchè fossero tutte immagazzinate lì dentro
E tutte le grasse-magre persone
E tutte le alte-basse persone
E tutte le persone che non sono nessuno
E tutte le persone che sono qualcuno
Non avrei mai pensato che avrei avuto bisogno di così tante persone

Una ragazza della mia età andò fuori di testa
Picchiò dei bambini piccoli
Se il nero non l'avesse tirata via, penso che li avrebbe uccisi

Un soldato col braccio rotto rimase a fissare il volante di una Cadillac
Un poliziotto si inginocchiò e baciò i piedi di un prete
E una checca vomitò a quella vista
Penso di averti visto in una gelateria
a bere frappè freddi e lunghi
Sorridente, salutando e apparendo così bello
Non penso che tu sapessi che saresti finito in questa canzone

E faceva freddo, pioveva, e io mi sentivo come un attore
E pensai a mamma, e volevo tornare da lei
Il tuo viso, la tua razza, il modo in cui parli
Mi manchi, sei bellissimo

Abbiamo cinque anni, impressi nei miei occhi
Ci restano cinque anni, ma che sorpresa
Ci restano cinque anni, e il cervello mi fa molto male
Abbiamo cinque anni, è tutto ciò che abbiamo

mercoledì 23 settembre 2009

ALTO TRADIMENTO


C'è un equivoco di fondo sul quale si regge questa Repubblica.

Un equivoco che rischia di diventare estremamente pericoloso, e che può avere conseguenze molto gravi se si continua di questo passo.
Dico subito che questo equivoco nasce con la Repubblica stessa, ed é continuato con alterni rivolgimenti sulla vita democratica del paese fino all'entrata in scena di un partito chiamato Forza Italia.

Da quel momento l'equivoco si è svelato come una vera e propria stortura tollerata da una classe politica decisamente connivente quando addirittura complice, e che si manifestava come l'evoluzione finale di quell'equivoco irrisolto già dalla nascita della Repubblica.

Una Repubblica nata dalla Resistenza e dalla lotta di Liberazione, ma che una volta nata non ha saputo, o non ha voluto debellare definitivamente il germe di quel male che l'aveva ridotta ad un cumulo di macerie, divisa, povera e definitivamente a sovranità limitata.

Una Repubblica che non è stata capace di creare le basi per strappare ai nuovi occupanti americani la condizioni per creare delle reali basi culturali, sociali ed etiche affinchè il nostro paese potesse svolgere il suo compito di alleato sradicando alla radice la malattia mentale che gli italiani avevano contratto permettendo a Mussolini di impossessarsi di una nazione portandola allo sfacelo.
Una cura che non poteva non iniziare recidendo soprattutto il marciume figlio del ventennio che si stava riciclando nella Nuova Repubblica nelle Questure, nella Magistratura ed in Parlamento.
Quel marciume che ha tramato contro la Repubblica fin dalla sua nascita, che ha più volte tentato colpi di mano autoritari. che ha insanguinato il paese con le Stragi di Stato, che ha usato ogni mezzo eversivo, compresa la criminalità organizzata, per impossessarsi del potere e che alla fine ha presentato il suo volto sorridente e mellifluo con Silvio Berlusconi, sdoganando definitivamente i nuovi fez e le nuove camicie nere mascherate da sigle come Pubblitalia, Mediolanum e Mediaset, ma anche a quella feccia da sbarco che troviamo legittimata nelle 300 (e coda) aggressioni di marca fascista solo di quest'anno, in realtà figlie di quella mentalità che è perfettamente funzionale al paese appecoronato e lobotomizzato sognato dalla branca eversiva dello Stato ora al potere.

Non avendo risolto l'equivoco, non avendo fatto tabula rasa creando le condizioni primarie per una convivenza civile nella nuova Repubblica, la vera feccia eversiva composta dalla criminale combutta tra eversori infiltrati nello Stato, potenti chierici di associazioni religiose, criminalità organizzata e settori eversivi di associazioni con potenti agganci nei gangli vitali dello Stato ha avuto buon gioco nel tentare a più riprese ed infine riuscire a raggiungere i fili del potere senza un adeguato contrappeso che ne frenasse la corsa.

Non è corretto, ad esempio, affermare che la sinistra s'è suicidata da sola.
La sinistra è stata coscientemente e scientificamente resa innocua da uomini dello Stato deviato infilatisi nell'apparato partitico nonchè dalla stupidità e dalla supponenza di dirigenti miopi, arroganti e che progressivamente hanno cominciato ad abbandonare il popolo per frequentare le stanze del potere.

Ripercorrete documentriamente da soli i rivolgimenti accaduti nella Storia d'Italia mettendo come punti focali le stragi di Stato, il rapimento Moro, il crack Ambrosiano, la loggia P2, l'evoluzione di Cosa Nostra, Tangentopoli, le stragi del '91 e 92, rinfrescatevi la memoria su cosa fosse, oltre la P2, la struttura Gladio, cos'è e chi ospita tra numerari e simpatizzanti l'Opus Dei, NON mescolate tutto ma date una struttura rigorosamente cronologica e documentata ad ogni singolo fatto e tirate fuori le vostre conclusioni.

Ora inizia l'attacco NON alla libertà di stampa ma alla Rete, quindi alla libertà d'opinione tramite il disegno dell'avvocato Pecorella.

Non fatevi fregare dalle querele a "Repubblica" e a "L'Unità".

Quelli sono lo specchietto per le allodole; i bersagli non sono loro, già sufficientemente innocui.

Il bersaglio è quello dove circolano liberamente le informazioni; in Italia il servizio della rete internet in confronto a quello offerto da altri paesi (Francia, Germania, Spagna, Svezia e via e via) é pessimo, limitato e carente specie per chi non ha il tempo di mettersi a conoscenza delle diavolerie informatiche che permettono di accedere a tutti, anche ad anziani, operai e strati sociali meno acculturati ad esempio, ad un servizio decente. Non esiste ancora la copertura ADSL su tutto il territorio nazionale. Internet viene costantemente criminalizzata in televisione, ponendo costantemente l'accento sui "pericoli" e sugli "eccessi libertari" della rete. Scherani del potere e servi idioti di queta feccia che ci governa si infilano appena possono in forum, gruppi di discussione, blog e quant'altro cercando di creare le condizioni per mandare in vacca i dialoghi di persone serie buttandola in caciara usando gli stessi, identici slogan che i loro padroni mandano via etere e via stampa con metodica e rutilante puntualità. Sono rigorosamente anonimi quanto maldestri. Qualsiasi hacker con una conoscenza media delle tecniche di riconoscimento può vedere in pochi minuti anche la marca dei calzini che portano, ma sono bassa manovalanza di cui i loro capi possono disfarsi una volta svolto il loro misero e miserabile compito.

E comunque non è difficile reperirne in breve tempo nomi e cognomi a chi interessa.

Perchè mica penserete che il contrappeso dell'attuale potere sia costituito da quella manica di disperati che ho elencato nell'ultimo post.
La vulgata che i migliori hacker sono ora al servizio delle grandi multinazionali é una stronzata colossale, ad esempio.

I sistemi di controllo attuali presuppongono una condizione di essere capaci sia di sfuggire al controllo sia di non rimanere mai "fermi" nello stesso posto a lungo.
Le caratteristiche primarie sono quelle illustrate nell'ormai vetusto "T.A.Z. - Zone temporaneamente autonome" dell'agitatore Hakim Bey e che hanno avuto la loro naturale evoluzione con lo scorrere dei tempi.
Chi cerca di fare informazione su un blog difficilmente può riuscire a tenersi fuori dai sistemi di controllo attuale nel diffondere le proprie idee, quindi al momento è il bersaglio più vulnerabile.

Non per questo deve rinunciare. Al contrario può informarsi. Può trasmettere con più convinzione e più passione quello di cui viene a conoscenza nella vita reale, può organizzarsi, creare condizioni e situazioni affinchè la vita virtuale abbia un naturale sbocco nel reale e da lì mettere le basi per qualcosa di realmente nuovo e, quello sì, fuori dalla portata del controllo totale.

Ho avuto modo di leggere quanto accaduto nei casi di AntonioRamone (che ha già strategicamente preso provvedimenti, gabba gabba hey!), ad Agorà di Cloro e buon ultimo a Korvo Rosso, almeno tra i blogger che frequento e che apprezzo.
Niente di nuovo, se qualcuno, facendo un debito rapporto, ricorda quanto fu travagliata l'avventura di riviste come "Il Male" e "Frigidaire" (il quale si vide tagliare improvvisamente i fondi dei contributi per le riviste culturali, e "Frigidaire" di cultura ne faceva davvero e di qualità eccezionale) capirà che di questi mezzucci il potere ne fa uso a iosa; perfino l'uso della stampa "amica". Ricordiamoci chi è Feltri e chi è il suo amichetto Betulla, cosa possiamo aspettarci, il tappeto rosso? Loro sono la nostra controparte privilegiata, strapagata, ben pasciuta e coccolata da quella gente che ha schiantato il potere d'acquisto dei nostri stipendi, che ha precarizzato il nostro lavoro e le nostre vite, sono il megafono di quella feccia di cui ho parlato all'inizio.

Io continuerò a scrivere in questo spazio e non me ne sbatte un beneamato cazzo se blogger decidesse prima o poi che non gli sono gradito e mi chiudesse il blog.
Ho abbastanza mezzi e conoscenze per riciclarmi in altro modo ed in altra forma, se ne avessi voglia.
Ho una vita reale.
Un lavoro, degli interessi, conoscenze, gente che frequento, con cui scambio opinioni, modi di vivere.
Sono inserito in un meccanismo, quello dello spettacolo, che rende chiare molte cose apparentemente oscure.
Non ho paura del potere perchè da qualche parte, in qualche posto, in qualche modo ed anche senza il mio contributo c'è un contrappeso che non smette mai di funzionare.
Tutto sta a trovare il proprio posto. E quello in cui trasferirsi quando il posto scelto non funziona più perchè troppo sotto i riflettori sbagliati. Calcolarlo prima, sceglierlo con cura. Condividerlo. Preparare il terreno.
Se il potere si muove è perchè ha paura.

Questo potere e chi lo rappresenta é colpevole di alto tradimento nei confronti dei nostri morti, da quelli delle stragi naziste, a quelli delle stragi di Stato, a quelle di coloro che hanno lottato contro gli intrecci tra Stato ed organizzazioni criminali e tutti quelli che hanno dato la vita per un'Italia civile e prospera, dove il potere non fosse un mezzo per schiacciare le classi lavoratrici ma la gestione delle risorse del paese per il benessere dei suoi cittadini.

Chi pensa la stessa cosa e comunica con questa consapevolezza col mondo, in rete come nella vita reale, sta assolvendo al compito più nobile che potrebbe svolgere per il proprio paese.

Ma il primo dovere, personalmente, credo di assolverlo sul mio posto di lavoro comportandomi con assoluta ed irreprensibile dignità come essere umano, lottando per i miei diritti ma assolvendo ai miei doveri. Ho smesso di delegare ai sindacati la mia tutela (non prendete tutti esempio, però, io me lo posso permettere a malapena) ma l'importante è che quello che trasmetto a chi mi sta vicino ed a chi viene a contatto con me abbia l'impressione, chiunque sia e comunque la pensi, di una persona su cui fare affidamento, con dei valori forti e granitici, che ha ben inciso un concetto di bene comune.
Un atteggiamento trasmessomi da lavoratori di un'altra generazione.

E che si qualificavano come Comunisti.

martedì 22 settembre 2009

IO SO' DER COMMUNISTA








Ecchediamine! Eppoffarbacco!
Uno non fa in tempo che so, ad alzarsi e prendere una birra in frigo o rimettere a posto la serranda del salotto o mettere in ordine la libreria che ti ritrovi un altro partito di sinistra nuovo di trinca.
Anzi, ma che dico di sinistra, comunista. Ma no comunista così, COMMUNISTA COSIIIIIIIII'.

Però nuovo.

Cioè, un altro.

Ammetto di essere in ritardo quindi non vorrei che una volta finito il post debba ricominciare da capo perché nel frattempo uno dei partiti sottoelencati s'è ulteriormente scisso, abbia già fatto il suo congresso, eletto ad acclamazione il segretario escluso due che hanno sancito una ulteriore scissione per fondare un altro partito e così via.

L'ultimo genio in ordine di tempo è lo scarsocrinito Marco Rizzo, ex PdCI e radiato (oggi è la loro giornata, evidentemente) da Diliberto in seguito a querelle che fareste bene a chiedere a Ladytux la quale a suo tempo postò un articolo assai esaustivo e, sarà bene specificarlo, pro-Diliberto.
Se qualche sostenitore di Rizzo volesse comunque controbattere può presentarsi qui munito di regolare tessera del nuovo soggetto e un flacone di shampoo, tanto al loro segretario non serve e io invece sto prorogando oltre ogni decenza il rito del taglio dei capelli.

Dunque: il partito si chiama "Comunisti, Sinistra Popolare" il cui logo è questo:






Come vedete, falce e martello gialla in campo rosso con banda nera.

Come dice l'Immenso Principe De Curtis "Guesta faccia non mi è nuova"

E quindi scatta l'aggiornamento, per i disattenti e per quelli che hanno avuto un improvviso sommovimento di intestini nelle ultime due ore:

La sinistra schiera ora quindi, oltre alla nuova sunnominata formazione


dal taglio decisamente internazionalista, come il logo ben esplica:







Difatti dietro la falce e martello (rossa) campeggia un mappamondo provvisto di meridiani e paralleli perché sì, veniamo da lontano, e quindi è sempre bene sapere dove siamo altrimenti ci si perde. Il partito è guidato da Marco Ferrando, ex-RC dall'eloquio fluente.

Abbiamo poi RIFONDAZIONE COMUNISTA, i padri di tutti gli scissionisti o, a seconda delle prospettive, i primi ad aver subito una scissione, quella del PDS alla quale rispose con un fiero richiamo identitario e che fu guidata dal Comandante Fausto Bertinotti tra le impervie e scoscese lande che portavano dalle fabbriche all'angusto salotto di Bruno Vespa. Dicono sia stato responsabile della caduta del primo governo Prodi, attirandosi gli strali di tutta l'area riformista fino a Betelgeuse3, il tutto per una facezia che poteva essere risolta con un tiramisù (la crostata ormai ha assunto posizioni decisamente reazionarie e quindi è stata solennemente bandita) se non fosse per quel demonio di Turigliatto, uno che a Livorno avrebbe il meritato soprannome di "diacciaponci" (trad. colui che fa raffreddare il ponce, bevanda che va bevuta invece bollente per essere gustata appieno, dicesi quindi di persona che è famosa per raffreddare gli entusiasmi).
Il simbolo, conosciutissimo, è questo:







La scissione Rifondazione/PDS fu seguita dall'ulteriore scissione che portò alla nascita del






guidato allora dal Compagno Armando Cossutta, il quale fisicamente ed antropologicamente rimandava all'istante un'immagine da membro del Politburo brezneviano e per questo il partito raccolse subito l'entusiastica adesione dei più nostalgici verso la Grande Madre Russia, tanto che il buon Armando cercò di presentare al primo congresso un nuovo Piano Quinquennale per la conquista del 5 % alle elezioni successive. Attualmente è guidato da Oliviero Diliberto, l'uomo che in un faccia a faccia televisivo distrusse Silvio Berlusconi e per questo mi ricorda un pò quando il Livorno di Protti e Lucarelli batté il Milan per 1 a 0.

C'è poi SINISTRA CRITICA , supportata dalla scritta "Comunista, Ecologista, Femminista" ed autoreferenziata come "la sinistra che fa quello che dice" e che presenta come simbolo






una falce e martello gialla in campo rosso.
Essendo il partito fondato dal pasdaran Turigliatto non ci si poteva aspettare niente di meno.
E' l'unico partito della sinistra guidato da una donna, Laura D'Angeli, insegnante precaria che probabilmente ha un poster della Gelmini sopra il letto ed una nutrita scorta di freccette nel cassetto del comò.

C'è poi SINISTRA DEMOCRATICA formazione nata come risposta di sinistra al Partito Democratico. Lo sforzo di porsi a sinistra del PD deve essere stato tale che, oltre a dover organizzare velocemente una sottoscrizione per un set di asciugamani tergisudore, hanno dovuto poi confluire nella nuova formazione nata dalla scissione di Rifondazione Comunista con i vendoliani, che non sono alieni con l'orecchino ma i delegati che appoggiavano la mozione di Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, il quale dopo la scissione da RC ha formato un soggetto politico comprendente, per l'appunto, SD e Verdi o quel che ne rimane dopo il disastro Pecoraro Scanio chiamata

SINISTRA E LIBERTA'.

Ci sarebbero anche i Socialisti di Boselli, in cerca di non dico un appartamento, ma almeno una mansardina termoautonoma dove sistemarsi, ma ultime notizie danno il rinnovo dell'accordo piuttosto arduo e che si spera almeno non provochi una ulteriore scissione tra i socialisti. Il garofano comunque resiste nel simbolo, che è questo:








E qui, come si può agevolmente vedere, non c'è traccia di falce e martello.
Il target è l'elettore di sinistra moderno, riformista ma ancora comunista, almeno credo. A sentire Vendola le alleanze possibili vanno dall'area più progressista del PD al Partito Comunista Americano passando per i Cattolici Cinesi ed i Buddisti Svizzeri.
Il linguaggio é anch'esso moderno e pragmatico, specialmente nei confronti dei compagni di area, sui quali si pongono più o meno così:




Il ragazzo ha un futuro, garantito.

Direte, beh sono finiti.

MA QUALE FINITI!
FERMI LI' E NON VI MUOVETE!

Ci sono innanzitutto LORO, i mitici, ineguagliabili, inossidabili, inarrivabili compagni del


Ecco, questi sono comunisti.
Di quelli che definire semplicisticamente "duri e puri" significa farsi 4 anni di gulag per mancato rispetto agli eterni maestri (Lenin, Stalin e Mao-Tse-Tung, per i nati dopo l'82)
Il loro organo di stampa si chiama "Il Bolscevico"




Che, come vedete propone titoli sobri e distaccati, attuali e profondamente stimolanti sul ruolo della sinistra italiana attuale. Ma il meglio di sé l'ufficio Propaganda del PMLI lo dà con i suoi manifesti che non posso esimermi dall'esibire a beneficio del proletariato e delle classi oppresse di questo paese:
















Beh, che c'è da mormorare?

Non dite di essere COMMUNISTI COSIIIIIIIIIIIIIIIIIII'?

Aoh, questi sono comunisti perdavvero, mica penserete che gente che mette in giro manifesti del genere stia lì a lambiccarsi con accordi trasversali, riformismi collaterali, giunte con l'UDC, sguardi all'elettorato cattolico, trattative con Confindustria e menate di questo genere.

Beh, dove sono finiti tutti i comunisti, chè un minuto fa c'era pieno?

A fare un altro partito?

Boh, non so dove voglia andare a parare questa sinistra, mi sa tanto che andrà a finire

QUA

NOTA: il post è chiaramente iperbolico, ma se il fatto che su 6 (dico SEI) partiti di sinistra neanche uno riesca ad entrare in Parlamento non vi sembra altrettanto iperbolico allora significa che c'è un grave problema. A partire dalla concezione stessa di comunismo. Non tanto sull'entrare o meno in Parlamento, quanto sulla necessità strategica di 6 partiti. E non mi pare di vedere nella base fieri squilli di rivolta verso questo scempio che dovrebbe innanzitutto far riflettere sulla smania di protagonismo e sull'inconsistenza politica di tutti i leaderini e leaderucci succedutisi dopo la scomparsa del PCI.

E quindi

stando così le cose
VIVA IL PMLI, VIVA GLI ETERNI MAESTRI E VIVA L'ITALIA UNITA, ROSSA E SOCIALISTA

Ahr ahr ahr.





lunedì 21 settembre 2009

SIMBOLI


Non ho la conoscenza del settore adatta per pensare o dare giudizi sul circo della Formula 1, disciplina che detesto cordialmente senza per questo non dare il giusto grado di ammirazione a chi, intendendosi di motori e quindi competente in un campo di notevole complessità, ama chionzarsi davanti alla TV per seguire un Gran Premio anche alle 4 di mattina.

E di conseguenza non ho le conoscenze del settore adatte per affermare se suddetto circo sia un troiaio come quello, ad esempio, del calcio che pure rimane lo sport che prediligo seguire dopo l'atletica.
Ma anche se fosse un immondezzaio puteolente, un giro di mafiosi nazipedofili o quanto di peggio si possa immaginare, i simboli dell'italietta berlusconiana non mancano di apporre il loro indelebile, inconfondibile marchio.

Leggevo pochi giorni fa "Briatore lascia la Formula1", seguito a ruota dal comunicato televisivo assolutamente identico nei termini e nei toni e cioè che "Briatore lascia la Renault".
Poi capito sui siti dei maggiori quotidiani nazionali e leggo che, OH MERAVIGLIA! Il creatore di Naomo è stato nientepopodimenoche CACCIATO CUM MAGNA IGNOMINIA ET DISPREZZO a gollettoni & storcidi'ollo e cioè RADIATO A VITA dalla Formula 1 per aver obbligato un suo pilota (il figlio di Piquet) ad incresparsi su un muretto in modo da agevolare l'altro pilota di scuderia, Alonso.

Ma guarda.

Una persona così perbene.

Immagino lo sconcerto nel popolo delle beauty farm e dei vari Twiga sparsi nella penisola (uno, il tenutario del marchio e quindi il suo, ce l'hanno piazzato qua nei pressi, in Versilia ed ai livornesi dabbene non è parso vero di portare il loro carico di abbronzatura & debiti nella discoteca di Briatore); ma come, radiato? Per una quisquilia simile?
E, naturalmente, i media nazionali, come avevo avuto modo di vedere in precedenza, tutti a costruire il puntuale mafiosissimo quadrato intorno a Mr. Billionaire/Twiga/Queen's Park Rangers, il quale non è comunque nuovo a marachelle imbarazzanti.

Ovviamente qui in Italia si fatica ancora a comprendere che vivere al di fuori del Belpaese non comprende necessariamente il portare l'anello al naso e che non basta lasciare in mano il paese ad un furbacchione che ha creato un impero mediatico e commerciale grazie alle gentili tresche col peggio del peggio della feccia che popola la penisola per credersi i meglio fichi del bigoncio.

Succede che da altre parti se fai il furbo vai fuori. Out. Raus. Levati di 'ulo.

E la patetica italietta si indegna, parla di "prove che non ci sono" quando addirittura lo stesso Briatore, nel suo esser stato maramaldo, si rivela più onesto degli squallidi leccaculi nostrani confessando di aver impartito l'ordine "per il bene della squadra".

E infatti qua sta il punto.

Che sia o meno un caso che, guarda caso, il caso ha voluto che per caso l'unico team manager radiato a vita sia stato uno dei simboli dell'attuale italietta da circo in disfacimento, non è un caso che il nostro apparato di megafoni del potere abbia fatto carte false pur di:
A) mistificare la verità, e una volta impossibilitati a continuare la pagliacciata
B) Tentare una squallida difesa in stile ghedinesco quando perfino l'imputato eccellente ha confessato, e se proprio vogliamo mettere un altro carico, anche il comunicato della Renault è spaventosamente esaudiente in proposito.

Vergogna e pubblico ludibrio anche su "Repubblica" che si scandalizza del come Piquet sia stato assolto, in quanto semplice esecutore degli ordini di scuderia, mentre dal quotidiano battente bandiera radicalchic (e che mette la benda da pirata solo quando ha altri cuggini più grandi dietro vedasi caso escort in cui il cuggino è la Chiesa) si indica il pilota brasiliano come il principale colpevole.

Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è riuscito nella non facile impresa di ridurre il nome dell'Italia ad una macchietta ridicola, squallida ed anche discretamente triste presso tutti i quattro angoli del globo, più del famoso "Mafia-Pizza-Mandolino"; i suoi simboli lo stanno adeguatamente sostenendo; ma lo scandalo che è costituito da certa informazione che dobbiamo sorbirci qui in Italia evidentemente non è ancora emerso all'estero in tutta la sua deflagrante tragicità. Anche perché ad un povero italiano onesto, con tutte le cose che avrebbe da dire, si intasa la gola e ne esce un solo, ormai sempre più flebile suono:

aiuto.

LE FECCE TRICOLORI


Il nanetto Brunettolo è preoccupatassai perché la "sinistra per male" starebbe progettando un colpo di Stato.
Ohibò.
In realtà in Italia c'è un golpe continuato e reiterato all'interno delle istituzioni che risale a quando l'attuale generazione produttiva portava i pannolini o addirittura attendeva di vedere la luce.
Che in Italia l'errore più grande sia stato il non aver fatto una tabula rasa degna di questo nome nel dopoguerra non è un'opinione ma un dato di fatto, e non parlo di fascisti genericamente parlando ma di quegli apparati e di quegli uomini i quali vivono la democrazia come un grappolo perenne di emorroidi e che sono stati lasciati in posti che un vero paese democratico mai si sognerebbe di affidare a certa gente.
Partiamo dalla fine: c'è un ex-boss della 'ndrangheta, Francesco Fonti, che sta informando da anni i magistrati sul traffico e sullo smaltimento dei rifiuti tossici in mare, come ad esempio è successo con la nave Cunski, recentemente individuata al largo di Cetraro.
Leggere le dichiarazioni dell ex-boss, però, è una cosa che fa rizzare i capelli anche ai calvi, con tutto che lo schifo a cui le cosche criminali e gli ormai leggendari "apparati deviati" (eccerto) dello Stato ci hanno abituato.
Dunque nel nostro mare c'è un numero ancora imprecisato ed imprecisabile di navi contenenti materiale altamente tossico ed in alcuni casi addirittura radioattivo. Il mare dove facciamo il bagno tutte le estati, quello per cui comuni e province interessate si preoccupano di presentarci col bollino blu ad ogni inizio stagione.
E, secondo le dichiarazioni di Fonti, il tutto con la regia di uomini dipendenti dei nostri servizi segreti. Cioè di dipendenti dello Stato.

Vogliamo saltare a piè pari il vagliare se il fatto che tra i millemila tra politici, portaborse, valletti ed addetti in divisa delle varie Forze dell'Ordine (Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Guardia Forestale, Guardia Costiera, Protezione Civile, Esercito fino ai buttafuori dell'ultima discoteca di Lampedusa) non sapessero una fava di quanto stesse succedendo?
Dobbiamo prendere per buono che se un Agente "Pino" (vedi articolo linkato) decide di radioattivizzare l'intera penisola in collaborazione con una qualsiasi cosca non c'è un solo apparato di Stato che abbia la possibilità di fermarlo?

Vediamo questo Stato, alla luce di precedenti fatti in cui delle tragedie sono poi effettivamente accadute, in quali strepitose performances si è prodotto: prendiamo il caso del traghetto Moby Prince, signori non ve ne dò uno, non ve ne dò due, non ve ne dò dieci, ma ben 140 MORTI.
Ne ho scritto tempo fa in un post: 10 APRILE 1991 , post che ho cercato di curare in maniera particolare visto che quella sera alla Terrazza Mascagni testimone dei i bagliori del traghetto che bruciava c'ero anch'io.
L'aiuto dato dalle autorità dello Stato alle famiglie ed ai cari dei 140 MORTI per raggiungere la verità e dar loro giustizia?
Dico, volete scherzare?

Oppure vogliamo dare una rinfrescata al ruolo avuto da uomini ed apparati dello Stato in avvenimenti ormai storici quali la bomba esplosa alla Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana? O la bomba esplosa alla Stazione di Bologna che causò la morte di 85 persone? O vogliamo parlare della splendida esibizione offerta dagli apparati militari dello Stato in occasione delle indagini sull'esplosione dell'aereo dell'ITAVIA sopra i cieli di Ustica (81 morti), oppure delle stragi che i pentiti Spatuzza e Ciancimino stanno rievocando (Firenze, Milano, Roma), figlie mature di patti scellerati?

Come e quanto lo Stato si è adoperato affinché il cittadino potesse sentirsi tutelato e fiducioso nella Giustizia che questo Stato é tenuto a garantire nei nostri confronti?
E se forze oscure tramano all'interno dello Stato (tanto per usare un eufemismo della mutua), cosa fa lo Stato per contrastarle?

Non sono domande senza risposta; le risposte ci sono, e sono agli atti dei processi e delle Commissioni Parlamentari spesso, anzi puntualmente boicottate, depistate quando non sabotate.

Ma andiamo oltre: parliamo della considerazione in cui viene tenuta la salute e la dignità di chi, lavorando, tiene in piedi questo Stato e tutti gli apparati annessi e connessi.
Prendiamo un esempio a caso: Porto Marghera.
Alzi la mano chi è capace di quantificare il numero di morti a causa delle condizioni in cui lo stabilimento petrolchimico costringe i lavoratori per portare a casa lo stipendio. Impossibile.
Succede quindi che venga scatenata una durissima battaglia iniziata da Gabriele Bortolazzo, nel frattempo deceduto, e che ha avuto come risultato una prima sentenza di assoluzione quindi una seconda sentenza di condanna di 5 dei 25 imputati rimasti su 28 con non luogo a procedere per prescrizione. Sul banco degli imputati sventolava lo stendardo Monedison, sempre bene specificarlo.

Al momento disponiamo di una ottima situazione analoga a Taranto oppure delle drammatiche condizioni ambientali che stanno facendo diventare la Campania un territorio degno dei peggiori incubi da scrittore di b-fiction, e se qualcuno volesse informarsi che fino hanno fatto i rifiuti accumulatisi a Napoli e che ci hanno fatto vergognare in ogni angolo della Terra che risultati avrebbe in cima ai siti segnalati da Google?
Tra i primi 10 7 sono blog, gli altri 3 sono Yahoo answers, una gallery fotografica di Repubblica e Virgilio notizie (Telecom).
Ma guardate cosa dicono: QUI (Blogolandia), QUI (Ischiablog), QUI (Internapoli) e QUI (Cronache dallo spazio), tanto per verificare di quale natura sia il "miracolo" del duo Berlusconi-Bertolaso.

E della oggettiva situazione ambientale che ne consegue.

E diciamo che questi sono i casi più eclatanti: ho iniziato dicendo di rivelazioni del pentito Forte per cui navi con scorie radioattive e/o rifiuti tossici sono state affondate al largo di Livorno: se attraverso la strada sono praticamente davanti all'entrata della Raffineria ENI, i cui miasmi fanno ormai parte del mio background culturale, poco distante a neanche 300 metri in linea d'aria c'è l'inceneritore dell'Azienda Comunale (tecnologico e all'avanguardia? Mah); spostandosi verso il porto si incontra la centrale ENEL; andando verso l'interno, a 5 chilometri seguendo l'Arnaccio in località Ospedaletto c'è l'altro inceneritore dell'Azienda Municipale di Pisa, che più volte ha avuto fenomeni psichedelici come colonne di densissimo fumo color fucsia che hanno messo in allarme la popolazione circostante, sedata subito dalle rassicurazioni sia del Comune che dell'Azienda stessa (cioè gente super-partes); prendendo invece l'Aurelia ed andando verso Pisa a neanche un chilometro dall'entrata della raffineria c'è la base militare americana di Camp Darby; qui le voci di popolo parlano di materiale radioattivo sia in transito sia immagazzinato in qualche luogo all'interno della base ma capirete che essendo quello praticamente territorio americano va già di lusso se ci fanno sapere che all'interno c'è veramente una base militare.
A mettere la ciliegina sulla torta c'è il progetto di mettere, sempre al largo della costa livornese, il rigassificatore OLT, portatore di energia & benessere, che il Comune vuole approvare a tutti i costi nonostante le verifiche sulla sicurezza e sull'affidabilità di questi impianti siano tutt'altro che inconfutabili.

Capisco che il mettere insieme le stragi, i rifiuti, le cosche, i servizi segreti, le basi militari, i rigassificatori può sembrare tanto dispersivo quanto pretestuoso.

Ma un denominatore comune c'è.

E scommetto che i più svegli non hanno neanche bisogno di pensarci due volte per sapere quale.

Solo una considerazione: un colpo di Stato sarebbe il minimo: il divertimento vero dovrebbe essere quello che andrebbe fatto a chi (apparati di Stato, cosche, giudici compiacenti, Forze dell'Ordine colluse, politici coinvolti) ha messo in piedi questo genocidio di massa continuato e sostenuto con la forza.
Niente pena di morte, per carità, sono comunque contrario.

Ma ai campi di lavoro, detti anche Gulag no, non sono contrario, anzi. E' proprio in posti come quelli che sbatterei queste fecce tricolori, e non prima di avergli fatto ripulire tutto. Ma proprio tutto.

P.S. Vogliono tornare al nucleare, vogliono. Questi qua.
No, dico, c'è ancora qualcuno che si fida di come gestiranno la cosa?







domenica 20 settembre 2009

BURQAMADONNA!


Mettiamo che durante un'importante ricorrenza religiosa in uno qualsiasi dei nostri meravigliosi luoghi di culto (non scherzo, ci sono delle chiese che mozzano semplicemente il fiato sparse in tutta la penisola), mettiamo la domenica di Pasqua, un'invasata faccia un casino davanti alla chiesa, cerchi di strappare alle fedeli le stole con cui si coprono il capo, i veli alle suore, i rosari da sgranare dalle mani di pie vecchiette in nome della liberazione delle donne.
Posso calcolare l'arrivo di un'ambulanza nell'ordine dei 5 minuti.

La gazzarra inscenata da quella portinaia vestita a festa della Disonorevole Santanchè, invece, è stata addirittura protetta dai Carabinieri, dopodiché i pietosi e misericordiosi rappresentanti della comunità islamica hanno permesso alla Disonorevole Iocredo di entrare e fare la sua filippica alle donne musulmane irritate dal fatto che lì per lì non potevano sbranarla a morsi in quanto si sa che certe carni sono poco gradite ai devoti di Allah.

Naturalmente la Disonorevole ha poi terminato la sua sceneggiata accusando i cattivi islamici di averle fatto la bua in tutta risposta alla sua azione meritoria e liberatoria.

Non vorrei azzardare ipotesi ma credo che stavolta la Santanchè s'è giocata il Premio Nobel per la Pace.

Va chiaramente rimarcato quanto sia ipocrita questa cenciaia in tacchi a spillo visto che è proprio la sua parte politica che protegge l'altra faccia del maschilismo più bieco e sbracato, quello per cui la liberazione della donna passa per l'esibizione di qualsiasi parte anatomica atta a stimolare la circolazione di ormoni di qualsiasi segaiolo assiso davanti ad uno schermo televisivo, almeno quelle che non sono impegnate nei suoi festini.

La stessa Disonorevole che al tempo del divorzio del suo adorato Capo (la sento già: "Io non ho un capo!", lo sappiamo Disonorevole o almeno quello che ha le serve esclusivamente per tenere separate le orecchie) si prese la briga di informare il Popolo Italiano che la signora Veronica si faceva ingroppare dalla guardia del corpo, purtroppo alla luce dei fatti intervenuti successivamente la cosa oltre ad avere una sua incontrovertibile giustificazione è stata superata anche oltre le più rosee aspettative tanto da poter giustificare ogni sorta di gangbang a partecipazione mista con carpiati, doppi avvitamenti e planaggi su un tappeto di mandingos sotto Cialis, con conseguente figura da peracottara (e volgare spia) della Disonorevole.

Non so se per quanto riguarda le cerimonie islamiche esista il reato di turbamento di funzione religiosa, sicuramente previsto per i riti cattolici romani, ma se può bastare la corcata che la Disonorevole s'è presa avec 20 giorni di prognosihihihihi ed i rappresentanti della comunità islamica rinunciassero alla denuncia si potrebbe affermare con notevole compassione che alla Santanchè gli è andata di extralusso e che alla prossima volta nella quale questo tentativo di donna si azzardasse ad un gesto così idiota, futile, ignorante ed indegno di una qualsiasi carica istituzionale fossi un Carabiniere mi guarderei bene dall'andare a proteggere la stolta dalla giusta ira dei fedeli.

Il pretesto è stato l'assassinio bestiale della giovane Sanaa da parte del padre, musulmano osservante tanto quanto la stragrande maggioranza dei nostri cattolici, cioè un cazzo.

Capiamo che la scarsità di materia grigia di cui la Disonorevole dispone le impedisce di cogliere una realtà ineluttabile: che per una, due dieci Sanaa che pagano con la vita il prezzo dello scontro di mentalità in un paese dove le diverse usanze e le diverse convenzioni possono entrare in conflitto, altre mille, diecimila, centomila Amina, Yusufa, Fatima e quante altre stanno andando avanti realizzando silenziosamente da sole, in mezzo a sofferenze e difficoltà durissime, quello che una cretina come la Disonorevole vorrebbe realizzare a modo suo, magari vedendole esibirsi in perizoma e tacco12 in qualche TV del suo Capo.
E lo stanno facendo a modo loro, per fortuna, aprendo a poco a poco le loro abitudini senza intaccare l'integrità morale che portano con sè insieme alla loro cultura, lottando e mettendo semi giorno per giorno. Se conoscete qualche famiglia araba, islamica, mediorientale o maghrebina é molto probabile che capirete cosa intendo.
E' facile scagliarsi contro veli, burqa, burqini e Corani intolleranti.
Ma abbiamo la memoria corta, visto che le nostre cattolicissime e timorate donne hanno fatto lo stesso, identico percorso, eppure ancora oggi vengono vessate, pestate, uccise dai nostri evolutissimi e fighissimi maschi cattolici, o almeno cattolici quanto il padre di Sanaa,

Un'altra nota sulla madre della ragazza.
Siamo sicuri che le mamme italiane che difendono indefessamente i pargoletti freschi di stuprata nei confronti di una coetanea siano tanto migliori? E avete idea di cosa voglia dire per una donna come quella mamma sciagurata (sì perché comunque l'addossare la colpa del delitto al povero fidanzato va adeguatamente stigmatizzato) il ripudio del marito a fronte della sua comunità?
Beh, ricordatevi cosa dovevano passare le nostre prime divorziate, quelle pre-legge Fortuna/Baslini, tipo la famosissima "sposina di Prato".

Ma siamo fatti così.

Seguiamo un percorso ed arrivamo ad un punto dimenticandoci che strada abbiamo fatto per arrivarci.

E per questo siamo noi quelli condannati a tornare indietro.

sabato 19 settembre 2009

S'ODE DA SINISTRA


Succede sempre così.
Prima leggo una qualche uscita da australopiteco di uno qualsiasi dei politici del Partito Dei Laidi e per l'ennesima volta il pensiero mi corre a cosa possano mai avere al posto della materia grigia chi li ha votati. Poi mi calmo, anche perchè l'effetto-sorpresa con quella genìa di gente ha esaurito abbondantemente la sua capacità di farmi incazzare oltre il normale livello.

Poi però ci sono i deputati del PD che non possono esimersi dal replicare.

E lì, puntualmente, ineluttabilmente, devo legarmi alla sedia per non fiondarmi nella prima sede del PD che mi capita a tiro e mulinare cazzotti bipartisan (a destra e a sinistra).

Tipo stamani: leggo l'ennesimo delirio di Brunetta. E vabbè. Il personaggio lo conosciamo.
Un segaiolo scarsomunito che Berlusconi non invita nelle sue ville neanche per fargli fare il nano da giardino, ex-consulente finanziario di Bettino Craxi al tempo in cui l'inflazione sembrava la sorella veloce di Varenne, ora indefesso fustigatore di fannulloni e fancazzisti i quali hanno già sperimentato svariate strategie per andare nel culo a lui ed alle sue ridicole misure nell'ordine di mt. 12,64 tanto più che il primo a non presentarsi sul posto di lavoro regolarmente ed a rubare il (più che) lauto stipendio pagato dai contribuenti è proprio lui, il botolino vestito da ministro.

Ora, non si sa bene se sia andato all'attacco dell'opposizione e della sinistra in quel modo tanto per verificare se una sinistra ci sia usando insulti e minacce per far tirare fuori la testolina a qualcuno, sta di fatto che a rispondergli hanno mandato quell'accrocchio di NULLA che è la Finocchiaro.

E le sue dichiarazioni le potete leggere in questo copiaincolla tratto da "La Repubblica"

La risposta del Pd.
"Brunetta evidentemente dimentica di essere un ministro della Repubblica. I suoi insulti sguaiati rivolti all'opposizione accusata di non fare quello che vuole lui, l'uso a vanvera di parole come colpo di stato sono assolutamente non degni di un rappresentante istituzionale".
Questa la risposta di Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito Democratico, alle parole del ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione.
"Brunetta non esageri e soprattutto non si illuda che questi strepiti e questi insulti riescano davvero a nascondere la difficoltà di un governo diviso su tutto, anche su un argomento delicato come le missioni internazionali".


Ordunque: la Finocchiaro ci informa che certi termini non sono degni di un rappresentante istituzionale.
E noi qui che pensavamo che l'augurare di andare a morire ammazzati gli avversari politici e che il sentirsi dare dei golpisti se si cerca di fare in modo di far cadere un governo incapace ed andare a nuove elezioni facesse parte della normale dialettica politica.

Inoltre ci informa che la sbroccata del Rasoterra vuole nascondere la divisione interna al PdL, cioè il cavallo di battaglia delle destre durante il governo Prodi, quindi una minestra riscaldata che ci pregiamo di non aver bisogno di assaggiare ancora, chè le dichiarazioni dei politici del PdL, vivaddio, le sappiamo leggere anche noi.

Senatrice Finocchiaro, lei che ha definito il ministro Maroni "una persona seria", non è che sta contemplando di tornare nella sua Sicilia tra le zagare ed i fichi d'india, a degustare cannoli e betoniere di Gran Soleil - il nettare degli dei? No?
Azz.

E' mai stracazzo possibile che ogni volta che un minus habens con cariche istituzionali arriva a superare ogni limite di decenza concettuale, verbale, antroposofica, eterozigota e di qualsiasi manifestazione dell'IO e dell'ES sappiate rispondere solo con queste frasine da snobbettini sdraiati su una cislonga all'Hotel Palace con un Daiquiri in mano?
Ma non avete un minimo di rispetto per i vostri elettori?

Non vi passa neanche di tangente dalla scatola cranica che in nome della libertà di pensiero e di espressione potreste farvi carico anche di quella parte politica non rappresentata in Parlamento (che, numero più numero meno, compresi i voti bianchi, nulli e astenuti) SONO LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI e, tanto per far vedere che certi personaggi devono tenere la lingua ben assestata tra le chiappe del loro Padrone PRETENDERE DA SUBITO LE DIMISSIONI del coglione di turno?

Non che qualcuno speri vi venga data retta, eh.

Ma se finchè i toni sono questi e voi rispondete con queste battutine rococò cosa possiamo sperare riguardo la vostra capacità di difendere l'elettorato di sinistra, nonchè quello moderato (a cui magari possono non piacere i toni da trivio ma probabilmente piace ancora meno prendere schiaffoni e parolacce senza motivo) da questa manica di delinquenti?

Non serve "alzare i toni", non serve mettersi al loro livello (ad esempio che Berlusconi finisca come Saddam, come dice Di Pietro, non è stata una battuta felice bastava dire "come Craxi", stessa fine e contesto più adeguato), basta mettere in chiaro che certi sguaiati casi umani meritano una battaglia ad oltranza affinchè non mettano più piede dentro un Parlamento della Repubblica.

Ora, se un seguace pidiellino mi viene davanti a ripetere le stesse stronzate dette da Brunetta potete giocarvela sicura alla SNAI che gli pianto una testata in pieno setto nasale. Ma mica perchè sono di sinistra. Perchè se la merita e basta.

Ma proprio perché sono conscio del vostro ruolo istituzionale penso che in questo momento il vostro compito è di proteggere tutti coloro che sono sotto il fuoco incrociato di questi cavernicoli con la cravatta, visto che vi siete affannati abbastanza affinchè qualsiasi cosa più a sinistra di voi fosse sbattuta fuori dal Parlamento. Vi paghiamo per quello.

Perchè è risaputo, che chi non è rappresentato e non si sente più almeno decentemente tutelato da nessuna formazione politica necessariamente passa al Piano B.

Ed ho tutta l'impressione che stia per arrivare il momento.

(nella foto: il brillante cimento della senatrice Finocchiaro al test d'ammissione della London School of Echonomics)

venerdì 18 settembre 2009

FORZA ITALIA


L'abusato slogan col quale l'attuale presidente del consiglio strozzò in gola l'urlo di milioni di sportivi è anche un film.
Uscito nel 1978 e ritirato poco dopo dalle sale in seguito al rapimento ed all'assassinio di Aldo Moro, è un film molto curioso ed inusuale che, a mio parere ha fatto inconsapevolmente scuola; nel senso che chiunque abbia azzardato un altro film o documentario a tema politico si è ben guardato dal riproporre lo stile causticamente pacato del film di Faenza.

Forza Italia è un'analisi cronologica e spietata della Democrazia Cristiana riproposta nella sua veste cruda e spoglia di qualsiasi artificio mediatico nella suo ruolo di padrona incontrastata delle istituzioni repubblicane del dopoguerra. Le facce di De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti, Zaccagnini, Rumor, Piccoli, Scelba, Leone e dei notabili democristiani al seguito si rincorrono in cerchio nelle stanze del potere, inossidabili, sorde e marmoree, scalfite solo nelle immagini dei due congressi DC ripresi dal film: il primo in occasione della contestazione a Fanfani e la conseguente incoronazione di Moro che diede il via al primo progetto di governo di centrosinistra, l'altra in occasione della violenta contestazione ai vertici dopo la batosta al referendum sul divorzio.
Ma il film si conclude con il rientro in scena delle solite facce in gattopardesca sequenza con finale a sfumare su evocativa e sublime musica del maestro Morricone.

Nulla viene risparmiato allo spettatore attento: risate e sconforto, indignazione e nostalgia, mentre chi dovesse avere un approccio al film di tipo catodico probabilmente cadrebbe tra le braccia di Morfeo già nella prima mezz'ora.
Perchè questo era lo stile democristiano: un loop di frasi tra il populista e l'incomprensibile, una chiamata alle armi fatta di immagini linguisticamente roboanti alla cui radice spesso si trovava il nulla, ma perfetta per il popolo italiano di quegli anni, uscito da una guerra devastante e desideroso solo di ritrovare il ritmo della normalità.
Onnipresente, invasiva, ineluttabile la presenza di vescovi, porporati e pretaglia di qualsiasi genere, in ogni occasione in cui c'era qualcosa da officiare; se si vuole capire le ragioni dell'arroganza e del continuo tentativo di ingerenza dello Stato Vaticano nell'ordinamento del nostro paese si guardi la prima mezz'ora di questo film.
Se si vuole invece capire la portata delle facce di bronzo della vecchia classe democristiana si guardi invece l'estratto della conferenza stampa tenuta da Rumor dopo il disastro del Vajont.
Ma è tutto il film a far ritornare a gola, per chi li ha vissuti, quegli anni controversi quanto decisivi per il nostro paese: in poche, incisive inquadrature si mostra ad esempio il tentativo di Moro per formare il primo governo di centrosinistra, la convocazione del generale De Lorenzo al Quirinale, allora occupato da Antonio Segni, l'annuncio in radio della nascita del governo Moro e del "grave malore" che provocò le dimissioni di Segni, si dice in seguito ad una sfuriata epica di Nenni nelle stanze del Quirinale che lo accusò apertamente di tradimento della Patria.

Un film che non ha il taglio del documentario storico ma che parla più di centomila agiografie e più di centomila discorsi che anche i reduci da quegli anni possono riportare. In "Forza Italia" c'è la cruda esposizione all'occhio dello spettatore della inamovibilità del Potere, non specificamente quello democristiano, ma quello di chi riesce a dirigere nel modo più consono alla conservazione del potere stesso il sentimento e la volontà popolare. Un documentario senza commento e senza indicazioni dirette dallo schermo che non siano le immagini, le espressioni dei politici e le loro parole.

Rizzoli lo ha ripubblicato tempo fa in una confezione che comprende il DVD e un libro comprendenti saggi di Roberto Faenza e Paolo Mereghetti e le testimonianze di Marco Tullio Giordana e dei due sceneggiatori: certi Antonio Padellaro e Carlo Rossella.