sabato 27 febbraio 2010

IRRESISTIBILI


Quante cose importanti si possono capire attraverso piccoli fatti.
Oddio, piccoli......diciamo che riguardano dinamiche locali.

Certo che oggi l'attenzione è su cose tipo la manifestazione del popolo viola, sulle dichiarazioni - ennesime - sulla magistratura del buffo omino di Arcore e delle solite, trite e quasi pacate risposte dell'opposizione e del Presidente della Repubblica il quale invece di sciogliere immediatamente le Camere cerca di provocare un qualche effetto borbottando un "bòniii...bònii" di costanziana memoria.

Ma tant'è.

Come più volte segnalato su questo blog, la città di Livorno ha un fiore all'occhiello.
No, non è la statua dei quattro mori, né la Terrazza Mascagni, né tantomeno i ristoranti "da Undici", "Il Sottomarino" o la Cantina Senese.
E' un giornale, o meglio un'esperienza collettiva di informazione chiamata Senza Soste.

Qualche giorno fa, andando al lavoro, notai dei manifesti che invitavano alla sottoscrizione dei nuovi abbonamenti alla versione cartacea del giornale; i manifesti ritraevano il Sindaco di Livorno Alessandro Cosimi seduto in consiglio comunale con in mano una copia della versione cartacea di Senza Soste ed una scritta sottostante: "Irresistibile".
Ho sghignazzato, lo confesso.
Mi è parsa un'idea molto simpatica.
Non credo ci sia bisogno che mi metta qui a fare l'esegesi di Senza Soste, che è un collettivo di volontari, dico solo che è un'esperienza imprescindibile per chi, in città col giornale e in rete col loro sito, voglia un'informazione non omologata, seria e senza alcun punto di riferimento col Palazzo. Certo ci sono in giro per l'Italia altre esperienze del genere, ma in questo periodo storico è fondamentale sostenere questo tipo di informazione, se non altro per ricordarci che quel pezzo di libertà che ancora ci ostiniamo a tenere coi denti davanti a giornali e telegiornali indecorosi per non dire di peggio deve rimanere un baluardo inattaccabile dal potere, e da lì, semmai ricominciare a costruire una parvenza di società civile.

Insomma, torniamo ai manifesti.
Credo che il comunicato uscito sul sito di Senza soste sia sufficientemente chiaro.

UNA RISATA VI SEPPELLIRA'

Abbiamo letto l'articolo comparso sul Corriere che ha raccolto le esternazioni del Sindaco Cosimi riferite al manifesto associativo della campagna Senza Soste, che lo ritrae nella sala del Consiglio Comunale mentre legge il mensile cartaceo.
Nello specifico il Sindaco si dichiara in procinto di intraprendere un’azione legale contro Senza Soste chiedendo 30.000 euro di danni da devolvere poi in beneficenza.

Constatiamo in primis il fatto che la campagna ha colto nel segno visto che Senza Soste è diventato dibattito fra sindaco e stampa locale che invece spesso ci evita come la peste.

Non capiamo tuttavia chi o cosa possa aver danneggiato un manifesto che non offende nessuno ma ritrae il sindaco in una situazione reale e pubblica a sfogliare con attenzione il nostro giornale. Forse un po' d'invidia vista la vivacità del nostro manifesto rispetto invece a quei noiosi e retorici manifesti elettorali che fra poco ritrarranno personaggi improbabili sui tabelloni della città.

Certo non lo abbiamo danneggiato nell'immagine, visto che superati cinquant'anni non è da tutti avere la propria foto associata all'aggettivo irresistibile! Dovrebbe ringraziarci.
Nella città del Vernacoliere tanto stizzimento per un utilizzo creativo della propria immagine ci pare veramente fuori misura e fuori dai tempi considerando che Senza Soste è un progetto di volontari e nessuno ha intenzione di arricchirsi economicamente con quella “preziosissima” foto.
Precisiamo poi che nessuno ci ha mai “avvertiti” (come dichiarato dal sindaco al giornalista del Corriere) visto che della preparazione di tale manifesto ne era a conoscenza solo la redazione. In ogni caso nessuno ci ha fatto sapere di non condividere quel manifesto neppure dopo la sua uscita. Eppure i nostri contatti sono noti a chiunque voglia chiederci spiegazioni.

Noi continuiamo a portare avanti il progetto Senza Soste, con o senza querele, per cercare di dare voce a tutti coloro che non si riconoscono nel conformismo istituzionale di questa città immobile.

Tra poche settimane infatti, quando gli attacchini la copriranno con l’ennesimo avviso di un’asta di immobili comunali, siamo sicuri che quell’immagine “irresistibile” mancherà al sindaco e a tutta la città.

Nel frattempo non ci resta che ringraziare il nostro sindaco per la pubblicità gratuita. L'ultimo che abbiamo ringraziato e ci ha fatto una bella pubblicità facendoci raddoppiare gli ingressi del sito è stato un tale Emiliano Baggiani. Pensiamo che ciò sia abbastanza per dimostrare che in questa sua reazione qualcosa non torna.

Infine la beneficienza. Il sindaco, in quanto tale, dovrebbe avere molti strumenti e soldi pubblici a disposizione per dare una mano a chi ne ha bisogno. Non possiamo pensare certo che abbia bisogno dei soldi, che non esistono, di Senza Soste. Forse se cerca bene nel bilancio, qualcosa in più si potrebbe fare. Fra disoccupati e emergenza abitativa però serve un po' di più di 30.000 euro.

La redazione di Senza Soste


Piccole cose, davanti allo scempio che la società civile italiana subisce da un governo di delinquenti ad ogni scatto di calendario.

Piccole cose dalle quali, facendo un semplice 1+1, si può capire che la struttura melmosa di questa classe politica non ha distinzioni di parte, quando si tratta di barricarsi dietro la soglia di una ridicola autoreferenzialità.

Per conto mio, appena riscuoto il prossimo stipendio, mi faccio un bell'abbonamento da sostenitore.

giovedì 25 febbraio 2010

CATTIVI RAGAZZI


Prima di fare una velocissima considerazione sulla sentenza Mills, una notizia che secondo me é ancora più importante.
Finora si parlava di Berlusconi come del proprietario delle tre TV Mediaset, nonchè di due dei canali nazionali per cui gli italiani - tutti - pagano il canone.
Totale: 5 reti.
Rai 3 è della sinistra (oddio, oddio, le matte risate) e per questo è continuamente sotto attacco da parte dei pretoriani del buffo omino di Arcore.
E però ci sono altre due reti che non sono di Berlusconi: LA7 e MTV.
Ecco, da oggi non potrete più dire neanche questo, perchè il Presidente del Consiglio s'è preso pure quelle.
Dove l'ho letto?
QUI.
Piero Vigorelli presidente di Timb, cioè Telecom Italia Media Broadcasting.
Se non vi ricordate chi sia Piero Vigorelli sono contento per voi. Io, purtroppo, me lo ricordo.

Mi sembrava giusto farlo presente e lasciare le considerazioni del caso a chi legge magari ricordando la banalizzazione dell'antiberlusconismo che è stato il cavallo di battaglia dell'Ulivo-PD, accoppiato ad un marmoreo ed assordante silenzio ogni volta che veniva pronunciata la famosa frase "conflitto d'interessi", specialmente quando i guitti dell'attuale opposizione si sono seduti sulle poltrone di governo.

Riguardo la sentenza Mills, niente che non ci aspettassimo.
In carcere quella gente non ci va.
Ci vanno i Marcello Lonzi e gli Stefano Cucchi per uscirne a gambe in avanti.
Reato prescritto per Mills e non sia mai che di conseguenza il suo mandante, casualmente Presidente del Consiglio e casualmente impegnato nella "riforma della giustizia", la sfanghi anche stavolta.

Il punto è uno: per quale motivo io, cittadino, dovrei accettare una riforma della giustizia fatta da questo Parlamento. Un Parlamento guidato da un governo che chiamarlo di delinquenti c'è da prendersi una denuncia per diffamazione. Dai delinquenti, però.
E che all'opposizione vede semplicemente l'altra faccia della medaglia, quella del consociativismo alla democristiana unito ad una totale mancanza di linea politica seria e definita.

Cioè, dovrei accettare che il meccanismo che regola la Giustizia in Italia sia riformato da gente che è stata eletta con un sistema viziato e truffaldino, senza preferenze, con intere regioni prigioniere del voto di scambio e che ha determinato un Parlamento traboccante di inquisiti, condannati, prescritti, imbucati e monnezza simile.

Il vero scandalo sarebbe, o meglio, é l'accettare questo.

Francamente se Berlusconi sarà prescritto anche lui, condannato o assolto non me ne frega più un cazzo. Con quello che è uscito fuori solo nelle ultime due settimane ci sarebbe da dare l'assalto a Montecitorio con forconi, archibugi, colubrine, moschetti e spingarde.
Ah, e le torce.

Al momento ho notizia di una seconda manifestazione del popolo viola.
Che non sono i tifosi della Fiorentina, anche se di questi tempi potrebbero cogliere l'occasione per movimentare un pò il corteo e lo dico da livornese al quale, mi dicono, proprio la Fiorentina ha scippato una partita.
Personalmente la vedo in modo molto semplice: gli elettori.
Chi perpetra questo sistema deve assumersene la responsabilità di fronte a chi, non votando questi signori, ha tolto loro ogni delega perchè il marciume del quale sta affiorando solo per la sua cima lo conoscono e lo schifano fin da quando hanno capacità di discernimento.
Votare Berlusconi vuol dire sentirsi parte connivente del sistema che il buffo omino di Arcore ed i suoi amici hanno instaurato.
Votare PD significa accontentarsi di un simulacro di opposizione, messa lì per fare colore. E anche qualche piccola enorme cazzata, tanto per far ricordare al popolo che ci sono anche loro.
Non serve chissà quale movimento di popolo per farlo presente agli elettori.
Basta dirglielo in faccia, face to face, individuo ad individuo. Così, come ci viene. Ogni giorno, fino allo sfinimento. Il loro, naturalmente.

E poi che cazzo ce ne frega se ci danno dei cattivi, non sono forse loro il "Partito dell'amore?"
Anzi, ora che il loro Lider Minimo li ha invitati a "scendere in campo" non vedo l'ora di incontrarne qualcuno.
(nella foto: l'addetto a far ripartire l'Italia)

mercoledì 24 febbraio 2010

SE VOI FA' IR CAZZO CHE TI PARE VIENI A LIVORNO


Mattinata, verso le 11.
In teatro c'è poco da fare.
Stiamo aspettando che arrivino i responsabili del Teatro del Giglio di Lucca per definire il premontaggio del "Candide", l'opera-studio in cartellone la settimana prossima.
Il mio responsabile mi chiama e incarica me ed il mio collega Pippo di prendere il furgone ed andare a prendere del materiale di scena in magazzino (quartiere Stringi-Stringi) quindi a ritirare un cavo da elettricista in un negozio lungo il Viale Petrarca.

Il mio collega Pippo non ha la patente, ma è il compagno di viaggio ideale per quelli come me che rischiano le coronarie ogni volta che si immergono nel traffico del centro. Difatti ha una tolleranza verso coloro che non osservano le regole della strada paragonabile a quella di Stalin verso i kulaki durante le grandi purghe.
Quindi non appena un automobilista compie una manovra o qualsiasi cosa non confacente ad un corretto uso dell'automobile si sporge fino alle gambe dal finestrino ed inizia una sequela di insulti, contumelie e minacce.
Capirete che girando con un furgone cassonato di 4 metri per il centro le occasioni per le esibizioni del mio collega vanno dalle 3 alle 6 per ogni metro.

Il viaggio: esco da via Maggi per prendere gli Scali Olandesi, quindi i "fossi".
Due auto in doppia fila subito dopo la curva.
A passo d'uomo, con gli occhi che giocano a ping-pong coi due specchietti retrovisori laterali passo avendo circa 2 cm dalla parte delle auto in doppia fila ed altrettanti dalla parte del parcheggio a pagamento.
Fiuuu.
Non faccio in tempo ad accellerare, uno scooterista mi taglia la strada ma avendo cura di mettermisi davanti, in mezzo alla corsia, a 10 km/h.
Dalla fisionomia mi sembra una persona anziana.
Arrivo quasi in cima, dove c'è l'autoscuola, c'è un'auto ferma che sta aspettando che due signore sistemino la spesa nel portabagagli e lascino il posto del parcheggio libero avendo cura di stare ben bene nel mezzo della strada. Lo scooterista, ovviamente, passa.
Le signore sistemano tutto con calma olimpica, la fila dietro si ingrossa a vista d'occhio ma l'aspirante parcheggiatore non sente ragioni.
Alla fine - alla fine - le due signore informano il tipo che non hanno nessuna intenzione di andarsene e che - suppongo - continueranno il loro shopping.
Dietro i clacson ricordano già una di quelle partite dove il pubblico scava il cazzo 90 minuti con quelle trombette immonde.
Imbocco Via de Larderel, dove c'è il tribunale. Due corsie. Con semaforo in fondo.
Chi deve poi immettersi in Via Galilei rimane sulla corsia di sinistra, chi va verso la Stazione sta a destra. Lo stronzo che sta in mezzo occupando entrambe le corsie è puntuale come la cartella delle tasse. E questo ha pure il SUV.
Quando riparto devo frenare a secco perché un altro scooterista mi taglia la strada però per continuare sulla mia destra e questa è una di quelle ragazzine col parabrezza pieno di scritte che se le stempi e ci fai del macinato grosso il giorno dopo sul "Tirreno" devi pupparti i pianti affranti di genitori, parenti e amici.
Entro in via Galilei che, appena passata la chiesa di Sant'Andrea si restringe.
E lì, splendida, sublime ed immancabile, c'è lei.
La tipa.
Che sta cercando di parcheggiare a spina di pesce laddove non potrà mai entrare, bloccando l'intera corsia. Ma non sta tentando una qualche manovra. No, sta parlando al cellulare.
Dalla corsia opposta arrivano auto ed autobus in rigorosa fila indiana.
Suono il clacson. Non mi si fila.
Provvidenzialmente mi immetto nell'altra corsia di prepotenza prima che Pippo scenda, le spacchi il cellulare nella testolina e le usi violenza col crick del furgone, ma a questo punto l'urlo "ALLA 'ONCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!" è perfino doveroso.
(trad. con "alla conca" si invita una qualsivoglia gentile sposa a tornare alla conca del lavandino a lavare i piatti, lo so è una battuta sessista & maschilista ma evidentemente non conoscono l'alternativa nel caso si fosse trattato di un uomo).
Mi immetto in via Palestro sospettoso, e ne ho ben donde perchè da Piazza Due Giugno esce a razzo un Suvvino che incurante dello Stop si immette senza chiedere permesso.
Stessa storia con un'altra automobile che arriva da Via Solferino verso Piazza San Marco.
Riesco ad evitarla ma per poco non sbatto fuori strada uno scooterista che nel frattempo mi sta sorpassando da destra. Arriviamo in magazzino, prendiamo il materiale e ci dirigiamo verso la Ferramenta San Marco, che è situata in Via Cestoni, quartiere Shangai.
Arrivo al parcheggio della ferramenta. Sulla porta c'è un gurgugnau (un senegalese) che vende cd tarocchi e occhiali da sole tarocchi. Di fronte una macchina della Guardia di Finanza. Il gurgugnau sta seraficamente leggendo non so che libretto, io gli passo davanti e gli indico la macchina della Guardia di Finanza coi due finanzieri che beatamente stazionano fuori e chiaccherano con un gesto come a dire "L'hai visti lorolì?" il gurgugnau mi fa segno di sì e spiana un sorriso a 32 denti.
Rido anch'io.
Pippo deve ancora finire le porchemadonne di Via de Larderel quindi non fa testo.
Il viaggio dall'elettrofornitore ed il ritorno in teatro praticamente mantengono il solito canovaccio, con la simpatica variante di una vaporosa bionda che, avendoci visto fermare all'altezza delle strisce pedonali di Piazza della Repubblica ci ha sorpassato da destra rischiando per un pelo di stempiare una signora dai tratti africani con una carrozzina che per l'appunto s'era messa in testa di attraversare tranquillamente sulle strisce.
Arrivati davanti al cancello del parcheggio del teatro due motorini messi al termine di una lunga fila ci impediscono di poter entrare.

Ora, come ben saprete, questo è un normalissimo racconto che ognuno di noi che vive o lavora in un centro città potrebbe fare.
Mi chiedo quanto ci rendiamo conto, in primis, quanto può costarci in energie nervose un quotidiano del genere. Se tutto questo è umano.
La questione è che ce ne battiamo le palle delle regole, e la strada non fa eccezione. Tutti citano Napoli come esempio di circolazione anarchica.
Ma manco per il cazzo.
A Napoli sanno come guidare, alla napoletana. Ma lo fanno benissimo.
L'ultima volta sono stato dal centro a Fuorigrotta, m'è bastato guidare senza ansia, tranquillamente e sono venuto via sembrava m'avessero accompagnato a braccetto.
A Livorno non c'è una guida alla livornese. C'è Gino che guida alla Gino, Mario che guida alla Mario e ognuno che guida come cazzo gli pare.
Ogni tanto qualche motorino salta e con lui il padrone.
Vedendo l'uso che se ne fa la cosa mi rimane abbastanza indifferente.
Uno scooter non è un Ciao, nè un Garellino o un Dingo MM o un Motobecane.
Prima erano le Vespe 125, ET3 o PX in genere a fare i danni grossi, ma a Pontedera c'era un sacco di lavoro da fare e la gente era contenta.
Ora ci sono degli scooter sembrano Shuttle. E rompono i coglioni. E non li sanno guidare.
E c'è pieno di SUV, non anche ma SPECIALMENTE in centro.
Perchè se un popolo è governato da una testa di cazzo, il motivo è molto semplice, perchè c'è pieno di teste di cazzo.
Manco uno chiedesse di andare solo con auto elettriche, ecologiche o al massimo a batteria.
Nelle città c'è un movimento innaturale e continuo di aggeggi che non servono a un cazzo rispetto il motivo per cui vengono usati: il muoversi per andare da un punto A ad un punto B.
Ci è stato imposto un modello che non appartiene alla natura umana, ci sono case viaggianti usate per gironzolare per le enoteche del centro all'ora dell'aperitivo e gente che dorme sotto i ponti.
Design finto-ricco-mapperò-di-plastica impestano pure l'estetica delle file cittadine con una mostruosa esibizione di linee ultramoderne vuote come una medusa battuta sugli scogli, fari da guappetto del bar Veloce e uma vaga sensazione di piattezza ed inutilità perchè neanche le automobili esprimono più un qualcosa di poetico. Conte ha cantato "La topolino amaranto", Dalla ha cantato un intero album in lode all'automobile, LLoyd Cole ha cantato una bellissima 2CV, insomma, voi come la vedreste una canzone dedicata alla Fiat Multipla (c'è ma non vi dico chi è il malfattore) o alla Smart?
Ho paura che quelli della mia generazione abbiano visto il momento in cui era ancora possibile fermarsi e invece non ci siamo fermati.
Ho paura che per sopravvivere dovremo rivedere tutti i nostri punti A e punti B.
Gli scooteristi, comunque, devono andare in culo.
E ci devono andà a piedi.
(Max Greggio)

lunedì 22 febbraio 2010

E POI SANREMO


Ebbene sì, l'ho visto tutto.

Non ci fosse l' allegra compagnia che ogni anno si riunisce appositamente per vedere la finale del festival e che è composta da musicisti & affini di tutt'altra estrazione e tutti con le proprie signore a cui è delegato l'urlare - perchè sia chiaro, in questi frangenti le donne URLANO - qualsiasi tipo di commento passi loro per la testa non mi passerebbe manco per la tangente del cranio di vedere una cosa simile.
Il padrone di casa è il vero, unico Mago Afono e il suo caffè alla panna con le scaglie di Pavesini farebbero crollare ogni reticenza.

Ora, io sono arrivato lì sapendo di sguincio che c'era Pupo e Filiberto via bloggers, degli altri ignoravo nome, canzoni e fedina penale.
Al terzo pezzo avevo già finito da solo due bottiglie di Ceres da 66cl., quindi sono passato all'assalto del boccione di grappa.
I pezzi facevano tutti mortalmente cagare come previsto, quindi mi son messo a visionare la scenografia di Gaetano Castelli, visto che ho avuto modo di lavorare con dei suoi collaboratori e visto che la scenografia è la branca del teatro che più mi affascina.
Castelli è definito il re dei cieli stellati, ma quest'anno ha fatto un lavoro veramente egregio sia nella composizione sia nella commistione tra luci ed arredi. Specifico che è un parere strettamente tecnico e da addetto ai lavori.

Francamente la pappa venuta fuori dal festival rispecchia più o meno quello che penso dell'Italia attuale, ma poco importa, ogni spettacolo televisivo di intrattenimento ormai ha questa impronta
e non ci ho trovato nulla per cui valesse la pena perderci un minuto della mia vita, a parte la scenografia di Castelli.

Quello che succedeva intorno invece era molto più interessante.

Ad esempio la reazione al Brutto.

Perchè al di là di ogni parametro Sanremo é, ora, l'Abominio.
E così, passi per il fan sfegatato di Nick Cave, il devoto di Springsteen e Dylan o il musicofilo fan dei Cocteau Twins e del sistema gelatinoso che si manifestava con l'etichetta 4AD, che ovviamente seguivano con il dovuto disgusto tutto il carrozzone, mi ha sorpreso la reazione di quelli che potenzialmente potevano far parte degli ammiratori/ammiratrici di cotanto spettacolo.
E, con mia somma soddisfazione ho constatato che questo Sanremo in particolare è stata una poderosa goccia nel pur capientissimo vaso della pazienza di quelle persone per cui ma sì però ogni tanto qualche bella canzone c'è. Quelli del meno peggio. Quelli del va bè Berlusconi fa schifo però la sinistra. O quelli che a sinistra ma moderati. Quelli che di solito si accontentano addirittura del PD.
Il Pubblico. Anche quello incartapecorito di Sanremo.
No, stavolta sembra che hanno passato il segno. Si sono incazzati/e come se gli avessero appena comunicato che il mutuo di casa era appena aumentato del 500%.
Lì per lì ho pensato che se uno non si incazza vedendo le porcherie che quotidianamente scorrono ogni giorno e minaccia la Rivoluzione per due imbecilli di cui uno vestito da principe vuol dire che la partita si gioca tutta lì, nello Spettacolo.
Tutta.
Passano terremoti, frane, orge, massaggiatrici, escort, corruttori, corrotti, leghisti e fascisti, e vedrete che più che qualche smorfia rassegnata non la vedrete.
Fate cantare Filiberto e Pupo e vedrete timide massaie lucidare i forconi.
Escludete Malikka Malukka o come cavolo si chiamava e vedrete scene di indignazione impensabili davanti a un Belpietro che sciorina infamità come se stesse parlando della festa di compleanno del suo bambino.
E più è pompato l'evento più la percezione di queste persone che è ora di smetterla col meno peggio. Col "così fan tutti" e con le smorfie rassegnate.
Orcoddio, mi son detto, va a finire che Berlusconi cadrà perchè un pisquano parente di Apicella vincerà il Disco per l'Estate.

La grappa era ottima, il caffè con la panna e le scaglie di Pavesini una delizia assoluta.
Il popolo italiano si sta svegliando da un lungo sonno e presto rovescerà questo regime da burletta osannando un pischello da karaoke.

Questo è il Maggiore Tom alla torre di controllo, sto fluttuando nella mia capsula lontano dalla luna, il pianeta terra è blu e non posso fare niente.

E ora la musica italiana: a parte Cristicchi che ci è venuto a trovare per il Premio Ciampi con il coro dei minatori di Santa Fiora (molto bella quell'esibizione, devo dire) e Povia che avremo fra noi a fine marzo (credo che mi darò malato) non mi ricordo manco uno degli altri partecipanti. Quando voglio ascoltare qualcosa di italiano per ora mi rivolgo ai BACHI DA PIETRA e al TEATRO DEGLI ORRORI (di cui fanno parte degli ex-One dimensional man, uno dei miei gruppi italiani preferiti di sempre) e all'immortale "Sick soundtrack" dei Gaz Nevada che sta spappolando da giorni le mie casse.
E poi mi sta simpatico Bugo e naturalmente m'è piaciuto molto l'ultimo lavoro di Bobo Rondelli, su cui penso che scriverò a breve un post apposito visto che ci conosciamo da almeno una ventina d'anni.
Per il resto, sommersi da Amici e X-factor, non c'è molto da sperare per l'educazione musicale delle masse. C'è solo da sperare, visto che ogni azione produce una reazione uguale e contraria, che la circolazione di materiale indipendente conosca un nuovo sviluppo proprio grazie all'asfitticità ed allo squallore dei "prodotti" per i ggiovani visto che non mancano energie, idee e soprattutto voglia di suonare.

Per quanto riguarda Sanremo spero che l'anno prossimo sia ancora più pacchiano, finto e truffaldino.
Voglio vedere l'apice dell'Abominio, voglio vedere lo Schifo Totale, voglio vedere la Morte della cultura di massa, voglio vedere le budella di quest'italietta che tracimano sul palco ornato di fiori fino a strozzare presentatori, cantanti, managers e impresari mentre un mare di interiora in putrefazione sommerge la platea fino ad affogare il pubblico, un pò quello che è successo quest'anno con qualche effetto speciale in più.
Io ci conto.

(nella foto: vista dal palco)

domenica 21 febbraio 2010

PRIMA IL DOPO-SANREMO

Mi c'è voluto un giorno per riprendermi.
Intanto alla fine ho lasciato l'allegra compagnia con cui ho seguito il Festival e mi sono precipitato in un vicino locale dove c'era una jam blues (io ODIO le jam blues) con delle mie amiche pisane che si integravano con dei livornesi ma purtroppo quando sono arrivato avevano già terminato, quindi prima delle prove di oggi col mio gruppo ho cercato di operare un primo intervento di restauro ai padiglioni auricolari con questo:




Ha più dignità questa struggente opera dell'ingegno umano di tutte e tre le finaliste messe insieme.

sabato 20 febbraio 2010

IO NON PARLO COI MORTI


Non parlo coi morti salvo quando l'avvilimento nell'osservare i vivi me lo consiglia, e visto che stasera mi riunirò con una masnada di buontemponi a vedere Sanremo per pagare dazio alla componente trashofila che è in me, mi permetto di interloquire con l'emanazione di energia che una volta fu Luigi Tenco.
Uno di quei pochi geni preziosi di cui la nostra terra si pregia di far strame, non sia mai che troppa bellezza possa uscire impunemente dalle lande al momento racchiuse entro un confine chiamato Italia.

Luigi,
mi levi una curiosità?

Ma, vedendo quello che é ora il festival di Sanremo e la canzone italiana in generale, sei proprio sicuro che ne valesse la pena?
Rispondi pure con calma, eh.

domenica 14 febbraio 2010

LE DOMENICHE POMERIGGIO


Spesso le domeniche pomeriggio sono il terrore delle coppie.

Gli uomini se non hanno la possibilità di seguire le partite sono per metà degli androidi semideficenti con la mente impallata su un solo unico pensiero fisso: quanto fa (squadra a piacere); le donne, alle quali mediamente frega un cazzo delle partite se non in funzione delle ricadute umorali del partner, sono per metà dei semiandroidi in quanto preoccupate di un eventuale risultato negativo della squadra tifata dall'androide semideficente che rischierebbe di trasformare a tempo non determinabile il suddetto androide in un (sub)umano molto incazzato per via di un arbitro becco, un attaccante fuori forma o un portiere sbadato.
Tanto sono capaci di sopportare le nostre donne.

Il sottoscritto la domenica pomeriggio generalmente se ne sbatte i coglioni di cosa fa chi se non ha giocato 3 euro alla SNAI al fine di arrotondare lo stipendio da precario dello spettacolo e quindi risparmia alla sua donna il martirio delle domeniche pomeriggio pallonare.

Ma non sono migliore degli androidi semideficenti.
No, io sono un vero autentico pezzo di merda DOCG certificato ISO 9000.

Oggi sono ancora convalescente da una febbre stagionale così ho chiesto alla bimba di venire a casa mia a vedersi che so, un film.
Tranquilli, senza impegno, sono ancora indebolito e poi stiamo attenti che può attaccare ancora e via così.

Due chiacchere, due facezie, la bimba - gattara - che ancora deve sbollire la genialata di Bigazzi (vedi post precedente) e che in mattinata ha inondato RAI, Striscia, Iene, Mi manda raitre e qualsiasi diffusore di notizie di mail alla nitroglicerina per non parlare delle sbroccate dalla sua pagina di facebook. Manco mezzora su Pet society l'hanno calmata.
Il sottoscritto, che di facebook non ne vuol sentire manco parlare, gongola.
Mi piaci tanto quando ti inacazzi e tutte queste cose qua.

E io non sono come gli androidi semideficenti. Sono peggio, molto peggio.
Vieni qua che ti calmo.

Ti faccio vedere uno bravo, ma bravo davvero. Chi?
Marco Paolini.
Ah. Sì è bravo, ma che.
Vajont.
Dai è un mattone.
Fidate.
Si fida.

Parte Paolini.

Ora, io non so se avete visto la diretta che Paolini fece proprio dalla diga del Vajont in un teatro improvvisato, un 9 ottobre del 1997 e che fu trasmesso da RAI 2.
(1997. No, al governo c'era un altro. Cambiava qualcosa? Sì, no, forse, fanculo.)

Beh, se non l'avete visto vi consiglio di trovarlo - al più presto - mettervi comodi e guardarlo a luci spente. E' l'unico modo di poter anche minimamente ricreare un minimo dell'atmosfera consona ad una performance teatrale che, lo dico da subito, è di livello ASSOLUTO.

Ovviamente quello che sapeva la bimba era la stessa cosa che Paolini descrive all'inizio per raffigurare la vulgata propinata all'Italietta di quel tempo: il sasso è caduto nel bicchiere e l'acqua ha sporcato la tovaglia.
Poi Paolini tira fuori il libro della Merlin: "sulla pelle viva: come si costruisce una catastrofe".

E parte la ricostruzione: e parte l'appassionata, partecipata narrazione e che svela in un crescendo rossiniano le sciatterie burocratiche, la compiacenza, il clientelismo, l'arroganza, il completo disprezzo di qualsiasi cosa si frapponesse fra il Progetto e la sua realizzazione.
Le perizie geologiche che fin dall'inizio avevano segnalato il gravissimo pericolo, le denunce della giornalista dell'Unità Tina Merlin, una bellunese capatosta che si era beccata anche la denuncia dalla società costruttrice della monumentale diga, la SADE. Allora le società idroelettriche erano tutte private e la SADE era potente, molto potente.
Una società privata. Dice nulla? No?
Ok vado avanti.
La costruzione va avanti, la montagna comincia a dare i primi segni di disagio, ci sono perizie che non autorizzano a pensare niente di buono, vengono ignorate, boicottate, nascoste.
I lavori vanno avanti mentre in segreto vengono effettuate prove tecniche del disastro. Che, detto per inciso, saranno oltretutto sbagliate nelle dimensioni, ma plausibilissime nella dinamica.
Anzi quasi certe.
E comunque nascoste.
Intanto la popolazione viene costantemente tranquillizzata. Nonostante una prima frana, il 4 novembre del 1960. 800mila metri cubi. Una bazzecola.
La tragedia del Vajont accade il 9 ottobre 1963.
Quasi tre anni dopo.
2000 morti, circa perché il numero esatto non è mai stato possibile calcolarlo.
Il processo seguito per accertare le responsabilità, il suo esito, il calvario dei superstiti e dei parenti delle vittime, per favore andatevi a vedere il link perché vorrei smettere altrimenti vomito sullo schermo.
E anche perché, al di là del bellissimo, emozionante e coinvolgente spettacolo dell'immenso Marco Paolini ho preso a pretesto ancora una volta la tragedia del Vajont come in un precedente post per andare a parare ai giorni nostri.

Ancora non vi dice niente la sciatteria, la connivenza, la corruttela, lo spregio dei cittadini, l'arroganza del potere, i gruppi che si fanno, come dice Paolini, stato nello stato più potenti dello stato?

Non vi dice niente il continuare "grandi opere" (o il progettarle) mettendo a repentaglio la vita di migliaia di persone senza tenere minimamente conto dei pericoli che corrono, in nome del loro profitto? Dell'evitare di avvertire dei pericoli anche quando questi sono conclamati e presenti a occhio nudo, anzi di minimizzarli, di negarli?

Comincio a conoscere chi frequenta questo posto e sono sicuro che ci siamo capiti.

Tra l'altro il processo sulla tragedia del Vajont si svolse - non scherzo - a L'Aquila.
Lo fece notare anche una commentatrice sul mio post precedente.

Dal 9 ottobre 1963 sono passati quasi 47 anni. Lo so senza fare i conti, nel 1963 sono nato.

Alla fine dello spettacolo la bimba non riusciva quasi a parlare e aveva qualche litro di lacrime agli occhi.
Perchè Paolini, che è di quelle parti, ti fa rivivere ogni attimo di quella tragedia, perchè è un mostro di bravura di suo, è venuto anche da noi con un altro spettacolo e ha confermato di essere di un altro pianeta rispetto alla media nazionale.
Ma la bimba oltre ad essere una ragazza sensibile è anche una ragazza con una coscienza civile e non piangeva solo per il fattore emozionale della tragedia in sè.
Anch'io ogni volta che vedo Vajont sono sopraffatto dal pianto e anche stavolta non ha fatto eccezione, ma io l'avevo messo in preventivo.

Si piange perchè si ha la certezza precisa, inconfutabile ed inequivocabile che non siamo governati da politici.
E nemmeno da dei semplici corrotti. E nemmeno da dei disonesti, sciatti, avidi e gretti capitalisti.

Siamo in mano a degli assassini.
A dei criminali.
A gente disposta a sacrificare migliaia di vite per quattro palazzine, un ponte, una diga, un appalto.
A gente alla quale del nostro benessere, del progresso, del bene di noi poveri stronzi che ci arrabattiamo a vivere meglio che si può non gliene fotte un beneamato cazzo a tortiglione.
Se qualcosa va storto e frana una montagna e schiantano in qualche migliaio pazienza.
Anzi.
Come documentato, ridono e si fregano le mani.
Ci hanno mandato nonno Letta a rassicurare il gregge ieri in Abruzzo.
Perchè oltre che assassini, vigliacchi come sono non sanno nemmeno metterci la faccia quando c'è da rendere conto anche solo di un sospetto.

Qua a Livorno vogliono mettere un rigassificatore offshore.
Questi qua.
Per favore non mi venite a dire che l'avere un'amministrazione del PD cambia la cosa.
Non porto anelli, tantomeno al naso.
Non sono Senza Soste (che Zoroastro ce li conservi), nè il Vernacoliere nè il solito livornese boiadèganzocomunistavivastalicèghevara.
Sono di Roma. Quartiere Centocelle. Di padre marchigiano e madre trasteverina. Cresciuto a Stagno.
Non c'ho identità folcloriche da difendere e non me ne frega un cazzo.

Sono uno che dice semplicemente che Cosimi il suo rigassificatore se lo può scordare.
Fidatevi.

Perchè la storia è chiara, almeno a me, alla bimba e a un altro pò di gente, mai troppa, mai abbastanza cosciente, mai abbastanza incazzata.

Sì, la storia è chiara.

O noi o loro.

Si tratta solo di accettare la cosa.
E regolarsi di conseguenza.

Un'ultimo appunto.
La bellissima donna nella foto è Tina Merlin.
Una donna che, da sola, ha denunciato dall'inizio quanto accadeva.
Quando, anche dopo la tragedia del Vajont, penne come Montanelli, Buzzati, Bocca spergiuravano sulla fatalità e, nel caso di Montanelli, tacciando di "sciacallaggio" chi osava mettere in dubbio la cosa.
Una donna.
50 anni fa.
Segna anche questa, vai.

Oggi è San Valentino.
Sono un bel pezzo di merda, eh.

SENSE OF HUMOUR


Lo ammetto:

la battuta cinese "Can che abbaia/tloppo cludo" mi fa ridere.

Invece il testa di cazzo che alla RAI insegna a cucinare i gatti no.

(Bellissima anche come la presenta Mazzetta, vedi blogroll)

sabato 13 febbraio 2010

BECCATEVI 'STA MEMORIA

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Ecco qua:li avevo già pubblicati tempo fa.
Quando la destra ha iniziato la sua campagna per il riconoscimento di una giornata della memoria per le vittime delle foibe addusse anche la motivazione del silenzio della "cultura dominante" su questi eccidi.
Sarà.
La storia di quanto successe sui monti carsici ce la raccontò la nostra maestra elementare, che evidentemente non aveva direttive dal Ministero in questo senso.
Ma l'infamia di cui gli italioti riescono a coprirsi in guerra e dopo evidentemente non conosce fondo; perché anche portando il dovuto rispetto verso dei morti in guerra, il vero silenzio lo abbiamo fatto riguardo quello che è successo PRIMA dell'8 settembre.
E allora se avete qualche minuto guardatevi i 5 spezzoni di documentario che partono dalle imprese imperiali del fascismo e arrivano proprio dalle parti di Trieste; magari qualcuno comincerebbe a capire alcuni perché.
Se poi si vogliono documentazioni e dettagli più approfonditi, niente paura, non siamo dei Pansa qualsiasi che infamano a un tanti euro a pagina dal portafoglio di Berlusconi.
Qualche altro minuto della vostra pazienza e, dando un'occhiata QUI e QUI potrebbero cominciare a montare seri dubbi su tutta l'operazione foibe in corso in Italia.
Il nostro Presidente della Repubblica non mi risulta sia mai andato ad onorare le vittime dell'occupazione prima fascista e poi nazifascista della Jugoslavia.
La colpa storica della sinistrotfl dalemiana e veltroniana anche qui assume i caratteri dell'infamia nei confronti di chi ha perso la vita grazie alle smanie imperiali di un uomo piccolo piccolo che guidava un regime piccolo piccolo di un paese di uomini piccoli piccoli.
E sono gli stessi uomini piccoli piccoli, italianuzzi convinti di far parte di una zona franca della convivenza civile, quelli che ci ritroviamo oggi col vello delle Libertà a ricoprire i loro putridi ideali. E' assolutamente necessario saperlo.
Lo stesso disprezzo per la vita umana, la stessa arroganza e brama di potere, gli stessi meccanismi mentali che ci hanno poi portato alla disfatta.
Non abbiamo fatto i conti fino in fondo, come altri, questi sono i risultati.
Continuino pure coi loro giorni della memoria da sciacalli che offendono le vittime della guerra per primi.
Noi continueremo ad averne sempre molta più di loro.

domenica 7 febbraio 2010

BOMBE A MANO SU 4 RUOTE

La Citroen Ami 8.
Un ferro da stiro con quattro ruote. In quattro ci stavi non bene ma quasi. Lanciata in discesa, con vento di bora a favore e le gomme nuove potevi vedere il tachimetro toccare quota 95 Km/h. Se il ferro da stiro si sentiva in forma, ovviamente.
Dai primi anni '80 si convertì in carne da macello per tutte le pattuglie di qualsivoglia Forza dell'Ordine. Viaggiare su una AMI 8 con due canne in tasca significava offrire il valoroso petto al nemico con ardimento, sprezzo del pericolo ed invitta fede nell'ideale supremo, che poi era quello di riuscire a passare indenni la perquisizione, spesso blanda e rassicurante visto che dopotutto non s'era dei delinquenti bensì bravi ragazzi che si divertivano come tanti ragazzi della nostra età, andando a ballare, ad ascoltare musica, bere e soprattutto scoprire la parte di mondo che di solito ha dei nomi che finiscono per A.
I più saggi partivano direttamente dai night club.
Io sono da sempre stato orgogliosamente povero e quel poco che avevo lo sputtanavo in dischi, libri, riviste e monumentali mangiate al ristorante.
Quindi niente night e pene d'amore ad intervalli regolari che altro effetto non hanno che migliorare la qualità e la componente creativa della Nobile Arte dell'Onanismo.
Poi trovai. Ma non trascendiamo.
Quanto alle mangiate al ristorante, quelle hanno avuto un'importanza fondamentale in tutta la componente folclorica di ogni livornese: il Monte di Pietà era invaso, in anni anche non sospettabili, di "spose" che andavano ad impegnarsi qualche oro di venerdì in modo da farsi una solenne "ribotta" il sabato, spignorare il lunedì reimpegnare il venerdì e così via.
Figuriamoci gli uomini cosa potevano essere capaci di fare.
E Livorno si conosce soprattutto zompando con regolare puntualità da un ristorante all'altro.
Essendo per parte di madre trasteverina e con famiglia numerosa ed amante del vino non mi è stato difficile ambientarmi.
Così ho udito:
Uno dei segreti della felicità in questa terra è avere dei buoni ristoratori per amici.
Se riusciamo a diventare gente che sa stare bene a tavola e sa far stare bene chi sta intorno siamo destinati al Nirvana.
Ve la dò così a gratis, d'altra parte il Budda quando ha un'illuminazione sente automaticamente il desiderio di condividere.
Vabbè, la pianto subito.
E passo alla:


Bella macchina, davvero.
Solo che io avevo il modello base, mi pare 900 di cilindrata. Blu notte. Usata.
Un camioncino in manovra mi prese la fiancata dalla parte del passeggero, avevo ragione piena ed andavo a 30 all'ora per trovar la bimba mia, ma la feci fare ad un mio amico che me la ripresentò con la fiancata bianca di stucco e uno sportello arancione. Decisi che era meravigliosa così e la tenni com'era per un'altr'anno, poi la feci ritingere color crema pasticcera. Aveva più scatto delle caffettiere tipo AMI 8, non che ci volesse granchè, ma aveva pur sempre un motore che ti metteva in condizione di non andare oltre i 120 e con grande eccitazione ed agitazione fra tutte le componenti del mezzo, dal cofano ai tappini delle gomme.
A parte quell'episodio col camioncino in manovra, mai un incidente in 5 anni in cui ho viaggiato su questa versione poco più larga ed aerodinamica della Mini Minor.
Ma c'erano ben altre perle:



In ginocchio, infedeli!
La Perfezione.
Come dovrebbe essere un'automobile se il mondo fosse una cosa seria.
Se un moscone si spiaccicava sul frontale faceva 200.000 lire di danni. Se controsterzavi violentemente, per quanto il termine riferito ad una 2cv va sempre inteso in maniera MOLTO elastica, imbarcavi neanche come su una gabbianella col mare forza 8.
In salita era possibile arricchire il catalogo di preghiere e/o bestemmie, a seconda delle abitudini ma soprattutto poco dopo l'uso assumeva sempre e comunque sinistramente i connotati del proprietario. Gli interni sembravano progettati per diventare il bar del quartiere. Anfratti ovunque per riporre ogni tipo di cosa, specialmente bottiglie vuote.
La percentuale di tetraidrocannabinolo assorbite ormai nel DNA da parte delle 2cv e dell'altra regina della strada che andrò a presentare subito dopo ha fatto sì che ci siano ancora in giro esemplari funzionanti nonostante siano fuori produzione da molto tempo.
Ma vanno con calma, con moooolta calma.





La mucchina.
L'inossidabile gioia di ogni meccanico.
Oddio, non che i risultati delle FIAT fossero già allora migliori, pensate alla FIAT Duna e ai contributi che gli Agnelli intascavano e quanto l'Avvocato fosse il sogno erotico di ogni aspirante vippettaro. Dignità per 'ste cose ne abbiamo sempre avuta poca, eh.
E la mucchina era un altro di quei mondi paralleli che fortunatamente ci veicolavano nell'altrove che settimanalmente ci sceglievamo.
Erano automobili socializaanti. Lente, talmente lente che ci si abituava alla loro lentezza, ai ringhi rabbiosi del motore quando provavi a pigiare più forte e che significavano inequicabilmente "Non rompere i coglioni" e quindi ti faceva tornare repentinamente alla velocità di crociera di 80 km/h in autostrada (no, dai 95 a volte le facevi).
Stesso discorso fatto all'inizio per L'AMI 8 e le forze dell'ordine.
Una 2CV o una Renault 4 con quattro e a volte cinque gonfi a bordo dava vita a siparietti degni della miglior commedia dell'Arte mai visti fuori da un palcoscenico.
Ho visto cose che voi umani e bla bla. Mai stato portato in Questura. Ma per i controlli stradali potrei scrivere un'intera commedia. L'unica volta che ho varcato la soglia di un posto di Polizia è stato perchè avevo due passeggeri a bordo, di cui uno dei buttafuori del locale dove lavoravo come DJ che prima che il poliziotto aprisse bocca gli mise in mano 2 grammi di fumo e gli disse che tutto quello che aveva gliel'aveva appena messo in mano.
Io e l'altro non sapevamo nulla (però ci speravamo, eh).
Mezz'ora a ridere nella sala d'aspetto e poi mandati via senza nemmeno la segnalazione.
Vano il tentativo di riavere indietro i 2 grammi. Gli occhi dei ragazzi della pattuglia erano inequivocabilmente espliciti su chi se li sarebbe tenuti.
Ora per una cosa così ti rovinano la vita.
Io so una cosa: di bombe a mano in giro ce ne sono state fra le persone che ho conosciuto e che guidavano. Tossici, alcoolizzati, impasticcati, fumati, in acido o di qualsiasi altra cosa.
Ne sono morti tanti.
Nessuno, e quando dico nessuno vuol dire nessuno, in un incidente stradale.
In Vespa o in moto sì, ma mai in automobile; quelle automobili che ho appena presentato.
Ora, vorrei sapere, visto che in altro post c'è stata una discussione in proposito, se sono più criminali quelli che si mettono alla guida dopo una canna o con un leggero stato di alterazione alcoolica o quelli che permettono, hanno permesso o permetteranno a dei gonfi di 20 anni o poco meno o poco più di mettere il culo su mezzi con cilindrate superiori alle 1100.
Se vuoi il brivido della velocità vai su una pista, paghi, affitti una monoposto a 200 euro per un'ora di corsa e ti sfoghi.
Non vedo perchè devo preoccuparmi di vedermi piombare addosso una BMW lanciata a 180 km/h con 5 cretini impasticcati ripieni di gel il sabato sera sulla FI-PI-LI o sull'Aurelia. Ce n'ho già tante di mio.
Sul Romito, il famoso lungomare del "Sorpasso" di Dino Risi, parecchi anni fa ne ho visti tirare fuori 3 da sotto un camion.
L'auto era entrata completamente sotto il mezzo pesante, un TIR.
Dovettero alzarlo con un argano della Bettarini per tirare fuori il mezzo coi tre ragazzi a bordo.
Avevano sui 25 anni e viaggiavano su una Wolkswagen Golf. E quando dico Wolkswagen Golf ho detto tutto. La Wolkswagen, la casa del Maggiolino, praticamente un blocco di ghisa a forma d'automobile, aveva concepito uno dei più perfetti strumenti di idiozia di massa.
C'è una bellissima descrizione dei proprietari di Golf da parte di Michele Serra in un suo "Che tempo fa", la striscia che aveva sull'Unità, risalente all'epoca del massimo fulgore di questa sfortunata berlina.
Credo di aver sfanculato più proprietari di Golf più dei capi di governo degli ultimi 40 anni.
Ecco, l'avvento delle berline veloci e "di moda" come le Golf hanno segnato un salto di qualità nel modo di concepire la guida sulle nostre strade. Non so se siete d'accordo, ma ho una quantità molto considerevole di chilometri sotto il culo. Proprio tanti.
E' anche, non del tutto, ma soprattutto, una questione di mezzi.
Credo che un dibattito serio potrebbe anche cominciare da lì

venerdì 5 febbraio 2010

PERCHE' NO


Quando si vuole tagliare corto e la pazienza e gli argomenti sono terminati si ricorre a questa poco simpatica frase; l'abbiamo imparato da piccoli, nella fase del "perchè?" quando iniziavamo a chiedere ai nostri genitori financo perché l'aria non si vede.

Lo spunto me l'ha dato questo post di Riccardo Venturi, grazie al quale ho scoperto che al mondo, a non volersi fare l'account su facebook, siamo perlomeno in due.
Perché? Riccardo lo spiega con dovizia di particolari ed alla sua maniera. Ci proverò anch'io.

"Dài, fatti l'account così restiamo in contatto"
"Ci sono le mail."
"Ma ti trovo in tempo reale appena ti colleghi"
"Ecco, questa è una delle cose che gradirei evitare. Non accendo il PC per cazzeggiare con qualcun altro che non vedo in faccia. Mandami una mail"
"E poi sei informato su qualsiasi cosa prima degli altri"
"Non ho furia. Su 100 notizie 97 mi fanno girare i coglioni e di 3 non me ne frega un cazzo. Puoi anche invertire le percentuali a seconda della giornata, eh"
"Ma trovi tutti gli amici che non vedi da tempo"
"Se non li vedo da tempo c'è una ragione"
"Ma puoi scrivere cosa ti pare"
"No che non posso"
"Guarda che anche gli antagonisti hanno la loro pagina"
"Li vedo tutti i giorni. Di persona"
"Ma sei un musicista. Può farti comodo"
"No. Mi rompe i coglioni e mi fa perdere tempo invece di esercitarmi"
"Ma hai un blog"
"Ecco."
"E non vuoi pubblicizzarlo?"
"Non su facebook."
"Ma da facebook si organizzano anche i nuovi movimenti."
"Delle manifestazioni lo vengo a sapere anche senza andare su facebook e comunque non mi interessano i nuovi movimenti. Berlusconi non lo manderà via la piazza."
"Ma hai problemi di comunicazione?"
"No. Non voglio rotture di coglioni. Nè dalla gente che va su facebook né da chi prende dati dai network. Non è difficile da capire"
"Ma tanto se vogliono ti trovano uguale"
"Come no. Prova a digitare il mio nome e cognome su google. Alla 26a pagina spero tu ti stufi di cercarmi, sennò continua pure. E poi per farmi cosa?"
"Ti tracciano l'IP"
"E secondo te il mio IP è rintracciabile"
"No?"
"Secondo il mio IP abito a Lucca"
"Insomma proprio non te lo vuoi fare l'account"
"No"
"Ma le tue spiegazioni non mi convincono, perché non vuoi?"
"Perché no"

Ecco, l'ultima spiegazione sembra sempre la più convincente.

Chissà perché.

giovedì 4 febbraio 2010

ROCKSTARS


Non è che un punto di saturazione è stato raggiunto, è che comincio a sentire quanto sia poco dignitoso anche il solo occuparsi, ad esempio, delle continue esibizioni di cialtroneria criminale del Presidente del Consiglio e dei suoi accoliti.
Quello che Berlusconi è stato capace di dire al fine di leccare il culo ad Israele è semplicemente rivoltante.
Quell'uomo ha giustificato una carneficina che i nostri media hanno crecato con tutti i mezzi di nascondere; è passato sopra i corpi straziati di centianaia di donne, bambini e civili inermi, senza curarsi di spendere una sola parola che presupponesse un viatico per una soluzione pacifica.

Normale, per un criminale come Berlusconi andare a soffiare sul fuoco dei conflitti, la guerra è soprattutto un vantaggio per gente come lui che può dirigere sui luoghi dei conflitti interessi suoi e degli amici suoi.
Laddove c'è una tragedia, che sia una guerra, che sia un terremoto, l'Italia è diventata un inossidabile punto di riferimento per chi volesse imparare come NON si gestisce un'emergenza.
Le porcherie fatte a L'Aquila sono sotto gli occhi di chiunque ne abbia, rimando comunque al solito, meritorio blog di Miss K per gli interessanti aggiornamenti, che ovviamente non verranno mai posti all'attenzione pubblica sui telegiornali pubblici per cui paghiamo il canone e senza che nessuno dell'opposizione denunci quella testa a ginocchio di Minzolini per omissione fraudolenta di notizie. Oppure quello che è riuscito a combinare quell'altro genio di Bertolaso ad Haiti.
Una cosa è sicura: d'ora in poi chi subisce una tragedia sarà bene che cerchi di armarsi di fucile da subito e sparare a vista ogni volta che vede una maglia della Protezione Civile avvicinarsi.
Scommetto che a L'Aquila qualcuno si sta pentendo amaramente di non averlo fatto.
Intanto grazie al processo breve chi è morto ed i suoi familiari avranno di che ringraziare il Pluriprescritto per la giustizia che riceveranno. E se lo hanno votato gli ci sta pure bene.

Da parte mia sto dedicando il tempo libero restante dal lavoro alla musica.
Sono il cantante di due gruppi, di cui in uno scrivo anche musiche e testi.
Siamo una fusione di musicisti provenienti dall'hardcore e dal rock marchiato Detroit quindi Stooges, MC5 ed i loro epigoni australiani Radio Birdman, Saints e Celibatre Rifles. Il risultato è per ora incoraggiante, registreremo il primo CD a Marzo, completamente autoprodotto e comunque scaricabile gratuitamente in rete.
Con l'altro gruppo facciamo esclusivamente covers, tutti pezzi del periodo '64/'69 derivanti dalla scena garage-punk e del rock psichedelico di quei tempi: dai Sonics agli Stooges, per capirci.
Alla mia età ci vuole dello stomaco per reggere 1 ora e passa di salti e balli su un palco ma soprattutto quello che c'è di contorno in un gruppo rock. Ogni tanto si suona in giro, si prova con costanza e serietà perchè non siamo più ragazzini e non ci va di perdere tempo a fare cazzate, ma ovviamente le virtù monastiche dei Santi sono in completa antitesi con certi ritmi di vita.
Pensavo a Morgan.
Cristo se è un coglione.

Non lo so se pensava di fare lo splendido visto la regale indifferenza con cui certo pubblico italiota ha giustificato il fatto che a Palazzo Grazioli corressero fiumi di cocaina o che ormai si parla di coca come se fosse un simpatico diversivo per celebrità, mentre è un agguato mortale per i nostri ggiovani; ecco, Morgan doveva sapere di essere ancora al livello degli sfigati delle periferie che pippano lattosio e muro grattato o per lo meno giusto uno scalino più su.
Morgan è ancora un ingranaggio, di un programma che più male alla musica non potrebbe fare, selezionando e impacchettando INTERPRETI e non artisti.
Gente pronta per il karaoke.
Dirigendo l'attenzione delle masse ad un modo di concepire il canto, la performance, lo spettacolo stesso in una patetica pantomima ad uso delle logiche massificatrici delle case discografiche.
E fai pure il maledetto.
E vai pure da Vespa a fare l'autodafè.

Ora, se sono questi i "maledetti" che sforna la nostra Patria, che fu di Piero Ciampi, di De Andrè, di Vasco, di Bindi, di Stefano Rosso e di Franco Fanigliulo (ve la ricordate "A me mi piace vivere alla grande"? E' morto pochi anni fa, di emorragia cerebrale), gente che in confronto a Morgan poteva dirsi figlia spirituale di Rimbaud.

Fior di artisti s'è bombata di ogni sostanza concepibile ed anche non concepibile.
Ma conosceva il proprio lavoro e soprattutto i media.
Il rock ' roll per antonomasia è un media a sè. Quello che ha bisogno dei media non è rock 'n roll, è una sua rappresentazione. E non mi interessa.
Non mi interessa un cantante che vince X-Factor.
Non mi interessa un prodotto discografico che l'industria discografica attuale mi spaccia per rock.
Il rock ha un'impatto sulle generazioni che trascende i media, perchè è scambio, assenza di regole, manifestazione di disagio, malessere, euforia, ormoni e corpi.
Deve essere un contatto che arriva alla compenetrazione totale tra artista e pubblico senza nessuna inibizione. E questa componente nessun X-Factor sarà capace di crearla.
Il rock succhia ogni energia vitale, perchè ti dà la possibilità di tirare fuori TUTTO.
Ed il rock è un media a sè perchè va al di là di ogni messaggio politico, si fa rito con il concerto ma poi ti lascia a confronto con tutte le tue paure e tutte le sue frustrazioni solo e senza protezione.
Il rock è la risposta con un attacco frontale.
I più grandi artisti che il rock ha portato all'attenzione del pubblico erano talmente maledetti che hanno creato stimoli per generazioni di individui, hanno accompagnato i loro sforzi per vivere e sopravvivere attraversando stagioni di ogni genere: vedere oggi le rockstar di ieri è illuminante: si sono fatti e strafatti, hanno sempre fatto il cazzo che gli pareva, scopato chi gli pareva, guadagnato quanto gli pareva e ora venitemi a dire che non l'hanno messa in culo a tutti nel modo più rock 'n roll possibile. E che nessuno mi dica che non c'era messaggio politico dietro.
Qualcuno c'ha lasciato le penne.
Beh, ce ne lasciano di più quei ventenni con grosse cilindrate che si stempiano regolarmente ogni fine settimana e senza aver creato alcunchè di musicalmente apprezzabile se non i loro rutti al Mojito.
E nessuna di queste rockstar ha mai pensato di andare da Bruno Vespa a spiegare perchè si droga: ad uso di Morgan e dei media nostrali mostro qui una breve conferenza stampa di quello che ritengo uno dei più grandi musicisti nonchè poeti di tutto il novecento: Lou Reed.

Questa è una rockstar.
Questo è il modo col quale si tratta l'argomento droga con i media.






Naturalmente la conoscenza dell'inglese è necessaria, comunque si può percepire benissimo l'assoluto algido disprezzo col quale un Lou Reed visibilmente fatto affronta pubblico & taccuini.
Quel tipo di strafottenza che NESSUNO dei nostri "artisti" nostrali sembra possedere e che invece era uno dei detonatori per lo stimolo alla ribellione di tanti giovani.

Le droghe non sono nient'altro che uno strumento. Come le auto veloci, come la palestra, come la passione per la politica. Distrugge il corpo come la Vita, come il lavoro, come la paura, come l'inquinamento, giorno per giorno.
Le droghe sono qualcosa che va saputa usare se si vuole usare. Come un trattore, come una sega circolare. E comunque fa parte di quella vastissima gamma di possibilità per l'individuo di scegliere come vivere e come morire.

Sono un acerrimo, inestinguibile nemico dell'eroina e per la cocaina non ho nessuna simpatia e meno ancora ne ho per i consumatori di dette droghe, ne ho sopportati abbastanza e non ho nessuno strumento per riempire il vuoto che queste droghe riempiono creandone altri, più vertiginosi.
Ma è una mia questione caratteriale; non ho un carattere compatibile con l'eroina e gli eroinomani nè con la cocaina ed i cocainomani.
Le rockstar non hanno nessuna responsabilità nella rovina di migliaia e migliaia di giovani, si sono limitati a narrarne il malessere e la discesa all'inferno, quello che l'establishment non vuole far vedere perchè è il frutto dei propri errori, della propria avidità e della propria sete di potere.
Ma la musica è, e deve continuare ad essere, anche e soprattutto un veicolo di stimoli e di ricerca interiore e non è un caso se l'industria discografica attuale predilige prodotti che azzerano questo fattore fondamentale che il rock, da Elvis a Kurt Cobain, ha sempre trasmesso come sua peculiarità fondamentale.

Per questo Morgan, per quanto mi riguarda, non è all'altezza neanche di Califano.
Per la qualifica di "maledetto" deve ancora studiare parecchio.

(Nella foto: Frank Zappa, una Rockstar)

lunedì 1 febbraio 2010

L'UNITA' E L'UMILE VIGNAIUOLO


"L'Unità".

Sopra la testata c'è scritto: GIORNALE FONDATO DA ANTONIO GRAMSCI.

Non ho idea di quanto sia ancora un peso per i dirigenti del PD quella scritta, ma di sicuro Antonio Gramsci non avrebbe mai fatto un titolo come QUESTO.

L'appello del Papa?

Come sarebbe a dì l'appello del Papa!

Ma se volevo sapere degli appelli del Papa compravo l'Avvenire, non un giornale di sinistra che si auspicherebbe laico e non l'ennesimo megafono di Piazza San Pietro.

Un operaio s'è dato fuoco perchè ha perso il lavoro.
Cosa dicono gli altri operai? Cosa dicono i sindacalisti? Cosa dicono i dirigenti del PD? Cosa dice D'Alema? Cosa dicono a sinistra? Cosa dicono gli economisti? Cosa dice il budello di vostra madre vestita da ciambella?

No, cosa dice il Papa.

E sapete cosa dice il Papapapa?

"Tutelate i lavoratori".
Giuro.
Andate a vedere in tutti i siti d'informazione.
"Tutelate i lavoratori".

Oh, l'ha detto perdavvero.

"Tutelate i lavoratori".

Dove l'ho già sentita?

E soprattutto dove la dovrebbe avere già sentita la De Gregorio.
Dove la dovrebbe aver già sentita il signor D'Alema.
Dove la dovrebbe aver già sentita il signor Epifani.

L'inizio della fine per un potere marcio, corrotto ed invasivo come quello della Chiesa inizia quando ad esempio la quotidiana velina Graziearcazzo" del Papa viene messa in quinta pagina sotto l'elenco delle Sagre&Fiere della provincia di Frascati.
E un motivo che potrebbe essere un'ottima giustificazione è che all'elettore di sinistra che compra l'Unità non gliene frega un poderoso cazzo con la cappella a minareto di cosa ha sproloquiato il Papa oggi. E domani. E domanilaltro.
Il lettore dell'Unità vede quella scritta "giornale fondato da Antonio Gramsci" per leggere il Papa che prende per il culo tutta la classe operaia, precaria, disoccupata & affini?

Mi viene una domanda sola da fare, alla signora DE Gregorio:

Ma come cazzo state messi?