domenica 11 luglio 2010

NON CI RIPRENDERANNO


Quali sentimenti provare davanti a un Giovanardi che invita il Sindaco di L'Aquila manganellato di fresco ad andare a lavorare per aver sostenuto la sua gente venuta a chiedere conto ai buffoni assisi in Parlamento le ragioni della più patetica, squallida e infame presa per il culo ai danni di cittadini italiani vista da parecchi anni a questa parte?

Quali sentimenti provare davanti a uno Straquadanio che per spargere l'ultima penosa cortina di fumo davanti alla performance circense fatta dal governo sulla pelle degli aquilani sentenzia che "L'Aquila stava già morendo" e che quasi pretende le scuse?

Quali sentimenti provare davanti a un Manganelli, uno che dovrebbe stare in galera per quel che ha già combinato, che davanti all'ennesima prova d'infamia della polizia di stato (volutamente minuscoli) non trova di meglio che ritirare fuori i black bloc ed i centri sociali nonostante i filmati dimostrino chiaramente che i manganellati sono esclusivamente dei terremotati?

E quali sentimenti provare davanti a chi, cieco, sordo e muto davanti al dolore ed alla rabbia di chi ha perso ancora giustifica l'operato di questo governo omettendo e mistificando, come ad esempio il telegiornale principale del servizio pubblico?

Il solito: quello di essere consapevole che per i Berlusconi, i Giovanardi, gli Stracquadanio e tutta la feccia che altra feccia ha messo su quelle poltrone, la nostra vita vale meno di zero.
Che tutto viene fatto in funzione di un'unico grande ideale: il potere per il potere.
Che siamo non più cittadini ma strumenti per l'esercizio del potere.
Che non abbiamo una dignità.
Che fra cricche e P3 sta crescendo il numero di coloro che rimangono senza lavoro ed in mezzo ad una strada.

Che c'è un'opposizione guidata (ora è conclamato) da un emerito idiota la cui preoccupazione è di veder uscire fuori un altro Chavez. (nel link la lettera aperta di Senza Soste).

Che c'è una sinistra ancora prigioniera di grandi protagonismi di piccoli uomini.

Che in politica il settore giovanile è considerato ancora meno di quello calcistico.

Che la vera opposizione in questo momento è un immondo coacervo di ex-fasci, baciapile e sciacalli pronti a saltare in men che non si dica dall'altra parte, non si sa quale ma di sicuro quella giusta.

Che esiste un mondo virtuale dentro i monoscopi ed uno reale che si impegna per rendere tale anche quello virtuale dei monoscopi.

La sensazione è quella di sentirsi in pericolo, la reazione per ora è una cupa marea di invettive in rete, di manifestazioni dove i fili sono tenuti da chi agita i manganelli (maiuscolo o minuscolo a scelta, io scelgo il minuscolo comunque) e di tentativi di aggregazione guidati da ex-comici televisivi.

Chiediamoci allora: come sta cambiando il nostro quotidiano?
Abbiamo una soluzione o siamo una parte del problema?
A cosa cazzo serve Facebook?

The revolution will not be televised.
Ricordiamocelo.




mercoledì 7 luglio 2010

UN POLIZIOTTO ALLE ELEMENTARI


C'è un che di struggente poesia nel leggere delle botte e delle manganellate che i poliziotti hanno somministrato ai terremotati aquilani che, dopo essere stati presi benbene per il culo dal buffo omino di Arcore andavano a chiedere conto ai porci che hanno alzato nient'altro che uno spottone governativo mentre di aiuti concreti nisba, anzi, pagate le tasse e muti.

Ovviamente non c'hanno trovato il commissario Nico Giraldi detto Er Monnezza nè tanto meno la Squadra ma il solito plotoncino di fascistelli di merda strafatti di cocaina in divisa d'ordinanza per i quali che tu sia Gandhi o tu sia Ted Bundy non fa differenza.

E meno male che anche a loro il governo sta tagliando il tagliabile e qualcosa di più.

Hanno già manifestato una volta.
Se ci riprovano un consiglio.

Andiamoli a caricare noi, armati.

Tanto per fargli sentire l'atmosfera di una vera manifestazione.

venerdì 2 luglio 2010

BUONGIORNO


"Non sono un ubriaco ma neppure un santo. Un medicine-man non deve essere un 'santo'..... Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio ed elevarsi come un'aquila....
Deve essere dio e diavolo insieme. Essere un buon medicine-man significa trovarsi nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. Significa fare il pazzo ogni tanto. Anche questo è sacro."

(Capriolo zoppo, stregone della tribù Lakota)

mercoledì 30 giugno 2010

E LA CREMERIA?


Funziona così.
Ieri viene fuori la notizia di un ex concorrente del Grande Fratello che ha provato a paracadutarsi e invece è andato giù a sassata.
Eh beh, dico.
Vedi che quando mamma mi diceva di stare coi piedi per terra aveva ragione.

Poi mi si dice che il tizio faceva il padrino per i corsi di paracadutismo di casa Pound.

Eh beh, dico.
La notizia la metterei fra i "chi se ne frega" del mese a meno che qualcuno mi dia l'indirizzo del magazzino dei paracaduti che usano 'sti tizi in modo che glieli vado ad inamidare e si fà un pò di pulito.

Poi leggo che chiunque osi per questo desantificare il suddetto ex concorrente del GF fa incazzare a morte i suoi fan che immagino dissemineranno di kappa e acronimi da codice fiscale l'intera rete pensando di insultare e mettendo a nudo, invece, la propria specifica appartenenza a quel meraviglioso mondo grazie al quale ci ritroviamo un paese di MORTI (veri, non paracadutati) e ai morti, si sa, non si risponde.
Li si tratta per quello che sono.
Dei morti.

E i morti, con la carenza di loculi che c'è, si cremano.

Ecco, cerchiamo di prendere la cosa per le opportunità che offre.

Li possiamo cremare, questi qua.

Pensiamoci su.

venerdì 25 giugno 2010

I-TALI-A


Una volta mi piaceva il calcio, ci giocavo pure.
Prima portiere - i ragazzini più matti di solito li mettono lì a buttarsi per terra e sporcarsi tutti - poi interno di centrocampo con licenza di segnare, piedi buoni, testa alta e facile al contrasto.
Nei campionati minori tipo prima categoria, promozione, eccellenza & simili ce ne sono a migliaia di giovanotti partiti con talento & speranza e poi rassegnati ai campi delle periferie dell'impero.
Bravi, però la testa...ahi.

Quando il calcio non era Sky, diritti televisivi e palcoscenico per lo studio delle forme di repressione il calcio era soprattutto le storie, la mitopoiesi che ne costituiva il lato più affascinante per l'immaginario collettivo, specialmente quello dei giovanotti.

Una volta c'erano giornalisti come Gianni Brera, dei sobri e severi signori divorati dalla passione per lo sport che, come lo stesso Brera diceva "aveva permesso all'uomo di dimostrare di poter dominare una sfera con la sua parte allora ritenuta meno nobile", almeno rispetto alle mani ed alle braccia fonte di lavoro.

Non credo che il mondo del calcio sia mai stato pulito. Credo che altresì ci siano stati campionati in cui semplicemente si è potuto assistere allo spettacolo di grandi squadre nobilitate dalla presenza e dalle prodezze di alcuni campioni e che questo è il massimo che può offrire il calcio moderno.
Questo, ad esempio, è successo con squadre come il Milan di Sacchi, con il Napoli di Maradona o con la Roma di Liedholm e Falçao, tutto rigorosamente a livello di opinione personale.

Lo spettacolo del calcio italiano attuale è stato ben rappresentato dalla nazionale italiana e dal suo ambiente (federali, politici e tecnici senza esclusione alcuna).

Partiamo dalla radice: pochi giorni fa un quotidiano locale di qui (Livorno, per chi non frequentasse questo blog) pubblica una lettera di un allenatore di una piccola società che cura un vivaio di ragazzini dai 10 anni in su.
E' incazzatissimo.
Punta il dito sui genitori e sugli "squali" di altre società più facoltose che avvicinano i ragazzi portandoli via alle società più piccole che magari instillano nei ragazzi un'etica dello sport un tantino differente da quella del successo ad ogni costo piuttosto che il duro lavoro ed il miglioramento personale.
Con i genitori è durissimo: si parte dai comportamenti belluini ed assolutamente incivili che tengono durante le partite, per finire alla quantità di stress che mettono addosso ai ragazzi riguardo la loro "carriera".

Ovviamente succede un mezzo finimondo a suon di risposte e controrisposte, ma basta andare ad assistere ad una partita di ragazzini di qualunque livello per vedere con i propri occhi quale sia la situazione.

Il sistema per avere successo è l'attuale Sistema Italia.

E allora ci si spiega una nazionale che arriva in Sudafrica con la stella di Campione del Mondo e se ne torna a casa guardando dal basso la Nuova Zelanda.

Vinciamo i Campionati del Mondo perché abbiamo come al solito una grande difesa di muscoli, carattere e malizia e perché abbiamo quello che è indispensabile avere se si vuole vincere, dei fuoriclasse.

Uno di questi gioca addirittura con una gamba sola, è massacrato sistematicamente per tutto il campionato regolare ed arriva al mondiale praticamente zoppo.
Ma andatevi a rivedere quei tre tocchi che ha fatto nel mondiale di Germania.
Sarà un'icona del coattismo romanesco ma è l'ultimo vero fuoriclasse che avevamo.

Ne avevamo altri due: due matti, Balotelli e Cassano. Niente. E' stato pubblicamente ammesso dallo staff della Nazionale che non ci sono le competenze e le capacità di gestire al meglio i talenti che abbiamo.
Il calcio non è più in nessun aspetto anche un occasione per crescere e diventare più uomini, almeno qui in Italia.

L'altro fuoriclasse che ci è rimasto è Andrea Pirlo, un sinti dalla faccia triste che vede il campo come da un satellite, che ha una visione tattica e la capacità di creare gioco che pochi al mondo hanno. Ma non ha successori. Perchè ogni visione creativa del calcio sta annegando in un esaltazione della mediocrità atletica in cui troppi stranieri-bufala hanno appiattito la caratteristica principale che morfologicamente un team italiano deve sviluppare al meglio: la fantasia, l'imprevedibilità, il genio, la velocità d'esecuzione.

Mazzola e Rivera camminavano ma quando si trovavano davanti le nazionali atleticamente superiori aprivano spazi impensabili nei quali gente come Anastasi, Boninsegna e Riva si esaltavano; e prego ricordarsi che sia Anastasi che Boninsegna pesavano quanto mezzo Iaquinta.

Abbiamo prodotto anomalie in serie, giocatori amatissimi nonostante fossero genio e sregolatezza in squadre alla periferia dell'Impero ma anche campioni assoluti come Roberto Baggio, uno che invece di sdraiare veline o frequentare covi di cocainomani se ne stava con moglie e figli, pregava nammiòrenghecchiò ed il resto del tempo lo passava a fare fisioterapia alle gambe regolarmente massacrate ad ogni fine campionato.

A questo giro i campioni li abbiamo lasciati a casa, o li abbiamo portati già rotti, come Buffon e Pirlo.
E abbiamo dimostrato al mondo intero che senza genio, senza fuoriclasse, senza scintilla creativa, senza l'imprevedibilità della perfetta unione delle caratteristiche ITALIANE coadiuvate dal servizio di uno o due fuoriclasse non siamo niente.
Siamo una nazionale morta, uccisa dall'eccesso di mafiosità di un CT che ha pensato che fare una sua parrocchietta e raccontargli che è la più bella parrocchia del mondo potesse bastare.
Ne conosco un altro, guida il paese e ci sta facendo fare la stessa fine.

Ecco, la differenza fra gli italiani ed i giocatori della nazionale è che loro almeno sono scesi in campo e - malissimo - se la sono giocata.


Nella foto: un fuoriclasse dei tempi andati, uno che ci ha quasi rimesso la cotenna. Anche lui Campione del Mondo)

mercoledì 23 giugno 2010

IN UN PAESE DI MORTI


Non ho scritto per un pò, prima per impegni di lavoro e non, poi volontariamente per vedere quando l'impulso irrefrenabile di rimettere mano al blog mi avrebbe ripreso la mano: niente.
Quindi ho deciso di riscrivere e di continuare nonostante quel poco di presa di distanza nel mondo dei blogger e dalle informazioni in tempo reale per reimmergermi nelle questioni
quotidiane vissute insieme alle persone con cui vivo e lavoro ogni giorno mi ha chiarito definitivamente un punto: l'Italia è un paese morto.
Un paese morto perché nelle sue vesti di Italia, penisola stracolma di storia, di genio e di risorse, non è più in grado di dare un cazzo; a chi ci abita ed ancor meno a chi ci ha a che
fare dall'esterno, a parte le quotidiane dimostrazioni di cialtroneria, pressappochismo e delinquenza nel gestire il patrimonio etico, umano, artistico e lavorativo di cui dispone e che se ben
amministrato potrebbe permetterci molto di più della desolazione che chiunque conservi una qualche caratteristica umana può ammirare.

L'Italia è morta, e probabilmente il rigor mortis avanza già inesorabile senza che la stragrande maggioranza degli italiani se ne stia accorgendo, italiani che sono anch'essi un popolo morto, inutile, gretto, cattivo ed avido
senza avere nessuna caratteristica che possa dare a queste accezioni negative alcunchè di poetico e di affascinante nella sua terrifficante vocazione al disprezzo delle regole di convivenza civile. Almeno quelle che
sembrerebbero così scontate da sembrare inutili.

Le prove del decesso le vediamo dalla blanda rassegnazione con cui a Pomigliano si lascia la FIAT ricattare migliaia di famiglie e, di conseguenza, l'intero mondo del lavoro; questo
da parte di un'azienda parassita, retta da parassiti, che da sempre fa pagare la conquista di ogni normale diritto umano sul lavoro mentre dallo Stato e quindi dai contribuenti
compresi coloro che vanno a piedi, ha ciucciato tutto quello che ha potuto fin dal dopoguerra mentre gli italioti sbavavano sull'orologio sopra il polsino dell'Avvocato.
Le "sfide" dei mercati globali sono sfide al ribasso per chi lavora e ci lascia sempre più spesso la pelle e l'andazzo sembra ancora più incancrenito perché mentre da altre parti si
sequestrano manager qui si sale sui tetti per scenderne con l'amorevole collaborazione dei sindacati ma con un bel palo piantato nel culo che la vasellina spalmata dall'ineffabile triplice
non riesce a rendere comunque piacevole.
Quanto accade a Pomigliano è la goccia d'olio che si espanderà in tutta la nazione con le tute blu già pronte a far vendere il proprio culo per un piatto di lenticchie, così come l'alesaggio
degli sfinteri degli operai di Pomigliano dimostra.
C'è una cosa che si chiama dignità, la stessa dignità dimostrata nel dopoguerra sotto la guida di ben altri sindacati e che si è vaporizzata sotto il peso di mutui da pagare che
probabilmente non verranno ugualmente estinti, figli da far crescere e studiare nelle scuole gelminiane, cioè nel NULLA.
Quella dignità che portava migliaia di operai in piazza a fronteggiare poliziotti, infiltrati, servi e cortigiani in nome di condizioni di lavoro umane, che permettessero ad un individuo
di poter pianificare un futuro, dignità che ora non c'è più.
Morta.
Come l'Italia, appunto.

Un esempio:
ieri all'entrata sul lavoro i miei collaghi mi informano che era previsto uno sciopero generale dei lavoratori degli enti lirico-sinfonici promosso da CGIL-CISL e UIL.
Ovviamente il destinatario della protesta è l'affossatore dell'arte e della cultura italiana che risponde al nome di quel verme untuoso di Sandro Bondi.
Nel comunicato congiunto, in fondo, c'è un nebuloso riferimento anche agli altri operatori dello spettacolo, ma non si chiarisce se lo sciopero riguarda anche noi, che non facciamo
parte di un ente lirico-sinfonico ma di una fondazione.
I miei colleghi sono iscritti per la quasi totalità alla CGIL. Ci sono solo due senza tessera: il mio collega Pippo (che ho già presentato in precedenza nelle vesti di navigatore) ed il
sottoscritto: due vecchi punk incarogniti.
Chiamano il rappresentatnte sindacale: silenzio di tomba. Non c'è, non risponde, non si trova.
D'altra parte sin da quando ha preso il posto del precedente rappresentante pochissimi lo hanno visto, nè costui s'è preoccupato di presentarsi alle maestranze nel caso
volesse dimostrarci di essere abbastanza in gamba da strappare la quota sindacale dalla mia busta paga e da quella dell'altro mio collega.
Ed è passata l'intera stagione teatrale, eh.
Ok, chiamano a Roma, nella sede nazionale.
Ci girano alla sede di Firenze perché i rappresentanti dello spettacolo son tutti fuori alla manifestazione.
Da Firenze ci dicono che per noi che non abbiamo la "fortuna" di lavorare in un ente lirico lo sciopero generale è il 2 luglio.

Domanda: COSA CAZZO SIGNIFICANO QUESTI SCIOPERI A SCAGLIONI?

Non siamo forse anche noi macchinisti, generici, attrezzisti, scenografi, elettricisti, truccatori, parrucchieri, facchini e tutte quelle figure professionali che fanno lo stesso
lavoro che viene svolto nei teatri d'eccellenza e negli enti lirici, sui set cinematografici e negli studi televisivi?
Siccome ho lavorato in ognuno di questi ambienti posso affermare con certezza assoluta di sì.
Non è l'intero mondo della cultura e dell'arte sotto attacco da parte di questo governo e non colpisce forse l'intera struttura del mondo dello spettacolo il progetto
di legge presentato da quel tentativo d'uomo fatto ministro grazie all'esclusivo merito di essere un viscido zerbino del pagliaccio assiso alla presidenza del consiglio?

Forse i dirigenti della triplice hanno deciso di infilarsi definitivamente il cervello su per il buco del culo?
Oppure ormai i sindacati sono diventati il Gatto e la Volpe al servizio di Mangiafuoco?

La seconda che hai detto, direbbe Guzzanti/Quelo.

Il compito di troncare e sopire il conflitto sociale che potrebbe esplodere in questa situazione e lo stanno svolgendo a meraviglia.

Intanto la settimana scorsa due morti in tre giorni, uno nel cantiere navale, l'altro in una banchina del porto.
Un ragazzo albanese caduto da una nave sulla quale stava lavorando, il suo primo giorno, in non so quanti sub-sub appalto con una ditta di Sestri Levante.

Poi, dopo, si viene a sapere che su quella banchina c'era già una precisa ingiunzione di divieto dell'uso della stessa proprio per motivi di sicurezza.
Il ragazzo è annegato, sotto il peso dell'attrezzatura da lavoro e sotto gli occhi del fratello, anche lui al lavoro per la solita ditta.

Due giorni dopo un camionista viene travolto da un tubo che un carrello stava scaricando dal suo camion, un tubo da peso di una tonnellata e passa.
Si scopre che i tubi sistemati sul pianale del camion non erano stati caricati coi minimi requisiti di sicurezza.
Roba che poteva perderli addirittura durante il viaggio.
Naturalmente la ditta è in sub-sub e non soi quanti altri sub appalto.

Questi sono i nostri industriali, questi sono i nostri imprenditori.
Oh, e i nostri sindacati, quelli che poi a cadavere caldo indicono lo sciopero.

Certo che a quanto ci piace farci prendere per il culo non c'è fondo.

E ora la banda di assassini capitanata da quella bella donna della Mercegaglia prova a tirare la corda all'estremo.
Ma no, non è un estremo.

Andrà oltre perchè l'Italia è un paese morto, abitato da morti che non sanno di esserlo, inutili se non dannosi, rassegnati, avviliti, annientati dalla paura di
perdere il pasto vomitato dai padroni.

Ora a L'Aquila si scoprono gli altarini del signor Bertolaso e del suo innominabile padrone: si scopre l'immondo mercimonio immobiliare/affaristico vaticano di cui il
Cardinale Sepe è solo l'ologramma mostrato al popolino, mentre sulla squallida recita messa in scena da Berlusconi & c. sulla pelle degli aquilani il principale organo
di informazione televisiva pubblica tace obbedendo, roba da sfasciare sulla crapa pelata di Scodinzolini un bel Phonola in acciaio ghisato del '65.
Ma è solo un microscopico frammento della vocazione delinquenziale che questo governo votato da morti in putrefazione e rappresentato da sciacalli che pasteggiano
proprio sui morti, quelli che li hanno votati e quelli che loro stessi provocano, ha nel suo DNA, retaggio di quel ventennio che già ha lasciato l'Italia sotto un cumulo
di macerie e che grazie a quella dignità di cui parlavo era stato ricostruito.

E chi informa, chi cerca di tenere viva una coscienza?
Chi cerca di far luce su ciò che veramente è, rappresenta e significa la nostra classe politica e tutti i troiai che la circondano?

Leggete QUESTO ARTICOLO, tanto per fare un esempio.

E vogliono pure la legge-bavaglio, vogliono.

Beh, a prestissimo, vado a farmi un'altra danza sui cadaveri di quelli che un tempo si definivano italiani.

lunedì 31 maggio 2010

L'EBREO ABERRANTE


Sono un pò in ritardo.
Ci sono periodi in cui la vita reale prende - e fortunatamente direi - il sopravvento e allora il computer resta spento o s'accende solo per mettere frettolosamente in campo le squadre di Hattrick e Sokker, cioè gli ultimi due trastulli che mi sono lasciato dopo che il calcio vero mi fa sempre più vomitare.

Nel frattempo quello che succede in Italia, visto dalla prospettiva dell'uomo che corre dietro alla propria vita, appare sempre più un circo tragico dove i clown sanno solo mettere una profonda, incommensurabile tristezza. Niente è cambiato, niente che valga la pena di essere commentato, niente che lasci uno spiraglio di ottimismo almeno alla nostra individualità?

Cosa deve pensare un normale individuo che apre il giornale e trova la notizia di una nave con aiuti per un popolo martoriato come quello di Gaza viene attaccata dall'esercito israeliano in acque internazionali il quale non contento massacra anche una ventina di volontari?

Che sarebbe il caso di lasciare mano libera ad Ahmadinejad?
Che sarebbe il caso di iniziare a chiudere i rubinetti ai quali questi assassini si sono voluttuosamente attaccati dal dopoguerra ad ora?
Di sicuro i nostri media, ignobilmente da sempre appecoronati ai desiderata ebraici sono in grossa difficoltà. E ben gli sta.
Se non ci rendiamo conto della dirompenza dell'effetto che gli stati e le cricche a sfondo religioso come Israele, come il Vaticano, come l'Arabia Saudita e via dicendo sono una metastasi per l'umanità non faremo un passo avanti che è uno.
Sono forze antidemocratiche, oppressive, opprimenti, ma soprattutto antiumane che si nutrono del sonno della ragione. Questi sono i fatti che chiunque abbia occhi può tranquillamente vedere e senza sottotitoli.
Bene faceva Stalin a sbatterli a pregare i loro Dio, Allah, Yahvè e quant'altro nelle steppe siberiane, tra l'altro fra sofferenze e privazioni ci si avvicina a Dio, non è così?

In questo senso sono insospettabile.
Israele mi è sempre stata potentemente sul cazzo, e me ne sono allegramente sciacquato le palle delle accuse di "antisemitismo" che puntualmente arrivano ogni volta che si osa mettere davanti alla faccia dell'opinione pubblica cosa è veramente Israele: uno stato nazista, assassino, arrogante e parassita.

Ma la summa direi che, come al solito, l'ha fatta il Venturi sul suo blog.
Ecco, magari un giorno Berlusconi farà una legge per cui dovrò pagare a Riccardo un fracco di diritti d'autore.
Pazienza.
Spero di cavarmela con una cena dal Piulle.


mercoledì 5 maggio 2010

VIVERE NON SOPRAVVIVERE


In realtà dei massimi sistemi della politica non me ne frega un cazzo.

Ossìa, non ho il tempo necessario per fregarmene nella misura necessaria a capirne abbastanza per esprimere pareri meditati e circostanziati sulle manovre e sui temi istituzionali che il Buongoverno delle Libertà ci propina e sulle barricate che quei facinorosi dell'opposizione tentano di mettere di traverso alla strada verso il Benessere.

Devo lavorare, quando posso, dato che sono un precario istituzionalizzato che saltella lungo la linea dei 12.000 euro l'anno e quindi concentrarmi nel fare della mia vita qualcosa di significativo invece di star qui a lamentarmi.

Quindi il problema degli Scajola, dei Cosentino, dei Bertolaso, dei Cuffaro, dei Berlusconi, insomma di tutta quella banda di delinquenti che legifera e vorrebbe rifare la Costituzione con la stessa allegra approssimazione con cui farebbero il decalogo della fabbrichetta brianzola ereditata dal nonno l'ho superato da un bel pò.

Me la meno insieme ad altra gente che come me prenderebbe tutti questi bei personaggi e li menderebbe a sperdere imbarcati su una gabbianella nei pressi di Capo Horn. E si fa quel che si può.

Sto scrivendo un pò meno. Siamo nel pieno della stagione teatrale con la scure che quel verme untuoso di Bondi (leggi Tremonti) ha abbassato sulla testa dei lavoratori dello spettacolo così come in altri e meglio conosciuti settori. Sto registrando qualcosa che dovrebbe diventare un disco. Sto sbattendomi per mettere in piedi un lavoro da fare quest'estate. Sto vivendo con le persone che ho vicino nella vita e nel lavoro quest'epoca infame.

Vorrei avere il tempo per pensare a una settimana di vacanza, ma non sono il tipo da andare in banca a chiedere un prestito per andare una settimana a sciacquarmi le palle in qualche posto da finto ricco. Piuttosto li regalo a mia madre così stacca anche lei da lavorare per un mese e se ne va a trovare le sorelle a Roma.
Non è difficile immaginare quanto, in ambiti di ristrettezze, tante persone stiano coraggiosamente portando avanti vite, famiglie, amori, interessi, sogni e bisogni. A me interessano queste persone, è con loro che sento di avere qualcosa da condividere. Quelli che, nonostante tutto, vanno avanti.
Vanno avanti però sanno. Proprio come Pasolini.
Perchè Pasolini ebbe il - non unico - grande merito di mettere su carta tutte le inquietudini dell'uomo comune con il linguaggio del letterato ma in una forma che anche l'uomo comune, l'Ultimo, potesse comprendere. In questo stava la sua "pericolosità".

E ci potete giurare che in molti "sanno".

Come potete giurare sul fatto che gli effetti manifesti che vediamo nell'Italia di oggi dicono che la maggior parte o non sa o fa finta di non vedere.
Ma oggi, in Italia, nel 2010 e dopo 15 anni dalla discesa in campo di Berlusconi, chi ha una visione della politica e del vivere comune come la mia su questa gente che non vede o fa finta di non vedere ha perso ogni speranza aumentando contemporaneamente la percezione di un degrado irreversibile che l'Italia intesa come comunità umana sta attraversando ad ogni livello.

Spero vivamente che la Grecia, così come ai tempi antichi, riassuma un ruolo guida mostrando la passione, la forza e la convinzione nel non volersi rassegnare alla solita criminale logica per cui dopo che pochi satrapi si sono fumati soldi, risorse e lavoro di milioni di cittadini vorrebbero che fossero gli stessi a pagare il conto.

Qui in Italia sono felicissimi di pagarlo perché ai nostri ebeti concittadini basta avere un demiurgo spacciato sotto forma di venditore attempato di Folletto, quindi la misura di come siamo messi non è necessario neanche calcolarla.
Sono felicissimi di pagarlo anche con una ulteriore scimmia sul groppone vestita in abito talare che continua a succhiare soldi nonostante il suo patrimonio immobiliare, le sue banche fantasmatiche, i suoi vecchi bavosi pedofili protetti amorevolmente finché qualcuno della società civile non ha cominciato a spiattellare tutto in piazza e soprattutto in Rete.

Sono tra quelli che non si rassegna alla miseria umana, morale e politica che questi signori vorrebbero impormi con il loro precariato, con la loro miserevole informazione, con i loro pietosi ninnoli tecnologici. Vengo da quella schiera di italiani che costruisce sempre e comunque quel qualcosa che vorrebbe vedere e che non c'è, come nel dopoguerra.

E non si sente mai solo.

I miei tre lettori mi scuseranno quindi se ho allentato coi post.
Verranno tempi più proficui, immagino.

mercoledì 28 aprile 2010

KAMIKAZE IMPUNITI


Mettiamo che un kamikaze si faccia esplodere nella piazza del mercato di un qualsiasi paese della nostra penisola: quanti morti potrebbe provocare?
Dieci? Quindici? Trenta?
E che reazione ci sarebbe dai media, dagli "opinionisti" e dai nostri politici?
Eddai, non c'è molto da sforzarsi.

E mettiamo che la cosa si ripeta.
Una, due, dieci volte.

Giustamente l'allarme salirebbe in maniera parossistica, magari si invocherebbero leggi speciali, magari la guerra santa totale contro il nemico, magari richiameremmo l'esercito dalle missioni estere.

Eppure di gente ammazzata ne abbiamo già a iosa.
Lentamente, inesorabilmente, scientificamente.

Gente che non viene calcolata come vittima, gente che semplicemente si ammala e muore.
Nessuno si è mai preoccupato, nè si preoccupa, di stabilire perché, però.

Perchè in certe aree dell'Italia l'incidenza di malattie tumorali è spaventosamente più alta delle normali incidenze, ad esempio?
Perché in certe aree del Sud e non solo c'è una vera e propria strage che continua nel silenzio delle istituzioni e che viene sommariamente citata come effetto collaterale di opere umane che hanno come fine il benessere dei cittadini.

In effetti sdraiati dentro una bara si deve stare piuttosto comodi e di sicuro problemi come il benessere, il posto di lavoro, le tasse e la ristrutturazione del tinello di casa si possono considerare risolti.
Nessuno sa dare numeri precisi. Nessuno sa dire quanto il business dei rifiuti è un fucile puntato alla tempia di centinaia di migliaia di cittadini in attesa di sapere quando l'effetto dell'aggressione indiscriminata alle risorse naturali si manifesterà su un altro, altri dieci, cento, mille ignari cittadini.

Poco tempo fa un'amica nonchè frequentatrice di questo blog ha invitato il giornalista Gianni Lannes a Livorno per parlare di smaltimenti di materiali tossici, radioattivi o comunque nocivi nei nostri mari: Lannes in pratica sta continuando quelle indagini che sono costae la pelle ad Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, difatti riceve costantemente minacce di morte e gira sotto scorta.

Questo un suo intervento che sono riuscito a reperire sul tubo e che non potrebbe essere più chiaro, e comunque vi invito a dare un'occhiata ai filmati riguardanti le inchieste di questo giornalista freelance che collabora con "La Stampa" ma che non è riuscito a far pubblicare nulla di ciò che riguarda le sue inchieste né dal suo giornale né da "La Repubblica": c'è comunque un sito dove trovare il lavoro suo e di altri impavidi e che è QUESTO





Dunque lo Stato.
E i suoi amici, manco a dirlo le cosche criminali.

Quindi riassumendo, oltre ai disastri ambientali che possono accadere da un momento all'altro e che potrebbero essere di entità inimmaginabile, sembra proprio che a breve l'Italia diventerà una penisola sulla quale cercare di vivere scansando quelle zone dove intendono piazzare inceneritori, smaltitori, rigassificatori, centrali nucleari, a biomasse, a carbonella o a Fernet Branca.

Le nostre coste rischiano di far arrivare sulle nostre tavole pesci stroboscopici buoni per essere appesi sui soffitti delle discoteche e già comunque si stanno manifestando, in certe zone, gli effetti collaterali di certi metodi spicci ai quali il nostro governo sembra essere particolarmente affezionato. Sulle nostre rotaie viaggiano merci su mezzi tutti da verificare, poi succedono cose come quella di Viareggio e rimane solo chi piange.

Noi gente comune siamo informati di tutto questo dai media nazionali in modo che la cosa abbia la stessa risonanza delle discariche nei fiumi e in mare, della ineluttabile presenza di polveri sottili, di tutto il troiaio che respiriamo ed assimiliamo da terra, acqua e aria (il fuoco, come al solito, continua a bruciare).

In poche parole zitti e crepate che qui c'è da fare gli affari nostri.

Sono questi gli "uomini di pace" che ci fanno vedere acclamati mentre vengono caricati sulla macchina della Polizia e la cui spettacolarizzazione - beh non serve essere sociologi di questi tempi - rende anche martiri agli occhi di tutta quell'Italia viscida e truffaldina che pensa ancora che il sistema attuale sia il migliore dei mondi possibili perché così dice Silvio.

Insomma, i Kamikaze ce li abbiamo in casa in compagnia di un discreto numero di complici.
Il problema è che mentre noi scoppiamo, quelli restano a pontificare dalle televisioni su quanto abbiamo necessità di nuclearizzarci ulteriormente.

Ora, nella Rossa Toscana sembra che il punto strategico dove piazzare un bel pò di questi impianti dediti a colorare il cielo sempre più di blu sia Livorno & zone limitrofe.

Questo solo per certificare che l'azione spietata di questa classe politica non conosce schieramento, in un momento in cui la crisi economica mostra i denti sempre più minacciosamente, per cui è perfettamente inutile sperare che una delle formazioni politiche parlamentari possa almeno cercare di porre un argine a traffici che coinvolgono ogni livello, dalla politica all'industria e alla criminalità organizzata.

E non sono neanche le cifre (inesistenti) di quanti ci italiani hanno già rimesso la pelle per via dell'inquinamento atmosferico.

Provate inoltre ad immaginare in quali condizioni deve lavorare chi indaga su questi criminali come ha fatto Lannes, che difatti ha perso il diritto di muoversi liberamente, così come Saviano.
Guardate gli altri video correlati sul lavoro di questi giornalisti, di questa gente che vive una non-vita solo perché cerca di informare i cittadini su chi li sta ammazzando speculando sulla loro pelle e su quella dei loro cari.

Francamente l'entusiasmo con cui è stata accolta la pantomima dei finiani mi trova piuttosto indifferente, non è con questi balletti rosa che risolveremo alcunché quando in gioco c'è una posta che parla dell'ambiente che siamo chiamati a lasciare alle generazioni future.
E che una delle soluzioni al riguardo sembra proprio debba comprendere una cacciata neanche tanto benevola di questa classe politica che governa e non solo inquina e fa ammalare, ma uccide.

Se qualcuno vuole ancora convincermi che bisogna innanzitutto fermare Berlusconi si accomodi pure, qua c'ho chinotto e popcorn.

domenica 25 aprile 2010

MEMORIA CONDIVISA UNA SEGA





QUESTI hanno liberato l'Italia da un dittatore che ci ha portato in guerra, ha fatto ridurre l'Italia ad un cumulo di macerie e se ne stava scappando con la divisa dell'esercito tedesco.

SCAPPANDO.

Voce del verbo darsela a gambe.

Questi ominicchi di merda che vorrebbero vietare "Bella ciao" o che infamano i partigiani cercando di cancellarli dalle celebrazioni della festa di Liberazione sono gli eredi diretti del Capoccione. Quello che voleva scappare.

Quindi oggi c'è solo da festeggiare l'orgoglio di cercare di essere degni di quei giovani che hanno messo le loro vite in gioco per liberarci dalla dittatura.
Con questi ominicchi di merda e con quelli che li hanno votati non ho, oggi domani e dopodomani, niente da condividere.