domenica 18 luglio 2010

LA GUERRA DEI FESSI






Si fa per ragionare, ma non è certo la sequela di femminicidi che imperversa nelle cronache che mi farà cambiare idea.

L'identificare gli "uomini" di quest'epoca con gente mentalmente e profondamente disturbata, con poveri bambinoni mai cresciuti incapaci di gestire il normalissimo fatto che una donna ne abbia le ovaie piene di coglionazzi per i quali non è ancora chiaro il concetto che nessuna persona può essere proprietà di un'altra persona ed in special modo di un coglionazzo bambinone mai cresciuto, beh mi fa andare il sangue al cervello come poche altre cose.

Come quando vedo ripetersi pedissequamente lo stereotipo del maschio fragrantemente metrosexual adatto solo a spegnere i bruciori di clitoride delle coglionazze alla "sex in the city", una serie televisiva che fa e farà danni quanto il cattolicesimo. Non ci trovo niente di divertente in quel guazzabuglio di luoghi comuni per molluschi/e metropolitani, solo un perpetrarsi di merdate ad uso del pubblico televisivo il quale poi si ritroverà allucinato nel constatare quanto la realtà sia distante da quei modelli, a meno che non si tenti di ricreare lo stesso ambiente in scala amatriciana con i risultati che si possono immaginare.

E lo stesso vale per le donne.
Chiunque cerchi di spiegarmi che le "donne" sono una categoria ben definita grazie al possesso del famoso sorriso verticale lo aspetto a tavola in modo che mi spieghi cosa cazzo possano avere in comune, tanto per fare un esempio, queste signore qua:






Tina Modotti






Come, non la conoscete? Vabbè, non vi siete persi nulla.



Invece se non conoscete questa qui vi consiglio di seguirne le epiche gesta fin dalla sua candidatura a vicepresidente degli Stati Uniti (forse il fattore decisivo per la vittoria di Obama)



Questa è Rosa Parks, invece.










Lei, invece, no.

E potrei continuare per un bel pò.

Voglio dire, alla base di ogni individuo c'è un percorso ed una storia personale fatta di scelte.

Scelte di insorgenza e scelte di rassegnazione. Ma non solo. Si sceglie di essere vittime o carnefici, perchè anche le donne sanno, giustamente, esserlo come 'sta signora qua:






la quale, dopo un passato da vittima, decise che diventare carnefice poteva essere assai più divertente.
Anche se la signora in questione, tal Leonarda Cianciulli, non faceva distinzioni di sorta quanto a vittime ed il suo movente era teneramente materno, anche se dubito che le sue vittime abbiano apprezzato.

Dov'è il punto?

Il punto è che a mio parere c'è un errore di categorizzazioni.

E le categorie, ahimè, non sono solo due, gli uomini e le donne.
Anzi, perpetrando questo stereotipo non credo che i passi avanti che verranno fatti comunque ne traggano giovamento.
Io 'ste distinzioni le lascerei ai cattolici, ai religiosi in genere, ai deboli ed a coloro che stanno in coppia sulla sdraio ben assestata sotto l'ombrellone, lui con la "Gazzetta dello sport" e lei con "Chi".

Rimane difficile pensare che, ad esempio, ci piacerebbe avere accanto una persona versatile, sicura, educata ma decisa, rispettosa e divertente e un altro mezzo Gb di piacevolezze e non UNA DONNA; anche perchè la suddetta meravigliosa persona per qualcuno potrebbe essere del suo stesso sesso, potrebbe altresì trovarcisi divinamente e nessuno al di fuori dei religiosi e di qualche altra creatura mentalmente disturbata avrebbe da ridire.

C'è invece chi vorrebbe una serva sottomessa, possibilmente disposta a fare da sacco da boxe e che tiri su una nidiata di figli mentre tiene la casa pulita e soprattutto che faccia trovare la cena pronta.
E c'è chi addirittura non concepisce il fatto che questa tipologia di donna ad un certo punto decida che quando è troppo è troppo e levi le tende.

Ripeto: questo genere di individualità necessita di cure appropriate.
Anche drastiche. Subito. Non c'è tempo di cambiare la società, almeno QUESTA società. Perché uno dei problemi, ad esempio, sono alcune delle signore sopra raffigurate. Ai più vispi ed alle più vispe il compito di indovinare quali.
E, naturalmente, il concetto patriarcale tramandato nei secoli dei secoli che sembra ancora troppo trave portante di ogni attività umana, mentre è proprio la mancanza di ricerca di una alternativa che lega la moltitudine a questo modello; io con una partner (essendo eterosessuale capita sia sempre una donna) cerco armonia.

Armonia nel rispetto delle proprie diversità.
Armonia nello scoprire i cambiamenti del corpo e del desiderio.
Armonia nel rispetto di ciò che ci circonda e nel rispetto dei propri obiettivi personali.

Se la cosa funziona si va avanti, se non funziona si continua ognuno per la sua strada, per quanto doloroso e frustrante possa essere.

Ma le deviazioni che un tipo di società come questa sparge a piene mani lasciano il segno coi suoi messaggi con cui ci bombardano a tappeto, alternando la famiglia Mulino Bianco al puttanaio più viscido, laido ed ipocrita tipo quello allestito dalla parte "migliore" della nostra classe politica, come se il pensare se stessi e scoprirsi umani e pieni di potenzialità sia il peccato più lurido che possiamo commettere.

Ma attenzione, il "mea culpa, mea maxima culpa" che ti insegnano a declamare fin da piccolo per quanto mi riguarda se lo possono ficcare su per il culo. Ho fatto dei peccati che probabilmente non sono molto originali, ma sono i miei. E non quelli di qualcun altro. Non ho un cazzo da espiare, meno che mai dal momento che SCELGO (e c'è un momento in cui si fa questa scelta) di vivere sforzandomi di essere una persona migliore. E libera.

Il ragazzino che parte dal Ciad e arriva in Francia a vendere aggeggi cinesi per strada ha fatto una scelta.
La ragazza che scende dalle montagne del trentino e va a studiare a Roma ha fatto una scelta, così come il ragazzino di Caltanissetta che se ne va in Germania a fare il cameriere.
C'è chi sceglie di imbracciare un arma e fare un macello, con una divisa o meno.
C'è chi sceglie di cambiare sesso.
C'è chi sceglie di restare ultras della Lazio a vita.

Il primo passo di una rivoluzione comincia la mattina davanti allo specchio appena svegli, per dirla con Bob Mould.
Se c'è un problema di leggi che NON tutelano abbastanza la donna dalle aggressioni di individui più forti, più cattivi e che traggono piacere dal loro terrore e dalla loro sofferenza, devono essere le persone che hanno scelto di essere libere a combattere per questo. Non le sole donne.
Il farlo, per noi uomini del popolo, significa cominciare a scardinare certi nostri comportamenti.
Non parlare in un modo di fronte ad una donna ed in un altro quando non c'è, ad esempio.
Usare il frasario ed il battutario maschilista senza porre sempre la figura femminile in un contesto sessista di inferiorità e sottomissione.
Si può almeno lavorare su certi piccoli comportamenti quotidiani semplicemente prendendo come centro il rispetto dell'individuo.
Poi, ovvio, certe persone il rispetto se lo fanno togliere vedi alcune delle signore sopra raffigurate.
Ai più vispi ed alle più vispe l'indovinare quali.
Ma a quel punto non è più una questione di sessismo.
Se dico "quella pompinara della Santanchè" affermo una figura allegorica di una stronza fascista china a bocca aperta, che appena la stacca dal manganello (credo che metaforicamente la signora lo veda in cotal guisa, eddài) la usa per ribadire le sue puttanate su qualsiasi scibile.
Non vedo che differenza ci sia con quel culostrappato di Capezzone.
Ah già, è una battuta omofoba?
Ma stiamo scherzando?
A parte che Capezzone tanto straight non è (e sono cazzi suoi) ma lo stesso epiteto lo posso indirizzare, forse anche a maggior ragione, al poliziotto municipale che mi fa la multa.
Perchè so che se glielo dico si incazza.
Capezzone magari no.

E' un'epoca che necessita di cambiamenti che non siano indotti da questa classe dominante.
E' già successo e credo sia il caso che succeda ancora; i "padroni" maschilisti e sessisti che pensano di essere i depositari unici della vita delle donne che - ahiloro - se li accollano manifestano un grado di violenza che ORA viene visto come un problema sociale.
Prima mica era tanto così.
Ed in ragione di questo diventano più violenti e cattivi.
Adesso è il momento di fare un altro passo avanti, scegliendo di diventare persone umane e libere, anche in questo merdaio che è l'Italia del 2010.
Non donne o uomini ma individui liberi da questo modello infame che ha dato i risultati che ha dato, con la benedizione di Gesù, Padre Pio, Maometto (nò, nu'o mette ciò er ciclo!), Geova, Manitù e Gigi D'Alessio.

Abbiamo tutti da guadagnarci, alla fine.

Chiudo 'sto delirio e mi faccio un trombone, và.


(In cima: l'articolo più idiota del secolo. A fiducia)

mercoledì 14 luglio 2010

A LAVORARE D'ESTATE


Si suda.

Bella scoperta, eh.

Però dai tempi in cui ho passato l'estate a spalare melme 8 ore al giorno su un nastro trasportatore con 35 gradi a picco sul cranio va decisamente meglio, e di certo non per merito di un boom economico o di qualche raccomandazione. Quelli come me le raccomandazioni non le avranno mai, un pò perché non sono incline ad accettarle, un pò perché non conosco un cazzo di nessuno che possa propormele.

Nel teatro dove attualmente lavoro ci sono entrato iniziando a scaricare bilici di scenografie con una cooperativa di facchinaggio per eventi spettacolari al teatro La Gran Guardia, ora chiuso e dismesso nonché in attesa di riconversione all'attuale toponomastica cittadina, una niù taun del cazzo che oltretutto sta progressivamente perdendo le sue caratteristiche fondamentali, quelle del borgo popolare solidale e caratteristico se non architettonicamente almeno umanamente.
Ma non è questo l'argomento, l'argomento è il lavoro d'estate.

Insomma, fa un caldo boia.
La falegnameria del teatro è calda ma si sopravvive; sul palco c'è l'aria condizionata accesa: ogni pomeriggio o quasi il Maestro Lindsay Kemp tiene il suo laboratorio teatrale e a 70 e passa anni suonati merita pure qualche agio.
Solo che a noi fare avant'e indrè fra palco e falegnameria provoca escursioni termiche continue per cui a fine turno è assolutamente necessario un Negroni. O un gin tonic. O una Red Bull con la vodka.
La stagione teatrale è finita e quindi siamo in piena dismissione: via quinte, fondali, soffitti, americane, PVC, tappeti, sedie, leggìi, motori, trucco & parrucche, costumi, luci e quant'altro.
Poi si chiude e speriamo bene per la prossima stagione.

Premesso: in questi ultimi giorni di contratto non si arricciolano i picconi, come si dice qua.
Il passo è felpato, quasi impercettibile; verso le 11 cominciano i primi segni di trascinamento, dopo la colazione. La ricreazione consiste nel piantarsi una mezz'ora (tanta è la pausa) fuori dal bar in 4 o 5 e controllare il traffico bevendo una spuma bionda.
Per traffico si intende le spose che fanno passerella in un punto strategico del centro in piena mattinata; non ammetto repliche all'assunto che a Livorno ci sono le donne più belle d'Italia.
Dico ciò senza enfasi partigiana, datosi poi che non sono livornese di nascita, ma ho girato quanto basta e il paragone con qualsiasi altra città non si pone proprio.
L'importante è che non aprano bocca.

Il dialetto livornese, se parlato in modo sguaiato, è di una grevità assoluta.
Niente a che vedere con il bergamasco o il massese o il ciociaro, che per uno straniero resteranno sempre e comunque incomprensibili.
No, il livornese è anche abbastanza comprensibile se parlato correttamente e senza aprire le "a" e le "e" come se fossero le vele della Vespucci.
E quando un gioiello di ragazza dai boccoli d'oro e le fattezze selvatiche di mille incroci di mille porti di mare, la pelle liscia ed abbronzata e le dita affusolate e curatissime apre bocca e si esibisce in qualche perla di saggezza con il linguaggio di un portuale incazzato, generalmente ho bisogno di un periodo di due settimane per venir scongelato.

E ultimamente la cosa sta assumendo frequenze preoccupanti.

E' opinione comune che le livornesi se la tirino in ragione della consapevolezza di quanto ho affermato sopra: non è vero. Sono bensì circospette e sospettose perché vogliono prima accertarsi se esistono i presupposti per un dialogo empirico ed intellettualmente soddisfacente ed appagante.
Il compagno Jesup non potrà che convenirne.

Sta di fatto che il "passo" di metà mattinata all'angolo fra Via Magenta e Via Ernesto Rossi mette in discreta agitazione i miei colleghi single.
Io di solito partecipo, invece, alla Corsa al Giornale.

E' uno sport che necessita di tattica, strategia, abnegazione e forza e consiste nel riuscire a leggere la copia del giornale del bar prima di finire la colazione.
Quando c'è la categoria "vecchietto pensionato che non c'ha da fare un cazzo tutto il giorno e invece di comprarselo fa il giro dei bar e si legge tutta un'edicola" è una guerra persa in partenza.

Alla Baracchina Bianca, uno dei bar sul lungomare più frequentato da questa tipologia, l'attore Paolo Migone, anch'egli frequentatore del posto, ha fatto mettere un cartello con su scritto: "CHI TIENE IL GIORNALE PER PIU' DI 10 MINUTI E' PREGATO DI LEGGERLO A VOCE ALTA".

Tanto per specificare a che livello di disperazione ti portano.

Oppure c'è la signora con la borsa della spesa che si ferma a prendere il caffè con l'amica, prende il giornale, legge UNA notizia e la commenta soavemente per mezz'ora con la comare continuando a tenere il giornale in mano senza prestargli la minima attenzione.

Durante la lettura si crea un giro in cerchi concentrici sempre più piccoli verso il lettore da parte degli avventori del bar che intanto sgranocchiano brioche e tramezzini nervosamente; quando è palese che il lettore sta avvicinandosi all'ultima pagina i cerchi si fanno sempre più stretti ed il lettore ha come la sensazione di essere assediato da un nemico invisibile.
Quando all'ultima pagina alza gli occhi ha davanti una muta di dobermann a digiuno da un mese davanti ad un unico, piccolo barattolo di Ciappi.

E' lì che viene fuori il carattere, la velocità, la presenza, la concentrazione ed il genio strategico.

Io di solito comincio a discutere con qualcuno su un fatto di cronaca a caso, accaloro artificiosamente il discorso, coinvolgo più avventori possibili senza perdere la posizione (ricordarsi dei cerchi) e poi, nel momento fatale pretendo il giornale per leggere la conferma di quanto ho affermato fino a quel momento a voce riguardo alla notizia discussa.
Funziona sempre.

Il clima di smobilitazione è comunque proiettato al futuro immediato: quelli come me, durante la chiusura del teatro, vanno a cercarsi da lavorare altrove per brevi periodi: quest'anno sarà veramente dura, visto lo stato in cui versa l'intero mondo dello spettacolo. C'è il pericolo di restare due, tre mesi senza stipendio. L'intera stagione teatrale slitterà di un mese, ce l'hanno già detto.

Forse arriverà qualche set cinematografico, forse capiterà qualche altro lavoro con altri operatori dello spettacolo con cui ho già avuto a che fare.

Intanto fa un caldo boia, fra tre giorni mi scade l'ultimo contratto della stagione e finalmente me ne potrò anch'io andare qualche giorno al mare.

Se nel frattempo cadesse il governo mandatemi un sms.

martedì 13 luglio 2010

DIAMOCI UN TAGLIO


Tanto per chiarire chi difendono i signori di cui al precedente post:

il Presidente del Consiglio Mafiusconi sbraita contro chi vuol toccare l'Onorato Cosentino, nella fattispecie quel covo di rivoluzionari denominato "finiani", che in realtà è un distaccamento camuffato del Partito Comunista Marxista Leninista bolognese e che ha studiato questa strategia per decenni, coltivando falsi ex-fascisti allenati a fare il saluto romano ("Ciao Prodi!" rispondeva l'astuto Fini nei primi anni '80, poi gli hanno spiegato che il boiardo democristiano per il momento non c'entrava nulla).
In questa democrazia si decidono alleanze, manovre e traffici a casa di un maggiordomo che conduce da anni un varietà televisivo che qualcuno si ostina a chiamare "d'informazione"; al desco, immancabile, anche un porporato carrozzato Bertone. Dicono faccia pendant con i velluti che ricoprono le sedie.
Ma non solo.
Se avete qualche minuto vi consiglio, nel caso non l'abbiate già fatto, di guardarvi quest'ottimo riassunto dell'ineffabile Travaglio, uno che non amo affatto viste certe sue posizioni specialmente in politica estera ma che quando c'è da fare il riassunto degli intrighi che ci fanno tranquillamente sotto il naso è semplicemente imbattibile. D'altra parte è un cronista giudiziario. Il migliore.






Direi che il quadretto è quantomeno repellente, specie per chi di questi tempi sta facendo fantasmagorici esercizi di contorsionismo per arrivare alla fine del mese.

Ed è grazie a questi signori ed al miscuglio letale di delinquenti e decerebrati che li ha votati, grazie alla ossequiosa e non troppo invadente servitù mascherata da opposizione che siamo al punto in cui siamo. Punto che non necessariamente è lo zenit della faccenda.

Ad esempio, mi piacerebbe ascoltare qualche testimonianza di chi ha avuto a che fare con le cosiddette "autorità locali", sia di destra che piddine (che, mica vorrete che li chiami "sinistra"?).

Cricche.
E non di quelli che servono a sollevare le automobili per cambiare una ruota.
Gruppi di potere, non partiti.
Che devono sempre rendere conto a qualcuno.
Ai comitati d'affari ai quali sono legati, alle consorterie più o meno segrete, ai soliti "amici degli amici".

Cosa abbia a che fare tutto ciò con la democrazia non c'è un cane che sappia spiegarlo in maniera convincente.
C'è una Costituzione, ancora.
Basterebbe quella per fare piazza pulita.

Se qualche ragazzetto è anche solo sospettato di attività che tramano contro lo Stato Democratico viene immediatamente sbattuto dentro una cella, poi si vedrà.

Queste cricche e chi legifera in loro favore, invece, vengono lasciati liberi di continuare i loro traffici nonchè di mandare i loro donzelli a manganellare operai, terremotati, studenti, donne vecchi e quant'altro.

E giù con leggi-bavaglio, distruzione sistematica della scuola pubblica, del patrimonio artistico e culturale, ma soprattutto delle nostre vite.
Ci hanno serenamente portato a non poterci permettere più una famiglia.

Mio padre ha tirato su due figli cominciando come trasportatore per un magazzino di elettrodomestici.
Ora con un lavoro come quello non ti mantieni neanche da solo.
Prima un metalmeccanico poteva tirar su dignitosamente una famiglia, far studiare i figli, sperare di dar loro una vita ancora migliore.
Ora può solo sperare di arrivare alla fine del mese senza che l'ufficiale giudiziario arrivi a pignorare qualcosa.
E destra, centro e sinistra hanno accompagnato questa discesa agli inferi lasciando gli italiani con un bel telefonino nuovo nuovo in mano e un palo grande quanto la torretta principale della raffineria ENI piantato nello sfintere, con la buona compagnia dei sindacati confederali.

Allo stesso livello di questi liquami in doppiopetto metterei senza meno la cricca vaticana.
Presente in ogni consiglio d'amministrazione di ogni banca, presente ad ogni convivio dove si intrecciano delinquenti vestiti da politici e politici vestiti da delinquenti con contorno di cortigiani, troie e cocainomani.
Il loro livello morale, se non bastasse il comportamento tenuto al momento in cui si è deciso di mettere in pubblico la loro passione per giovin virgulti dall'età preadolescenziale in su e che, se possibile, ha fatto ancor più schifo dei reati commessi sui bambini, leggete pure qui per quale reato hanno chiesto il diritto all'extraterritorialità e quindi di non essere giudicati da un tribunale italiano.

Personalmente sento di dover alle gerarchie vaticane un caloroso grazie per rendere così facile il lavoro delle coscienze libere nel definirli, o almeno nello sbizzarrirsi per trovare un epiteto confacente alla loro caratura etica.

Per questo direi che il primo lavoro da fare è mettersi nella condizione mentale di darci un taglio con questa gente.
Non riconoscere più loro nessuna autorità e nessun diritto verso di noi.

Non rappresentano la maggioranza degli italiani, numeri alla mano.
Non rappresentano la parte sana ed onesta del paese.
Non rappresentano la Costiutuzione Italiana.

E' ora di darci un taglio definitivamente e cominciare da subito.
Non riconoscerli più come interlocutori in una democrazia che hanno tradito, svilito, mistificato e che stanno crecando definitivamente di uccidere.

Non c'è più nessun dialogo da tenere, se mai c'è stato (no, non c'è stato).
Nè conquesti signori, nè coi loro complici, quelli che li hanno votati.

Ognuno di noi può portare un contributo fondamentale affinchè questo schifo abbia fine.
Basta fare un breve excursus su quali sono le nostre qualità e le nostre caratteristiche migliori e mettersi al lavoro facendo leva su di loro.

A meno che il vostro talento migliore non si esplichi in attività delinquenziali.
Allora continuate pure a sostenere questa gente, come non detto.

Nel nome di "eroi" come Mangano o come quest'ometto qua sotto.






E ci sono andato leggero.

lunedì 12 luglio 2010

MANGANELLI ROTTI


Girano su alcuni blog riferimenti ai "morti di Reggio Emilia", ne ho già visti due o tre.

Il messaggio è abbastanza chiaro, ancorchè invece subliminale per l'attuale generazione ventenne che dei morti di Reggio Emilia non ne sa una sega e probabilmente non ambisce a saperne oltre.

Allora proverò a mandarne uno più chiaro prendendo spunto dalla solita infame buffonata partorita dalla DIGOS per cercare di salvare la faccia dopo aver manganellato i terremotati aquilani.
Scusate se insisto ma il fatto è il perfetto esempio di cosa siano le tanto declamate "Forze dell'Ordine" continuamente dipinte in TV come una fucina di eroi dal cuore buono, sempre pronti ad accorrere in difesa del più debole.

I più deboli in questo caso hanno subito delle agghiaccianti prese per il culo mentre il buffo omino di Arcore ed i suoi sodali spartivano, tramavano e ammassavano, il Bertolaso si beccava la sua casetta grazie ai buoni uffici di un cardinale (sì, quelli vestiti di porpora), i signori del mattone sghignazzavano sui trecento morti, cricche e cricchette organizzavano le fondamenta della nuova costituzione e Moccia preparava il suo nuovo libro.

Chiedere conto di questo in faccia a lor signori provoca la pronta reazione dei solerti tutori dell'ordine.
Che non sono lì a difendere i più deboli e meno che mai l'ordinamento democratico.
Son lì per difendere questa manica di delinquenti ben incollati alle loro poltrone.

Per quanto riguarda il loro rapporto con i semplici cittadini chiedere alle famiglie Aldrovandi, Giuliani, Uva, Lonzi e via dicendo.

Alla equazione mistificata dal poema di Pasolini Poliziotto=Figlio del popolo continuino pure a crederci i soliti polli.
Io, come cittadino, non mi sento tutelato da queste forze dell'ordine, non mi sento tutelato da chi le guida e meno che mai dal governo che queste forze dell'ordine proteggono.

Quindi, se dovrò scendere in piazza per difendere un mio diritto, il mio lavoro, la mia gente, la mia famiglia so già che mi dovrò difendere anche fisicamente da gente armata e in divisa.

E mi comporterò di conseguenza.

E non solo io, potete contarci.

domenica 11 luglio 2010

NON CI RIPRENDERANNO


Quali sentimenti provare davanti a un Giovanardi che invita il Sindaco di L'Aquila manganellato di fresco ad andare a lavorare per aver sostenuto la sua gente venuta a chiedere conto ai buffoni assisi in Parlamento le ragioni della più patetica, squallida e infame presa per il culo ai danni di cittadini italiani vista da parecchi anni a questa parte?

Quali sentimenti provare davanti a uno Straquadanio che per spargere l'ultima penosa cortina di fumo davanti alla performance circense fatta dal governo sulla pelle degli aquilani sentenzia che "L'Aquila stava già morendo" e che quasi pretende le scuse?

Quali sentimenti provare davanti a un Manganelli, uno che dovrebbe stare in galera per quel che ha già combinato, che davanti all'ennesima prova d'infamia della polizia di stato (volutamente minuscoli) non trova di meglio che ritirare fuori i black bloc ed i centri sociali nonostante i filmati dimostrino chiaramente che i manganellati sono esclusivamente dei terremotati?

E quali sentimenti provare davanti a chi, cieco, sordo e muto davanti al dolore ed alla rabbia di chi ha perso ancora giustifica l'operato di questo governo omettendo e mistificando, come ad esempio il telegiornale principale del servizio pubblico?

Il solito: quello di essere consapevole che per i Berlusconi, i Giovanardi, gli Stracquadanio e tutta la feccia che altra feccia ha messo su quelle poltrone, la nostra vita vale meno di zero.
Che tutto viene fatto in funzione di un'unico grande ideale: il potere per il potere.
Che siamo non più cittadini ma strumenti per l'esercizio del potere.
Che non abbiamo una dignità.
Che fra cricche e P3 sta crescendo il numero di coloro che rimangono senza lavoro ed in mezzo ad una strada.

Che c'è un'opposizione guidata (ora è conclamato) da un emerito idiota la cui preoccupazione è di veder uscire fuori un altro Chavez. (nel link la lettera aperta di Senza Soste).

Che c'è una sinistra ancora prigioniera di grandi protagonismi di piccoli uomini.

Che in politica il settore giovanile è considerato ancora meno di quello calcistico.

Che la vera opposizione in questo momento è un immondo coacervo di ex-fasci, baciapile e sciacalli pronti a saltare in men che non si dica dall'altra parte, non si sa quale ma di sicuro quella giusta.

Che esiste un mondo virtuale dentro i monoscopi ed uno reale che si impegna per rendere tale anche quello virtuale dei monoscopi.

La sensazione è quella di sentirsi in pericolo, la reazione per ora è una cupa marea di invettive in rete, di manifestazioni dove i fili sono tenuti da chi agita i manganelli (maiuscolo o minuscolo a scelta, io scelgo il minuscolo comunque) e di tentativi di aggregazione guidati da ex-comici televisivi.

Chiediamoci allora: come sta cambiando il nostro quotidiano?
Abbiamo una soluzione o siamo una parte del problema?
A cosa cazzo serve Facebook?

The revolution will not be televised.
Ricordiamocelo.




mercoledì 7 luglio 2010

UN POLIZIOTTO ALLE ELEMENTARI


C'è un che di struggente poesia nel leggere delle botte e delle manganellate che i poliziotti hanno somministrato ai terremotati aquilani che, dopo essere stati presi benbene per il culo dal buffo omino di Arcore andavano a chiedere conto ai porci che hanno alzato nient'altro che uno spottone governativo mentre di aiuti concreti nisba, anzi, pagate le tasse e muti.

Ovviamente non c'hanno trovato il commissario Nico Giraldi detto Er Monnezza nè tanto meno la Squadra ma il solito plotoncino di fascistelli di merda strafatti di cocaina in divisa d'ordinanza per i quali che tu sia Gandhi o tu sia Ted Bundy non fa differenza.

E meno male che anche a loro il governo sta tagliando il tagliabile e qualcosa di più.

Hanno già manifestato una volta.
Se ci riprovano un consiglio.

Andiamoli a caricare noi, armati.

Tanto per fargli sentire l'atmosfera di una vera manifestazione.

venerdì 2 luglio 2010

BUONGIORNO


"Non sono un ubriaco ma neppure un santo. Un medicine-man non deve essere un 'santo'..... Deve poter cadere in basso quanto un pidocchio ed elevarsi come un'aquila....
Deve essere dio e diavolo insieme. Essere un buon medicine-man significa trovarsi nel mezzo di una tormenta e non mettersi al riparo. Significa sperimentare la vita in tutte le sue espressioni. Significa fare il pazzo ogni tanto. Anche questo è sacro."

(Capriolo zoppo, stregone della tribù Lakota)

mercoledì 30 giugno 2010

E LA CREMERIA?


Funziona così.
Ieri viene fuori la notizia di un ex concorrente del Grande Fratello che ha provato a paracadutarsi e invece è andato giù a sassata.
Eh beh, dico.
Vedi che quando mamma mi diceva di stare coi piedi per terra aveva ragione.

Poi mi si dice che il tizio faceva il padrino per i corsi di paracadutismo di casa Pound.

Eh beh, dico.
La notizia la metterei fra i "chi se ne frega" del mese a meno che qualcuno mi dia l'indirizzo del magazzino dei paracaduti che usano 'sti tizi in modo che glieli vado ad inamidare e si fà un pò di pulito.

Poi leggo che chiunque osi per questo desantificare il suddetto ex concorrente del GF fa incazzare a morte i suoi fan che immagino dissemineranno di kappa e acronimi da codice fiscale l'intera rete pensando di insultare e mettendo a nudo, invece, la propria specifica appartenenza a quel meraviglioso mondo grazie al quale ci ritroviamo un paese di MORTI (veri, non paracadutati) e ai morti, si sa, non si risponde.
Li si tratta per quello che sono.
Dei morti.

E i morti, con la carenza di loculi che c'è, si cremano.

Ecco, cerchiamo di prendere la cosa per le opportunità che offre.

Li possiamo cremare, questi qua.

Pensiamoci su.

venerdì 25 giugno 2010

I-TALI-A


Una volta mi piaceva il calcio, ci giocavo pure.
Prima portiere - i ragazzini più matti di solito li mettono lì a buttarsi per terra e sporcarsi tutti - poi interno di centrocampo con licenza di segnare, piedi buoni, testa alta e facile al contrasto.
Nei campionati minori tipo prima categoria, promozione, eccellenza & simili ce ne sono a migliaia di giovanotti partiti con talento & speranza e poi rassegnati ai campi delle periferie dell'impero.
Bravi, però la testa...ahi.

Quando il calcio non era Sky, diritti televisivi e palcoscenico per lo studio delle forme di repressione il calcio era soprattutto le storie, la mitopoiesi che ne costituiva il lato più affascinante per l'immaginario collettivo, specialmente quello dei giovanotti.

Una volta c'erano giornalisti come Gianni Brera, dei sobri e severi signori divorati dalla passione per lo sport che, come lo stesso Brera diceva "aveva permesso all'uomo di dimostrare di poter dominare una sfera con la sua parte allora ritenuta meno nobile", almeno rispetto alle mani ed alle braccia fonte di lavoro.

Non credo che il mondo del calcio sia mai stato pulito. Credo che altresì ci siano stati campionati in cui semplicemente si è potuto assistere allo spettacolo di grandi squadre nobilitate dalla presenza e dalle prodezze di alcuni campioni e che questo è il massimo che può offrire il calcio moderno.
Questo, ad esempio, è successo con squadre come il Milan di Sacchi, con il Napoli di Maradona o con la Roma di Liedholm e Falçao, tutto rigorosamente a livello di opinione personale.

Lo spettacolo del calcio italiano attuale è stato ben rappresentato dalla nazionale italiana e dal suo ambiente (federali, politici e tecnici senza esclusione alcuna).

Partiamo dalla radice: pochi giorni fa un quotidiano locale di qui (Livorno, per chi non frequentasse questo blog) pubblica una lettera di un allenatore di una piccola società che cura un vivaio di ragazzini dai 10 anni in su.
E' incazzatissimo.
Punta il dito sui genitori e sugli "squali" di altre società più facoltose che avvicinano i ragazzi portandoli via alle società più piccole che magari instillano nei ragazzi un'etica dello sport un tantino differente da quella del successo ad ogni costo piuttosto che il duro lavoro ed il miglioramento personale.
Con i genitori è durissimo: si parte dai comportamenti belluini ed assolutamente incivili che tengono durante le partite, per finire alla quantità di stress che mettono addosso ai ragazzi riguardo la loro "carriera".

Ovviamente succede un mezzo finimondo a suon di risposte e controrisposte, ma basta andare ad assistere ad una partita di ragazzini di qualunque livello per vedere con i propri occhi quale sia la situazione.

Il sistema per avere successo è l'attuale Sistema Italia.

E allora ci si spiega una nazionale che arriva in Sudafrica con la stella di Campione del Mondo e se ne torna a casa guardando dal basso la Nuova Zelanda.

Vinciamo i Campionati del Mondo perché abbiamo come al solito una grande difesa di muscoli, carattere e malizia e perché abbiamo quello che è indispensabile avere se si vuole vincere, dei fuoriclasse.

Uno di questi gioca addirittura con una gamba sola, è massacrato sistematicamente per tutto il campionato regolare ed arriva al mondiale praticamente zoppo.
Ma andatevi a rivedere quei tre tocchi che ha fatto nel mondiale di Germania.
Sarà un'icona del coattismo romanesco ma è l'ultimo vero fuoriclasse che avevamo.

Ne avevamo altri due: due matti, Balotelli e Cassano. Niente. E' stato pubblicamente ammesso dallo staff della Nazionale che non ci sono le competenze e le capacità di gestire al meglio i talenti che abbiamo.
Il calcio non è più in nessun aspetto anche un occasione per crescere e diventare più uomini, almeno qui in Italia.

L'altro fuoriclasse che ci è rimasto è Andrea Pirlo, un sinti dalla faccia triste che vede il campo come da un satellite, che ha una visione tattica e la capacità di creare gioco che pochi al mondo hanno. Ma non ha successori. Perchè ogni visione creativa del calcio sta annegando in un esaltazione della mediocrità atletica in cui troppi stranieri-bufala hanno appiattito la caratteristica principale che morfologicamente un team italiano deve sviluppare al meglio: la fantasia, l'imprevedibilità, il genio, la velocità d'esecuzione.

Mazzola e Rivera camminavano ma quando si trovavano davanti le nazionali atleticamente superiori aprivano spazi impensabili nei quali gente come Anastasi, Boninsegna e Riva si esaltavano; e prego ricordarsi che sia Anastasi che Boninsegna pesavano quanto mezzo Iaquinta.

Abbiamo prodotto anomalie in serie, giocatori amatissimi nonostante fossero genio e sregolatezza in squadre alla periferia dell'Impero ma anche campioni assoluti come Roberto Baggio, uno che invece di sdraiare veline o frequentare covi di cocainomani se ne stava con moglie e figli, pregava nammiòrenghecchiò ed il resto del tempo lo passava a fare fisioterapia alle gambe regolarmente massacrate ad ogni fine campionato.

A questo giro i campioni li abbiamo lasciati a casa, o li abbiamo portati già rotti, come Buffon e Pirlo.
E abbiamo dimostrato al mondo intero che senza genio, senza fuoriclasse, senza scintilla creativa, senza l'imprevedibilità della perfetta unione delle caratteristiche ITALIANE coadiuvate dal servizio di uno o due fuoriclasse non siamo niente.
Siamo una nazionale morta, uccisa dall'eccesso di mafiosità di un CT che ha pensato che fare una sua parrocchietta e raccontargli che è la più bella parrocchia del mondo potesse bastare.
Ne conosco un altro, guida il paese e ci sta facendo fare la stessa fine.

Ecco, la differenza fra gli italiani ed i giocatori della nazionale è che loro almeno sono scesi in campo e - malissimo - se la sono giocata.


Nella foto: un fuoriclasse dei tempi andati, uno che ci ha quasi rimesso la cotenna. Anche lui Campione del Mondo)

mercoledì 23 giugno 2010

IN UN PAESE DI MORTI


Non ho scritto per un pò, prima per impegni di lavoro e non, poi volontariamente per vedere quando l'impulso irrefrenabile di rimettere mano al blog mi avrebbe ripreso la mano: niente.
Quindi ho deciso di riscrivere e di continuare nonostante quel poco di presa di distanza nel mondo dei blogger e dalle informazioni in tempo reale per reimmergermi nelle questioni
quotidiane vissute insieme alle persone con cui vivo e lavoro ogni giorno mi ha chiarito definitivamente un punto: l'Italia è un paese morto.
Un paese morto perché nelle sue vesti di Italia, penisola stracolma di storia, di genio e di risorse, non è più in grado di dare un cazzo; a chi ci abita ed ancor meno a chi ci ha a che
fare dall'esterno, a parte le quotidiane dimostrazioni di cialtroneria, pressappochismo e delinquenza nel gestire il patrimonio etico, umano, artistico e lavorativo di cui dispone e che se ben
amministrato potrebbe permetterci molto di più della desolazione che chiunque conservi una qualche caratteristica umana può ammirare.

L'Italia è morta, e probabilmente il rigor mortis avanza già inesorabile senza che la stragrande maggioranza degli italiani se ne stia accorgendo, italiani che sono anch'essi un popolo morto, inutile, gretto, cattivo ed avido
senza avere nessuna caratteristica che possa dare a queste accezioni negative alcunchè di poetico e di affascinante nella sua terrifficante vocazione al disprezzo delle regole di convivenza civile. Almeno quelle che
sembrerebbero così scontate da sembrare inutili.

Le prove del decesso le vediamo dalla blanda rassegnazione con cui a Pomigliano si lascia la FIAT ricattare migliaia di famiglie e, di conseguenza, l'intero mondo del lavoro; questo
da parte di un'azienda parassita, retta da parassiti, che da sempre fa pagare la conquista di ogni normale diritto umano sul lavoro mentre dallo Stato e quindi dai contribuenti
compresi coloro che vanno a piedi, ha ciucciato tutto quello che ha potuto fin dal dopoguerra mentre gli italioti sbavavano sull'orologio sopra il polsino dell'Avvocato.
Le "sfide" dei mercati globali sono sfide al ribasso per chi lavora e ci lascia sempre più spesso la pelle e l'andazzo sembra ancora più incancrenito perché mentre da altre parti si
sequestrano manager qui si sale sui tetti per scenderne con l'amorevole collaborazione dei sindacati ma con un bel palo piantato nel culo che la vasellina spalmata dall'ineffabile triplice
non riesce a rendere comunque piacevole.
Quanto accade a Pomigliano è la goccia d'olio che si espanderà in tutta la nazione con le tute blu già pronte a far vendere il proprio culo per un piatto di lenticchie, così come l'alesaggio
degli sfinteri degli operai di Pomigliano dimostra.
C'è una cosa che si chiama dignità, la stessa dignità dimostrata nel dopoguerra sotto la guida di ben altri sindacati e che si è vaporizzata sotto il peso di mutui da pagare che
probabilmente non verranno ugualmente estinti, figli da far crescere e studiare nelle scuole gelminiane, cioè nel NULLA.
Quella dignità che portava migliaia di operai in piazza a fronteggiare poliziotti, infiltrati, servi e cortigiani in nome di condizioni di lavoro umane, che permettessero ad un individuo
di poter pianificare un futuro, dignità che ora non c'è più.
Morta.
Come l'Italia, appunto.

Un esempio:
ieri all'entrata sul lavoro i miei collaghi mi informano che era previsto uno sciopero generale dei lavoratori degli enti lirico-sinfonici promosso da CGIL-CISL e UIL.
Ovviamente il destinatario della protesta è l'affossatore dell'arte e della cultura italiana che risponde al nome di quel verme untuoso di Sandro Bondi.
Nel comunicato congiunto, in fondo, c'è un nebuloso riferimento anche agli altri operatori dello spettacolo, ma non si chiarisce se lo sciopero riguarda anche noi, che non facciamo
parte di un ente lirico-sinfonico ma di una fondazione.
I miei colleghi sono iscritti per la quasi totalità alla CGIL. Ci sono solo due senza tessera: il mio collega Pippo (che ho già presentato in precedenza nelle vesti di navigatore) ed il
sottoscritto: due vecchi punk incarogniti.
Chiamano il rappresentatnte sindacale: silenzio di tomba. Non c'è, non risponde, non si trova.
D'altra parte sin da quando ha preso il posto del precedente rappresentante pochissimi lo hanno visto, nè costui s'è preoccupato di presentarsi alle maestranze nel caso
volesse dimostrarci di essere abbastanza in gamba da strappare la quota sindacale dalla mia busta paga e da quella dell'altro mio collega.
Ed è passata l'intera stagione teatrale, eh.
Ok, chiamano a Roma, nella sede nazionale.
Ci girano alla sede di Firenze perché i rappresentanti dello spettacolo son tutti fuori alla manifestazione.
Da Firenze ci dicono che per noi che non abbiamo la "fortuna" di lavorare in un ente lirico lo sciopero generale è il 2 luglio.

Domanda: COSA CAZZO SIGNIFICANO QUESTI SCIOPERI A SCAGLIONI?

Non siamo forse anche noi macchinisti, generici, attrezzisti, scenografi, elettricisti, truccatori, parrucchieri, facchini e tutte quelle figure professionali che fanno lo stesso
lavoro che viene svolto nei teatri d'eccellenza e negli enti lirici, sui set cinematografici e negli studi televisivi?
Siccome ho lavorato in ognuno di questi ambienti posso affermare con certezza assoluta di sì.
Non è l'intero mondo della cultura e dell'arte sotto attacco da parte di questo governo e non colpisce forse l'intera struttura del mondo dello spettacolo il progetto
di legge presentato da quel tentativo d'uomo fatto ministro grazie all'esclusivo merito di essere un viscido zerbino del pagliaccio assiso alla presidenza del consiglio?

Forse i dirigenti della triplice hanno deciso di infilarsi definitivamente il cervello su per il buco del culo?
Oppure ormai i sindacati sono diventati il Gatto e la Volpe al servizio di Mangiafuoco?

La seconda che hai detto, direbbe Guzzanti/Quelo.

Il compito di troncare e sopire il conflitto sociale che potrebbe esplodere in questa situazione e lo stanno svolgendo a meraviglia.

Intanto la settimana scorsa due morti in tre giorni, uno nel cantiere navale, l'altro in una banchina del porto.
Un ragazzo albanese caduto da una nave sulla quale stava lavorando, il suo primo giorno, in non so quanti sub-sub appalto con una ditta di Sestri Levante.

Poi, dopo, si viene a sapere che su quella banchina c'era già una precisa ingiunzione di divieto dell'uso della stessa proprio per motivi di sicurezza.
Il ragazzo è annegato, sotto il peso dell'attrezzatura da lavoro e sotto gli occhi del fratello, anche lui al lavoro per la solita ditta.

Due giorni dopo un camionista viene travolto da un tubo che un carrello stava scaricando dal suo camion, un tubo da peso di una tonnellata e passa.
Si scopre che i tubi sistemati sul pianale del camion non erano stati caricati coi minimi requisiti di sicurezza.
Roba che poteva perderli addirittura durante il viaggio.
Naturalmente la ditta è in sub-sub e non soi quanti altri sub appalto.

Questi sono i nostri industriali, questi sono i nostri imprenditori.
Oh, e i nostri sindacati, quelli che poi a cadavere caldo indicono lo sciopero.

Certo che a quanto ci piace farci prendere per il culo non c'è fondo.

E ora la banda di assassini capitanata da quella bella donna della Mercegaglia prova a tirare la corda all'estremo.
Ma no, non è un estremo.

Andrà oltre perchè l'Italia è un paese morto, abitato da morti che non sanno di esserlo, inutili se non dannosi, rassegnati, avviliti, annientati dalla paura di
perdere il pasto vomitato dai padroni.

Ora a L'Aquila si scoprono gli altarini del signor Bertolaso e del suo innominabile padrone: si scopre l'immondo mercimonio immobiliare/affaristico vaticano di cui il
Cardinale Sepe è solo l'ologramma mostrato al popolino, mentre sulla squallida recita messa in scena da Berlusconi & c. sulla pelle degli aquilani il principale organo
di informazione televisiva pubblica tace obbedendo, roba da sfasciare sulla crapa pelata di Scodinzolini un bel Phonola in acciaio ghisato del '65.
Ma è solo un microscopico frammento della vocazione delinquenziale che questo governo votato da morti in putrefazione e rappresentato da sciacalli che pasteggiano
proprio sui morti, quelli che li hanno votati e quelli che loro stessi provocano, ha nel suo DNA, retaggio di quel ventennio che già ha lasciato l'Italia sotto un cumulo
di macerie e che grazie a quella dignità di cui parlavo era stato ricostruito.

E chi informa, chi cerca di tenere viva una coscienza?
Chi cerca di far luce su ciò che veramente è, rappresenta e significa la nostra classe politica e tutti i troiai che la circondano?

Leggete QUESTO ARTICOLO, tanto per fare un esempio.

E vogliono pure la legge-bavaglio, vogliono.

Beh, a prestissimo, vado a farmi un'altra danza sui cadaveri di quelli che un tempo si definivano italiani.