giovedì 15 settembre 2011

THIS IS MY LAND: HEBRON

Ho provato a scaricarlo ma evidentemente la mia ignoranza in materia è più grande della volontà.
E non sono nemmeno un parlamentare.
Comunque ho visto questo documentario agghiacciante e francamente non so neanche se ho fatto bene, visto che di motivi per incazzarsi ne abbiamo già abbastanza qui da noi.
Alla fine però credo che non solo sia giusto ma anzi doveroso vederlo.
Trarre delle conclusioni dopo la visione di questo splendido quanto terrificante documentario è molto, molto difficile; in primis perché per trarre delle conclusioni è necessario darsi delle risposte e le risposte che arrivano da questo documentario riguardano la coscienza individuale di ognuno di noi.
Per quanto mi riguarda credo che l'argomento shoah sia da mettere nell'archivio della storia soprattutto alla luce dei fatti odierni e dell'escalation che ha portato alla attuale situazione nei territori palestinesi.
Punto. Basta.
Le vittime sono diventate carnefici ed a questo punto non hanno più nessun diritto di fregiarsi del titolo di vittima a nessun livello.
Quindi, sempre per quanto mi riguarda coloro che si proclamano "popolo eletto" hanno esaurito ogni bonus.
Ho definito il documentario "agghiacciante" perché si è arrivati a questo punto brandendo il solito "libro sacro" in cui "è scritto" che un "Dio" ha promesso.
Guardate come mettono in pratica la Parola di "Dio".

Nel post precedente ho messo il testo di "Dear God" degli XTC e mi sembra il caso di tradurne una strofa:

"Dear god don't know if you noticed but...
Your name is on a lot of quotes in this book
And us crazy humans wrote it, you should take a look
And all the people that you made in your image
still believing that junk is true
Well I know it ain't, and so do you
Dear god
I can't believe in
I don't believe"



Caro Dio, non so se l'hai notato
Il tuo nome è in un sacco di frasi in questo libro
E noi folli umani l'abbiamo scritto, dovresti darci un'occhiata
E tutta la gente fatta a tua immagine
ancora crede che questa spazzatura sia vera
Bè, io so che non lo è, e così anche tu
Caro Dio
Io non posso credere
Io non credo.


Il documentario "This is my land: Hebron" di Giulia Amati e Stephen Nathanson lo potete vedere a questo link:


THIS IS MY LAND: HEBRON

E vi invito a dare un'ora del vostro tempo per vederlo perché nella sua crudezza è veramente un lavoro di eccezionale qualità.

martedì 13 settembre 2011

GLI OTTANTA NERI 5

In principio erano i Beatles.
Credo che anche chi non li ami particolarmente non possa fare a meno di riconoscere che la canzone pop moderna sia nata con loro.
Da lì è partita la corsa alla ricerca di qualcosa che ne potesse essere una almeno degna continuazione, se non una evoluzione.
Avevo parlato in altro post della magìa e della seduzione che possono emanare dei semplici motivi pop.
In realtà più che di magìa parlerei di alchimia fra parole e suoni che casualmente succede vanno a toccare corde del nostro essere molto più profonde di quanto il brano stesso intenda. Basta una frase musicata con la sequenza giusta di note e con il giusto ritmo e là, un pezzo della nostra vita ce lo ritroviamo dipinto come neanche noi avremmo saputo fare.
Questo è ciò che distingue le grandi canzoni dalle canzonette.
I Beatles hanno trovato una formula che arrivava così lontano perché a quei tempi c'eera un dannato bisogno di grandi canzoni pop che rispecchiassero l' eccitazione ed i cambiamenti che gli anni '60 stavano consumando.
C'era bisogno di "White rabbit" e "Light my fire" ma anche di "Michelle" e "Penny lane".
L'influenza dei Beatles su chiunque da quel momento in poi si fosse azzardato a scendere nell'agone del pop in Inghilterra ma anche fuori è stata devastante. Ma c'è chi seguendo quel tracciato ha dato una spinta evolutiva a tutto l'impianto melodico sul quale il pop inglese vegetava preda dei postumi post-beatlesiani.
Negli anni '70, a parte David Bowie, Roxy Music e T.Rex, dalla scena glam e poco altro, il pop perse assai di impatto, travolto dai vari Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, dall'ondata progressive e successivamente dall'esplosione del punk.
Fu proprio questa però, col suo approccio minimale al pentagramma, a ridare poi fiato agli aspiranti compositori di perfette canzoni pop-olari.
Gli XTC firmarono per la Virgin records proprio in concomitanza con l'invasione di gruppi punk sui quali le allora attivissime etichette discografiche puntavano per rinfrescare i mercati dopo che i mastodontici gruppi storici cominciavano a segnare il passo.
Keith Moon e John Bonham non c'erano più. I Genesis in preda di Phil Collins, i King Crimson non pervenuti dopo il live in U.S.A., i Deep Purple alle prese con le smattate di Ritchie Blackmore e col nuovo elemento, Tommy Bolin, che ci lascerà le penne dopo appena un disco (mediocrino anzichenò).
Succede quindi che la scrittina più o meno logghizzata "Punk" diventa un marchio sulle pubblicità delle riviste musicali dove gruppi che di punk non hanno neanche l'idea si ritrovino col marchiettino in bella vista sulla pubblicità se non in copertina.
E succede al primo album degli XTC, "White music".
Ora, se all'ascolto della prima traccia ("Radios in motion") qualche dubbio sull'attitudine punk sorge spontaneo, alla terza traccia ci pensa direttamente il gruppo a dissipare ogni dubbio.
"How do you call that noise
that you put on?
This is Pop! Yeah, yeah, this is pop!"




Solo che gli XTC affrontano il pop con strumenti da vivisezione.
Ritmi nervosi, sincopati, atmosfera gioiosamente surreale, come trovare un uomo nudo vestito da clown nella stanza dei giochi e trovare la cosa perfettamente normale.
La cover di "All along the watchtower" risulterà probabilmente indigesta ai puristi dylaniani ed hendrixiani, ma per coloro che stanno assistendo alla fine dei '70 e di tutti i sogni di cambiamento e stanno per piombare nell'Orrore che ci ha portato fin qui suona inquietantemente lungimirante. Un crescendo delirante e smozzicato guidato dal tastierista Barry Andrews, uno dei tre genietti che compongono il gruppo.



Gli altri due sono Andy Partridge, faccia tonda ed occhialini, paranoico ed attento ai minimi dettagli, e Colin Moulding, chitarrista e compositore dalla fantasia stranita o, per dirla a quei tempi, obliqua.
Gli Xtc infilano un altro disco "GO2" nel quale perfezionano alcune sbavature nella composizione dopodichè sono pronti per il primo capolavoro, "Drums and wires".
Credo non siano state ancora spese abbastanza parole per questo disco.
Chiaro che si va a parare in territori beatlesiani, ma le fondamente sono abbastanza profonde da risultare quasi invisibili. I pezzi vivono di luce propria, di una scrittura complessa e mai, dico mai, banale.
Le soluzioni melodiche indicano una certa propensione, specialmente da parte di Partridge, all'esplorazione della parte scomponibile della melodia di base, mentre Moulding ha una scrittura più lineare ed uniforme.
In questo disco le componenti funzionano tutte. Merito di pezzi mirabili come "Day in, day out" o "Ten feet tall", o nei pezzi più fruibili come "Real by reel" o nell'apocalittica "Complicated game" che chiude il disco.
Ma il capolavoro resta "Making plans for Nigel", un bel pernacchione alla borghesia che pianifica le vite dei propri figli per inserirli nel sistema:
"Stiamo solo facendo piani per Nigel,
vogliamo solo ciò che è meglio per lui
stiamo facendo piani per Nigel
lui ha il suo futuro nell'acciaio britannico
E se il giovane Nigel dice di essere felice
deve essere felice, deve essere felice
nel suo lavoro"




Ovviamente applausi dalla critica e riscontro di pubblico confortante ma niente di che.
Ma le canzoni degli XTC sono come le ostriche. Durissimo entrarci dentro, salvo poi scoprire la perla.
Ed il disco successivo, "Black sea" è pieno di perle.
Il problema è che Andy Partridge non ama molto suonare dal vivo. Anzi, per essere più precisi lo stronca a livello nervoso. E così gli XTC dopo un breve tentativo di tour per "Black sea" abbandonano per sempre i palchi.
Fortunatamente i dischi continuano ad uscire, fino ai due volumi "Apple venus" usciti rispettivamente nel 1999 e 2000.
E in mezzo la destrutturazione del pop come lo conoscevamo. La melodia diventa territorio di esperimenti ritmici e armonici dal gusto affascinante ma dall'impatto ostico. I tipici dischi che si scoprono dopo ripetuti ascolti, proprio come "Black sea", i cui brani nascondono sotto la patina di pop angoloso e diffidente, dei veri capolavori di arte musicale popolare.
Come "General and majors" o "Travels in Nihilon" o la scanzonata "Sgt. Rock (is going to help me)".
Una birra a chi indovina chi sia il Sergent Rock.



Non è che dopo le cose peggiorino, anzi.
La caratteristica degli XTC è stata quella di non aver fatto neanche un disco brutto. O sotto tono.
Ci sono quelli meno riusciti, come "The big express", che comunque contiene almeno 5 pezzi di levatura superiore, e quelli decisamente riusciti come "English settlement" e "Skylarking". Oppure quelli cosiddetti "di maniera", cioè quelli che possono essere definiti come prodotti standard degli XTC. Quindi prodotti di altissimo livello.
Su di "English settlement" si può dire che il paragone come "London calling" virato in salsa english pop avrebbe quasi un suo perchè. Credo che il singolo tratto da questo disco "Senses working overtime" sia il pezzo che ha ottenuto il posto più alto nelle classifiche, ma non ne sono sicuro, comunque:



"Skylarking" invece è il mio preferito dopo "Drums and wires".
Al banco del produttore c'era Todd Rundgren ed immagino che le questioni fra la vecchia volpe ex-Nazz ed Andy Partridge siano state piuttosto animate. Le interviste dell'epoca vedevano un Partridge piuttosto provato, dopo un disco dove gli arrangiamenti vedono una certa ridondanza di archi rispetto al passato, ma obiettivamente il disco è bellissimo e pare che anche Andy abbia fatto pace con se stesso riguardo questo piccolo gioiello pop che ancora aspetta qualcuno capace di eguagliarlo.



Ma quello che è forse il loro brano più bello in assoluto rimane il brano aggiunto nella versione in CD,
questo:



E credo che anche il testo meriti di essere riportato:

Dear god, hope you get the letter and...
I pray you can make it better down here
I don't mean a big reduction in the price of beer
But all the people that you made in your image
See them starving in the street
'Cause they don't get enough to eat from god
I can't believe in you

Dear god, sorry to disturb you but...
I feel that I should be heard loud and clear
We all need a big reduction in amount of tears
And all the people that you made in your image
See them fighting in the street
'Cause they can't make opinions meet about god
I can't believe in you

Did you make disease and the diamond blue?
Did you make mankind after we made you?
And the devil too!

Dear god don't know if you noticed but...
Your name is on a lot of quotes in this book
And us crazy humans wrote it, you should take a look
And all the people that you made in your image
still believing that junk is true
Well I know it ain't, and so do you
Dear god
I can't believe in
I don't believe

I won't believe in heaven or hell
No saints, no sinners, no devil as well
No pearly gates, no thorny crown
You're always letting us humans down
The wars you bring, the babes you drown
Those lost at sea and never found
And it's the same the whole world 'round
The hurt I see helps to compound
That father, son and holy ghost
Is just somebody's unholy hoax
And if you're up there you'll perceive
That my heart's here upon my sleeve
If there's one thing I don't believe in

It's you
Dear god 




Tanto per chiarire che non necessariamente le canzoni pop debbano parlare di sole/cuore/amore per essere belle canzoni pop e sperando che qualcuno abbia lo spirito di scoprire il quartetto di Swindon con la determinazione di raccogliere le perle da loro lasciate, metto qui un altro paio di canzoni particolarmente riuscite, "This world over" da "Big express" ed "Across this antheap" da "Oranges and lemons".
Buon ascolto.








PAUSA RIFLESSIVA SULL'UOMO CHE HA SALVATO L'ITALIA E SUI MOVIMENTI POCO TELLURICI

Non è che nel frattempo ho cambiato idea, i post sugli '80 neri riprenderanno subito dopo di questo, però ho bisogno di fare un pò il punto della situazione.
Si diceva sarà un autunno caldo, ma spero proprio che questo momento sia la quiete prima della tempesta, perchè dopo lo sciopero-cloroformio della CGIL c'è toccato vedere il solito vademecum del cretino di sinistra.
Un giorno parte la CGIL già di malavoglia per conto suo, dopodichè il giorno dopo Susannatuttapanna già si sdilinquiva accanto a quella cosa brutta di Bonanni. Pochi giorni dopo parte Grillo armato di cozze e seguito dai grillini, da un'altra parte partono quelli del popolo Viola, Susannatuttapanna fa anche un calendario di prossimi scioperi generali, di cui uno a dicembre.
Allora, cerchiamo di essere chiari: di manifestazioni, se manifestazioni devono essere ne bastano UNA.
Una sola, con il solo imperituro obiettivo di piazzarsi davanti al Quirinale e sciogliere le Camere, che se non lo fa lui (Napo) lo facciamo noi.
Semplice, coinciso e non trattabile.
Pensiamo che il paese sia in crisi. No, è in ginocchio.
La gente, quella invocata da questi cialtroni come coloro che gli hanno delegato il mandato di fare il cazzo che gli pare per 15 e passa anni non ne può più.
Immagino i Feltri e Belpietri vari starnazzare che il governo non lo deve fare la piazza.
E invece sì, anzi aspettateci che veniamo pure da voi.
Si allestisce un bel treno di vagoni piombati, si fa un accordo con Putin grazie al quale gli forniamo una prestante forza-lavoro per le sue cave di marmo siberiano ed in cambio gli diamo anche la gestione di tutti i Palabingo sul territorio italiano e ci liberiamo una volta per tutte di questa marmaglia.
Ok, resto serio.
Però è vero. Questo qua ogni giorno che resta aumenta i danni.
E in questa situazione solo lui poteva ricominciare con la cantilena dei giudici comunisti.
Ora abbiamo gli estremi per revocare il diritto di voto a quella curiosa fauna che è entrata in cabina elettorale e ha messo una croce su questo paese. E anche la lapide.
Quindi siamo sudditi delle banche e della Germania, tanto per stringere.
A maggior ragione la canea assisa in parlamento ha ragione di esistere quanto una ciste sul viso di Audrey Hepburn.
Naturalmente il nostro Pagliaccio per Niente Buffo di Arcore non trova di meglio che ritrovarsi giudice della bellezza della Cancelliera della Bundestag per tutta la Rete e la sentenza "Culone Inchiavabile" andrà a far parte della crestomazia di stronzate per cui l'Italia tutta e gl'italiani con lei dovranno girare a capo chino dall'Alaska a Vanuatu per i prossimi 150 anni.
A questo spettacolo assiste impassibile la Santa Romana Chiesa Cattolica Apostolica Football Club, conscia che quando le macerie dovranno essere in qualche modo loro saranno lì a dirigere e pontificare.
Perchè l'italiano nun è stronzo. Deppiù.

Insomma, tornando al conquibus in omnibus, secondo i movimenti di opposizione, estremi o moderati, rossi o rozzi, palestrati o mingherlini, non ci si fa popolo spogliandosi dei propri stemmini e delle proprie bandierine di merda e chiedere una volta tanto l'Essenziale. Con il popolo.

Fuori. Basta. Raus. Levatevi di 'ulo.
In 5 milioni.
Dioboia.
Altrimenti possiamo finire di farci spellare da questa gente qua.
Oddio, magari da qualcun altro lo avrei accettato più volentieri, per quanto la cosa mi roda assai, ma da questi qua no, dai.
Non posso concepire di dover raccontare a dei pargoli fra vent'anni "A noi c'ha rovinato Scilipoti".
Quelli mi menano pure se non sanno chi è Scilipoti.
Non possiamo fare questa fine trainati da una banda di salumieri arricchiti e di scarpe di cavallo vestite da donna.
Se si va parto anche ieri.

(Nella foto: "Vengo anch'io? No, tu no")

lunedì 12 settembre 2011

GLI OTTANTA NERI 4

Robert Vai-a-letto.
Che nome del cazzo, mi dissi fra me mentre mi rigiravo fra le mani questa copertina che di fronte era tutta azzurra e con una bandiera rosa.
E poi la tracklist. 21 pezzi. Eh la madonna.
Il disco era del 1977, ma nonostante le prime tre pietre miliari di questo gruppo sono marcate col decennio '70 è nel decennio successivo che gli Wire hanno cominciato a tormentare i piatti delle turbe.
Della serie: non era ancora finito il primo botto punk e già si parlava di new wave - o post-punk, insomma, quelle cazzate che i critici scrivono per far apparire più figo qualcosa che non ne avrebbe minimamente bisogno.
Che poi di punk o post-punk o new wave gli Wire avevano pochino, a mio parere.
Neanche nel primo disco "Pink flag", per l'appunto, nonostante il brano finale, "12XU" sia entrato nel repertorio dei Minor Threat, un gruppo che non troverete mai nelle compilation Buddha Bar.
"Pink flag" è un gioiello.
Brani brevi, tirati, tesi, che scorrono veloci ma in alcuni casi si piantano in testa al primo ascolto.
Dal minaccioso inizio di "Reuters" passando per la sghemba "Field day for the sunday" alla gemma pop-punk "Ex-lion tamer" a "Strange" (che è proprio quella coverizzata dai R.E.M. in "Document") e via continuando con schegge impazzite di gran classe rigorosamente english-style fino alla "12XU" finale.
Bello. 21 pezzi e nemmeno uno brutto.
Riguardi la formazione: Colin Newman, Robert "Vai-a-letto" Gotobed, Bruce Gilbert, Graham Lewis.
Oggi Colin Newman è conosciuto più per quel capolavoro chiamato "Alone", ripreso dai This Mortal Coil nel loro secondo album "Filigree and shadow" (nel primo avevano ripreso "Not me") e nella colonna sonora de "Il silenzio degli innocenti", e anche nei suoi lavori solisti di cose egregie non è difficile trovarne, specie in "A-Z" , "Provisionally entitled the singing fish", "Not to" e "Commercial suicide".Insomma, i primi 4.

Ma immagino che coloro i quali avevano apprezzato "Pink flag" all'ascolto del secondo disco "Chairs missing" abbiano avuto seri problemi di metabolizzazione.
Diciamo che se per alcune tracce di "Pink flag" il richiamo al punk poteva avere un suo perché nel secondo questo viene a sparire completamente.
Certo che chiamare post-punk un album come "Chairs missing" indica coraggio e orecchi bisognosi di una revisione. Qui infatti gli Wire rivedono in chiave assolutamente personale certo pop inglese più articolato e complesso, con sontuose dosi di tastiere ed effetti senza però venir meno alla forma-canzone tipicamente strutturata come nella migliore tradizione del pop inglese.
E se non è ancora un capolavoro ci pensa il successivo "154" a colmare la lacuna.
Perchè "154" è il disco che apre ufficialmente gli anni '80.
L'impressione è che coloro che hanno stampato il marchio dell'evoluzione primaria della scena punk inglese abbia inteso benissimo cosa avevano combinato David Bowie e Brian Eno in quel di Berlino qualche anno prima e che quello sia il sentiero maestro che tutta la cosiddetta new wave ha poi sviluppato, avviluppato, sezionato e scarnificato nel decennio successivo.
Non hanno scritto brani memorabili gli Wire, o almeno non quanto "Alone", ma la forza dei primi tre dischi sta proprio nella loro disarmante omogeneità atmosferica seppur ogni disco abbia la sua precisa impronta.
Gli Wire in seguito hanno cambiato formazione innumerevoli volte, sfornato altri dischi molto più votati ad un approccio elettronico e che (escluso forse "A bell is a cup") non sono poi così indispensabili.
Mi hanno invece positivamente colpito gli ultimi due lavori, con di nuovo la formazione originale: "Send" e "Object 47" anche se, volendo essere sinceri, i livelli dei primi tre dischi sono irraggiungibili.
Altri tempi, si diceva.




















domenica 11 settembre 2011

GLI OTTANTA NERI 3

Quei concerti che cambiano le cose.

Teatro Goldoni, Livorno. Intorno al 1982, capirete che 29 anni dopo o giù di lì la precisione può andare a farsi fottere.
A quel tempo abitavo a Marina di Massa, ma figuriamoci. I Bauhaus a Livorno, roba da darsi una patta per verificare se non è un effetto di un cattivo trip tornato a gola.
Il Teatro Goldoni stava per chiudere, ma almeno io non lo sapevo ancora, sta di fatto che quello sarebbe stato uno degli ultimi spettacoli prima che il glorioso teatro, testimone della diaspora del congresso del Partito Socialista Italiano del 1921 verso il Teatro San Marco dove sarebbe stato fondato il Partito Comunista Italiano, sbarrasse le porte per 25 anni o giù di lì per riaprire nel 2004 con una sfavillante "Cavalleria rusticana" alla presenza dell'allora Presidente Ciampi sul palco d'onore ed a quella del sottoscritto accasciato nel retropalco dopo aver fatto parte della forza lavoro impegnata ad allestirla.

"Mask" è uscito da poco e a me era sembrato un gran bel disco.
Tutto sta a scansarsi dai clichè. Il dark, il Batcave, i look vampireschi, il gothic.
 Tutto ok, ma il punto è che qualsiasi genere venisse inventato al fine di codificare una scena o un manipolo di band con la stessa attitudine rimane il fatto che "Mask" era un disco molto, molto bello. E cupo e tremendo.
Pieno di riferimenti che hanno da sempre accompagnato il mio immaginario: da "L'uomo con gli occhi a raggi X" di Roger Corman, uno dei miei film preferiti, al danzatore russo Vaclav Nijinski.
Lo show non deluse affatto.
Il teatro, visibilmente in decadenza ed illuminato da poche lampadine soffuse, era stato aperto solo in platea; solo posti a sedere. Prima di "Kick in the eye" Peter Murphy invita il pubblico ad alzarsi dalle poltrone e trasferirsi sotto il palco.
O vai che uno del pubblico non ha l'idea di saltare e sedersi sul palco.
Puntuale la zampata di Peter Murphy che lo sbatte di sotto (1 metro scarso di altezza, per la cronaca).
Intervento delle FF.OO. e tutti a sedere un'altra volta.
Sì, insomma, a quei tempi non era facile vedere un concerto tranquillo a Livorno. Chiedere a Mike Bloomfield o a Franco Battiato.
Detto ciò i Bauhaus quella sera spaccarono letteralmente. Se in vinile rendevano 70 lì arrivarono almeno a 90.
Così mi procurai il resto della discografia: poca roba, "In the flat field" e l'EP "Bela Lugosi's dead", 9 minuti e mezzo di cavalcata oscura, graditissima nei dancefloor new wave nonostante la massa nerovestita fosse visibile solo se qualcuno mostrava la dentatura durante il ballo e graditissima soprattutto al sottoscritto che nelle vesti di DJ in uno storico locale chiamato "The Cave" grazie a Bela Lugosi poteva prendersi una decina di minuti di stacco dietro alla consolle e scolarsi qualcosa di molto liquido e molto alcoolico in santa pace.
A mio parere anche i lavori usciti successivamente sono di qualità altissima: "Ther sky's gone out" ha dentro di sè alcune perle molto sottovalutate perfino dai fans (parlo soprattutto di "The three shadows" e "In the night")
e per "Burning from the inside" potrebbe bastare la sola "She's in parties" ma non che il resto del disco abbia alcuna possibilità di far rimpiangere l'acquisto.
Meglio ancora il live, che trovai insieme alla copia in vinile di "The sky's gone out".
Titolo: "Press the eject and give me the tape", con una bellissima versione di "Rosegarden funeral of sores" di John Cale e che eseguirono anche durante il concerto di Livorno e che mi lasciò letteralmente steso.
Francamente non so che effetto possano fare oggi ad una generazione che se si parla di dark o gotico magari ascoltano gli Hochico o (mammamia) gli Evanescence.
A mio parere sono e restano un grandissimo gruppo, la colonna sonora ideale per un'orgia con 3o4 suicide girls sotto l'effetto della mescalina.

E poi il dopo: Peter Murphy prima sforna il progetto Dali's car insieme al compianto ex-bassista dei Japan, Mick Karn, poi passa alla carriera solista. Mi dicono che il suo ultimo disco sia ottimo. Me ne accerterò.
Daniel Ash forma i Love & Rockets col batterista Kevin Haskins e con il bassista David J, il quale più tardi si impelagherà in un altro progetto con il disegnatore e fumettista Alan Moore chiamato "The sinister ducks".

Non potevano mancare le reunion ed i live commemorativi, ma a mio parere se ne può fare anche a meno.
Quel concerto ce l'ho ancora negli occhi e negli orecchi e niente può più essere lo stesso.
Per fortuna.














giovedì 8 settembre 2011

GLI OTTANTA NERI 2

Premetto: inizio una serie di post musicali perchè mi sono rotto i coglioni per conto mio di scrivere che il concetto di problem solving riguardo il brand della "ditta", come la chiama Bersani, è una ripassata all'Agent Orange su Montecitorio, Palazzo Madama, Quirinale, Questure, Chiese, Moschee, Sinagoghe e svariate abitazioni private.

Ogni tanto va bene anche incazzarsi e fare una sbroccata (segnalo quella di Venturik che m'ha fatto stare coi crampi allo stomaco dalle risate per un quarto d'ora, perchè sì, in caso di Lapo Elkann ogni convenzione ed ogni legge che riguardi i diritti umani DEVE essere sospesa a tempo indeterminato), ma un buon rivoluzionario deve anche saper mantenere il giusto distacco, con calma zen e concentrazione da centometrista alla partenza, il che sarebbe un ossimoro perchè nello zen si cerca il vuoto assoluto, ma chi sa un minimo del pensiero orientale sa benissimo che nessuno meglio di loro sa dire tutto ed il suo contrario nello spazio di quattro parole.

La musica è un veicolo formidabile per accumulare energie.
E, come Alex Supetramp scoprì rimettendoci la cotenna, il modo migliore di realizzare è condividere.

Quindi la rimeno con gli anni '80 visti dalla parte scura della luna. O della liana, se trattavasi di leghisti-ante litteram.
No, basta menarla in politica.

Ordunque: c'era una volta un gruppetto di artisti che se la menavano in quel di Dublino. Era la fine dei '70, e gli '80 si stavano per affacciare. Gente strana, eh. Alcuni parecchio strani, altri un pò più bravi ragazzi. Stessa scena, stessi club. A un certo punto uno di quei gruppi fa il botto. Per modo di dire, perchè se "Boy" degli U2 fu un botto non oso pensare cosa è stato il seguito. In copertina c'è il fratellino di uno dei cantanti di un altro dei gruppi di quella scena. Il bimbo si chiama Peter Rowan, ed è lo stesso che è sulla copertina di "War", ed è il fratello di Guggi dei Virgin Prunes.
Cioè l'altro gruppo che condivideva con gli U2 la gavetta nei clubs dublinesi più "alternativi" e posso immaginare che quella scena in partenza fosse veramente interessante. Più che altro perchè gli U2 sono diventati gli U2 con tutto quello che nel bene e nel male comporta, mentre i Virgin Prunes sono stati un gruppo veramente FUORI.
Ballate oscure, rock acido e battute ossessive e tribali, una fusione a freddo dell'etica punk con l'ossessività compulsiva di gruppi come Public Image, d'altra parte l'immagine del gruppo non è che fosse assai accattivante. Due travestiti come cantanti, due performers, due dropouts con una fiammata di genio e follia da far paura. Un ragazzo con evidentissimi problemi mentali (Dave-Id Busarus) che apriva ogni loro show con delle poesie infuocate e recitate come solo la bellezza della follia può rendere, una band di efebi nerovestiti che guardavano impassibili le evoluzioni di Guggi e Gavin Friday, i due cantanti di cui sopra ed i cui video qua sotto rendono testimonianza.
Ebbi modo di acquistare un loro doppio LP, "A new form of beauty", un doppio EP a forma di cofanetto, "Heresie", ed il loro unico LP ufficialmente uscito (il resto mi pare siano outtakes e scarti in genere), cioè "If I die, I die".
Mi piacquero un bel pò. Molto più degli U2.
Che, comunque a mio parere fino a "The unforgettable fire" hanno fatto il loro porco lavoro.
Alla musica il compito di rendere alle mie parole adeguato conforto.












GLI OTTANTA NERI

E' senso comune ricordare gli anni '80 come il passaggio dalla stagione politicamente impegnata a quella di riflusso godereccio ed edonismo reaganiano come lo chiamava quel coso di Dagospino.

L'inizio della televisione privata, il kitsch caciottaro, il trash ricercato e tutto quell'orrore che tanto ha ammaliato gli italioti fino a mettere al ponte di comando il Buffo Omino di Arcore, quello che ha promesso un milione di posti di lavoro e ne ha bruciati tre (di milioni, e ci sto stretto).

Bene, negli anni '80 ho ascoltato la migliore musica possibile per un'età, come l'avevo io, tra i venti ed i trenta.
Che mi venga un colpo se sono un nostalgico, ma certi livelli adesso sono impensabili.

Il mercato è una cosa completamente differente. Ora se c'è un artista sfornato da una major toccati le palle e spera in bene. Ho sentito il disco degli Arctic Monkeys e tutto quello che ho saputo dire è stato "Embè?"
Ora cerco di consolarmi con i Rival sons, comunque per ora ho sentito poche cose che mi hanno colpito come la signora (o signorina) Anna Calvi e "Love won't be leaving" come canzone che si stampa nella testa e altrove.
Dal vivo ho visto dei grandissimi A place to bury strangers e uno Stan Ridgway in forma voodoo, gli Arcade fire hanno un ottimo show mentre il disco è un pò sgonfio rispetto ai precedenti, attualmente mi emoziona l'attendere qualche nuovo svagello del Druido Julian Cope, qualche colpo di coda dei Flaming Lips, i tremendissimi Oneida ed i Grinderman del sempiterno Nick Cave.
Ma non divaghiamo.

Il tutto per dire che in quel decennio la scena musicale mondiale è stata un'esplosione di creatività e di sperimentazione che avrà la sua influenza ancora per parecchi decenni.
Seguendo strade già tracciate, ovviamente, ma portate a livelli espressivi compiuti di una qualità eccelsa; ed anche quella musica è figlia del suo tempo, come ad esempio tutta la scena post-punk inglese che mandò i auge gruppi come The Cure, Siouxsie & the Banshees, Bauhaus, Joy Division, Sisters of Mercy e tanti altri gruppi "minori" che ovviamente ne seguirono la scia.
Questo per quanto riguarda la scena inglese, che aveva anche altre ramificazioni che tratterò in separata sede (solo per la scena industrial e neo-folk ci vorrebbe una giornata).
Fra i gruppi più interessanti della prima decade degli '80 c'erano questi Echo & the Bunnymen, il primo gruppo che volevo prendere ad esempio a dimostrazione di quanto ce la siamo passata bene in quegli anni.
Gruppo ostico, sospeso fra un pop inglese intimista ed una psichedelia affatto soft nei primi due dischi ("Crocodiles" ed "Heaven up here") mentre nei due successivi il leader Ian Mc Culloch gioca a fare il crooner anche se ne sono usciti almeno un paio di canzoni-capolavoro su "Ocean rain" (ascoltare "The killing moon" e "Nocturnal me" per credere).
Vi piazzo quindi un bignamino breve di questa banda, e pano piano ne riesumerò qualcun altra sperando di risvegliare qualcosa di quello che questa musica sapeva trasmettere.













martedì 6 settembre 2011

A HOUSE IS NOT A MOTEL





Cosa succede in momenti di crisi come questo?
Che la casa diventa un problema più grande.

Il mutuo. L'affitto. Le spese di condominio. La TIA.
Poi c'è quella che viene chiamata edilizia popolare.

Ora, quando parlo di muoversi e smetterla di seguire le indicazioni di partitini e sindacatini intendo quanto segue:

una amministrazione che decide un piano regolatore dovrebbe farlo nell'interesse della terra che amministra.
In Italia dire una cosa del genere significa saltare a piè pari nel cyberpunk fantaolistico.
Ma è anzi assodato che il Partito del Mattone in Italia ha più potere di qualsiasi Partito.

L'edilizia popolare ha come icone, in Italia, cose come Le Vele a Napoli, Tor Bella Monaca o il mai troppo ricordato Serpentone, Come Baggio a Milano. E come - poteva mancarci - la Scopaia e La Leccia a Livorno.

A proposito di queste ultime due.
Già avete fatto i soliti casermoni con due citti di cemento armato, ma di tanta buona volontà, oltretutto non vi si chiede di chiamare quella zona Beverly Hills2, certo che quando c'è da rimarcare la miseria non vi fate pregà, ok fine della parentesi.

E comunque obbrobri architettonici e psicogeografici, votati ad un maggior abbrutimento visivo man mano che gli anni passano, dove ammassano situazioni dove c'è terra di nessuno, dove non si può chiedere di riversare tante delle energie e possibilità che vengono invece ingoiate da gente senza scrupoli, pagata e venerata per generare questi obbrobri.
Dai quali la gente si difende con l'unica arma a disposizione: la solidarietà.

Edilizia popolare significa semplicemente mettere a disposizione di quella parte di popolo che non può creare nessun tipo di nucleo stabile a causa delle condizioni in cui questo modello ci ha ridotto di avere un tetto sulla testa e non aggiungere ai già non pochi problemi che il fare un nucleo, fosse anche di una sola persona, comporta.
Perchè a questo proposito vorrei dare la notizia, a chi ancora non lo sapesse, che anche i precari pagano le tasse.

Ora, credo che chiunque di voi abbia assistito alla mutazione genetica dei territori in Italia.
Cominciarono con le rotonde.
Ora, agglomerati o villette a schiera di pessimo gusto, centri commerciali sempre più invasivi, quartieri popolari sempre più vuoti.
Dell'architettura del nuovo millennio non ne parlo perché spero di non averla ancora vista.

Facciamo un pensierino su come lo Stato sta trattando i suoi immobili e per carità di Patria stendiamo un velo su come li ha trattati.
Facciamo un pensierino su come e quanti potrebbero essere riconvertiti in modo di alleviare la crisi per un consistente numero di persone.
Facciamo un pensierino sul fatto che se veramente noi la crisi non dobbiamo pagarla, la devono pagare loro, quegli immobili col cazzo che glieli facciamo vendere.
Ce li riprendiamo.
E mettiamo in chiaro un problema: l'edilizia popolare è un segno di civiltà e di benessere. Quindi la politica del Partito del Mattone ha bisogno di una rivisitata.

Perché quando a non farti sentire sicuro in casa tua è lo Stato, il lavoro che ti viene offerto, le tasse che devi pagare ed i servizi che le tue tasse NON riescono a farti avere succede che chi amministra sta seguendo un modello che va messo da parte una volta per tutte.

E io ancora devo sentire, in Italia, che lo Sciopero Generale è una forma di lotta demenziale, dal segretario generale di un sindacato confederale. Anche se Bonanni ha detto di peggio, quindi la sorpresa è sempre relativa quando si parla di questa gentaglia.

Non so se esista un censimento degli immobili in disuso o non destinati, o destinati a chi non ne ha minimamente diritto che ci sono in Italia, perchè la cosa, a mio parere, darebbe risultati molto interessanti.
E architettonicamente e psicogeograficamente migliori

domenica 4 settembre 2011

PER CHIARA E TUTTI GLI ALTRI

Il Riottosa zquat è uno dei pochi centri sociali in Italia dove non ho timbrato.
Però qualche frequentatore e/o attivista dell'area fiorentina lo conosco e tramite costoro sono stato informato del clima che c'è a Firenze riguardo la repressione degli spazi autogestiti e di chi continua a proporre modelli differenti rispetto al sistema i cui effetti vediamo (e paghiamo) ogni giorno che cala in terra.

Non c'è molto altro da dire davanti all'ennesimo episodio che sicuramente le gazzette trascriveranno come il semplice arresto di una sovversiva.
Il comunicato del Riottosa zqat, insiema a due post esplicativi sull'argomento (Venturik e Faustpatrone) spiegano da soli meglio di quanto possa mai sperare di fare io.
Dico solo che anche qui l'aria che tira non è delle migliori.
E non solo per l'area antagonista ma per chiunque abbia l'uzzolo di smetterla di lamentarsi e passare all'azione.
I comunicati usciti a firma delle organizzazioni politiche livornesi li trovate qui, tante volte si volesse avere la misura del modo in cui, durante una crisi di sistema come quella che vediamo, il potere intende rapportarsi con chi questo sistema non intende assecondarlo.
E settembre è appena iniziato e ci aspetta un autunno brutto, ma bruttobrutto.

Non c'è molto altro da dire, visto che a Firenze le irruzioni, i soprusi e gli arresti di attivisti sono diventati prassi.
Non c'è molto da dire se non che il tempo di subire deve finire.

Questo può voler dire cambiare diverse cosine a livello pratico.
Cosine che potrebbero subire dei rallentamenti in fase di discussione perchè si sa, l'abitudine di dar agio a chiunque di dare aria alle carie è uno dei tratti  strutturali delle lotte antagoniste ma, a mio parere, è il limite invalicabile sul quale si schiantano molte OTTIME intenzioni.

Da Genova in poi i movimenti hanno solo ed esclusivamente subito ogni sorta di sopruso, nel frattempo i corpi di repressione hanno subito una mutazione genetica e vi invito caldamente a rileggere l'articolo di Mazzetta scritto dopo gli scontri in Val di Susa e quello riguardo un primo consuntivo dello scorrere d'eventi da Genova ad oggi.

Rileggeteli attentamente.

Stiamo ancora qui ad aspettare i prossimi arresti, i prossimi soprusi e le prossime botte da gente pagata da noi che ha lasciato e lascia scorazzare da Punta Raisi a Chatillon mafie e 'ndranghete di ogni genere pensando che l'arresto di un "pericoloso" boss ogni mese (e mai fosse) ci convinca che esiste una lotta alla mafia da parte dello Stato.
Stiamo qui ad aspettare che gente che fa manganellare operai, terremotati, disabili ed anziani venga a puntare anche noi.

Questo non è nè un consiglio, nè una teoria.
Finora le forze dell'ordine ed i loro mandanti si sono divertiti.
E' ora che comincino a guadagnarsi il pane, nel caso qualcuno pensi che stiamo vivendo il picco della crisi.
Altrimenti c'è solo da aspettare la prossima mattanza, che riguardi una persona o duemila.

(Nella foto: Chiara è in carcere e 'sto tizio qui in Parlamento. Volevo solo ricordarlo.)

venerdì 2 settembre 2011

SOLUZIONI SEMIFINALI

Se c'è una cosa che è repentinamente sparita dai nostri media è la mania dei sondaggi.

Fateci caso ma l'ultimo sondaggio divulgato è stato raccapricciante, talmente raccapricciante che prima di pubblicarne un altro temo passeranno degli anni.

Questi dava il PD primo partito con un 25% circa.
Cioè, i delinquenti incapaci, mafiosi e corrotti non sono più il primo partito d'Italia, sorpassati dai fratellini scemi.
Cioè, quelli che stanno studiando da Berlusconi ma senza avere televisioni e con il genio comunicativo che ha sfornato perle quali "I am PD".

E così la Repubblica Costituzionale fondata sui sondaggi è evaporata proprio quando con questa manovra il nostro governo è riuscito a raccattare tutte le pernacchie e le pesciate nel collo che ancora incredibilmente qualcuno non aveva ancora provveduto a dargli.
Immagino non sia piacevole per la nostra classe giornalistica, una classe che avrebbe fatto la gioia di qualsiasi dittatore, informare il cittadino che l'Italia di questi buffoni non ne può più e l'unico motivo per cui non va a prenderli e non li smaltisce in qualche discarica è che non ci sono discariche idonee per una simile spazzatura.

Così con qualche conoscente abbiamo cercato di immaginare cosa farà il popolo italiano, notoriamente pieno di fervida immaginazione ed esplosiva creatività, per togliersi dai coglioni un esecutivo che neanche i scarsomuniti di neuroni che l'hanno votato fino a ieri sopportano più (io alzerei il tiro all'intera classe politica, ma di questi tempi pare che ad essere ottimisti si vada direttamente sul penale).
Alcune delle soluzioni proposte sono decisamente bizzarre, ma nulla di minimamente avvicinabile alle ignobili stronzate sentite in questi giorni riguardo i provvedimenti della manovra, cosa che ci porterebbe a concludere che anche un camionista ucraino briao di strizzo di vodka presa al discount governerebbe meglio di questi qua:

- cominciare un presidio permanente nei pressi di Montecitorio. Comunicare che finché il governo non rassegnerà le dimissioni questo resterà attivo. Un presidio senza bandiere nè simboli. Chi si avvicina con la sua bandierina si fa come allo stadio quando si becca un tifoso avversario in zona franca: gli si leva la sciarpa (o la bandiera) e si manda via. Il presidio dovrebbe diventare il punto di riferimento di tutti quelli che semplicemente sono stufi di questo porcile e vogliono elezioni subito e con un nuovo sistema elettorale concordato con il presidio. Sarebbe necessario riuscire a raccogliere almeno un milione di persone, tanto da bloccare tutta la zona. E ovviamente rimontare un servizio d'ordine adeguato per prevenire infiltrati, picchiatelli e fans del Buffo Omino di Arcore addetti alle provocazioni. Tipo i vecchi servizi d'ordine della CGIL dei cortei negli anni '60, un pò più cattivi.
Altra proposta è stata quella di mettere un presidio permanente in ogni piazza del municipio di ogni città. Ma il proponente viaggia spesso su Trenitalia, quindi va compreso. Non deve essere piacevole viaggiare in mezzo alle zecche per andare a stanare altre zecche.

- Sciopero generale ad oltranza fino alle dimissioni del governo. Tanto per dare un segnale ai mercati. E tanto per dimostrare che quando si ha da perdere solo le proprie catene non c'è accordo che tenga.
Alla mia eccezione che per vedere questo sciopero generale c'è voluto che quasi gli iscritti CGIL andassero a menare tutta la dirigenza mi è stato risposto che basta un poco di coraggio e piano piano la massa comincerà a rispondere.

- Mandare una bambina di 10 anni con biglietto all'ingresso di Montecitorio su cui è scritto: "Vengo da parte del Comitato di Liberazione Nazionale, dimettetevi e lasciate il Parlamento entro un'ora o le 142 bombe al plutonio arricchito sistemate alla Camera, al Senato ed al Quirinale esploderanno all'unisono".
(Nota. il proponente in realtà sa una sega cosa sia il plutonio arricchito)

- Far saltare tutti i ripetitori RAI e Mediaset. In capo a una settimana succede un macello.
(in realtà il proponente ha troppa fiducia nell'intelligenza degli italiani, ma gliel'ho passata lo stesso)

- Aspettare un paio di mesi, si stanno scavando la fossa da soli.
(A questa qualcun altro ha eccepito che fra un paio di mesi nella fossa ci finiamo tutti. Opinioni.)

Io non saprei.
So che abbiamo la peggiore classe politica di sempre, questo è sicuro.
Ma è anche vero che abbiamo la peggiore Italia di sempre. Pateticamente abbarbicata ad un sistema ed un modello che continuato ad essere gestito in questo modo porta dritti alla guerra civile. Nessuno che sia disposto a sacrificare un nanogrammo dei privilegi e dei soprusi nei confronti degli altri cittadini fin dai governi democristiani, nessuno che lasci un nanogrammo di quanto estorto grazie alla compiacenza di clientele ed amici degli amici.

Credo che la radice del marcio sia questa. In Italia riuscire ad ottenere qualcosa, qualsiasi cosa, bisogna scegliersi una "famiglia".
Poveri brodi quelli che pensano che i nostri politici, quando parlano di "famiglia" intendano quella "mamma - babbo - figlioli".

Se impariamo che determinate cose (casa, lavoro, potere d'acquisto degli stipendi) sono un DIRITTO e non la concessione di qualche affiliato con altri affiliati, nè una questione di capricci dei mercati, probabilmente ne usciremmo fuori.
Altrimenti hai voglia di fare presidi, scioperi e rivoluzioni.

Oppure qualcuno ha una soluzione migliore.
Fateci sapere perché in caso vedo di allungare le ferie.

P.S. E' bastato un controllo un poco più accurato e nella mia città hanno scoperto 70 permessi falsi per circolazione e parcheggio per disabili. 70 scoperti in una città di 160.000 abitanti. Vorrei sapere cosa cazzo controllano quando li concedono. Comunque d'ora in poi quando devo parcheggiare vado a suonare per condomini ogni volta che vedo un parcheggio riservato perché voglio vedere in ghigna a chi appartiene.

(Nella foto: Berlusconi viene accompagnato fuori da "questo paese di merda" insieme a Bossi.