Vasco non ce la fa più.
Non è che la cosa mi sorprenda eh.
Conosco uno dei suoi backliner quindi come vanno le cose un minimo lo so.
L'unica cosa che mi da fastidio è questa attitudine da bifolchi che abbiamo sempre avuto al momento di confrontarci con una realtà appena appena più ampia di quella che ci dà il vivere all'interno dei nostri confini.
Il rocker.
Il maledetto.
Quello della vita spericolata.
Facciamosi a capire.
Ha scritto qualche buona canzone.
File under: MUSICA MELODICA ITALIANA.
Rock un paio di palle.
Invece cazzo che figata rock una canzone su un'adolescente che si sditalina dopo i compiti.
Che figata a Sanremo - MUAHAHAHAHA - fare il dissidente e cantare "Vita spericolata" che musicalmente sembra un pezzo di Gigi D'Alessio (no? arrangiatela a dovere e vedete se un qualsiasi neomelodico napoletano non ve la canta a puntino).
Chi parla di Vasco Rossi e lo accomuna al rock andrebbe preso a schiaffi con la merda in mano e chiuso in un campo di rieducazione maoista.
Non più di 10 giorni fa sono andato a Rho a vedere Iggy Pop. 64 anni, (When I'm sixtyfour, dice niente?).
Sticazzi.
Mike Watt al basso (praticamente DIO). Un batterista che poveraccio non pigliava un colpo manco a pigiarcelo.
Ma lui porcoddio PORCOddio PORCODDIO.
IL ROCK.
Contatto. Vuole i pischelli sul palco. Toccare. Saltare. Andare avanti col fiatone. Senza mollare un attimo.
Raw Power, Search and destroy, I wanna be your dog, Shake appeal.
No, dico.
64 anni e dopo una vita che se quella di Vasco è spericolata non saprei proprio dove andare a prendere il termine "estrema".
E mi venire a parlare di Vasco rocker.
Vasco è un cantautore italiano. Un buon cantautore italiano.
Il suo miglior pezzo: "Non siamo mica gli americani". Stupendo.
Poi un sacco di ammiccamenti alla vita da gaudente giovanotto pieno di vuoto ma con tanto sentimento chepperò vabbè checcifaccio con tutta 'sta robba che non so levarmi un dito dal culo perchè son Generale delle Sciustentruppen (trad, sempre strafatto di coca).
Cioè la condizione nella quale sono più o meno il 90% dei nostri giovinotti, arruolati e no.
Quindi il saluto a Vasco glielo faccio, ma saluto un buon esponente del panorama della musica leggera italiana, appena appena più agitata dello standard cantautorale ma da qui a parlare di rock ce ne passa.
E mi sa che gli voglio più bene io che la torma di fanzs adeguatamente imbelinati dalla favola del "maledetto" e dello "spericolato".
Si è limitato a dipingere i vostri vuoti, la vostra limitata capacità di combattere annegata negli eccessi senza senso di chi si sballa perchè "così si fa" e lo ha fatto meglio di chiunque altro.
Ma il rock è lotta. Il rock è scuotere le coscienze.
Il rock è stare sul palco a 64 anni e spaccare culi, ballare sudati a contatto con 4 pischelli tirati su dalle transenne.
Il rock é Keith Richards, Ian Mc Kaye, Lou Reed, gente che se vede un giornalista di Studio Aperto gli caga sul microfono.
Lasciamo perdere il rock quando si parla di Vasco.
Per favore.
(nella foto: Elio: un uomo, un eroe, un comunista, un rocker. Un giorno vi spiegherò perché)
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