Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta informazione. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2009

ANCHE GLI ABRUZZESI NEL LORO PICCOLO S'INCAZZANO


La pantomima del dolore è finita da un pezzo.
Niente più Brunivespa che esibiscono peluche, niente più inviate arroganti e maleducate che pretendono di presenziare a matrimoni ai quali nessuno le ha invitate, niente più pseudogiornaliste che arrivano puntando fari da 1000 KW in faccia a due poveri anziani che si sono appena rifugiati in auto dopo il terremoto e chiedono "come mai siete in macchina?" pensando di fare un servizio.
Ma questo è il solo lato positivo della faccenda.
La realtà attuale parla di esigenze che non bussano più alla porta ma cominciano a caricare con tanto di ariete per gli sfollati abruzzesi; i quali oggi sono a Roma per cercare di avere quel minimo di certezze necessarie per sapere se la pantomima fin qui inscenata da Berlusconi e dai suoi squallidi leccaculi sia una lunga farsa che dovrà mettere alla prova le energie di chi già è stato privato del proprio spazio vitale e, in molti casi, dei propri affetti come e più del terremoto oppure se c'è la speranza che, seppur lentamente, seppur con altra fatica, altre lacrime ed altra rabbia, le condizioni per tornare a vedere uno spiraglio di normalità esiste.
Non credo di dire cose trascendentali affermando che in quelle condizioni il primo pensiero per queste persone già durissimamente provate sia il riavere un tetto proprio sulla testa sotto il quale riassemblare, insieme ai propri cari, quei pezzi ancora integri della propria vita; e che questa esigenza col tempo si faccia sempre più un'ossessione, a maggior ragione quando comincia a profilarsi uno stato di cose che fa salire il sospetto più terribile: quello di essere stati presi in giro.
O peggio.
Che questo governo stia testando la pazienza della gente coadiuvato da quel Bertolaso di cui spero risentiremo parlare a giochi fatti.
Ovviamente nessuno meglio di chi vive questa situazione sulla propria pelle può descrivere il clima e le emozioni di coloro che vivono questa realtà fatta di precarietà che investono ogni attimo, ogni pensiero ed ogni visione del passato, del presente e soprattutto del futuro, di pensieri popolati di mostri che succhiano energie, speranze e fiducia tenuti insieme dal solo argine del coraggio e della rabbia. Almeno chi se lo può permettere.
Lo scopo di questo post è quello di dare ai tre utenti di passaggio l'occasione di dare un'occhiata a quei territori liberi dove la cronaca delle giornate del popolo abruzzese è descritta in tempo reale, lì, sul campo di battaglia: rinnovo quindi l'invito a leggere il

BLOG DI MISS K

che proprio grazie alla passionalità ed alla combattività della sua titolare Anna è un punto di riferimento assolutamente imprescindibile per chi voglia capire le dimensioni del dramma umano che sta andando in fuorionda dai nostri ignobili mezzi di informazione; i quali hanno preferito inondarci di notizie sulle pessime frequentazioni del Presidente del Consiglio quando non si presenta vestito come lo Steve Jobs di Quarto Oggiaro in visita ai poveri terremotati piuttosto che rendere partecipe gli italiani che si sono attivati con tutta la solidarietà di cui dispongono delle condizioni delle tendopoli, della militarizzazione del territorio, delle assurde regole che governano i luoghi di accoglienza (sic); perchè la realtà è che alla gente d'Abruzzo è stata tolta la parola non appena questa ha finito di piangere.
Ed ora la gente d'Abruzzo è a Roma a chiedere il primo conto.
Un'altra testimonianza viene da QUESTA LETTERA di Andrea Gattinoni, che era a L'Aquila a presentare il film "Si può fare" del quale è uno dei protagonisti.
E consiglio anche una scorsa a QUESTO BLOG estremamente scarno nel quale il titolare sembra aver trovato l'unico spazio per poter in qualche modo comunicare lo smarrimento ed allo stesso tempo la voglia di rimettere insieme qualcosa che possa chiamare normalità in pochissimi, esplicativi post.
Basta cercare di leggere il cuore delle persone oltre le parole, oltre gli scritti ed oltre i comprensibili momenti di sbandamento per capire che la vera solidarietà all'Abruzzo comincia ora e che è una battaglia di solidarietà che ci riguarda tutti, non solo la gente d'Abruzzo.
Spero che chi passa di qui legga, e molto attentamente, i link che ho messo;
che veda anche quanta gente senza un briciolo di dignità si permette di dare il proprio parere non richiesto e non gradito esclusivamente in funzione di un sultanato (perchè è così che intendono la democrazia) da difendere sempre e comunque, spero che legga e si renda conto di quanto l'attuale informazione dei Media sia ormai una barzelletta per poveri di mente e di spirito e che la realtà è diventata una cosa che dovremo sempre più cercare con la lanterna magica; spero che ci si renda conto di quanto si è sciacallato sul dolore e sulla tragedia per poi abbandonare il campo quando ormai il Grande Affabulatore di Topolini Ammaestrati ha fatto le sue promesse lasciando all'aspirante gerarca Bertolaso la Sovranità del territorio da difendere almeno fino al G8.
Vedremo cosa succederà durante e dopo.
E' molto probabile che in quei giorni si decideranno molte cose, ed è altrettanto probabile che gli abruzzesi non potranno essere lasciati soli, proprio in quei giorni.

lunedì 16 febbraio 2009

BARBARISM BEGINS AT HOME


Niente paura, nessuna apologia degli Smiths, nè un post sulle violenze familiari.
La casa comunque è la nostra e la barbarie, l'ennesima dose ce la portiamo noi ogni giorno sotto forma di rotoli di carta stampata.
Sono i quotidiani locali, i gazzettini del popolo, quelli che si leggono per sapere meglio di noi, di coloro che ci stanno più vicini, di cosa ci succede magari a pochi metri di distanza, come e cosa fa chi amministra la nostra città e cosa dovrebbe aspettarci nel futuro più prossimo.
Non voglio essere più duro del necessario con i giornali locali della mia città solo perchè non ho paragoni sufficienti con quelli delle altre; conosco abbastanza bene "Il Messaggero" ed "Il Tempo" di Roma, ma non abbastanza le testate locali del resto della penisola.
Quindi mi baserò su quanto vedo qui, a Livorno, dove i quotidiani locali sono tre ma dove l'informazione, quella vera, viene fatta esclusivamente da un periodico di area antagonista mentre la stampa istituzionale ed istituzionalizzata fa unicamente da megafono a gruppi di potere o potentati in procinto di reclamare la grossa e per niente grassa fetta di potere che una città come Livorno può offrire.
Il linguaggio?
Uguale, pericolosamente uguale, tendenziosamente uguale, vergognosamente uguale a quello del Linguaggio Unico Televisivo. Le locandine diffondono senso di insicurezza ed allarme, le cronache si preoccupano di accendere i riflettori su disgrazie di disgraziati cercando sempre e comunque l'appiglio giusto per gridare al mostro, gli "uomini" e gli "extracomunitari" se non quando i "clandestini" sono doverosamente e puntualmente differenziati, il ricorso neanche subliminale alle parole d'ordine dei media è sistematico e puntuale; la criminalizzazione delle aree politiche non omologate è subdola ed insinuante se si tratta di confronto, sistematica sempre e comunque nel merito.
E l'effetto-bar è garantito, l'invettiva ad alta voce contro i nemici di turno indicati dalla gazzetta altrettanto; invettiva che entra nel linguaggio collettivo contagiando con il virus dell'ignoranza il cittadino che si ritrova quasi inconsapevolmente a far da cassa di risonanza al linguaggio proposto/imposto: il Linguaggio Unico Televisivo, perlappunto.
Gli strumenti di difesa in nostro possesso sono sotto attacco, un certo senatore D'Alia con un emendamento al decreto sicurezza ha inteso di mettere un bavaglio alla libera circolazione delle idee in rete; la crociata governativa contro la libertà di informazione non può conoscere soste.
Il senatore tuttavia, essendo uno stupido così come stupidi sono tutti coloro che progettano ed appoggiano queste iniziative, non può tenere di conto di un semplicissimo fatto: non è restringendo le libertà adottando un modello cinese di controllo dell'informazione che riuscirà a sopire il ribrezzo e lo schifo che la maggioranza degli italiani serba in cuore nei confronti della classe politica che rappresenta, quindi verrà naturale differenziare, costruire e gestire altre forme, altri spazi ed altre possibilità perchè a differenza di quanto la feccia attualmente al potere spera, sono troppe le persone che hanno scoperto il piacere di comunicare e scambiarsi informazioni liberamente e senza filtri da parte di chi di potere ne ha già troppo.

venerdì 16 gennaio 2009

INFORMARE


Le due fanzine dei berlusconati, il Giornale e Libero, sono un'ottima cartina di tornasole di quanto una parte di italiani sia diventata indegna di far parte di un popolo civile. Ci sono molte maniere di esprimersi quando si scrive su un quotidiano, ma il linguaggio giornalistico che Feltri ed i suoi epigoni masticano da quando dalle colonne de "L'Indipendente" iniziò la stagione del giornalismo urlato e cafone è un linguaggio che parte direttamente dalle parti meno nobili del corpo e per questo ha creato una schiera di sostenitori i quali non avendo l'intelligenza necessaria per farsi un'idea delle cose approfondendo la notizia si affida direttamente a titoli ed occhielli da Guerra Santa per i quali il Padrone ha sempre ragione e tutti gli altri devono starsene zitti.
Feltri è stato già radiato dall'Ordine dei Giornalisti e in un paese serio borbotterebbe i suoi strali durante il turno di notte in fonderia, Belpietro coltiverebbe zucchine e Giordano....no, scusate, anche lo stomaco ha una tolleranza.
L'ultimo exploit della fanzine-principe del tappo di Arcore é questa che potete leggere riportata sul sito di Giornalismo Partecipativo:

Le foto di Gaza di AP (Associated Press) che "Il Giornale" ha manipolato


Manipolare una foto, per un giornale che della manipolazione e della menzogna fa un uso costante può essere più o meno una prassi quotidiana, credere alle panzane e riconoscersi in un organo di stampa simile è una responsabilità che va interamente a carico di chi queste fanzine le legge.
Chi ricorda le false prime pagine del "Male" può anche ricordare come a quei tempi l'opinione pubblica credette davvero, per poche ore e anche qualcosa in più che ci fu chi credette davvero che la partita dei Mondiali Italia - Olanda sarebbe stata ripetuta o che Ugo Tognazzi fosse davvero il capo delle Brigate Rosse. Ecco, forse più che sui metodi di informazione delle suddette fanzine sarebbe bene riflettere sul modo di informarsi di certi italiani e sulla loro volontà di essere informati davvero, perchè se c'è una cosa con la quale bisogna fare i conti è la idiosincrasia di questi a sentire cose che disturbano la loro visione delle cose e cioè "il manovratore non va disturbato". Che è un pò la negazione dell'essere cittadini di un paese democratico.