venerdì 20 gennaio 2012

POST QULTURALE

Quando il Buffo Omino di Arcore cominciò ad espandere per tutto il Paese il suo potere mafioso e mediatico questa destra proclamò che avrebbe cambiato culturalmente il paese.
Dopo vent'anni si fatica a trovare qualcosa che possa rappresentare una evoluzione, di qualsiasi direzione si parli, di modelli culturali, movimenti, filosofie, idee, arte e insomma tutte quelle belle  cose che dovrebbero elevarci dalle forme di vita animale, vegetale ed inerte.

Solo rimasticamenti in salsa cafona di concetti talmente obsoleti e sciatti per cui la ragione di tanto attecchimento fra una vasta popolazione economicamente benestante fa molto dubitare della capacità dell'essere umano di sapersi godere l'intelligenza avuta in dono.

Chi sono i "pensatori", gli "artisti", i "filosofi" e gli intellettuali" di questa destra?

Vuoto.

A meno che non si voglia assurgere a ranghi del genere gente tipo Giuliano Ferrara, Luca Barbareschi, Marcello Veneziani, Renzo Martinelli, Vittorio Sgarbi, i cinepanettoni e tutta quella pletora di personaggi sparati ad alzo zero eche dovrebbero  tentare l'impresa di legittimare culturalmente la dismissione del patrimonio culturale cosiddetto "di sinistra" ma che invece a mio avviso andava letto come il patrimonio culturale dell'Italia dal dopoguerra fino alla fine degli anni '70.
Dopodiché abbiamo avuto la pretesa di vivere di rendita in modo talmente sfacciato che il pupazzetto che avevano lì pronto col compito di sotterrare tutto il possibile è saltato fuori da un tubo catodico col sorriso a 32 denti a dire che avrebbe dato un milione di posti di lavoro.

Ancora peggio si è lasciato crescere nelle periferie il fenomeno identitario che fa capo a fascismo e derivati senza muovere un dito. Anzi, guardando spocchiosamente ed allontanandosi sempre di più da quelle fasce che da più deboli diventavano precarie e poi disperate.
Anche ora col neonato movimento dei Forconi, sembra che a tirare le fila ci siano personaggi di formazioni politiche come Forza Nuova che sono cresciute ben protette e nella totale indifferenza delle forze "progressiste".

La nostra base culturale dal dopoguerra in poi ha, a mio avviso, la sua espressione più alta nel campo dell'arte.
Letteratura, cinema, musica e tutto il resto.
Ma qui viene il bello.
E' tutto quello che è stato abbandonato.
Non siamo andati avanti, l'arte è stata sempre più confinata fra i surplus non necessari alla civiltà tecnologica.
Ormai non si parla di integrare ma di sostituire.

E non abbiamo più chi racconta l'Italia come tutto il filone cinematografico del dopoguerra riuscì a fare dandoci sì un'identità, ma era un'identità che apparteneva a tutti. Ora i "poveri" sono rappresentati in maniera macchiettistica ma col marchio dei semplici sfigati. I "Brutti, sporchi e cattivi" devono sparire.
Puzzano anche al cinema.

E in questo carrozzone quella che qui in Italia viene identificata come "sinistra" ci ha sguazzato alla stragrandona.
Ma se avete tempo e voglia fate un giro su Google con ben puntato in mente i risultati attuali e cercate di farvi un'idea di come la politica, e quest'ultima stagione culturalmente egemonizzata dalla destra in particolare, ha ridotto questo settore.
Grazie anche ad un ministro dell'Economia per cui "con Dante non si mangia".

Campare di rendita con queste cose non si può.
I partiti sono entrati con la loro proverbiale delicatezza in questo settore più di quanto fosse loro umanamente legittimato. Non si è protetto abbastanza il cinema ed il suo patrimonio di scuola attoriale, non si è protetto il patrimonio musicale, quello che permetteva agli artisti di essere più importanti del mercato, che c'era e funzionava a meraviglia. Non si proteggono le strutture dei cinema, dei teatri e degli studi di posa che vengono dismessi per fare perlopiù posto a megafranchising o centri commerciali di cui si sente l'utilità allo stesso modo di un grappolo di emorroidi.

La stagione del velinismo rimarrà una delle più avvilenti della storia di questa terra che, in tempi di guerre civili sfornava i Totò e i Petrolini, quello che prendeva le medaglie e proclamava "Il Duce mi ha dato questa onorificenza e io me ne fregio!"

Se un primo passo dobbiamo davvero farlo è il riprenderci lo spettacolo.
Le strutture. E rimettere in moto la forza che portava nelle periferie il messaggio della rappresentazione popolare, quella che resisteva nei film della nostra commedia e che risuonava nelle corde dei nostri menestrelli, che fossero di nylon o di ferro non importa.

Se solo guardo alla mia città vedo una forza d'urto impressionante, ad esempio; il problema nasce principalmente dalla dipendenza, soprattutto dalla misura della dipendenza nei confronti della politica.
E dalla legislazione in materia, che è l'arma della politica.

Ora, credo che il discorso sia sufficientemente vasto e quindi lo riprenderò in più post e senza l'intenzione di scomodare Debord nè le attuali correnti controculturali  che continuano almeno a tenere viva qualche fiammella con tutte le opinabilità possibili (ad esempio WuMing) partendo da un'idea di base situazionista, corrente in cui noi italiani dovremmo eccellere ma sulla quale spesso cadiamo in contraddizione proprio sul versante politico.
Troppo pensiero compresso da ritmi non nostri, a mio avviso.

Intanto come primo semplicissimo punto metterei il riappropriarsi delle strutture esistenti frequentandole.
La osa potrà sembrare incredibile, ma è probabile tenere ben allenata la testa uscendo a vedere un qualsiasi spettacolo che piazzarsi davanti alla TV. Anche un puzzolentissimo spettacolo nel teatrino del laboratorio di quartiere. O il musicista nel pub vicino casa. Anche per parlarne male dopo. Lo so che costa e appunto, vediamo se poi si può bussare a certe porte riguardo certo modo di legiferare sullo spettacolo.

Dicevo, la destra voleva cambiare culturalmente il paese.
Vediamo se ci riusciamo prima noi, quelli a cui questa destra e "questa sinistra" non hanno niente da comunicare se non la loro avidità e la loro miseria.

14 commenti:

Conte di Montenegro ha detto...

Però ha creato il bunga bunga!

Minerva ha detto...

Eheheh, identiche ragioni per le quali io sono sempre stata e sono sempre più in situazioni di questo tipo - come tu ben sai - ma facendo anche attenzione a non far scadere le TAZ o le iniziative di TAA (che vorrei fare di più, in realtà) in quella cosa attrettanto agghiacciante che è la perversione delle proposte situazioniste, ovvero le iniziative culturali in forma di 'grandi eventi' (cui invero darei fuoco). Ciao!

mr.Hyde ha detto...

Pazienza, Tamburini,Liberatore e poi il silenzio..

Norman Bates ha detto...

CarO Sassi, d'accordo completamente con te ed un piccolo aneddoto personale di stamani per quanto riguarda la proposta finale tuo post.
Dicono a me le mie Alunne oggi "Prof. cosa fa tutto il giorno, soprattutto la sera" se non guarda la Tv", risposta mia "Esco, vado al cinema, a teatro, a vedere i concerti".... sguardo incredulo delle sopraddette...

Inneres Auge ha detto...

Ah, il nanaccio aveva pure promesso di ricostruire L'Aquila in due mesi.
Venghino siori venghino

Spillo ha detto...

Completamente d'accordo su tutto, virgole incluse.
Dopo di che segnalo a chi abita nei pressi di Livorno che all'Ex Caserma Occupata è già pronta la sede di un Bubbo-cine di quartiere (per sapere il significato di Bubbo-cine - un tempo strettamente collegato al lemma 'Pio icas' - rivolgersi a Sassicaia, o in alternativa sfogliare il Borzacchini Universale, o se proprio siete sfiniti a furia di smanettare sul pc, venite a Livorno che qualcuno che ve lo spiega lo trovate di sicuro), dove saranno proiettati film d'essai o della piccola distribuzione; altresì da segnalare che i gruppi musicali cittadini stanno già da tempo allocando le proprie sessioni di prova in situ.
Segnalo infine che è in fase aurorale il varo di un consultorio medico autogestito che - se in prima battuta sarà focalizzato sui bisogni delle donne - in futuro sarà esteso allo studio e la diffusione di stili di vita alternativi (cultura popolare nel senso più concreto possibile).
Questo per dire che della cultura, a tutti i livelli, ne soffriamo tutt* la mancanza, anzi direi che stiamo tutti soffrendo un penoso stato di apnea e deportazione culturale degni del più bieco nazismo
Che, in definitiva, è il regime attualmente in vigore a livello planetario.

Granduca di Moletania ha detto...

Sono fondamentalmente in piena sintonia con tutto quello che hai scritto.
Aggiungo solo che, nei giorni scorsi, ho avuto occasione di trattare quello che sono stati gli anni '70 e devo dire che non mi mancano i morti di quei giorni, ma l'attività culturale che si respirava, quella sì e anche molto.
Oltre naturalmente alla partecipazione.
Del Nano non parlo. E' vivo?
Ci deve ancora restituire 20 anni della nostra vita e sarebbe ora che ci rimborsasse.

Un abbraccio.

sassicaia molotov ha detto...

@Conte di Montenegro: io ho sempre trombato ma mica ho fatto tutto quel casino ;)

@Minerva: vero.servono eventi grandi, non grandi eventi.

@Mr.Hyde: C'è Gipi. Che però ora mi sa che divertito parecchio a fare il regista. Epperò viene dal nostro sottobosco, garantito ;)

@Norman Bates: Povere bimbe. Devi avvertirle con cautela, ora staranno una settimana su Google ;)

@Inneres auge: il tempo e la memoria corta giovano a suo favore ma qui nessuno dimentica.

@Spillo: guarda che a Livorno possiamo dirci fortunati. Ex Caserma e Refugio, Senza soste e Chico Malo. In una città di manco 200.000 abitanti è un miracolo. Campioni del mondo di antagonismo (segna, Dome).

@Granduca di Moletania: ognuno di noi vorrebbe essere quello gli porta il conto. E' vero, la partecipazione era veramente un'altra cosa. Penso d'acchito alle radio libere. Veramente un altro mondo.

Humani Instrumenta Victus ha detto...

Post prezioso. Politica è lotta per l'egemonia. E dalla nostra parte si continua a perdere terreno.

petrolio-muso ha detto...

avrei giusto in mente due o tre edifici da occupare per farne strutture pubbliche che possano ospitare spettacolo.. un investimento che costerebbe pochissimo specie se si desse la possibilità ad associazioni e persone di buona volontà, ma chissà perché non si realizza e quindi si va per sedi, locali sperduti ma vivi! ;)

sabrina ancarola ha detto...

Non so se hai letto il mio penultimo post, non ero partita da ragionamenti sui ventenni (Mussolini/Berlusconi) ma ho fatto questa bella esperienza del concerto carbonaro. Ci dobbiamo riprendere l'arte, scovarla, condividerla, amarla. Questo ci eleva tanto.

Barney ha detto...

Scusa, ma perche' dici "la destra voleva cambiare culturalmente il paese", dando l'impressione che non ci sia riuscita? Sono trent'anni che attraverso la televisione lavano il cervello alla gente, e ti vengono i dubbi che c'abbiano solo provato? Cristo, abbiamo fior di gente "di sinistra" che esiste solo perche' s'e' inserita nel Barnum televisivo inutile e di bassissima lega creato dalle destre italiane! (ogni riferimento a Santoro e compagnia cantante e' fortemente voluto...)

Barney

Marco ha detto...

1) non mi toccare Vittorio Sgarbi: "CAPRA! CAPRA! CAPRA!" ;

2) non si è protetto abbastanza il cinema? e tutti i fondi statali che finiscono a produrre film talmente brutti che neanche il distributore più sfigato si prende la briga di distribuirli nelle sale?

3) finché le persone di "cultura" continueranno a trasudare disprezzo (v. il mitico articolo di Umberto Eco prima delle elezioni del 2001), si rassegnino: la sinistra non l'avrà vinta mai.

Spazzolone ha detto...

Sassicaia a me mi sono un po caduti i coglioni per terra,questi potenti di tutte le specie e potenti dappertutto si sono barricati dietro delle trincee d'indifferenza generale.
poi ci stanno i fomentati della destra e quelli del nord.
se provi ad alzare la testa o peggio ad usarla te la cioncano...