martedì 19 luglio 2011

THE SPIDER TRUMAN SHOW


Sono andato sul blog di SpiderTruman, tanto per andare di nuovo svariati metri nel culo a Facebook ed alla sua banca dati.
E risiamo alla solita rappresentazione della Peggiore Italia.
No, non parlo di lui. Che può essere un fake, uno vero, uno finto, uno pagato dai Servizi Segreti o da Vendola, francamente me ne batto entrambe le palle a mò di nacchere.
La Peggiore Italia è quella che pensa di aver scoperto chissàche grazie a lui.
Quella che si scervella per cercare di sapere chi c'è dietro.
Quella che dice "poteva parlare prima".
Quella che, toccata dal fenomeno mediatico sembra risvegliarsi dal coma etilico e si scopre ferocemente anti-casta e invoca fucili, spingarde, colubrine, torce & forconi.
Come tutti quelli a cui è bastata una minima spiegazione di cosa sia questa manovra finanziaria e cosa hanno combinato i nostri politici per non scucire un cent per venir assaliti dal Sacro Furore.

Allora, cominciamo col dire che c'era un libro chiamato per l'appunto "La Casta" scritto da Gian Antonio Stella e  Sergio Rizzo, uscito nel 2007.
4 (QUATTRO) anni fa.
E voglio tenermi sullo stretto.
Perché per chi volesse sapere di quali privilegi si ammantano i nostri politici c'era, e c'è, vasta ed esaustiva letteratura da almeno trent'anni.

Ora, il fatto che 3/4 degli attuali indignati fossero in stato di Sopor Aeternus non ci piove.


 (per i profani, questa cosa qui sopra è il cantante dei Sopor Aeternus, un gruppo Gothic di un certo spessore, e rappresenta alla perfezione gli italioti al tempo del berlusconismo trionfante)

Il solo fatto di aver improvvisamente realizzato quello che TUTTE le classi politiche "democratiche" del dopoguerra, ogni volta che c'è stato da mettere un ordine apparente ai risultati delle loro ruberie, effrazioni e corruzioni si siano serviti delle tasche di chi si fa un culo come il Foro di Lucca per sopravvivere li ha improvvisamente risvegliati dal sogno. Ebbravi. E magari vi aspettate che vi diano retta.
Ora, davanti ad uno Spider Truman che ribadisce ciò che è ovvio da decenni, si monta il Caso dell'anno, manco fosse Assange.
A me 'sta gente fa più paura di Berlusconi.

Ok, detto ciò vorrei invece porre l'attenzione su qualcosa che dovrebbe far veramente infuriare la gente, farla scendere in strada con torce & forconi e arrivare fino al Quirinale.

Perché?
Presto detto.

Il 2 Agosto 1980 salta per aria la Stazione di Bologna. 81 morti.
Gli autori? 
Beh, andatevi a leggere la sentenza della Cassazione. E se avete tempo andate pure a districarvi fra depistaggi, omissioni, personaggi equivoci, trame ed intrighi. 
E cercate un perché al fatto che puntualmente ad ogni 2 agosto, quando c'è la commemorazione della strage, i politici vengono bollati più o meno incisivamente come Persone Non Grate, tanto che l'anno scorso non ce n'era manco uno.

Non che non voglia informare, ma spero - voglio sperare - che l'infame storia di quello che è seguito a questa strage non abbia bisogno poi dello Spider Truman di turno perchè OGNUNO DI NOI, consapevolmente, s'è informato da solo e non ha bisogno di pseudoagitatori dell'ultima ora per svegliarsi di soprassalto chiedendo cappuccino e pezzo.

81 morti, eh. Tenete bene a mente questa cifra.
81 innocenti che partivano in treno.

Ora, vedendosi avvicinare il 2 agosto e la relativa commemorazione, e visto il clima, poteva mai essere che il solito degno rappresentante dei nostri politici non cogliesse l'occasione per dimostrare la statura etica, morale e mi vien da dire spirituale di questa banda di pezzi di merda andata a male?

Olè.


Questo Garagnani vuole l'Esercito.
Cazzo, non scherzo, leggetevi il link.

Non contro pericolosi anarcoinsurrezionalisti, blacche blocche, tricche tracche o terroristi simili.
Ma contro i familiari delle vittime ed i cittadini che vogliono verità certe e giustizia su una strage di 81 morti.

E' vero che toccato il fondo si può sempre scavare, ma mi chiedo se non sia il caso di mandare a scavare questa gente qui, una volta per tutte.
Anche a prezzo del Caos totale.

O ci vuole ancora lo Spider Truman di turno a imboccarci la pappa.

ALTRI DUE MORTI SUL LAVORO


 Sean Hoare, reporter di News of the world
Mario Cal, vice di Don Verzè.

Bruno Vespa, facci dù plastici, vai.

domenica 17 luglio 2011

L'ALTRO IMMAGINARIO

Veline, letterine, meteorine, attricette, quello che vorrebbero imporre all'immaginario erotico maschile è un modello di studiata perfezione.
Plastica.
Poi uno vede questa tipetta inglese, sola davanti ad una folla oceanica armata solo della sua chitarra che canta
"Lick my legs, I'm on fire
Lick my legs, I'm desire"

Il bottone che fa scivolare nel cesso tutto il modello di cui sopra.
Almeno per me.

QUESTI SAREBBERO L'ALTERNATIVA

Poi non dite che sono io ad avercela con loro.

E' che te le levano dalla tastiera.

Giovedì sera ho visto il concerto di Stan Ridgway (bellissimo, il migliore visto quest'anno). A pochi chilometri, alla Festa Democratica già Festa dell'Unità, suonava Bobo Rondelli.
E Bobo, come fa da quasi trent'anni, fra una canzone e l'altra ha parlato, ed ha parlato del suo essere contro le guerre degli esportatori di democrazia. Ed ha anche tirato una stilettata al PD contestandone le posizioni ambigue. Tanto è bastato per veder arrivare sul palco un coglione munito di microfono che ha invitato Bobo a "CANTARE E NON FARE POLITICA"; immediata la reazione del pubblico che ha salutato l'intervento con fischi e pernacchie. Persone presenti mi hanno riferito che Bobo gli ha semplicemente risposto: "Hai fatto più politica te con due parole che io in tutto il concerto". Comunque la notizia è stata ripresa QUI.

L'anno prima era stato il gruppo locale Zedded a scatenare la furia degli attivisti piddini, richiamando dal palco il sindaco Cosimi, presente a un centinaio di metri di distanza ed intento a mangiarsi un fritto misto, a ricordarsi le promesse e le leccate fatte ai gruppi musicali di base in campagna elettorale, con tanto di creazione di una lista civica apposita, mentre proprio due giorni prima una quindicina di gruppi erano stati praticamente sfrattati dai fondi che venivano usati come stanze per le prove con motivazioni a dir poco pretestuose tramite i soliti cani da riporto vestiti da polizia municipale. L'attivista più esagitato era stato riportato alla ragione da un diretto nelle gengive arrivatogli da uno degli sfrattati dai fondi presente fra il pubblico.

Ma dello scempio operato in ambito culturale e sugli spazi di aggregazione operato dalla classe politica livornese se ne potrebbe scrivere un intero e voluminoso tomo. E non è questa la sede, per ora.

Ieri, invece, leggo sul Fatto Quotidiano di un'altra Festa Democratica con dibattito fra il Lider Minimo D'Alema ed un giornalista di Repubblica. Il quale ad un certo punto ha la pessima idea di sollevare la questione del Conflitto d'interessi irrisolto.
Insofferenza a fette di Baffino ma soprattutto fischi dalla platea dei fedelissimi conditi da goliardici "Che palle!" indirizzati al giornalista.

Ecco qua: non c'è bisogno di mettersi a leggere gli sproloqui dei vari Bersani, Finocchiaro, Letta & c.

In queste due istantanee c'è tutto il penoso identikit di un partito che rappresenta semplicemente la sagoma di cartone dietro la quale c'è la solita irresponsabile casta in conclamato concorso di colpa con i delinquenti al governo.

Locale e nazionale. Non c'è possibilità di sbagliare.
Votarli ancora è rendersi complici, ed è patetico da parte di chi lo fa magari dare dei servi ai fans del Buffo Omino di Arcore. Io tutta 'sta differenza continuo a non vederla.

sabato 16 luglio 2011

DIALOGO SULLA MANOVRA FINANZIARIA FRA INSIGNI FILOSOFI



  ARTHUR SCHOPENHAUER


Non c'è denaro impiegato più vantaggiosamente di quello che ci siamo lasciati togliere per via d'imbrogli: con esso infatti abbiamo immediata saggezza 

Arthur Schopenhauer

Immediata 'sto par di palle.

Sassicaia Molotov

domenica 10 luglio 2011

SE CAMBIA IL VENTO

Almeno una cosa, in questo tourbillon di eventi, é chiara.
Anzi più di una.
Però cominciamo a metterle in fila una alla volta.

Primo fatto incontrovertibile: Berlusconi non è stato ancora mandato in galera a calci nel culone flaccido per una semplice ragione: dietro di lui c'è il NULLA.
Non parlo dei suoi tirapiedi o dei celtipitechi della Lega. Perlamordiddio. Levate il collante del mostruoso conflitto d'interessi che tiene assieme quella banda di incapaci, ladri, mafiosi, zoccole, fascistelli da parata, leccaculi e arricchiti ignoranti come le capre di Castellina e vedrete che succede.
Anzi, cominciamo a vederlo.

Parlo di quegli altri. Quelli che si fanno chiamare opposizione.

E non ridete, cazzo.
Si fanno chiamare perdavvero così.
E smettete di ridere o continuo con estratti dell'autobiografia di Califano, perdio.

Comunque sapete di chi sto parlando.

Di quel partito che fino a pochi giorni dal Referendum ha fatto di tutto - esattamente come i governativi - per seppellire ogni informazione.
Poi (e qui c'è da gridare al Miracolo, al Fenomeno Paranormale, all'Esondazione dell'Ignoto nel Reale) qualcuno ha capito che aria tirava e così s'è vista una corsa affannatissima per montare sul carro a pochi giorni dalle consultazioni.
Una volta stabiliti i risultati hanno cercato pure di prendersi i meriti e tirato fuori il famoso manifesto della gonna fucsia che si alza titolato "cambia il vento".
E il primo effetto del vento che cambia s'è visto subito: difatti le municipalizzate dell'acqua in quota PD hanno subito aumentato i prezzi.
Ma poteva fermarsi qui l'irresistibile macchina da guerra? Seh.
Arriva l'occasione per disfarci finalmente di quell'indegno carrozzone costituito dalle Province.
Ce l'hanno nel programma da due anni, forse più. Il deputato IDV Donadi riesce a far mettere finalmente al voto l'agognato provvedimento, oltretutto con ottime probabilità di mandare sotto il governo e il PD che fa?
Si astiene in blocco.
Eh, beh. Il vento è cambiato.
Ma non basta. Arrivano le pietose giustificazioni. Roba che se ce li hai davanti ed hai un crick della Skoda Felicia in mano vai sicuro che passi un guaio in tribunale. Dice che hanno una loro proposta. Bravi. E quando la portate in aula, visto che la questione delle province l'avete nel programma da due anni?
Non è che state lì a grattarvi i coglioni pagati profumatamente dal Popolo Italiano e quando quasi per caso qualcuno fa quello che avreste dovuto fare voi vi svegliate di soprassalto chiedendo cappuccino e pezzo, dopodichè mandate tutto a puttane solo perché qualcuno s'è svegliato prima di voi?

Oppure.

Non è che la greppia delle Province vi fa tanto tanto comodo e la loro abolizione è stata messa nel programma tanto per riempire degli spazi vuoti che i vostri staff non sapevano come cazzo riempire?

Poi arriva il Norcino reggiano e dice che su questa questione bisogna evitare la demagogia.

Eh no. Non ci caschiamo più. Demagogia la mia Riverita Cappella Scenografata, dioporco.
Ma che, pensate davvero che i vostri elettori di riferimento siano privi di sinapsi come i berluscones?
Ma chi volete prendere per il culo, razza di corrotti, incapaci e collusi.
E' demagogia pretendere che facciate il vostro lavoro da 13.000 euro il mese, quando alle classi meno abbienti vengono ulteriormente addossati i costi delle vostre mafiate?

E poi.
E' cambiato il vento anche sulla NO-TAV dove vi siete distinti prima con l'avallo senza se e senza ma di quella tronfia ed inutile rotaia del cazzo, poi con il solito infame coro contro i "violenti", i "black bloc" e chi più ne vuole più ne metta.
Questo in una Regione, giova sottolinearlo, dove il Presidente (Cota) E' UN ABUSIVO
E si danno patenti di terroristi ai valligiani senza che l'opposizione faccia un plissé.
Date un'occhiata al post precedente e riparliamone.

Ecco, il problema è esattamente questo.

Se negli ultimi 15 anni il partito di riferimento del centrosinistauuuuurggh (e niente, non ce la faccio a scrivere sinistra) non avesse lavorato forsennatamente ed attivamente per rinsaldare il Buffo Omino di Arcore, invece di progettare un vero programma di alternativa così come chi - COL CAZZO - li dovrebbe votare giustamente pretenderebbe, il suddetto Buffo Omino sarebbe un Buffo Galeotto che tutt'al più potrebbe fare i suoi bunga bunga raccattando saponette nelle docce di San Vittore.
Perché ci sarebbe qualcuno che governerebbe in maniera almeno più decente di questa banda di manigoldi.
Invece il Nulla.
Pacati impiegati che straparlano con vocaboli quali "inaccettabile" ad ogni porcata dei berluscones per poi ripombare nel vuoto pneumatico dove si crogiolano fino alla successiva, identica pseudodichiarazione di non-intenti.
Leggasi: "Non siamo capaci di fare una O col culo, ma lo stipendio diocane se sappiamo prenderlo".
Pregate il vostro Iddio che il vento non cambi davvero, perché per ora è soffiato solo un refolo.
Perché se Berlusconi lo conosciamo e sappiamo che palata di sterco d'uomo è fin dalla sua discesa in campo, sappiamo pure chi siete voi. E non sia mai che questa classe politica non venga spazzata via tutta insieme, perché voi sarete i primi che verremo a cercare.

Coi nemici ci sono delle regole, quando questi perdono.
Con gli infami no.
Regolatevi.

(nella foto: il monumentale risultato della "fabbrica del Programma" del Partito Democratico)

giovedì 7 luglio 2011

MAZZETTA

Uno dei primi blog che ho iniziato a seguire.

So che é un giornalista free-lance ma nient'altro. Non vado a sfrucugliare nelle vite delle persone che stimo, visto che mi basta abbondantemente quello che da anni leggo sul suo blog.
Di sicuro é uno di cui fatico a non condividere anche le virgole.
Non so quanti followers abbia, nè quanto sia popolare nella blogsfera, mi permetto di segnalarlo però perchè quando qualcuno riesce a scrivere un post tanto vero quanto preciso e realista, che fotografa alla perfezione lo stato del dissenso in Italia, non posso che appaludire e condividere.
Il post lo linko qua sotto.

Mettetevi comodi.

E leggete QUA.

(nella gif animata: parodia di una manifestazione italiana)

mercoledì 6 luglio 2011

ZONE TEMPORANEAMENTE AUTONOME

"Questa volta però vengo come il Dioniso vittorioso che trasformerà il mondo in una vacanza... non che abbia molto tempo....."
(dall'ultima lettera di Friedrich Nietzsche a Cosima Wagner quando aveva già il cervello in via di frittura)


Certo che quanto si appresta a fare l'AGCOM mi fa incazzare.
Anche se i ritocchi alla normativa dovrebbero, a sentir loro, placare gli animi. Col cazzo.

Anche questa autorità (che tanto per cambiare non coincide con il termine "autorevolezza") non è nient'altro che un'appendice di maggiordomi al servizio di una casta politica odiata come nessuna dalla nascita della Repubblica Italiana.
E la gente della Rete ha fatto bene a muoversi, pure io ho messo la firma, per quanto la cinica disillusione che mi assale ogni volta che un organo di potere cerca di mettere lo scarpone sopra la libertà di espressione di questo paese del cazzo mi porta puntualmente a pensare che il disegno originale se non passa alla prima avrà una seconda occasione, una terza e via dicendo finché non sarà portato a compimento.

Ormai la volontà popolare è un ologramma che il potere plasma a suo uso e consumo.
Vedere quello che si definisce il principale partito d'opposizione inscenare un balletto ignominioso per le intelligenze dei cittadini come ha fatto in occasione dei referendum è roba da paese del Quarto Mondo, nel quale leggi come quella che l'AGCOM si appresta a mettere in pratica ci proiettano dritti come sparati da una bottiglia di spumante.
E quarto mondo lo siamo davvero, se consideriamo solo per un attimo quanta gente è pronta a rivotare questo governo. Gente per cui il termine "democrazia" significa "libertà di fare i cazzi propri in culo a chi si guadagna da vivere onestamente", cioè quello che dovrebbe essere il titolo dell'ultima manovra finanziaria.
Eppure se si andasse alle elezioni ora magari prenderebbero la scoppola ma qualche milionata di pronipoti neanderthaliani in stato regressivo li raccatterebbero lo stesso.

Anni fa (correva l'anno 1993) la Shake edizioni pubblicò un libro che aveva smosso in maniera abbastanza notevole il circuito della controcultura. Il libro esiste tuttora (ne ho una copia qui davanti) e si chiama T.A.Z. - Zone temporaneamente Autonome. L'autore si chiama Hakim Bey.
Non ho seguito poi molto gli sviluppi del dibattito nato intorno al libro anche perché certa intellighenzia controculturale mi provoca spesso l'istinto di mettere mano al Sempre Santo Subito Gaìno (ndr: il piede di porco tradotto in livornese) e spaccare qualche cranio. Quindi per quanto riguarda il contenuto il dibattito me lo sono fatto tra me e me e semmai lo posso allargare all'amico Syd MIGX che a suo tempo curò la traduzione italiana del testo e che tutto è fuori che un rappresentante dell'intellighenzia controculturale italiota.

Il succo del libello è questo: scordiamoci le zone permanenti da dove scambiarci idee, informazioni, lotte e passioni. Il futuro ci vedrà saltare da una zona all'altra, zone temporaneamente autonome o TAZ appunto, dove progettare, aggregare e lanciare il guanto di sfida. Per poi sparire e costruire una nuova TAZ una volta individuati.

La Rete non è più una TAZ da tempo.
Per questo delibere come quella che permetterebbe all'AGCOM di chiudere siti o cancellare contenuti sono all'atto pratico ridicole ed anacronistiche oltre che stupidamente liberticide.
Dicevo nel precedente post del bisogno di informazione e del "sentire" che la Rete ha scatenato in tanti cittadini i quali magari senza l'ausilio del mezzo informatico non avrebbero maturato così precisamente una coscienza partecipativa, culminata con un risultato agli ultimi referendum che perlomeno ha sancito il superamento del mezzo catodico e degli apparati di partito. Ma è solo un primo passo.

E' normale che il potere cerchi di mettere ogni sorta di ostacolo alla libera circolazione di informazioni nonché alla libera espressione dei cittadini. Mica crederete che questo sia davvero un paese democratico solo perché abbiamo MTV, possiamo vedere tette e culi a qualsiasi ora in televisione e possiamo votare un partito diverso da quelli che governano (anche se l'unico che mi viene in mente è il PCL di Ferrando, quindi il Nulla).
E' quindi altrettanto normale che la Zona Temporaneamente Autonoma che finora abbiamo usato stia stretta soprattutto a chi vuole usarla come contrapposizione etica e culturale a questo sistema. E non parlo solo di movimenti e antagonismi, ma anche di quei cittadini che si sono fracassati i coglioni di quella banda di delinquenti senza vergogna che occupa il Parlamento. E che dopo la manovra finanziaria hanno ulteriori argomenti per auspicare la sparizione di questa casta vergognosa.

Quindi credo sia arrivato il momento di iniziare a sondare il campo per stabilirsi in una prossima TAZ.
E ho come il sentore che questa sarà per le strade.
Lontani dagli occhi del potere, lontani dai suoi satelliti, dalle sue telecamere, dalle sue divise.
Perché, come spiega Bey, non stiamo organizzando una Rivoluzione ma uno stato di Insurrezione Permanente.
Eh sì, perché alle leve del Potere ci saranno pur sempre loro, ma sono loro che devono avere ancora e continuamente paura. Quella paura che fa loro partorire leggi da dittatura delle banane come quella contro cui si è rivoltato il popolo della Rete ieri sera.

Per questo le loro mosse mi fanno incazzare.
Ma non mi fanno assolutamente paura.

(P.S. In realtà "T.A.Z." spiega molto di più, partendo dalle imprese delle comunità pirate dei secoli scorsi, mescolando il sufismo con quello che Bey chiama "nomadismo psichico", tutta roba molto piacevole alla lettura ed ancor più affascinante se messa in pratica. Peccato che Bey venga perlopiù ricordato come il primo teorico dei Rave party, nate sì come T.A.Z. ma prontamente svilite da modaioli e deficienti assortiti. E da palate di musica di merda, aggiungerei).

lunedì 4 luglio 2011

NON LI VOGLIAMO

Che ci siano poteri più o meno forti dietro la TAV (che sia la Yakuza o Cecchi Gori poco importa) era cosa abbatanza plausibile.
Il giudice Imposimato parla di Piovra.
E vabbè, tanto la Polizia mena lo stesso. E tira gas proibiti. E si fanno un branco di male gli EROICI (leggere bene questo link, perché chi sono i nostri eroi è bene saperlo, tante volte l'informazione in rete non sia abbastanza) TUTORI DELL'ORDINE, quelli che tutta la frittura di paranza assisa in parlamento s'affanna a ricoprire di elogi e peana.

Ma che vadano a stroncarselo nel culo e io no.

Mi preme sottolineare che dopo il risultato referendario la sedicente opposizione ha definitivamente dato balta alle sinapsi, a partire dall'argomento lavoro.
Che gioia vedere la Camusso mettersi a ceccia con quei due valvassini di Bonanni e Angeletti. Ci mancava Santa Emma troneggiante e d'aura di luce splendente e benedicente e si poteva anche mettere il bricco del caffè.
Ora, mi domando se tutto questo accanirsi sulle quote rosa debba poi portare a ritrovarci donne che riescono nell'ardua impresa di farci cascare le palle ancora più fragorosamente degli uomini.
E porcoddio, voglio un segretario della CGIL trans.
Tanto peggio degli altri non può fare. Anzi, solo per il gusto di vedere l'espressione da tricheco di Bonanni ai tavoli delle trattative.

Il PD

scusate, che ne parlo a fare  (godete popolo)


anche perché s'è visto quanto si sono agitati per difendere il diritto alla libera espressione sancito dalla Costituzione e che la legge bavaglio sui siti che l'AGCOM (sì, proprio quell'organismo che dovrebbe vigilare ad esempio sul perché una rete abusiva come RETEQUATTRO ancora trasmette col suo direttore di telegiornale pappone e infame) potrebbe chiudere a suo piacimento.

Ma loro non sanno, come cantava Nada su testo di Piero Ciampi ("Confiteor", un capolavoro)

Non sanno che il cosiddetto "popolo della rete" ha innescato semplicemente quello che "la gente" tanto invocata dalla casta per legittimare le proprie delinquenze, vuole veramente per questo paese, dimenticando che più di un terzo del paese fra schedebianchenulleastenuti&c. più quelli che hanno votato partiti che non hanno raggiunto la soglia di sbarramento NON LI VUOLE.

Non sanno che oscurare un sito o un milione ormai non servirà più a un cazzo.

Che ormai circola un "sentire" e che questo, reprimendolo, non fa che rafforzarsi.

Il sentire che questa gente va mandata via. Che le Mafie si battono cacciando i loro referenti politici, il che equivale a dire che a questo giro ci vogliono tre ruspe, una a Palazzo Madama, una a Montecitorio e una a rincorrere il Buffo Omino di Arcore.
E poi mettere tutto in un bel compattatore.
Tanto non c'è neanche bisogno di fare la differenziata.
Per smaltire quei rifiuti si chiama Obama e gli si dice anche "Andate a dire in giro che ci avete liberato dai tedeschi, che avete deciso governi e protetto qualsiasi porcheria e poi ci lasciate in mano a 'sta banda di pestamerde? Ma andate a fà politica estera nel condominio di Via Speri a Shangai che magari lì fate meno danni!"

E le ruspe andranno avanti, perché la gente vuole sapere e vuole partecipare e soprattutto non vuole fare la fine del sorcio, come stanno ribadendo in Grecia, per colpa degli squali nascosti dietro gli sportelli delle banche, delle agenzie di riscossione, del fisco col fiasco e degli ormai irrinunciabili Poteri Forti, che altro non sono che quella banda di assassini affamapopoli che governano l'economia mondiale.
C'è una buona quantità di gente che vuole informarsi e poi confrontarsi e che una volta oscurato un sito andrà ad informarsi in altri modi, o addirittura riscendendo per strada a dire la sua.

Fateci caso, i difensori del Buffo Omino di Arcore invece stanno sempre più prendendo le sembianze di personaggi di una sit-com. Gente che se me la trovassi in casa chiamerei l'assistente sociale e anche il carroattrezzi.

Ci sono momenti storici in cui, come negli anni '70, ci sono stati politici distintisi per un qualche merito, a prescindere da come la si pensi.
Ad Andreotti si deve riconoscere una straordinaria ghigna a lastrone di ghisa quando si trattava di esibirlo come Ministro degli Esteri.
Specialmente in Sicilia.
A Zaccagnini quell'aura da Alma Pater fatta di pacatezza e tormenti interiori (t'anto c'aveva delle ghigne a fiocina di nulla, accanto)
Ad Almirante l'eloquio ed una certa coerenza nel sostenere una parte uscita piuttosto malconcia dalla guerra.
A Pietro Longo la bruttezza troppo ostentata per essere vera. No, bimbi era veramente una brutta cosa

Tò




e qui è venuto bene.
Insomma, come un bignamino della memoria, il "sentire" del tempo.
Io son curioso di sapere che dirà il "sentire" della gente di questi qua correntemente al governo.
Di uno per uno.

E' una picchiata che prima o poi avrà le sue conseguenze.

Speriamo di non farci male in troppi.

Un saluto ed un grazie a tutti quelli che erano lassù a ricordarci in che mani siamo.


(Nella foto: Capitan Klutz, supereroe improbabilissimo dell'immenso Don Martin. Dice ci pensa lui)

lunedì 27 giugno 2011

VASCO IO NON CI CASCO

Vasco non ce la fa più.

Non è che la cosa mi sorprenda eh.
Conosco uno dei suoi backliner quindi come vanno le cose un minimo lo so.

L'unica cosa che mi da fastidio è questa attitudine da bifolchi che abbiamo sempre avuto al momento di confrontarci con una realtà appena appena più ampia di quella che ci dà il vivere all'interno dei nostri confini.

Il rocker.
Il maledetto.
Quello della vita spericolata.

Facciamosi a capire.
Ha scritto qualche buona canzone.
File under: MUSICA MELODICA ITALIANA.
Rock un paio di palle.

Invece cazzo che figata rock una canzone su un'adolescente che si sditalina dopo i compiti.
Che figata a Sanremo - MUAHAHAHAHA - fare il dissidente e cantare "Vita spericolata" che musicalmente sembra un pezzo di Gigi D'Alessio (no? arrangiatela a dovere e vedete se un qualsiasi neomelodico napoletano non ve la canta a puntino).
Chi parla di Vasco Rossi e lo accomuna al rock andrebbe preso a schiaffi con la merda in mano e chiuso in un campo di rieducazione maoista.

Non più di 10 giorni fa sono andato a Rho a vedere Iggy Pop. 64 anni, (When I'm sixtyfour, dice niente?).
Sticazzi.
Mike Watt al basso (praticamente DIO). Un batterista che poveraccio non pigliava un colpo manco a pigiarcelo.
Ma lui porcoddio PORCOddio PORCODDIO.
IL ROCK.
Contatto. Vuole i pischelli sul palco. Toccare. Saltare. Andare avanti col fiatone. Senza mollare un attimo.
Raw Power, Search and destroy, I wanna be your dog, Shake appeal.
No, dico.
64 anni e dopo una vita che se quella di Vasco è spericolata non saprei proprio dove andare a prendere il termine "estrema".

E mi venire a parlare di Vasco rocker.

Vasco è un cantautore italiano. Un buon cantautore italiano.
Il suo miglior pezzo: "Non siamo mica gli americani". Stupendo.
Poi un sacco di ammiccamenti alla vita da gaudente giovanotto pieno di vuoto ma con tanto sentimento chepperò vabbè checcifaccio con tutta 'sta robba che non so levarmi un dito dal culo perchè son Generale delle Sciustentruppen (trad, sempre strafatto di coca).

Cioè la condizione nella quale sono più o meno il 90% dei nostri giovinotti, arruolati e no.

Quindi il saluto a Vasco glielo faccio, ma saluto un buon esponente del panorama della musica leggera italiana, appena appena più agitata dello standard cantautorale ma da qui a parlare di rock ce ne passa.

E mi sa che gli voglio più bene io che la torma di fanzs adeguatamente imbelinati dalla favola del "maledetto" e dello "spericolato".
Si è limitato a dipingere i vostri vuoti, la vostra limitata capacità di combattere annegata negli eccessi senza senso di chi si sballa perchè "così si fa" e lo ha fatto meglio di chiunque altro.

Ma il rock è lotta. Il rock è scuotere le coscienze.
Il rock è stare sul palco a 64 anni e spaccare culi, ballare sudati a contatto con 4 pischelli tirati su dalle transenne.
Il rock é Keith Richards, Ian Mc Kaye, Lou Reed, gente che se vede un giornalista di Studio Aperto gli caga sul microfono.

Lasciamo perdere il rock quando si parla di Vasco.
Per favore.

(nella foto: Elio: un uomo, un eroe, un comunista, un rocker. Un giorno vi spiegherò perché)