mercoledì 14 luglio 2010

A LAVORARE D'ESTATE


Si suda.

Bella scoperta, eh.

Però dai tempi in cui ho passato l'estate a spalare melme 8 ore al giorno su un nastro trasportatore con 35 gradi a picco sul cranio va decisamente meglio, e di certo non per merito di un boom economico o di qualche raccomandazione. Quelli come me le raccomandazioni non le avranno mai, un pò perché non sono incline ad accettarle, un pò perché non conosco un cazzo di nessuno che possa propormele.

Nel teatro dove attualmente lavoro ci sono entrato iniziando a scaricare bilici di scenografie con una cooperativa di facchinaggio per eventi spettacolari al teatro La Gran Guardia, ora chiuso e dismesso nonché in attesa di riconversione all'attuale toponomastica cittadina, una niù taun del cazzo che oltretutto sta progressivamente perdendo le sue caratteristiche fondamentali, quelle del borgo popolare solidale e caratteristico se non architettonicamente almeno umanamente.
Ma non è questo l'argomento, l'argomento è il lavoro d'estate.

Insomma, fa un caldo boia.
La falegnameria del teatro è calda ma si sopravvive; sul palco c'è l'aria condizionata accesa: ogni pomeriggio o quasi il Maestro Lindsay Kemp tiene il suo laboratorio teatrale e a 70 e passa anni suonati merita pure qualche agio.
Solo che a noi fare avant'e indrè fra palco e falegnameria provoca escursioni termiche continue per cui a fine turno è assolutamente necessario un Negroni. O un gin tonic. O una Red Bull con la vodka.
La stagione teatrale è finita e quindi siamo in piena dismissione: via quinte, fondali, soffitti, americane, PVC, tappeti, sedie, leggìi, motori, trucco & parrucche, costumi, luci e quant'altro.
Poi si chiude e speriamo bene per la prossima stagione.

Premesso: in questi ultimi giorni di contratto non si arricciolano i picconi, come si dice qua.
Il passo è felpato, quasi impercettibile; verso le 11 cominciano i primi segni di trascinamento, dopo la colazione. La ricreazione consiste nel piantarsi una mezz'ora (tanta è la pausa) fuori dal bar in 4 o 5 e controllare il traffico bevendo una spuma bionda.
Per traffico si intende le spose che fanno passerella in un punto strategico del centro in piena mattinata; non ammetto repliche all'assunto che a Livorno ci sono le donne più belle d'Italia.
Dico ciò senza enfasi partigiana, datosi poi che non sono livornese di nascita, ma ho girato quanto basta e il paragone con qualsiasi altra città non si pone proprio.
L'importante è che non aprano bocca.

Il dialetto livornese, se parlato in modo sguaiato, è di una grevità assoluta.
Niente a che vedere con il bergamasco o il massese o il ciociaro, che per uno straniero resteranno sempre e comunque incomprensibili.
No, il livornese è anche abbastanza comprensibile se parlato correttamente e senza aprire le "a" e le "e" come se fossero le vele della Vespucci.
E quando un gioiello di ragazza dai boccoli d'oro e le fattezze selvatiche di mille incroci di mille porti di mare, la pelle liscia ed abbronzata e le dita affusolate e curatissime apre bocca e si esibisce in qualche perla di saggezza con il linguaggio di un portuale incazzato, generalmente ho bisogno di un periodo di due settimane per venir scongelato.

E ultimamente la cosa sta assumendo frequenze preoccupanti.

E' opinione comune che le livornesi se la tirino in ragione della consapevolezza di quanto ho affermato sopra: non è vero. Sono bensì circospette e sospettose perché vogliono prima accertarsi se esistono i presupposti per un dialogo empirico ed intellettualmente soddisfacente ed appagante.
Il compagno Jesup non potrà che convenirne.

Sta di fatto che il "passo" di metà mattinata all'angolo fra Via Magenta e Via Ernesto Rossi mette in discreta agitazione i miei colleghi single.
Io di solito partecipo, invece, alla Corsa al Giornale.

E' uno sport che necessita di tattica, strategia, abnegazione e forza e consiste nel riuscire a leggere la copia del giornale del bar prima di finire la colazione.
Quando c'è la categoria "vecchietto pensionato che non c'ha da fare un cazzo tutto il giorno e invece di comprarselo fa il giro dei bar e si legge tutta un'edicola" è una guerra persa in partenza.

Alla Baracchina Bianca, uno dei bar sul lungomare più frequentato da questa tipologia, l'attore Paolo Migone, anch'egli frequentatore del posto, ha fatto mettere un cartello con su scritto: "CHI TIENE IL GIORNALE PER PIU' DI 10 MINUTI E' PREGATO DI LEGGERLO A VOCE ALTA".

Tanto per specificare a che livello di disperazione ti portano.

Oppure c'è la signora con la borsa della spesa che si ferma a prendere il caffè con l'amica, prende il giornale, legge UNA notizia e la commenta soavemente per mezz'ora con la comare continuando a tenere il giornale in mano senza prestargli la minima attenzione.

Durante la lettura si crea un giro in cerchi concentrici sempre più piccoli verso il lettore da parte degli avventori del bar che intanto sgranocchiano brioche e tramezzini nervosamente; quando è palese che il lettore sta avvicinandosi all'ultima pagina i cerchi si fanno sempre più stretti ed il lettore ha come la sensazione di essere assediato da un nemico invisibile.
Quando all'ultima pagina alza gli occhi ha davanti una muta di dobermann a digiuno da un mese davanti ad un unico, piccolo barattolo di Ciappi.

E' lì che viene fuori il carattere, la velocità, la presenza, la concentrazione ed il genio strategico.

Io di solito comincio a discutere con qualcuno su un fatto di cronaca a caso, accaloro artificiosamente il discorso, coinvolgo più avventori possibili senza perdere la posizione (ricordarsi dei cerchi) e poi, nel momento fatale pretendo il giornale per leggere la conferma di quanto ho affermato fino a quel momento a voce riguardo alla notizia discussa.
Funziona sempre.

Il clima di smobilitazione è comunque proiettato al futuro immediato: quelli come me, durante la chiusura del teatro, vanno a cercarsi da lavorare altrove per brevi periodi: quest'anno sarà veramente dura, visto lo stato in cui versa l'intero mondo dello spettacolo. C'è il pericolo di restare due, tre mesi senza stipendio. L'intera stagione teatrale slitterà di un mese, ce l'hanno già detto.

Forse arriverà qualche set cinematografico, forse capiterà qualche altro lavoro con altri operatori dello spettacolo con cui ho già avuto a che fare.

Intanto fa un caldo boia, fra tre giorni mi scade l'ultimo contratto della stagione e finalmente me ne potrò anch'io andare qualche giorno al mare.

Se nel frattempo cadesse il governo mandatemi un sms.

1 commento:

jesup ha detto...

confermo tutto quanto enunciato dal Compagno SM.(qui compagno si può sempre dire,vero,non siamo al congresso del pd)Ho sempre sostenuto che le più belle bimbe a Livorno,le vedi al mattina in città,non la sera nei locali.E che Livorno in fondo è la prova che mescolare quanto più possibile le etnie,da un bel risultato,anche estetico.Mettici anche il fatto che qui discendiamo tutti da puttane,ladri,pirati,bastardi e figli di mignotta...niente a che vedere con la gentaglia arrogante e vigliacca che compone le nostre classi dirigenti.