giovedì 13 ottobre 2011

#OCCUPIAMO IL CALENDARIO

Un sistema economico gestito dal basso.
Un sistema economico capace di distribuire equamente le ricchezze.
Un sistema economico basato sull'armonizzazione con il pianeta.
Un sistema economico che impedisca le grandi concentrazioni.
Un sistema economico che permetta ad ogni individuo di poter scegliere.

Ho sempre pensato che coloro che fanno gran sorrisini di scherno parlando di "utopia" siano in realtà dei vermi senza coglioni, interessati al loro meschino metro quadrato e del chilometro quadrato di chi ha soldi e potere con grande ammirazione per come se l'è conquistato; generalmente sfruttando un sistema che sfrutta.

Francamente non so quali siano gli obiettivi di chi andrà a manifestare il 15.
So le ragioni della protesta, ma non sono così sicuro che tutti i partecipanti condividano gli stessi obiettivi.
Poco male, intanto ci sarà un 15 ottobre.
Ma poi dovrà esserci un 16, un 17, un 18, un 19 e così via.

Andrò a Roma, questo è sicuro. Ma non il 15.
Una ragione è semplicissima, sono di turno al lavoro (17/fine spettacolo, c'è il Premio Ciampi).
L'altra è che penso comunque che il 16, il 17, il 18, il 19 e così via sono altrettanto importanti.
L'altra ancora è che, facendo un lavoro che ho scelto e che mi piace voglio dimostrare che il mio lavoro è un valore proprio a quella gente ed a quel sistema che sta cercando a tutti i costi di avvilirlo e non è prendendo un giorno di festa magari simulando una malattia che rafforzerei le ragioni di chi vuole un mondo migliore.
E quindi ho preso con la dovuta sportività il turno lavorativo, con il vantaggio di avere accurati report da tutti i miei amici che scenderanno in forze a Roma sabato.
Poi, figuriamoci, mi unirò alla festa.

Dicevo di chi parla di utopie.
Lasciateli parlare.
C'è un sistema che sta implodendo su se stesso; un sistema che più di ogni altro ha portato, tanto per fare una citazione colta "Miseria, Terrore e Morte".
E ce n'è un altro più becero, più cattivo, più oppressivo, pronto a prendere il suo posto.
E questo processo va fermato. Il 15, il 16, il 17, il 18, il 19 e così via.
E' da qui che si parte, se qualcuno pensa ancora che il 15 sia una partenza. In realtà c'era già da parecchio qualcosa in moto. Da Seattle? Da Genova? Da Berkeley? Da Valle Giulia? Dalla Comune di Winstanley?
Che importa? QUALCOSA è in moto da sempre ed è il desiderio dell'uomo di liberarsi delle catene di chi vuole potere per esercitare una oppressione.

Oggi le catene si chiamano Banche Centrali, si chiama Unione Europea, si chiama Stati Uniti d'America, si chiama Vaticano, si chiamano Sionismo, si chiamano Ayatollah, si chiamano Stati.

Cercare di rompere queste catene è seminare la libertà di domani; che questa arrivi il 15 o il 16 o il 20 o fra un anno o fra cent'anni dipende da quanto è buono il seme che verrà gettato. Ma un seme comunque va gettato.

Io spero che tutta - e quando dico tutta dico TUTTA - la gente che andrà sabato 15 a Roma sia prima di tutto consapevole di questo.
E che sia consapevole che tutto ciò non avverrà pacificamente.
Perché chi ha i lucchetti di queste catene ha le armi, ha le forze dell'ordine, ha le sue leggi - non le nostre - che hanno imposto con democrazie finte come il Chianti fatto nello Zimbabwe, comprando, minacciando, circuendo, sfruttando.

Sta cominciando un'altra lotta? Secondo me sta continuando.
Sta continuando e non ha mai avuto degli svolgimenti pacifici. Perché è normale che chi ha un potere non ci rinuncia solo perché gli viene chiesto.
Guardate come nel nostro paese ci siamo ridotti ad una terra ridicolizzata da tutto il mondo, quarto mondo compreso, grazie alla merda nel cervello che parecchi nostri connazionali hanno zelantemente coltivato non appena s'è manifestata la prospettiva di Grande Benessere operata da un pagliaccio come il Buffo Omino di Arcore.
Ora stanno bruciando anche tanti di quei culi. E verrebbe voglia di buttarci una tanica di benzina.
Ma adesso va fatto un passo, quello di unire le forze con tutte quelle piazze dove si vuole mettere un paletto invalicabile a questo sistema ed a queste catene. E vedere dove si arriva. Ricordandosi che una lotta si inizia per vincerla.

Con la Non - violenza? Con la violenza?
Intanto fatevi servire da Venturik che due paroline da prendere parecchio in considerazione ce le ha messe.

Un grazie a tutti quelli che saranno presenti a Roma sabato, ci vediamo prestissimo.

P.S. Non provate a farmi perdere il carattere dicendo "Tutte scuse, parolaio da tastiera"; ho mangiato una frittata di cipolle ed il ruto con cui vi investirei vi precluderebbe ogni velleità dialettica.

12 commenti:

Minerva Jones ha detto...

"E che sia consapevole che tutto ciò non avverrà pacificamente.
Perché chi ha i lucchetti di queste catene ha le armi, ha le forze dell'ordine, ha le sue leggi.."

e Venturik che ha davvero scritto un bel pezzo
"Opporsi realmente al capitalismo non è semplice "indignazione", bensì avere ben presenti certe responsabilità, ed essere disposti ad assumersele. [...] A lorsignori non importa assolutamente nulla delle proteste pacifiche, non ne hanno il benché minimo timore. A questi qui, invece, è necessario tornare a mettere paura"

Io non mi diverto a farmele dare, così come ho sempre odiato le manifestazioni in cui una massa ignorante scende in piazza coi forconi e poi si fa abbindolare dai primi populisti di passaggio - come troppo spesso è capitato. Ma concordo anche sul fatto del resistere a oltranza, tutti i giorni a venire, finché non si ottiene ciò che si vuole. Ma poi? Chi lo rappresenterà continuo a chiedermi?
E mi dispiace avere questi dubbi, a livello politico (che sono proprio solo inerenti l'assenza di qualsivoglia rappresentanza da qualsiasi parte ci si volti), ma sono confortata dal non averne a livello culturale e sociale - e ognuno credo si debba prendere la responsabilità sì, in merito a dove stare, ma anche al proprio ruolo, e a farlo nel modo più critico, migliore e estrategicamente efficace che riesca a immaginare.
Una riflessione che ho sentito tra i NoTav (un movimento composito di gente della valle priva di affiliazioni politiche, cattolici, ecologisti, anarchici, comunisti italiani ecc.) è l'enorme forza del contributo di ciascuno - pur nelle differenze - per una lotta comune, in cui alcune strategie sono collettive, altre individuali, e a diversi livelli (presidi, manifestazioni in valle o in città, attività informativa, hackeraggio ecc.): dovremmo attuare qualcosa del genere e di fatto lo stiamo già facendo. Nella mia attitudine al dubbio mi chiedo ancora se non stiamo agendo troppo lentamente rispetto alle nostre necessità concrete, ma troppo velocemente rispetto a un'immaturità attuale, su grandi numeri, a livello di 'ricostruzione' del dopo. Mah, pensieri sparsi - grazie d'avermi dato stimoli comunque per riflettere.

mr.Hyde ha detto...

Purtroppo non ho potuto leggere Venturik, che doveva essere molto,molto interessante a giudicare da quel poco di corsivo che ho letto da Minerva...C'è un malware e c'era d'aspettarselo.
Sono d'accordo sul peso della incazzatura di massa che si deve far sentire...e bisogna stare comunque attenti a non farsi dirottare..occorre lucidità e determinazione, occorre muoversi come insieme di individui pensanti,
..non bisogna avere paura dei cambiamenti.Ora sono loro che debbono avere paura di sbagliare.

Dea ha detto...

io ci vado ed esattmente per ciò che dii tu. non vado a passeggiare e non voglio sentire scassacazzi che dicno non serva a nulla.
spero vivamente che ritornino a casa meno pecore e si continui la lotta tutti i giorni.. quanto vorrei uno scipero generale tottale per un mese intero ti giuro.. so' capace di non mangiare che la cicoria che trovo in mezzo alla merda.
'giorno Sassi!

Dea ha detto...

chiedo venia per gli errori di battitura, ma oggi sono particolarmente accaldata dal clima (di parole) che si respira.

Ernest ha detto...

"Ho sempre pensato che coloro che fanno gran sorrisini di scherno parlando di "utopia" siano in realtà dei vermi senza coglioni, interessati al loro meschino metro quadrato e del chilometro quadrato di chi ha soldi e potere con grande ammirazione per come se l'è conquistato; generalmente sfruttando un sistema che sfrutta."
da incorniciare...

lorella ha detto...

riflessione: se ognuno facesse il proprio dovere, e gli ospedali, le scuole, piuttosto che altri servizi e istituzioni funzionassero correttamente, la politica e i politici a cosa servirebbero? A NIENTE. Per questo, chi gestisce il potere ha interesse a che lo stato, e i servizi non funzionino perfettamente,questo gli serve a giustificare la presenza e la necessità di se stessi e del loro ruolo. lo stato siamo noi, ma non lo sappiamo.

Spillo ha detto...

Di Venturik ho particolarmente apprezzato il richiamo al "Discorso sulla servitù volontaria" del della Boitié. Che infatti si addice tanto al suo discorso quanto a al contesto italiano, che ha ben ritratto Saxi.

Che questo sistema stia implodendo è talmente innegabile che lo ha riconosciuto persino Trichet - il punto è se riusciamo ad immaginare un futuro che ne faccia a meno. Se riusciamo a desiderare un futuro senza capitalismo, e quindi a progettarne uno desiderabile.

Perchè una cosa è certa, lorsignori un'idea di come vogliono che vada, quel futuro, ce l'hanno già, e non è allettante. Questa volta dobbiamo impedirglielo, anteponendo la nostra idea. E - sono d'accordo @Sassicaia- a meno di improvvise mutazioni genetiche nel DNA della specie - la Storia della medesima insegna che processi come questi non sono mai stati pacifici. In genere si chiamano rivoluzioni. E in momenti di collasso sistemico possono capitare.

Gli unici che finora ho visto che, buttando giù una semplice lista dei loro desideri, sono capaci di delineare un progetto politico di futuro sono stati, per ora, i ragazzi della recente onda studentesca, che ritrovo nei Draghi Ribelli di Occupiamobankitalia, e che stanno dicendo cose sensate. Come la proposta di un reddito minimo garantito - che farà inorridire gli adoratori del dio-lavoro - che garantisca i beni essenziali (quindi anche una casa e tutti i servizi ad essa connessi). Di per se non una proposta rivoluzionaria, ma che può diventarlo. E comunque è qualcosa che non sentirete mai dire dai partiti cosiddetti di sinistra (e non sto parlando del Pd), e che invece di sinistra lo è eccome.

Per il resto, questo giro devo obbligatoriamente passare, ma a breve ci sarò anch'io, a Roma.
Staremo a vedere...

Anatolij Groshenko ha detto...

Ci saranno le lunghe dita del più scontato perbenismo che commenteranno il corteo degli indignati di Roma. Per esempio Angelino Alfano ha appena finito di dire che ci sono violenze inaccettabili. Ma questi non hanno idea di come la stanno scampando alla grande se riusciranno ad arrivare incolumi al prossimo anno.

Humani Instrumenta Victus ha detto...

Sono d'accordo con Sassicaia, non sono d'accordo con l'idea di politica che si è fatta lorella...
La cattiva utopia è quella dell'illusione tecnocratica (ne ha parlato recentemente Carlo Galli): ritenere che problemi economici, occupazionali, ecologici etc. siano questioni tecniche e non politiche. Il neoliberalismo che ci ha affondati coltiva ciclicamente l'utopia dell'automaticità del mercato senza controllo politico.

sassicaia molotov ha detto...

Il malware che viene segnalato dal sito di Riccardo in realtà dovrebbe provenire da Karl Marx Platz, o almeno così mi informa la segnalazione. Comunque non ho riscontrato problemi al momento di aprirlo. Per il resto ho idea che tutte le componenti debbano semplicemente mettere in moto il pensiero. Strategie e soluzioni comprese. Non siamo più abituati allo scontro e questo è il primo problema. Ma "è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo".

lorella ha detto...

@humani,non importa che lei non sia d'accordo con me, se l'obbiettivo che perseguiamo è lo stesso, per me va bene comunque. Tuttavia, spesso accade che l'elaborazione, nonchè l'individuazione di molti problemi, possa variare da persona a persona; dipende dalle esperienze vissute, dall'età anagrafica, dal senso del dovere che può essere accentuato verso alcuni settori della società piuttosto che in altri. Questo non significa che le ingiustizie o guasti macroscopici di cui soffre il nostro sistema non siano lo stesso obbiettivo che tutti insieme dobbiamo individuare e cercare di risolvere. Senza alcun distinguo, la saluto caramente. lorella

sassicaia molotov ha detto...

@Lorella@HIV : devo preoccuparmi se ho capito che state dicendo la stessa cosa?

@Anatoli Groshenko: non hai idea di quanto sono d'accordo :-)