giovedì 1 ottobre 2009

NESSUNA PIETA'


Sono uno di quei pochi fortunati che non ha nessun conto aperto in nessuna banca.

Le cifre che girano tra le mie mani sono tali da potermi permettere di tenere il mio intero patrimonio fuori dalle grinfie di questa istituzione; e non aprirò mai un conto se non pesantemente obbligato e se questa fosse l'unica maniera per avere il mio stipendio. Per ora, comunque i miei accordi con le varie amministrazioni, in primis quella del teatro dove lavoro per il 95% della mia attività, sono chiari: pochi, maledetti e subito.

Avviso ai ladri: in casa non c'è NIENTE, i soldi li tengo alla Coop e sono talmente pochi che la cassiera mi guarda sempre con l'aria di chi si aspetta la richiesta di "dù spiccioli" da un momento all'altro.

Ordunque: essendo a me bastate le ordinarie rapine che gli istituti di credito perpetrano normalmente contando sul normale rapporto tra banca e cliente, quindi considerando l'etica di questi signori in materia di regolamentazioni e di lealtà verso il proprio utente non credo ci sia nefandezza criminale concepita tra le mura di un istituto bancario che possa sorprendermi.

Quindi vado prontamente ad illustrare questa illuminante esemplificazione della moralità di queste entità ologrammiche che sembrerebbero essere "le banche" e che in realtà hanno nomi, cognomi, forme fisiche e capacità di discernimento.


Ecco, non importa che sia il ponte dei Frati Neri di Londra, ma se dovesse mai succedere che altri, da banchieri a direttori di banca, dovessero condividere il destino di Roberto Calvi, magari per mano di meno nobili mani, potete avere almeno questa sicurezza: non ci sarà traccia di afflizione in me.

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