mercoledì 19 agosto 2009

1861


"we draw lines/stand behind them/that's why flags/are such ugly things that/they should never/touch the ground" (Fugazi - Facet squared)

Napolitano s'è svegliato col culo parecchio girato, probabilmente la misura di quanto è disposto a sopportare le pagliacciate leghiste è colma. Così ha mandato un comunicato al governo chiedendo cosa cazzo stiano aspettando a fargli sapere che intendono fare per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Gli hanno risposto due schieramenti; della stessa coalizione, quella governativa: un La Russa entusiasta ed un accomodante Matteoli in quota AN ed il solito manipolo di bertucce leghiste dall'altro.

Chiariamo: la frase che ho citato in cima è di un gruppo musicale americano di scuola hardcore e lo condivido in pieno. Ma qui in Italia, come dice il capo-elettricista dove lavoro, "c'è un grosso lavoro da fare".

Allora, in qualche modo l'Italia è riuscita a diventare una nazione nel 1861 quando fu proclamato il Regno d'Italia. Le vicissitudini storiche e sociali che hanno segnato la Storia di questa Nazione parlano di una incessante lotta per liberarsi da questo o quel tiranno: gli austriaci, i borboni, il Papa e poi i fascisti, i nazisti occupanti. Ma quelli che non siamo riusciti veramente a toglierci dalle palle sono quei poteri che non agiscono alla luce del sole; sono quelli i poteri che incessantemente tuttora lavorano affinchè l'Italia non sia mai veramente ed a tutti gli effetti una nazione unita. Questi si esprimono attraverso svariate forme di subdola manifestazione, perlopiù occulta, insinuandosi nei corpi dello Stato ed agendo per conto di interessi e potentati che con lo spirito di un paese unito non hanno nulla a che fare. Un terzo dell'economia e della società italiana è controllato, neanche tanto di nascosto, da una vera e propria criminalità organizzata la quale ha i suoi rappresentanti ben assisi nell'ambito politico e godono di protezione anche di altri settori dello Stato. Le cose di cui è possibile essere a conoscenza grazie agli atti dei processi alle cosche di Cosa Nostra degli ultimi trent'anni non lasciano spazio a dubbi. Chi nega queste collusioni può anche andare ad impiccarsi, per quanto mi riguarda.

I tentacoli delle varie famiglie delinquenziali sono ormai da tempo colluse anche con l'economia del Nord Italia, vedi l'affare-rifiuti come paradigma, ma va comunque segnalato lo scempio di denaro pubblico che i politici del Sud Italia hanno fatto sin dal primo dopoguerra favorendo tanto il radicarsi di clientele e favori a scapito del popolo quanto il crescere e l'affermarsi della mentalità mafiosa, in questo aiutati dall'ineffabile sistema democristiano che ad una lotta senza quartiere che dopo la guerra poteva essere anche vincente, ha preferito la spartizione se non la delega di potere. E l'operoso Nord non è poi messo tanto meglio, visto che il sitema di corruzione e sperpero di denaro pubblico ha mostrato con Tangentopoli solo la punta dell'iceberg, subito di nuovo sommersa con l'avvento del berlusconismo, il quale altro non ha fatto che accordarsi con questi due sistemi mentre di suo c'ha messo il non difficile compito di finire di rincoglionire una parte di italiani sufficiente a garantire e garantirsi lo spazio per gestire al meglio i propri traffici.

Ma questa non è la mia Italia, e non lo è per una fetta di italiani altrettanto grande, se non di più.

Come non è l'Italia in cui mi riconosco quella delle guerre coloniali, dei gas tossici, dello squadrismo, del fascismo e della resa che ha dato il via ai massacri degli occupanti nazisti, non è la mia Italia quella del Club dell'Amico Immaginario con sede in Vaticano che pretenderebbe di dettare ancora legge in un'altra nazione sovrana, non è la mia Italia quella che si spezza in mille congreghe, clubbini, famiglie e famigliole, confederazioni e corporazioni, massonerie e confindustrie, tutti circolini ai quali il bene del paese interessa nella misura di Zero.

Questo è il mio paese, è ANCHE il mio paese.

Se sono ancora qui è perchè tutte queste congreghe di anti-italiani che muovono interessi enormi, che in barba alle esigenze del suo popolo continuano a cercare di sfibrare questa terra solo in ragione dei loro porci comodi, tutti questi assassini, corrotti, mafiosi, traditori ed indegni di calpestare il suolo dove vivono devono perlomeno sapere che l'Italia non è solo cosa loro.

Che NOI CI SIAMO ANCORA. Noi che discendiamo da quella schiera di italiani che hanno via via tolto di mezzo tiranni e dittatori. Ci siamo ancora, lavoriamo onestamente, ci incazziamo, facciamo sentire la nostra voce e probabilmente in questa generazione solo quella. Lavoriamo ancora nell'oscurità di vite che le loro televisioni non riescono a cogliere, che le loro telecamere non riescono a riprendere, non abbiamo armi perchè PER ORA non è il momento di usarle. Ma sappiamo usarle, come hanno saputo usarle coloro che hanno liberato l'Italia dal fascismo. E anche se questa generazione non avesse il tempo strategico di farne uso avremo figli ed eredi.

E quindi hanno poco da stare tranquilli.

C'è un'Italia per cui vale ancora la pena di lottare. E non è la loro. Non è quella di chi si mette a 90° davanti ad un personaggio come Berlusconi ed ai suoi mandanti, non è quella delle bertucce in camicia verde dall'inesistente passato e dal tragico futuro; l'Italia non ha bisogno di questa gente.

Quando l'Italia sarà veramente UNA, tra un secolo, forse due, non è importante, il seme piantato da chi ha veramente voluto una terra di cui andare orgogliosi sarà il fiore più bello del mondo. Agli altri l'unica consolazione di fare da concime. E solo quello.

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