giovedì 13 agosto 2009

TANTO QUELLI FANNO COME GLI PARE


Interessanti le considerazioni di Lidia Ravera nel suo articolo visibile sul sito dell'Unità di oggi.
Certo, parla di donne, ma nei punti fondamentali credo che le questioni sollevate ci riguardino tutti.
Tutti, oddio, non esageriamo. C'è chi di queste questioni non solo non se ne interessa ma addirittura non vuol neanche sentirne parlare.
In pratica la Ravera parte da una conversazione pubblicata il giorno precedente sullo stesso giornale con Nadia Urbinati, docente alla Columbia University di New York di teoria politica, nella quale la professoressa parla di un "senso di inutilità collettiva" che avrebbe preso possesso del tessuto sociale. Tesi ampiamente, mi par di capire, sposata dalla Ravera con argomenti quanto meno molto difficili da confutare alla luce dei tempi che stiamo vivendo.

Credo sia ragionevolmente fuori da ogni dubbio che lo smembramento dell'identità collettiva del cittadino sia stato semplicemente trasformato da elemento chiave della partecipazione democratica alla vita del paese a mera espressione di consenso da parte di chi ha deciso di mandare in vacca ogni ipotesi di democrazia reale consegnando il paese in mano a Silvio Berlusconi. Agli altri ci ha pensato la politica suicida e priva di ogni cognizione strategica se non quella di litigarsi le briciole di potere rimaste fra loro da parte degli ammiragli della sinistra e del centrosinistra, politica che ha finito col frammentare e definitivamente smarrire il senso identitario del corpo cittadino più vasto, quello che nel linguaggio della vecchia sinistra veniva identificata come "la massa".

In ragione di ciò Berlusconi ed i suoi hanno avuto campo libero nel catturare quelle menti affatto interessate ad una reale giustizia sociale, quei cittadini incarogniti da un presunto benessere e gelosi della loro "roba" accumulata e terrorizzati dal babau di turno che, periodicamente, viene additato come l'usurpatore del frutto delle fatiche e del lavoro altrui; pensate al bombardamento subito dal governo precedente sulla questione fiscale, le "67 nuove tasse", "le tasse di Prodi", e pensate ora come mai la pressione fiscale non si sia ridotta di un decimillesimo e invece di quali benefici lo scudo fiscale di Tremonti abbia rifornito i soliti LADRI sottraendo per l'ennesima volta risorse alla collettività. Tutto questo tra gli applausi dei suoi elettori. Che, non lo scopriamo adesso, hanno una particolare propensione all'applauso per i ladri di risorse collettive, mentre per i ladruncoli di risorse private non esiterebbero a ripristinare la pena di morte.

Quindi, preso atto che una parte consistente del tessuto sociale è marcio e che da anni c'è un tentativo in corso di delegittimare qualsiasi tentativo di argomentare sulle basi di bene collettivo.
Si ricorre con incredibile faccia tosta al termine "gli italiani sanno che..." o "gli italiani ci hanno dato mandato....", quando a queste facce di culo gli "italiani" non hanno dato mandato di un bel cazzo di nulla visto che la percentuale di coloro che li hanno votati è ben al di sotto del 50%.

E' così che il senso d'identità collettiva viene corroso, così come davanti alle prove di arroganza e protervia di questo governo supportate dalla complice inadeguatezza, dalla smania di protagonismo completamente ingiustificata dei dirigenti dell'attuale opposizione e della solita, ingiovibile cricca cattolica, sempre pronta a zompettare dovunque il vento soffi refoli favorevoli alle loro politiche antidemocratiche ed oscurantiste e che il centrosinistra ha imbarcato sulla sua già pericolante flotta a costo di disorientare e disamorare una consistente parte di elettorato per vedersi ricompensata da un sacchetto di lupini e la rottura di coglioni dei teodem, altro fattore di divisione e frammentazione. Eppure starebbero così bene nell'UDC. Poi uno pensa che nel partito di Casini farebbero troppi meno macelli e capisce il senso della presenza dei crociati nell'area a loro meno consona.

A questo punto, però, le riflessioni della Urbinati prima e della Ravera poi portano a qualche conclusione: il ragionamento che le due signore applicano alla lotta delle donne non ha radici differenti da quelle che dovremmo applicare alle altre questioni che la vita democratica del paese sta urgentemente ponendo a chi non si rassegna di veder continuare lo spettacolo osceno che questo governo sta offrendo a tutto il mondo, la degenerazione cafona, egoista e senza alcuno scrupolo morale del benessere ottenuto oltretutto con modi che definire virtuosi è perlomeno un azzardo: intanto ribellarsi alla frammentazione ed alla divisione voluta dagli attuali coatti al governo, mettendo da parte chi ha ancora smania di protagonista pur avendo firmato e sottolineato con ogni evidenziatore possibile il proprio fallimento politico delegittimandolo al momento che di svolte politiche non se ne vedono. E riprendersi le piazze, i posti di lavoro, le scuole, i luoghi di partecipazione democratica.
Rivelare in tutta la sua crudele verità la natura transitoria del potere a coloro che si muovono come se il loro svaccarsi sulle poltrone di comando sia eterno. E soprattutto isolare chi a questo governo ha permesso di distruggere il patrimonio soprattutto morale che il paese aveva riacquistato con la lotta di Resistenza e nella ricostruzione del dopoguerra.

Vigilare continuamente sulla vita democratica del paese non è un lavoro in più da svolgere, è un dovere di ogni cittadino che ha a cuore la democrazia. Per non sentirsi più dire "Tanto quelli fanno come gli pare". Non possono. Non devono.

Possiamo farcela, siamo ancora la maggioranza. Ancora.

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