giovedì 8 settembre 2011

GLI OTTANTA NERI

E' senso comune ricordare gli anni '80 come il passaggio dalla stagione politicamente impegnata a quella di riflusso godereccio ed edonismo reaganiano come lo chiamava quel coso di Dagospino.

L'inizio della televisione privata, il kitsch caciottaro, il trash ricercato e tutto quell'orrore che tanto ha ammaliato gli italioti fino a mettere al ponte di comando il Buffo Omino di Arcore, quello che ha promesso un milione di posti di lavoro e ne ha bruciati tre (di milioni, e ci sto stretto).

Bene, negli anni '80 ho ascoltato la migliore musica possibile per un'età, come l'avevo io, tra i venti ed i trenta.
Che mi venga un colpo se sono un nostalgico, ma certi livelli adesso sono impensabili.

Il mercato è una cosa completamente differente. Ora se c'è un artista sfornato da una major toccati le palle e spera in bene. Ho sentito il disco degli Arctic Monkeys e tutto quello che ho saputo dire è stato "Embè?"
Ora cerco di consolarmi con i Rival sons, comunque per ora ho sentito poche cose che mi hanno colpito come la signora (o signorina) Anna Calvi e "Love won't be leaving" come canzone che si stampa nella testa e altrove.
Dal vivo ho visto dei grandissimi A place to bury strangers e uno Stan Ridgway in forma voodoo, gli Arcade fire hanno un ottimo show mentre il disco è un pò sgonfio rispetto ai precedenti, attualmente mi emoziona l'attendere qualche nuovo svagello del Druido Julian Cope, qualche colpo di coda dei Flaming Lips, i tremendissimi Oneida ed i Grinderman del sempiterno Nick Cave.
Ma non divaghiamo.

Il tutto per dire che in quel decennio la scena musicale mondiale è stata un'esplosione di creatività e di sperimentazione che avrà la sua influenza ancora per parecchi decenni.
Seguendo strade già tracciate, ovviamente, ma portate a livelli espressivi compiuti di una qualità eccelsa; ed anche quella musica è figlia del suo tempo, come ad esempio tutta la scena post-punk inglese che mandò i auge gruppi come The Cure, Siouxsie & the Banshees, Bauhaus, Joy Division, Sisters of Mercy e tanti altri gruppi "minori" che ovviamente ne seguirono la scia.
Questo per quanto riguarda la scena inglese, che aveva anche altre ramificazioni che tratterò in separata sede (solo per la scena industrial e neo-folk ci vorrebbe una giornata).
Fra i gruppi più interessanti della prima decade degli '80 c'erano questi Echo & the Bunnymen, il primo gruppo che volevo prendere ad esempio a dimostrazione di quanto ce la siamo passata bene in quegli anni.
Gruppo ostico, sospeso fra un pop inglese intimista ed una psichedelia affatto soft nei primi due dischi ("Crocodiles" ed "Heaven up here") mentre nei due successivi il leader Ian Mc Culloch gioca a fare il crooner anche se ne sono usciti almeno un paio di canzoni-capolavoro su "Ocean rain" (ascoltare "The killing moon" e "Nocturnal me" per credere).
Vi piazzo quindi un bignamino breve di questa banda, e pano piano ne riesumerò qualcun altra sperando di risvegliare qualcosa di quello che questa musica sapeva trasmettere.













12 commenti:

Alessandro Cavalotti ha detto...

Io che negli anni '80 ci sono nato li sto scoprendo giorno dopo giorno, ed è vero, sotto la patina di plastica c'è un sacco di roba fantastica: i Talking Heads e i Joy Division hanno fatto in fretta a entrare nella mia top ten da isola deserta... Ho scoperto Echo & the Bunnymen di recente grazie a Donnie Darko, e ormai non riesco a smettere di ascoltare "The Killing Moon"... Certo, c'è della buona musica anche oggi, ma i gruppi veramente "nuovi" e capaci di lasciare il segno a lungo si contano sulle dita di una mano: Arcade Fire, Sigur Ros, Radiohead e Tool, per quanto mi riguarda.

brazzz ha detto...

come sai i fine 70 primi80 sono il mio periodo d'oro, anche se non sono un nostalgico e guardo sempre avanti( a proposito,è uscito i nuovo tinariwen..la salvezza della musica passa dalla contaminazione e non certo dal rockettino più o meno rimasticato che arriva dall'inghilterra da anni)..
l'industria dei media ha tramadato,degli 80,solo la musica di plastica e quel poppettino merdoso alla duran o cagate simili..ma in realtà c'erano centinaia di grandi gruppi..gang of four,a certain ratio,shriekback,playgroup,psychedelic furs,tutta la no wave di new york..potrei scrivere per ore..echo e i coniglietti mi piacevano molto,ma nel genere i miei prefeiti erano,a parte i geni asoluti,cioè xtc..i sound del grande,e sfortunato,Adrian Borland..ricordi?..jeopardy...ciao carissimo.ah, avrei bisogno di chiedeti un favore..questa è la mia mail..brazzz56@gmail.com..mi manderesti la tua?...niente di che,ma dovrei,appunto,chiederti una cortesia..ciao e grazie..

Lucien ha detto...

Embè? E' lo stesso mio commento dopo aver sentito Arctic Monkeys e anche Vampire Weekend... per fortuna oggi c'è di molto meglio.
Riguardo gli anni '80 siamo sulla stessa linea. Aggiungo al tuo post due artisti che in quegli anni hanno fatto la differenza: The The e David Sylvian.

VioletPussy ha detto...

Cercando a fondo gli anni 80 hanno regalato grandi cose ma anche molte cose cessose!! :) Tu sei uno di quelli che non si è fermato a filo dell'acqua,ma c'ha fatto un bel tuffo dentro scoprendo grandi mondi nascosti....

(La sbronza del mercoledì mi uccide...)

Love Nick Cave sempre e comunque.

Inneres Auge ha detto...

Nell'anno in cui sono nato io i MetallicA pubblicavano "... and Justoice for All".

I Rival Sons mi ricordano molto i LEd

sassicaia molotov ha detto...

@AleCava, brazzz, lucien: qualcuno dei gruppi che avete nominato finiranno qui, era scontato. Certo è che ora si apprezzano di più altri gruppi di quei tempi. E' vero che il futuro è la contaminazione, come dice brazzz, però è anche vero che al pop inglese si chiedono soprattutto BELLE canzoni. Pop. Poi dipende dai punti di vista. Per me delle belle canzoni pop le facevano gli XTC, per altri gli Spandau Ballet ;-)

@Violet: ogni azione ha una reazione uguale e contraria, è una legge fisica. Proprio perchè c'erano delle cose da ultracesso probabilmente c'erano anche cose da ultraurlo, anzi sai che ti dico? Che tu in quel periodo ci saresti stata proprio come un "pisello bel suo baccello" (cit. Oliver Hardy). Ma ora siamo nel 2011, i tempi sono cambiati però non credo sia giusto buttare il bimbo insieme all'acqua sporca, qualcosa da recuperare e perpetrare c'è. Nella musica e nello spirito.

sassicaia molotov ha detto...

@Inneres: sì, in effetti al primo ascolto mi sembravano Plant & page col gruppetto nuovo ;-)

Humani Instrumenta Victus ha detto...

The Cure, Siouxsie & the Banshees tra i miei preferiti.

Overthewall91 ha detto...

Adoro gli anni ottanta, tra i miei preferiti The Sound, Echo & the bunnymen, Jesus & Mary Chain. Non vedo l'ora dei prossimi post.

allelimo ha detto...

A questo post manca la citazione di Julian Cope: almeno i primi due lp, "World shut your mouth" e "Fried", sono indispensabili!

allelimo ha detto...

Domando scusa, son scemo: nel post si parla già di Julian Cope, volevo dire che mancava la citazione dei due lp, ma mi son (ulteriormente) rincoglionito e ho scritto una cavolata...

sassicaia molotov ha detto...

@Allelimo: al Druido dedicherò un post a parte. Se lo merita tutto.